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Melito, "cala il Sipario" sulla cosca Iamonte. 12 gli arresti fra cui l'ex sindaco Giuseppe Iaria

MELITO PORTO SALVO. Operazione “Sipario”: eseguite 12 ordinanze di custodia cautelare

da sx Cascone, Valerio, Cafiero de Rhao, Falferi, Miulli
MELITO DI PORTO SALVO (Reggio Calabria) . All’alba di stamani è scattata l’operazione “Sipario” che ha portato all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria Cinzia Barillà, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, nei confronti di 12 persone (11 in carcere una ai domiciliari), ritenute appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Iamonte”, operante a Melito di Porto Salvo e territori limitrofi. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso; concorso nel delitto di illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso; concorso nei delitti di turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria a conclusione delle indagini, coordinate dalla Dda reggina, che avrebbero consentito di confermare e documentare che la cosca, nonostante i colpi inferti recentemente con le operazioni “Crimine” e “Ada”, abbia persistito in un’infiltrazione pervasiva all’interno della comunità, riuscendo a condizionarne le attività economiche e le scelte politiche.

Le investigazioni hanno focalizzato l’attenzione sulle attività della cosca e hanno consentito di accertare che la potente organizzazione criminale, con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata ha condizionato le attività imprenditoriali nel settore edilizio, sia pubblico che privato, attraverso il controllo di imprese locali e, più in generale, tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica, attraverso il pagamento del pizzo e l’imposizione delle forniture e della manodopera; ed ha, in alcuni casi, indirizzato l’aggiudicazione delle gare d’appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca. Nonostante l’emissione di provvedimenti restrittivi risalenti a meno di un anno fa, non ha cessato di esercitare il pieno controllo di numerose società e soprattutto ha continuato a servirsi di esponenti di famiglie ad essa direttamente riconducibili ed asservite. Avviate nello scorso mese di febbraio, l’attività investigativa, ha trovato valido supporto e riscontro nelle dichiarazioni rese dal neo collaboratore di giustizia Giuseppe Ambrogio. Dichiarazioni che hanno fornito conferma del predominio della cosca “Iamonte” sul territorio. Tale contributo si è rivelato, altresì, utile per meglio delineare il ruolo, la mansione ed il peso specifico dei singoli affiliati, la cui appartenenza al sodalizio era già stata documentata nel corso di pregresse indagini, che avevano già consentito di portare a conclusione l’operazione “Ada” condotta sempre dai militari dell’Arma di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti, proprio le ultime attività di indagine hanno confermato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica amministrazione e nella gestione delle attività imprenditoriali pubbliche e private, riuscendo a condizionarne ed orientarne le attività e le scelte politiche nonché le preferenze e le consultazioni elettorali.


Le dichiarazioni del collaboratore Giuseppe Ambrogio hanno confermato la caratura criminale di alcuni soggetti a carico dei quali già in passato si erano raccolti indizi in ordine alla loro appartenenza alla cosca melitese. Il collaboratore di giustizia, con le sue dichiarazioni, ha contribuito a completare l’organigramma della cosca, esponendo le vicende che hanno caratterizzato la sua storia più recente. Peraltro, pur ricoprendo il livello più basso della gerarchia mafiosa, le sue dichiarazioni hanno dato maggiore consistenza all’asserita commistione tra mafia e politica e fornito una spiegazione ai legami stretti dagli esponenti della famiglia Iamonte con alcuni amministratori locali, risultati padroni indiscussi della scena politica melitese degli ultimi vent’anni. L’attività d’indagine ha confermato come tra gli scopi illeciti primari perseguiti dalla cosca Iamonte si annovera il controllo degli appalti: tale illecito ha rappresentato non solo una fonte di finanziamento, ma anche uno strumento mediante il quale l’organizzazione ha esercitato il controllo del territorio facendo valere il proprio predominio. L’imprenditore che aspirava ad eseguire dei lavori a Melito Porto Salvo era tenuto a versare un contributo alla cosca, nella persona del capo locale, Remingo Iamonte, pena il divenire bersaglio di attentati intimidatori. Gli utili ricavati dall’azione estorsiva venivano reinvestiti in attività lecite, di cui si occupavano di norma gli affiliati della “Società Maggiore”. Gli investigatori hanno evidenziato di avere ottenuto pieno riscontro alle risultanze investigative circa il ruolo di Giovanni Tripodi “il vecchio” il quale, sulla scorta delle direttive impartite da Remingo Iamonte, assegnava gli appalti agli imprenditori compiacenti, ridistribuendo, al tempo stesso, i proventi illeciti tra gli affiliati. Le investigazioni hanno permesso di appurare che tutte le società fossero nell’orbita della cosca Iamonte, non limitandosi l’influenza di essa quindi alla sola FRA.VE.SA. srl ma estendendosi a tutte le altre società (oggetto di sequestro preventivo) la cui gestione veniva affidata, all’indomani dell’arresto di Giovanni Tripodi classe 1971, ai due cugini, Giovanni classe 1982 e Giovanni classe 1979 Tripodi. Del resto anche Giuseppe Ambrio, nel corso delle dichiarazioni rese, ha puntualizzato più volte la delicatezza del ruolo che i due imprenditori ricoprono in seno all’organizzazione criminale.

La fetta più consistente degli appalti pubblici, come del resto anche l’edilizia residenziale, era prerogativa di un esiguo numero di società edili, FRA.VE.SA. S.r.l. in testa, nella cui gestione Giovanni Tripodi “il vecchio” si avvaleva della collaborazione del fratello Demetrio, e dei cugini omonimi, Giovanni (cl. 1982) e Giovanni (cl. 1979) alias “Pelè” Tripodi. È emerso, in sintesi, che le società edili oggetto di sequestro fossero tutte gestite dai Tripodi, ed attraverso di essi controllate dalla cosca Iamonte, in quanto impiegate per il reinvestimento degli utili derivati dalle attività illecite. I fitti intrecci tra ‘ndrangheta e politica a Melito di Porto Salvo sono emersi anche nelle recenti investigazioni, poiché gli sviluppi successivi all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito dell’operazione Ada, hanno conferito maggiore consistenza al ruolo che l’ex sindaco Giuseppe Iaria, nel corso del suo mandato elettorale, avrebbe svolto nell’interesse della cosca Iamonte. Nella circostanza, i carabinieri avrebbero accertato gli stretti rapporti allacciati da Iaria con i Tropodi notoriamente legati ai Iamonte, come è evidenziato da taluni eventi conviviali tenutisi in passato. Da accertamenti eseguiti dai militari è anche emerso come alcuni lavori manutentivi anziché essere eseguiti ricorrendo al personale già in forza all’ente comunale (impiegabile poiché le opere richieste non necessitavano di alcuna competenza specifica), fossero affidati alla ditta Antonia Pantaleo impresa di fatto gestita da Giuseppe Guerrera, ritenuto affiliato alla cosca, su insistenza del sindaco Iaria. Le dichiarazioni rese da Giuseppe Ambrogio hanno conferito maggiore consistenza al quadro accusatorio costruito sul conto di Pietro Flachi e Angelo Minniti, accusati di essere tra gli affiliati di maggiore spessore della cosca Iamonte. Sul conto di Pietro Flachi è emerso che abbia ricoperto la carica di “capo locale” nel periodo in cui sia Remingo sia Carmelo Iamonte erano detenuti; alla stessa stregua sul conto di Angelo Minniti è emerso come fosse uno degli affiliati di punta della cosca Iamonte, vantando peraltro una lunga militanza in seno al sodalizio. Contestualmente all’esecuzione del provvedimento restrittivo, è stato: eseguito il decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Dda, di 6 aziende (quote sociali, annesso patrimonio aziendale e conti correnti) operanti nel settore dell’edilizia e della fornitura di materiali, riconducibili alla cosca Iamonte, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro; notificato l’Avviso della conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 113 indagati, tra cui quelli tratti in arresto nell’ambito sia dell’operazione Ada sia dell’operazione Sipario. Nel corso dell’operazione sono stati impiegati oltre 100 carabinieri del Comando provinciale, supportati dai militari dello Squadrone eliportato cacciatori e dell’8° Nucleo elicotteri dell’Arma di Vibo Valentia. I particolari dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella caserma "Fortunato Caccamo" di Reggio Calabria, cui hanno partecipato il procuratore capo Federico Cafiero de Raho, il comandandate provinciale colonnello Lorenzo Falferi, il comandante del Reparto operativo tenente colonnello Gianluca Valerio, il comandante del Nucleo investigativo tenente colonnello Michele Miulli e il comandante della Compagnia di Melito Porto Salvo capitano Gennaro Cascone.

MELITO PORTO SALVO. Operazione “Sipario”: gli arrestati


MELITO PORTO SALVO. Le persone colpite dall’ordinaza di custosia cautelare in carcere sono: Antonio D’Andrea, 28 anni; Pietro Flachi, 57 anni; Giuseppe Romeo Iaria, 33 anni; Vincenzo Malaspina, 57 anni; Angelo Minniti, 38 anni; Domenico Salvatore Sergi, 31 anni; Demetrio Tripodi, 32 anni; Francesco Tripodi, 36 anni; Giovanni Tripodi, 31 anni; Giovanni Tripodi alias Pepè, 34 anni, Pietro Verduci, 34 anni. Il regime degli arresti domiciliari è stato applicato nei confronti di Giuseppe Iaria, 67 anni. Gli indagati sono tutti di Melito Porto Salvo.


OPERAZIONE SIPARIO. Procuratore capo Cafiero de Raho: “A Melito Porto Salvo sovvertita la democrazia”


REGGIO CALABRIA. «Se un comune subisce in pochi anni tre scioglimenti per infiltrazioni mafiose, vuol dire che si trova dinanzi ad un sovvertimento della democrazia». Lo ha detto il procuratore capo, Federico Cafiero De Raho, incontrando i giornalisti per illustrare i particolari dell'operazione 'Sipariò che ha portato all'arresto di 12 persone vicine alla cosca Iamonte, tra le quali l'ex sindaco Giuseppe Iaria. «Probabilmente - ha aggiunto - bisognerà controllare le attività amministrative che saranno svolte da chi sarà eletto anche dopo l'ultimo scioglimento del Comune, altrimenti c'è il rischio che simili situazioni si ripetano. Credo che gli atti amministrativi dovranno essere vigilati, quanto meno sotto il profilo di legittimità. Dalle indagini è emerso un quadro indiziario allarmante, avvalorato anche dalla decisione di collaborare con la giustizia di uno degli arrestati, Giuseppe Ambrogio, affiliato per sua stessa ammissione dai maggiorenti della cosca, articolata anche a Desio, in Lombardia».

Lorenzo Falferi
I carabinieri, diretti dal comandante provinciale colonnello Lorenzo Falferi, hanno sequestrato una «copiosa documentazione e valutato gli atti amministrativi del comune dal 1991 in avanti. «Le indagini - ha detto Falferi - hanno evidenziato l'attivismo della cosca Iamonte nel sostegno elettorale all'ex sindaco Giuseppe Iaria».


I 113 indagati dell'Operazione ADA

Ecco di seguito la lista:
ALAMPI Carmelo Nicola ‘82
AMBROGIO Giuseppe ‘82
AMBROGIO Giuseppe ‘85
AMODEO Paolo ‘69
BARILLA’ Pietro ‘77
BENEDETTO Carmelo ‘88
BENEDETTO Fortunato G.nni
BORCHIERO Alessio ‘87
BORRUTO Giovanni ‘82
CALARCO Domenico Salv. M.
CANDILORO Fabio ‘79
CANNIZZARO Luca Bruno ‘80
CARACCIOLO Antonio ‘85
CARACCIOLO Demetrio ‘75
CARACCIOLO Francesco ‘80
CARACCIOLO Giuseppe ‘85
CARIDI Domenico ‘70
CENTO Francesco ‘82
CENTO Giuseppe ‘79
COSTANTINO Gesualdo
COSTARELLA Andrea Dom.
CREA Antonio ‘72
CREA Umberto ‘79
D’ANDREA Antonio ‘85
FAMILIARI Antonino ‘76
FAVASULI Domenico ‘81
FERRARA Antonio Salvatore
FERRARA Adriano Valentino
FERRARA Paolo ‘53
FERRARA Pasquale ‘82
FLACHI Pietro ‘56
FONTANA Filippo ‘59
FOSSO Francesco ‘85
FOTI Francesco Martino ‘75
FOTI Giovanni ‘82
GIORDANO Franc. Antonino
GUERRERA Giuseppe ‘63
GULLI’ Domenico ‘85
GULLI’ Francesco Giuseppe
GULLI’ Giovanni ‘78
IAMONTE Francesco ‘80
IAMONTE Natale ‘81
IAMONTE Remingo ‘58
IARIA Davide ‘80
IARIA Giuseppe ‘46
IARIA Giuseppe Romeo ‘80
IMBALZANO Domenico G.ppe
LAGANA’ Antonino Francesco
LAGANA’ Carmelo ‘69
LA PIETRA Emanuele Domen.
LEONE Francesco ‘87
LIGATO Bruno ‘80
MACHEDA Francesco ‘90
MAIANO Francesco ‘53
MALASPINA Vincenzo ‘56
MARINO Giovanni ‘86
MAZZERI Antonio ‘71
MEDURI Antonio ‘52
MEDURI Antonio ‘54
MEDURI Consolato ‘87
MINNITI Angelo ‘75
MINNITI Fortunato ‘83
MINNITI Giovanni ‘86
MINNITI Maria ‘85
MINNITI Salvatore ‘61
MORABITO Francesco ‘53
NICOLO’ Loris Francesco ‘89
NOCERA Angelo ‘72
NUCERA Antonino ‘87
NUCERA Domenico ‘89
NUCERA Fabio ‘87
PANGALLO Francesco ‘88
PANGALLO Giovanni Mario
PANGALLO Maurizio ‘88
PAVIGLIANITI Giovanni ‘73
PIRILLO Massimiliano ‘84
PIZZICHEMI Alberto ‘70
PUGLIERE Giovanni ‘85
RAVENDA Carmelo ‘54
RIPEPI Maria Polsina ‘79
RODA’ Saverio ‘69
ROMEO Vincenzo ‘85
ROSACI Antonino ‘83
ROSACI Quinto Antonio ‘53
ROSACI Santoro ‘85
ROSATO Pietro ‘86
SARCINELLI Vito ‘88
SCAPPATURA Luigi ‘80
SERGI Domenico Salvatore
SERRANO’ Carmelo Gianluca
SGRO’ Antonino ‘46
STELITANO Antonino ‘81
STELITANO Donato ‘86
STELITANO Luigi ‘88
TRIPODI ‘Antonino ‘69
TRIPODI Demetrio ‘81
TRIPODI Filippo ‘85
TRIPODI Francesco ‘77
TRIPODI Giovanni ‘71
TRIPODI Giovanni ‘79
TRIPODI Giovanni ‘82
TRIPODI Natale ‘78
TRIPODI Venerando ‘54
TRIPODI Vincenzo Santo ‘80
VENTURINI Vincenzo ‘77
VERCELLI Demetrio

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