| AGGRESSIONE AI PATRIMONI MAFIOSI La Direzione Investigativa Antimafia di Messina sequestra e confisca beni per un valore di 2,5 milioni di Euro |
La Direzione Investigativa Antimafia di Messina, nel contesto di due distinti provvedimenti emessi dal Tribunale di Messina, ha sottoposto a sequestro e confisca beni per 2,5 milioni di euro riconducibili a DI SALVO Salvatore e BARRESI Filippo, entrambi attualmente detenuti per reati di mafia,ritenuti esponenti di spicco del clan dei "barcellonesi", operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina.
Le misure di prevenzione patrimoniale scaturiscono da accertamenti condotti dalla D.I.A. di Messina, sotto la direzione ed il coordinamento del Procuratore Capo, Dr. Guido LO FORTE e dei Sostituti Procuratori della Repubblica presso la locale D.D.A. di Messina, Dr. Vito di GIORGIO e Dr. Angelo CAVALLO.
Per quanto riguarda DI SALVO Salvatore, detto "Sam l'americano", il provvedimento riguarda l'esecuzione del sequestro di beni e disponibilità finanziarie, così distinte:
· quote societarie e compendio aziendale della "P.C.T. Costruzioni S.r.l. unipersonale", società attiva nel settore dell'abbigliamento, con sede in Barcellona P.G.(ME);
· 4 autovetture ed un rimorchio;
· 1 polizza assicurativa;
· conti correnti (saldi attivi), titoli e altre forme di investimento finanziario,
per un valore complessivo stimato in circa 500.000,00 euro.
DI SALVO Salvatore risulta gravato da molteplici procedimenti penali per associazione mafiosa, nell'ambito dei quali ha riportato numerose condanne e rinvii a giudizio. In particolare è stato:
· gravato da ordinanza di custodia cautelare nell'ambito del procedimento penale "MARENOSTRUM" per associazione mafiosa ed omicidio e successivamente condannato alla pena definitiva di anni 1 e mesi 6 di reclusione;
· indagato per avere, in concorso con altri, aiutato il noto SANTAPAOLA Benedetto a sottrarsi alle ricerche dell'Autorità Giudiziaria di Palermo;
· il 18.07.2003, gravato da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina, in quanto le risultanze investigative dell'indagine "OMEGA-OBELISCO" evidenziavano come il DI SALVO "fosse organico" al gruppo criminale "barcellonese" capeggiato dal noto capo mafia Giuseppe GULLOTTI, di cui era stretto collaboratore ed incaricato di espletare gli incarichi più delicati;
· raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Messina il 24.03.2003 nell'operazione denominata "ICARO", nel cui ambito sono stati attribuiti episodi estorsivi svolti per conto del sodalizio dei barcellonesi nei confronti di diverse attività economiche ubicate nella zona tirrenica della provincia di Messina. Per tali fatti è stato condannato, in via definitiva, alla pena di anni 7 di reclusione ed alla multa di € 1.000,00;
· sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, poiché ritenuto colpevole di inosservanza a tali obblighi, Sam DI SALVO, come disposto dall'A.G. nel mese di ottobre 2010, è stato tratto in arresto, dovendo lo stesso espiare una pena residua di mesi dieci e giorni 14 di reclusione.
In ultimo, nell'ambito dell'indagine "GOTHA", con ordinanza emessa in data 16.06.2011 dal G.I.P. del Tribunale di Messina, DI SALVO Salvatore veniva indagato per associazione mafiosa ed estorsione in quanto ritenuto elemento apicale del clan del "Barcellonesi" almeno "…. dal 10.04.2003 (data della sentenza di condanna nel proc. penale c.d. "Icaro") …" e per avere, in concorso con BISOGNANO Carmelo (ora collaboratore di giustizia), "ricorrendo a minaccia costringevano il legale rappresentante della "GAS Spa" a consegnare, in almeno
due occasioni, circa 100 milioni di vecchie lire in ogni singola occasione (In Terme Vigliatore e località limitrofe, nel 2000-2001)".
Con sentenza emessa il 31.10.2012dal G.U.P. presso il Tribunale di Messina, il predetto è stato condannato in primo grado alla pena di anni 20 di reclusione ed alla multa di euro 2.000,00.
Le molteplici attività investigative poste in essere nei confronti del DI SALVO Salvatore, nonché le recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia BISOGNANO Carmelo, hanno consentito di poter tracciare sia la diretta partecipazione dello stesso all'organizzazione criminale barcellonese, nonché il ruolo di "leader" ricoperto in seno alla stessa, con particolare interesse diretto al settore dell'imprenditoria edile, finalizzato ad esercitare, anche a mezzo di attività estorsive, il totale controllo e l'aggiudicazione dei più importanti appalti pubblici e privati ad imprese direttamente e/o indirettamente riconducibili alla medesima organizzazione criminale, garantendone l'illecito arricchimento
Nello specifico, il DISALVO faceva parte di quel quadrumvirato che governava la consorteria mafiosa criminale "barcellonese", unitamente a OFRIA Salvatore (suo cognato in quanto fratello della moglie Santa), BARRESI Filippo e BISOGNANO Carmelo (ora collaboratore di giustizia ritenuto di elevata credibilità dalla locale D.D.A.).
Passando al secondo Provvedimento emesso nei confronti di BARRESI Filippo, trattasi dell'esecuzione di confisca di primo grado dei beni e delle disponibilità finanziarie disposta dal Tribunale di Messina a seguito del sequestro dei beni già eseguito dalla D.I.A. di Messina nel dicembre 2012.
La confisca ha riguardato l'intero capitale ed il compendio aziendale:
ü dell''impresa vivaistica "LO MONACO Nunziata",con sede in Barcellona P.G.;
ü della quota di diritto di azioni di 2.500 euro pari al 25% del capitale sociale, detenute da BARRESI Maria della "SALOON S.a.s. di CUCE' Vera & C."con sede in Barcellona P.G., avente per oggetto sociale, tra l'altro, la "…. gestione di bar, paninoteche, ristoranti, pizzerie ..",
nonché:
ü di 8 terreni agricoli ubicati a Barcellona P.G. e Castroreale, intestati, interamente o parzialmente, a Lo Monaco Nunziata;
ü di 2 fabbricati intestati alla LO MONACO, ubicati a Castroreale e Barcellona P.G.;
ü di 2 motocicli, un'autovettura e un autocarro intestati alla LO MONACO, nonché due vetture intestate alle figlie BARRESI Maria e BARRESI Cristina;
ü di conti correnti (saldi attivi), titoli e altre forme di investimento finanziario,
per un valore complessivo stimato in circa 2 milioni dieuro.
BARRESI Filippo, già noto dai primi anni '70 alle Forze di polizia per vicende giudiziarie per reati contro il patrimonio, strage, tentata estorsione, associazione per delinquere, detenzione illegale di armi, esplosivi e munizioni, lesioni personali, associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di reati in tema di stupefacenti, tanto da essere sottoposto per due volte alla misura della diffida e alla sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno nel Comune di Barcellona per 3 anni, il BARRESI è stato coinvolto nei principali procedimenti penali nei confronti delle associazioni mafiose operanti nella zona tirrenico - nebroidea della provincia dello stretto, quali quelli "Mare Nostrum" (conclusosi con la definitiva condanna ad 3 anni e 4 mesi per associazione mafiosa), "Icaro" e "Gotha" (processo in corso di svolgimento).
In quest'ultima operazione, il BARRESI è stato colpito dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Messina del 16.6.2011 perché gravemente indiziato di partecipare, in posizione verticistica, all'associazione di stampo mafioso dei "barcellonesi" per il periodo successivo al 1995. In occasione dell'esecuzione di tale misura cautelare, nella giornata del 24 giugno 2011, il medesimo si sottraeva alla cattura, rendendosi irreperibile. Il 28 gennaio 2013, a Milazzo,è stato tratto in arresto all'interno dell'abitazione di un complice.
BARRESI Filippo è stato descritto dai recenti collaboratori di giustizia BISOGNANO, GULLO, TRUSCELLO e CASTRO come elemento di vertice all'interno del sodalizio criminale, secondo solo a RAO Giovanni e accusato in prima persona di essere stato l'esecutore materiale di alcuni omicidi avvenuti nei primi anni '90 durante la guerra di mafia nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto. Lo stesso viene indicato inoltre come direttamente interessato ad attività estorsive.
Gli accertamenti investigativi, che hanno consentito l'emissione del suddetto provvedimento di confisca dei beni - per un valore stimato di 2 milioni di euro - hanno evidenziato come il BARRESI fosse il reale gestore del vivaio formalmente intestato alla moglie e, inoltre, che i fondi rustici destinati all'esercizio dell'attività d'impresa, i beni immobili intestati alla moglie, i veicoli citati, così come l'immobile adibito a civile abitazione sito in Barcellona P.G. Via Milite Ignoto e la quota azionaria della società Saloon s.a.s. di Cucè Vera e C., detenuta dalla figlia BARRESI Maria, "costituiscano il reimpiego dei proventi dell'attività criminosa esercitata dal BARRESI.
Messina, 17 gennaio 2014
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