La sharing economy contro la crisi
Baratto, noleggio, donazione, prestito, coabitazione, co-lavoro, nuovi modelli, spesso anche micro, basati sulla condivisione di beni, servizi, informazioni e competenze. Anche in Italia, sull'onda della crisi, l'economia collaborativa è diventata un fenomeno. La sharing economy sta cambiando la cultura del consumo e della produzione. Sposta il confine tra pubblico e privato ed è nei fatti l'aspetto bello, costruttivo della crisi economica, e in un momento di stallo dei consumi rappresenta nel suo essere reazione, un piccolo concreto motore economico.
Il fenomeno è vario e, come molte cose che accadono da alcuni anni a questa parte, senza una direzione unica, piuttosto un seme di cooperazione diffuso con varie modalità, avendo tutte per volano le opportunità del web. In sostanza è il 'social' riportato su un piano economico. Le parole che contano nel fenomeno sono varie: "sharing", la condivisione in senso stretto, "swapping" cioè il baratto, lo scambio di beni visto come nuova forma commerciale; e poi vi è il crowding, dall'inglese "crowd" folla, che è la pratica dove più persone si uniscono per creare un servizio o un prodotto, tramite idee creative in caso di crowdsourcing o tramite risorse economiche in caso di crowdfunding.
Complice la facilità di interazione offerta dalle nuove piattaforme digitali, le start-up che propongono servizi collaborativi stanno crescendo a ritmo sostenuto in tutto il mondo e negli ultimi anni si sono affacciate anche in Italia. L'economia collaborativa ha un mercato che nel 2012 in crescita negli USA e in UK pari al 1,3% del PIL che salirà al 15% entro 5 anni secondo le stime di collaborativeconsumption.org nello studio "The people who share". Lo studio rivela anche che il 64% degli adulti britannici pari a 32,5 milioni di persone ha dichiarato di prendere parte all'economia della collaborazione in maniera attiva. Negli Stati Uniti il 52% dei cittadini ha affittato o prestato i propri beni negli ultimi due anni e l'83% ha detto che farebbe altrettanto se fosse più facile.
In Italia il fenomeno cresce a ritmo sostenuto. Le piattaforme che offrono servizi collaborativi in Italia sono ad oggi più di 120, a cui se ne aggiungono 40 di crowdfunding e almeno 100 coworking. Si può passare infatti da beni materiali come la macchina fotografica, la bicicletta, il telefono a spazi come la casa (co-housing), una stanza o luoghi di lavoro; ci sono servizi collaborativi dove si scambiano idee, tempo, competenze e alcune volte anche denaro. Gli esempi sono svariati da Warmshowers, che offre ospitalità gratuita ai cicloturisti a GuestToGuest per scambiare gratuitamente casa. Poi c'è il mondo creativo e co-working di The Hub, una rete di spazi fisici dove imprenditori, creativi e professionisti possono accedere a risorse, lasciarsi ispirare dal lavoro di altri, condividere idee innovative, sviluppare relazioni utili e individuare opportunità di mercato. E' una società di capitali indipendente dedicata alla social innovation, un mondo neppure tanto utopistico di 'changemakers', persone che vogliono cambiare il mondo attraverso progetti nuovi.
Fare un giro nella sede di Milano o in quella di Roma a San Lorenzo di The Hub che proprio tra qualche giorno compie il suo primo anno di vita è rigenerante e non solo per i giovani appena usciti da scuole superiori o università ma anche per chi vuole ripartire. Nato nel 2005 in Gran Bretagna in Italia è anche in Trentino, in Sicilia, a Trieste, Bari e Firenze. April Rinne, uno dei massimi esperti internazionali di economia collaborativa sarà l'ospite d'onore il 29 di Sharitaly a Milano che farà il punto di questo fenomeno per la prima volta in Italia. Curato da Collaboriamo.org di Marta Mainieri (autrice di Collaboriamo! Come i social media ci aiutano a lavorare e a vivere meglio in tempo di crisi edito nel 2013 (Hoepli)), con il supporto scientifico e organizzativo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e della Fondazione Eni Enrico Mattei, che ospiteranno l'evento e il patrocinio di Asseprim, Sharitaly è anche un esperimento di "evento collaborativo": i principali servizi del settore attivi in Italia sostengono l'evento offrendo sconti attraverso una campagna di crowdfunding lanciata su Starteed.com.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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4 Commenti
La sharing economy, l'economia collaborativa, emerge dunque come un ottimo espediente per affrontare la crisi, un modo nuovo di fare, produrre società o meglio "societing".
RispondiEliminaInoltre dato che le pratiche collaborative vengono facilitate dall'ausilio degli strumenti digitali, questo dimostra come social innovation e innovazioni tecnologiche siano strettamente interdipendenti.
Condividere, fare insieme, produrre società, in una parola sola societing. La sharing economy rappresenta un ottimo mezzo per sopravvivere alla crisi. Il tutto, come detto da Josy Caiazzo, l'le nuove tecnologia facilitano i processi di social innovation.
RispondiEliminaE' attraverso il riappropriarsi di concetti che hanno da sempre caratterizzato il nostro vivere, come condivisione, cooperazione, dono, che molte realtà stanno cercando di superare la crisi, rappresentando di fatto un modello da seguire. La social innovation, il societing, le pratiche collaborative e quindi la sharing economy, insieme alle potenzialità dei digital devices, possono davvero essere le chiavi per un futuro migliore. Basta crederci!
RispondiEliminaIl societing è la strada maestra da percorrere, la social innovation il suo strumento principale!
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