Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), una delle tante opere inaugurate dall'amministrazione comunale diretta dall'allora sindaco Giuseppe Iaria, un primo cittadino benemerito della città di Mandalari, Minicuci, Spatolisano e Panuccio
QUELLA FONTANA DELLA STAZIONE, NON ZAMPILLA PIÙ
Domenico Salvatore
Quando Martin vedete solo per la città /forse voi penserete dove girando va./ Solo, senza una meta. Solo... ma c'è un perché:/ Aveva una casetta piccolina in Canadà/ con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà,/ e tutte le ragazze che passavano di là/ dicevano: "Che bella la casetta in Canadà"!... E tante e tante case lui rifece ma, però,/ quel tale Pinco Panco tutte quante le incendiò./ Allora cosa fece?/ Voi tutti lo sapete!/ Lui fece un'altra casa piccolina in Canada/ con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà,/ e tutte le ragazze che passavano di là/ dicevano: "Che bella la casetta in Canada"!..." Periodicamente, senza un "perché", questa magica fontana della stazione di Melito, all'ombra del palmeto, che ha saputo resistere miracolosamente alle punture letali del famigerato 'punteruolo rosso', si…sgonfia ed i cittadini nostri lettori, si attaccano al telefono, in mancanza del tram…
"Pronto Domenico? Sappiamo che non hai la bacchetta magica, ma conosciamo la tua penna. Puoi disegnarci una vasca zampillante?" Purtroppo, le feste natalizie sono sfilate e la fontana ha pianto a secco, come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. l'Epifania, tutte le feste porta via. Babbo Natale spuntato sul vialone alberato e pieno di neve, a bordo della sua slitta stracarica di doni, balocchi e profumi anch'essa magica, trainata dalla renna, in sottofondo una sinfonia di Beethoven come 'Inno alla gioia', se non, "Aria sulla quarta corda" di Johann Sebastian Bach, non si è calato dal comignolo del caminetto della stazione; e la Befana, quella vecchietta strabica e stralunata, cappellaccio rabberciato dalle tarme, calato sopra il "muccaturi"sbiadito, faccia olivastra raggrinzita, piena di porri, nèi e "putije", con gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite, infilata in una vestona stropicciata, scarpe tutte rotte con la linguetta di fuori, a cavalcioni di una scopa di riso colorato, sulle spalle una bisaccia biforcuta, hanno scaricato due sacchi di carbone, proprio sul 'Largo Tiberio Evoli' e sono sgattaiolati via più veloci di "Svicolone". Non li acciufferebbe, nemmeno "Il Gatto con gli stivali" delle sette leghe. A questo punto, possiamo attingere ad un'altra favola…"La Lampada di Aladino".
Chiamiamo in causa il 'Genio' ed esprimiamo un desiderio. Proprio come si fa con le stelle cadenti, il 10 Agosto sul cocuzzolo del dirimpettaio San Lorenzo. Possiamo comprendere i venti di crisi economica, più gelidi dei soffioni siberiani e financo i tempi grami di vacche magre, spighe vuote, austerity, pauperismo e…settimo buco della cintura, ma risparmiare sull'acqua riciclata, non è proprio elegante. Luigi ha preso il treno per Reggio Calabria. Quei romantici vagoni, che hanno ospitato i sogni di tutti noi studentini; quella furtiva lacrima d'amore…'brodu di fajholi'. Per un bacin d'amore, come quello del 'Ponte di Bassano'. Da sotto la statua dell'on. Tiberio Evoli, davanti all'ospedale, appena disinfestato dalle erbacce, che porta il suo nome, sospeso fra Scilla e Cariddi, (e tra il pollice ed il medio del governatore Scopelliti) intravediamo il roccaforticiano, affacciato al finestrino del treno, più simile a 'La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave, cimitero della gioventù…'.
"Pronto Domenico? Sappiamo che non hai la bacchetta magica, ma conosciamo la tua penna. Puoi disegnarci una vasca zampillante?" Purtroppo, le feste natalizie sono sfilate e la fontana ha pianto a secco, come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. l'Epifania, tutte le feste porta via. Babbo Natale spuntato sul vialone alberato e pieno di neve, a bordo della sua slitta stracarica di doni, balocchi e profumi anch'essa magica, trainata dalla renna, in sottofondo una sinfonia di Beethoven come 'Inno alla gioia', se non, "Aria sulla quarta corda" di Johann Sebastian Bach, non si è calato dal comignolo del caminetto della stazione; e la Befana, quella vecchietta strabica e stralunata, cappellaccio rabberciato dalle tarme, calato sopra il "muccaturi"sbiadito, faccia olivastra raggrinzita, piena di porri, nèi e "putije", con gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite, infilata in una vestona stropicciata, scarpe tutte rotte con la linguetta di fuori, a cavalcioni di una scopa di riso colorato, sulle spalle una bisaccia biforcuta, hanno scaricato due sacchi di carbone, proprio sul 'Largo Tiberio Evoli' e sono sgattaiolati via più veloci di "Svicolone". Non li acciufferebbe, nemmeno "Il Gatto con gli stivali" delle sette leghe. A questo punto, possiamo attingere ad un'altra favola…"La Lampada di Aladino".
Chiamiamo in causa il 'Genio' ed esprimiamo un desiderio. Proprio come si fa con le stelle cadenti, il 10 Agosto sul cocuzzolo del dirimpettaio San Lorenzo. Possiamo comprendere i venti di crisi economica, più gelidi dei soffioni siberiani e financo i tempi grami di vacche magre, spighe vuote, austerity, pauperismo e…settimo buco della cintura, ma risparmiare sull'acqua riciclata, non è proprio elegante. Luigi ha preso il treno per Reggio Calabria. Quei romantici vagoni, che hanno ospitato i sogni di tutti noi studentini; quella furtiva lacrima d'amore…'brodu di fajholi'. Per un bacin d'amore, come quello del 'Ponte di Bassano'. Da sotto la statua dell'on. Tiberio Evoli, davanti all'ospedale, appena disinfestato dalle erbacce, che porta il suo nome, sospeso fra Scilla e Cariddi, (e tra il pollice ed il medio del governatore Scopelliti) intravediamo il roccaforticiano, affacciato al finestrino del treno, più simile a 'La tradotta che parte da Torino a Milano non si ferma più ma la va diretta al Piave, cimitero della gioventù…'.
Un bel quadretto, ma senza lo zampillo, con tutto il rispetto la "Vecchia Romagna" con etichetta nera" non è "il brandy che crea un'atmosfera", per dirla di Gino Cervi, famoso 'Commissario Maigret'dello scrittore belga Georges Simenon; .se non "Peppone, rivale di don Camillo. Ể, un'altra cosa, quell'acqua del torrente che travolge e se ne va. E che induce Claudio Villa a chiedersi…" Perché, perché ti cerco?/ Perché, perché ti voglio?/ Perchè il mio cuore non ti puo' dimenticare/ e le mie labbra che d'arsura fai bruciare,/ come l'acqua del torrente/ solo tu puoi dissetare./…" . La fontana, sembra contorcersi in una smorfia di dolore, che nemmeno 'L'urlo di Munch', potrebbe rendere l'idea. Non è la celeberrima 'Fontana di Trevi', del barocco Nicola Salvi, ma per i Melitesi è più di un simbolo. Ma anche per i passeggeri in transito sul…Trenino rosso del Bernina.Perché spegnere questo sogno, se l'alba è lontana e la luna sia ancora all'apogeo? Qui habet aurieds audiendi, audiat!
Domenico Salvatore
Domenico Salvatore






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