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Melito di Porto Salvo, Operazione Sipario, 12 gli arresti


Operazione “Sipario”





Il 20 novembre 2013, nel territorio della provincia di Reggio Calabria, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria  su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 persone , appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi. Le predette persone sono accusate, a vario titolo, dei seguenti reati:
- delitto di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi l, 2, 3, 4, 5 e 6 c.p.);
- concorso nel delitto di illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv., 110 e 513 bis co. I e II c.p. e art. 7 l. n. 203/91);
- concorso nei delitti di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal P.U. in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 81 cpv., 353 co. 2, 323 e 476 c.p. e art. 7 l. n. 203/91).

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno consentito di confermare e documentare che la cosca, nonostante i colpi inferti recentemente con le operazioni “Crimine” e “ADA”, abbia persistito in un’infiltrazione pervasiva all’interno della comunità, riuscendo a condizionarne le attività economiche e le scelte politiche.
Le investigazioni hanno focalizzato l’attenzione sulle attività della cosca ed hanno consentito di accertare che la potente organizzazione criminale, con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata ha condizionato le attività imprenditoriali nel settore edilizio, sia pubblico che privato, attraverso il controllo di imprese locali e, più in generale, tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica, attraverso il  pagamento del pizzo e l’imposizione delle forniture e della manodopera; ed ha, in alcuni casi, indirizzato l’aggiudicazione delle gare d’appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca.
Nonostante l’emissione di provvedimenti restrittivi risalenti a meno di un anno fa, non ha cessato di esercitare il pieno controllo di numerose società e soprattutto ha continuato a servirsi di esponenti di famiglie ad essa direttamente riconducibili ed asservite.

Le indagini, avviate nel mese di febbraio 2013, hanno trovato valido supporto e riscontro nelle dichiarazioni rese dal neo collaboratore di giustizia AMBROGIO Giuseppe, le quali hanno fornito conferma del predominio della cosca “IAMONTE” sul territorio. Tale contributo si è rivelato, altresì, utile per meglio delineare il ruolo, la mansione ed il peso specifico dei singoli affiliati, la cui appartenenza al sodalizio era già stata documentata nel corso di pregresse indagini, che avevano già consentito di portare a conclusione l’operazione “ADA” condotta sempre dai Carabinieri di Reggio Calabria. Proprio le ultime attività di indagine hanno confermato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione e nella gestione delle attività imprenditoriali pubbliche e private, riuscendo a condizionarne ed orientarne le attività e le scelte politiche nonché le preferenze e le consultazioni elettorali.

Le dichiarazioni del collaboratore Giuseppe Ambrogio hanno confermato la caratura criminale di alcuni soggetti a carico dei quali già in passato si erano raccolti indizi in ordine alla loro appartenenza alla cosca “IAMONTE”.
Il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha contribuito a completare l’organigramma della cosca, esponendo le vicende che hanno caratterizzato la sua storia più recente. Peraltro, pur ricoprendo il livello più basso della gerarchia mafiosa, le sue dichiarazioni hanno dato maggiore consistenza all’asserita commistione tra mafia e politica e fornito una spiegazione ai legami stretti dagli esponenti della famiglia IAMONTE con alcuni amministratori locali, risultati padroni indiscussi della scena politica melitese degli ultimi vent’anni.
L’attività d’indagine ha confermato come tra gli scopi illeciti primari perseguiti dalla cosca IAMONTE si annovera il controllo degli appalti: tale illecito ha rappresentato non solo una fonte di finanziamento, ma anche uno strumento mediante il quale l’organizzazione ha esercitato il controllo del territorio facendo valere il proprio predominio. L’imprenditore che aspirava ad eseguire dei lavori a Melito Porto Salvo era tenuto a versare un contributo alla cosca, nella persona del capo locale, IAMONTE Remingo, pena il divenire bersaglio di attentati intimidatori. Gli utili ricavati dall’azione estorsiva venivano reinvestiti in attività lecite, di cui si occupavano di norma gli affiliati della “Società Maggiore”.

Si è ottenuto quindi pieno riscontro alle risultanze investigative circa il ruolo di TRIPODI Giovanni “il vecchio” il quale, sulla scorta delle direttive impartite da IAMONTE Remingo, assegnava gli appalti agli imprenditori compiacenti, ridistribuendo, al tempo stesso, i proventi illeciti tra gli affiliati.
Le investigazioni hanno permesso di appurare che tutte le società in oggetto fossero nell’orbita della cosca IAMONTE, non limitandosi l’influenza di essa quindi alla sola FRA.VE.SA. S.r.l. ma estendendosi a tutte le altre società (oggetto di sequestro preventivo) la cui gestione veniva affidata, all’indomani dell’arresto di TRIPODI Giovanni cl. 1971, ai due cugini, TRIPODI Giovanni cl. 1982 e TRIPODI Giovanni cl. 1979. Del resto anche AMBROGIO Giuseppe, nel corso delle dichiarazioni rese, ha puntualizzato più volte la delicatezza del ruolo che i due imprenditori ricoprono in seno all’organizzazione criminale.
La fetta più consistente degli appalti pubblici, come del resto anche l’edilizia residenziale, era prerogativa di un esiguo numero di società edili, FRA.VE.SA. S.r.l. in testa, nella cui gestione TRIPODI Giovanni “il vecchio” si avvaleva della collaborazione del fratello Demetrio, e dei cugini omonimi, TRIPODI Giovanni cl. 1982 e TRIPODI Giovanni cl. 1979 alias “Pelè”.
È emerso, in sintesi, che le società edili oggetto di sequestro fossero tutte gestite dai TRIPODI, ed attraverso di essi controllate dalla cosca IAMONTE in quanto impiegate per il reinvestimento degli utili derivati dalle attività illecite.
I fitti intrecci tra ‘ndrangheta e politica a Melito di Porto Salvo sono emersi anche nelle recenti investigazioni, poiché gli sviluppi successivi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito dell’operazione ADA, hanno conferito maggiore consistenza al ruolo che l’ex sindaco IARIA Giuseppe, nel corso del suo mandato elettorale, ha svolto nell’interesse della cosca IAMONTE.
Nella circostanza, si sono accertati gli stretti rapporti allacciati da IARIA con i TRIPODI notoriamente legati ai IAMONTE, come è evidenziato da taluni eventi conviviali tenutisi in passato.
Da accertamenti eseguiti dai Carabinieri è anche emerso come alcuni lavori manutentivi anziché essere eseguiti ricorrendo al personale già in forza all’ente comunale (impiegabile poiché le opere richieste non necessitavano di alcuna competenza specifica), fossero affidati alla ditta PANTALEO Antonia impresa di fatto gestita da GUERRERA Giuseppe, affiliato alla cosca IAMONTE, su insistenza del sindaco IARIA.
Le dichiarazioni rese da AMBROGIO Giuseppe hanno conferito maggiore consistenza al quadro accusatorio costruito sul conto di FLACHI Pietro e MINNITI Angelo, risultati essere tra gli affiliati di maggiore spessore della cosca IAMONTE.
Sul conto di Pietro FLACHI è emerso che abbia ricoperto la carica di “capo locale” nel periodo in cui sia IAMONTE Remingo che Carmelo erano detenuti; alla stessa stregua sul conto di MINNITI Angelo è emerso come fosse uno degli affiliati di punta della cosca IAMONTE, vantando peraltro una lunga militanza in seno al sodalizio.
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato:
- eseguito il decreto di sequestro preventivo, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, di 6 aziende (quote sociali, annesso patrimonio aziendale e conti correnti) operanti nel settore dell’edilizia e della fornitura di materiali, riconducibili alla cosca IAMONTE, per un valore complessivo di circa 20 milioni di Euro;
- notificato l’Avviso della Conclusione delle Indagini Preliminari (Procedimento Penale nr. 1892/07 R.G. Notizie di reato - Mod 21 DDA) nei confronti di 113 indagati, tra cui quelli tratti in arresto nell’ambito sia dell’operazione ADA che di quella odierna.
Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, supportati dai militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo Elicotteri.

Reggio, Calabria, 20 novembre 2013.
                                         




Operazione “SIPARIO”
Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 soggetti, appartenenti e contigui alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di Porto Salvo (RC) e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:
- associazione di tipo mafioso (art. 416 bis commi l, 2, 3, 4, 5 e 6 c.p.);
- concorso in illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv., 110 e 513 bis co. I e II c.p. e art. 7 l. n. 203/91);
- concorso in turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal P.U. in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110, 81 cpv., 353 co. 2, 323 e 476 c.p. e art. 7 l. n. 203/91).

Maggiori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa, che sarà tenuta alle ore 10.30, presso il Comando Provinciale di Reggio Calabria, dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, dott. Federico Cafiero de Raho.



Reggio Calabria, 20 novembre 2013.

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