E così che nasce, dall’impegno sinergico dei cittadini unito al coordinamento del parroco don Pietro Romeo, la quarta edizione del presepe vivente col coinvolgimento d’una cinquantina di personaggi atti a riproporre le scene di una vita rurale che – per caratteristiche e funzioni - poteva essere verosimilmente quella ai tempi della venuta messianica. «Abbiamo cercato – ci racconta don Paolo Romeo - di valorizzare e dare vita a questi vicoli che per la maggior parte dell’anno rimangono disabitati e spenti. Qui ci sono antichi “bassi” che, come si può vedere, si prestano davvero bene a rappresentare le scene di vita quotidiana del presepe. E poi è stato anche un modo interessante per unire la comunità tralasciando, voglio ribadirlo, l’aspetto commerciale».
Dunque un percorso di circa 600 metri che si snoda tra angiporti, viuzze, “rughe e cafi” davvero pittoreschi ed ottimamente tenuti e che ben si incastonano con la volontà di raccontare attendibilmente la storia della quotidianità durante la nascita del Cristo tra pastori, tessitori, fabbri, panificatori e gente comune intramezzati dalla presenza della milizia romana e dei ministri del tempo in un itinerario che partendo dal basso si svolge interamente presso il “Borgo Maggiore” geracese fino a trovare il suo culmine nella scena madre dell’estasi dell’attesa che si compie nella contemplazione della Sacra Famiglia collocata in una grotticella a ridosso il centro storico della città, in un contesto realistico ma col valore aggiunto d’un panorama che delinea la litoranea jonica in vista notturna. Che racchiude ed offre - inconsapevole - un altro spettacolo nello spettacolo.
Giuseppe Campisi

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