Polistena (Reggio Calabria) – Non è certo un bel vedere lo spettacolo delle piramidi di rifiuti – che come si può notare dalle immagini – si stagliano imperiose sul ciglio della strada che conduce alla via di uscita collocata sul lato posteriore dell'ospedale S. Maria degli Ungheresi di Polistena. E, vista la quantità eccessiva riscontrata è facile immaginare che la raccolta si sia arrestata a qualche mese addietro.
Cassonetti (pochi) che scoppiano, una miriade di sacchi neri collocati in cumuli all'interno di un luogo (si presume esso stesso salubre) deputato a garantire e tutelare la salute dei cittadini rappresentano la contraddizione più lampante che certamente stride con l'immagine di rilancio del comparto sanitario che in Calabria davvero stenta a decollare tra tagli a reparti e posti letto funzionali ad un piano di rientro dal debito "monstre" la cui entità è piuttosto mutante (si parla di un minimo di 1 miliardo e 200 milioni al miliardo e 850 milioni, sempre di euro) che grava esclusivamente sulle spalle dei cittadini e che - almeno fin oggi - oltre la riduzione di servizi e disagi altissimi, di benefici concreti non ne ha portati. E poi c'è il biglietto da visita col quale ci si presenta agli utenti che – nel caso considerato - è davvero pessimo e sotto gli occhi di tutti.
Bisognerebbe domandarsi se a furia di utilizzare la mannaia delle riduzioni tutto questo tagliare non abbia finito per recidere anche le procedure essenziali ed irrinunciabili per la vita di un presidio, iniziando a produrre invece – e a doppia velocità - solo gli effetti contrari: alterare – nel migliore dei casi - o deteriorare – nel peggiore – i livelli minimi di assistenza che passano anche attraverso l'espletamento dei servizi collaterali di forniture e funzioni intra ed extra ospedaliere. Sia come sia, ciò che staziona parcheggiato in bella vista all'interno del perimetro del nosocomio polistenese che – spoke essenziale per la piana di Gioia Tauro, è bene ricordarlo - eroga quotidianamente prestazioni mediche irrinunciabili è un vero affronto alla dignità di cittadini, personale operante e degenti.
Ed oltre al discapito d'immagine, c'è da sperare che la natura dei rifiuti non sia tale da arrecare danni all'ambiente - o peggio – alla stessa salute di chi in quei siti lavora quotidianamente o si reca da paziente per trovare rimedi ai propri mali. Anche perché camuffare l'anormalità - turandosi il naso o volgendosi dall'altra parte – spacciandola per ordinarietà, questa volta, ed in questo luogo, risulterebbe quantomeno gattopardesco.
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