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Cinquefrondi, tensione durante il consiglio comunale. Un Bellocco "liberatorio" se ne va sbattendo la porta

Cinquefrondi (Reggio Calabria) – Maurizio Bellocco si smarca e se ne va. In sintesi è questo l'epilogo seguito ad una dichiarazione dell'ex vice sindaco letta durante lo svolgimento dei lavori del consiglio comunale del 19 novembre, nella quale ha inteso ancora una volta - più o meno velatamente – rinnovare,  esternandolo, il suo malessere ed il suo disagio nel permanere in una compagine amministrativa che evidentemente ora iniziava senza dubbio ad andargli  stretta. Ancor di più se tenuto conto del rocambolesco capovolgimento di fronti in conseguenza della vicenda che lo ha visto, da una parte, duellare costantemente e politicamente con l'assessore Scappatura – ora seduto sulla poltrona di vice sindaco che fu proprio di Bellocco – e, dall'altra, cercare di scansare, rigettandole le accuse pervenute anonimamente attraverso una missiva al Comune ed al Prefetto circa una presunta incompatibilità tra i ruoli, pubblici e privati - a suo tempo- dallo stesso ricoperti. Ed allora, l'uscita di scena che Bellocco ha scelto di compiere è stata pressoché quella del divorzio nella quale uno dei coniugi va via sbattendo, metaforicamente, la porta in faccia all'altro. E così, nel testo del suo discorso, Maurizio Bellocco non ha voluto mancare di togliersi qualche sassolino che evidentemente ancora conservava fastidioso nelle scarpe giustificato dal fatto che, anche implicitamente, l'occasione pubblica e mediatica era fin troppo ghiotta per non approfittarne. Prima stoccata: «Credo che questo sia l'unico caso, in Italia, di dimissioni determinate da una lettera anonima, tra l'altro senza alcun concreto contenuto, ed accolte così, semplicemente, direi quasi con un senso di liberazione al fine di chiudere questa vicenda il più in fretta possibile evitando così di approfondire comportamenti e dubbi, provenienti anche dagli stessi ambienti della maggioranza che molto probabilmente avrebbero potuto creare ulteriore scompiglio all'interno della stessa». 


Ed ancora: «…alla luce di una a dir poco incisiva difesa fatta, a mio giudizio, più per strategia che per convinzione, sommata ad una situazione interna diventata per me molto difficile al punto tale da non essere invitato neanche alle riunioni di maggioranza, e dopo aver ricostruito tutti i passaggi che mi hanno delineato un quadro chiaro e completo dell'intera vicenda avere deciso per le dimissioni da tutti gli incarichi, cosa molto rara in chi fa politica, credo sia stata la scelta più giusta». Una pressione palpabile che delinea i contorni di tutto il turbamento insito in Bellocco fino a condurlo dapprima alle dimissioni dagli incarichi e poi alla rottura con Scappatura e Cascarano, con quest'ultimo affatto esitante a migrare in volo repentino verso l'esponente Udc fino all'affinità elettiva, tanto da accondiscendere politicamente ai desiderata primordiali dell'assessore alla cultura, servendogli, su un piatto d'argento e come contrappasso, la cadrega che fu proprio di Bellocco. Uno smacco, insomma, davvero troppo,  avrà pensato l'ex assessore ai lavori pubblici la cui reazione era, tutto sommato, anche prevedibile. 


E per "lavare" quest'onta politica ha deciso per la via diplomatica ma certamente non incassando e portando a casa. Anzi, esponendo apertis verbis ed in pubblica piazza – quella dell'assise comunale – tutto il rincrescimento per un «gesto di autentica "vigliaccheria politica"» che ha il retrogusto amaro di  ciò che poteva essere e non è stato, seppure al netto di ritorsioni, rancori o vendette. Quindi la chiosa finale: «Mi auguro sinceramente che questa seduta di Consiglio comunale, anche per il numero, l'importanza e la delicatezza dei punti contenuti, non diventi momento per sviluppare ulteriori strategie politiche o fantasiose ipotesi volte alla semplice denigrazione dell'avversario, ma momento e principalmente luogo di serio e costruttivo confronto sulle vere questioni da affrontare e sulle importanti scelte da assumere nell'esclusivo interesse dell'intera collettività». Così certificando che egli non dovrà più giustificarsi col sindaco per le assenze malpanciste o per i continui distinguo, avendo compiuto l'atto finale di aver asseverato, e stavolta inequivocabilmente e pubblicamente, di voler avere le mani libere per votare i singoli provvedimenti secondo coscienza piuttosto che secondo direttive di coalizione od obblighi politici. Perché giunti al punto, l'indipendenza che l'ex vice sindaco Bellocco ora intende reclamare è il prodotto  - egli ha ribadito – di un dazio politico già pagato. Con la seggiola.

 

Giuseppe Campisi



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