Il cadavere carbonizzato di un boscaiolo incensurato, Davide Vincenzo Amato, di 32 anni, è stato trovato dai familiari e dai carabinieri in località Pantaleo a Guardavalle, nel catanzarese; la famigerata zona di "Elce della Vecchia", teatro di tanti feroci omicidi. Il cadavere era all'interno di una Fiat Punto di proprietà dell'uomo. Amato si era allontanato dalla sua abitazione ieri e non era più rientrato. Una segnalazione anonima ha portato i carabinieri a ritrovare il cadavere. Sul posto, (territorio su cui operano le cosche di 'ndrangheta dei Gallace, Cimino, Leuzzi, Mandalari, Novella, Riitano, Tedesco, Turrà, Vitale) è intervenuto il medico legale per una prima ispezione del cadavere. Non sono stati trovati bossoli di arma da fuoco
GUARDAVALLE, UN BOSCAIOLO, INCENSURATO, DAVIDE VINCENZO AMATO, 32 ANNI, CADE IN TRAPPOLA E FINISCE ARROSTO DENTRO LA SUA AUTOMOBILE, IN CONTRADA PANTALEO, VENDETTA PRIVATA O FAIDA DEI BOSCHI?
Domenico Salvatore
Il Quinto Comandamento dice: "Non ammazzare", ma molti, sono quelli che non lo osservano. Tra questi gli assassini di professione; i sicari occasionali; i soldati che devono ubbidire agli ordini superiori; i serial killers; i sofferenti di turbe psichiche. Ma a volte anche il normodotato. Non sappiamo a quale di queste categorie appartenga l'uomo o gli uomini, ma non chiamateli caini,'belve' o mostri senza cuore, che hanno bruciato il corpo di un boscaiolo ( nessuna parentela con il ceppo zingaro, nomade o rom) di 32 anni, Davide Vincenzo Amato, vivo o morto; questo, lo stabilirà l'autopsia. Sul posto del mortale agguato, la impervia e famigerata località "Elce della Vecchia", teatro di crudeli delitti di stampo mafioso, meglio conosciuta come la "macelleria" della lugubre 'faida dei boschi', altrimenti intesa 'dei due mari' o 'delle tre province', è intervenuto il p.m.Vincenzo Russo della procura della repubblica di Catanzaro, che si muove sotto le direttive del procuratore Vincenzo Antonio Lombardo. Assieme al 118 e ad un carro funebre per la rimozione del cadavere, trasportato all'Istituto di Medicina Legale, Isabella Aquila, dell'Università Magna Graecia di Catanzaro dove verrà effettuata l'autopsia;
poi la salma verrà restituita alla famiglia per lo svolgimento dei funerali, che si svolgeranno a Guardavalle, dove la vittima, che doveva sposarsi tra pochi mesi, era residente; in forma pubblica, salvo diversa decisione del questore di Catanzaro, Guido Marino, che dovrebbe motivarla con ragioni di ordine pubblico e sicurezza: ed al medico legale per l'ispezione cadaverica esterna. Sono stati i carabinieri della compagnia di Soverato, che si muovono sotto le direttive del capitano Saverio Sica, coordinato dal comandante provinciale di Catanzaro salvatore Sgroi, a trovarlo; dopo una segnalazione telefonica anonima, dentro la sua Fiat-Punto, completamente distrutta dalle fiamme. Le indagini dei Carabinieri, sono orientate a capire se la vittima sia stata prima uccisa e poi bruciata, oppure bruciata viva dentro la sua stessa macchina. A proposito di segnalazioni pochi giorni fa il capitano Sica, comandante della Compagnia di Soverato ha invitato la popolazione alla collaborazione, in merito ai frequenti furti nelle abitazioni: "Il mio appello è rivolto a tutti i cittadini; li invito infatti ogni qual volta sentono rumori sospetti o vedono movimenti altrettanti sospetti e dubbi, di chiamare senza timore il 112, in tal modo le pattuglie interverranno nell'immediato per dei controlli.
Non devono sentirsi in colpa coloro che compongono il numero dei carabinieri, né tanto meno devono sentirsi in percolo poiché sono tutelati, non viene fatto il nome di chi fa segnalazioni. Purtroppo l'indifferenza non aiuta a migliorare la società, a evitare determinati e spiacevoli episodi. A volte però le segnalazioni possono prevenire atti poco piacevoli. La popolazione, può permettere anche a noi di lavorare meglio. Il mio augurio è che si possa creare un rapporto di rete, di appoggio, sostegno e fiducia tra le forze dell'arma e i cittadini."Sulla matrice delittuosa, i Carabinieri hanno pochi dubbi. Le indagini per risalire all'esecutore materiale dell'omicidio, al movente ed all'eventuale mandante, partono in salita. Non vi sono testimoni al delitto, ammesso per assurdo che qualche 'scheggia impazzita' voglia collaborare con la Giustizia, come sarebbe giusto fare. In una zona ad alta densità mafiosa, dove l'omertà che regna sovrana, cuce le bocche a doppia mandata; per paura di vendette personali, rappresaglie e ritorsioni anche trasversali. Inoltre, sembra che la vittima non frequentasse compagnie pericolose o bazzicasse in zone mafiose.
Si esclude che avesse amicizie malavitose. Un lavoratore instancabile, "pulito", noto in tutto il comprensorio, perché trasportava con il suo camion la legna per i caminetti. Si parte dai rilievi e dagl'interrogatori dei parenti, amici e conoscenti. A cominciare dai genitori della vittima, che abitano a Guardavalle. Negli uffici giudiziari, a nome di Amato Vincenzo Davide, non vi sono cartelle, dossier, fascicoli o faldoni. L'uomo era incensurato. Nella zona, come tutti sanno, incombe la macabra faida, variamente definita, che tiene col fiato sospeso, tre Comandi Provinciali dei carabinieri ed altrettanti della CFS e della Guardia di Finanza e tre Questure; ma anche tre Procure ordinarie e due Procure della DDA. I clan di 'ndrangheta, che operano sul territorio sono stati decimati se non azzerati dalla forze di Polizia, coordinate dalla Magistratura. L'ultimo mammasantissima della 'ndrangheta, Damiano Vallelunga del clan dei "Viperari", padrino di Serra San Bruno, venne ammazzato a colpi di lupara e pistola, davanti al Santuario dei Santi Cosimo e Damiano, a Riace (RC), il 27 settembre 2009. Mentre in zona diluviava ed era in corso la festa patronale. La stessa fine, fece suo fratello Salvatore Vallelunga, assassinato il 15 giugno 2010, a Brognaturo, a colpi di fucile caricato a pallettoni. Domenico Salvatore


















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