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“Rosarno…Bisogna andare”

"Immigrazione: riflessioni e immagini", quando il problema rimane irrisolto e quando le immagini parlano da sole

Ieri sera 13 gennaio 2014 presso la sede del Rotary club di Reggio Calabria Sud "Parallelo 38", si è tenuto un incontro che ha avuto come tematica "Immigrazione, Riflessioni ed immagini".
A relazionare è stato il Presidente del Rotary, dottor Giovanni Mazzitelli, che ha introdotto i relatori: il professore Carlo Colloca, ricercatore in Sociologia dell'Ambiente e del Territorio dell'Università degli Studi di Catania, che si è occupato delle riflessioni sul tema dell'immigrazione e l'architetto Daniela Sidari, ricercatrice in Rilievo e Rappresentazione dell'Architettura Mediterranea, docente presso la facoltà di Architettura dell'Università di Reggio Calabria, che ha mostrato e descritto alcune fotografie realizzate dal fotografo Giuseppe Vizzari nel 2010 durante la rivolta delle arance dei migranti a Rosarno e pubblicate con la Città del Sole edizioni.
Come ha spiegato Giovanni Mazzitelli, il tema dell'immigrazione è sempre attuale, molti immigrati sbarcano sulle nostre coste, spesso queste emigrazioni si trasformano in tragedie, basti pensare allo sbarco a Lampedusa dell'ottobre 2013, parlare di questo fenomeno è utile e necessario per poter affrontare al meglio il problema che diviene una tragedia umana.
Il professore Carlo Colloca, nella sua ultima pubblicazione dal titolo "Sulla globalizzazione. Emigranti e società rurali nel Sud Italia", ha analizzato il problema dell'emigrazione che «è un problema nazionale, ma la situazione al Sud è più esasperata». Colloca ha voluto sottolineare come «fra il 1878 e il 1978, 26 milioni di italiani sono emigrati e anche in quegli anni vi erano vere e proprie tragedie. Ricordiamo il bastimento Utopia che si inabissava con 570 migranti italiani; o ancora nel 1898 La Bourgogne carica di migranti di cui l'80% italiani». Dunque, il fenomeno migrazione è sempre esistito, anche fra gli italiani, basti considerare che 50 milioni di italiani sono sparsi nel mondo.
«Per la prima volta in Italia si prende consapevolezza di cosa vuol dire il processo di migrazione nell'agosto del 1991, quando a Bari arrivarono 27 mila migranti di origine albanese. Dal 1991 al 2011, abbiamo sempre gestito emergenze», ha spiegato il professore Colloca, che ha proseguito «ancora dopo venti anni, non siamo riusciti a risolvere il problema, che non si riduce solo ad un problema di accoglienza o convenienza».
Daniela Sidari, docente Fiaf (Federazione Italiana Associazione Fotografica), ha poi presentato i meravigliosi scatti del reggino Giuseppe Vizzari, fotografo per passione, nella vita lavora presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, e che il 9 gennaio del 2010 ha immortalato la giornata conclusiva della rivolta degli extracomunitari lavoratori nella piana di Gioia Tauro, «parte e trasporta le sue emozioni di quel giorno, a noi. Le sue foto sono comunicazione», ha detto la Sidari. «Le foto sono in bianco e nero, perché l'autore concentra l'attenzione solo sugli elementi essenziali i volti, gli occhi, le mani, sono elementi che parlano da soli, gli occhi sono lo specchio dell'anima di queste persone», ha continuato l'architetto, «queste foto sono un reportage di grande umanità, Peppe è una persona riservata e timida, per questo motivo riesce ad entrare nel cuore delle persone, che si mettono a nudo e rivelano la loro sofferenza».
Il fotografo reggino con una di queste foto raccolte nel libro "Rosarno 9 gennaio 2010…bisogna andare", edito dalla casa editrice Città del Sole, ha vinto il Premio National Geographic Italia nella categoria "Persone". La foto ritrae un giovane di colore attraverso il finestrino del pullman, pronto a lasciare quella terra che credeva potesse dargli un futuro migliore.
Ad oggi le vicende di Rosarno devono essere un monito affinché episodi del genere non accadano più, perché «bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell'ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell'ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell'altro e a scoprire che egli ha un'anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me», come ricordato nell'Angelus del 10 gennaio 2010 dal Papa Emerito Benedetto XVI.
Purtroppo spesso ce ne dimentichiamo.

Valentina Raffa


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