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Il Melito batte il Motta (3-1) in seconda categoria,senza soffrire più di tanto e conquista il derby del Basso Jonio

Il team dream del presidente Rocco De Pietro, (14 reti in quattro partite), affonda i colpi con uno sgusciante bomber Inga, autore di una pregevole doppietta e lo scatenato "Kawasaki"- Zaccone,  che ha seminato il panico spesso e volentieri, nelle retrovie ospiti. Black spider Ritorto, ha calato la saracinesca nella ripresa, quando i locali hanno tirato i remi in barca, oramai paghi del risultato e consentito di fatto, gli equilibri più avanzati dei motticiani. Mister Mimmo Tripodi ed il suo vice, Silvio Malaspina, parlano la stessa lingua…vittoria netta, strameritata e qualità di gioco L'ambiente sta ritrovando serenità e consapevolezza dei propri mezzi. 
IL MELITO, "LIQUIDA" LA "PRATICA MOTTA" NEL PRIMO TEMPO, POI SI SIEDE ASPETTANDO GODOT, CHE NON ARRIVA E CONQUISTA IL DERBY DEL BASSO JONIO
L'equipe di Nino Callea, sta lavorando, ma non è ancora al top della forma. Mister Mauro Mansueto, fa quel che può, ma deve fare i conti con i numerosi infortuni, occorsi ai suoi giocatori, in questo scorcio di campionato. A Melito, ha trovato un osso duro da spolpare e si è dovuto arrendere. Un primo tempo rinunciatario? Forse, ma la squadra di casa ha azzeccato pure, l'approccio giusto; a differenza dei 'Motticiani', che tuttavia, non sono sicuramente rimasti sotto l'ombrellone. Mimmo Ambrogio, mordeva il freno…"In questo momento è tutto ciò che passa il convento. Sebbene nel secondo tempo, capitan Callea con una prodezza balistica abbia riaperto il match. Troppo poco per impensierire questo Melito
Domenico Salvatore

MELITO PORTO SALVO-Fa ancora caldo. L'estate di San Martino, tiene alta la temperatura e costringe i ragazzi a viaggiare con le maniche corte e le ragazze con la minigonna. Il Melito Futsal, ha recuperato quasi tutti gli organici ed è: in formazione completa e forma smagliante. In più il pubblico, spettatore dopo spettatore, si sta riavvicinando alla squadra. C'è tanta fame di pallone. I cicli, si sa, sono fatti per chiudersi e per riaprirsi. Una stagione si chiude ed un'altra si apre. Ma, ci sono team dream, che hanno dovuto aspettare quanto Robinson Crusoe, sull'isola fantasma alla foce dell'Orinoco, prima di risalire la corrente. Il glorioso, splendido, fantastico squadrone del Motta, che faceva tremare le vene dei polsi a squadre titolate e blasonate, si sgonfiato come un pallone punto da uno spillo. I castellani giallorossi, stanno attraversando una fase interlocutoria; se non di decadenza. A Motta il calcio a 11, non è più la disciplina regina; la sola ed unica attrattiva; il solo ed unico interesse agonistico. Assieme all'atletica leggera per la verità, galvanizzata dalla buon'anima di Ciccio Verduci. Sono maturate tante iniziative, in varie discipline sportive ed agonistiche:basket, volley, calcetto e via di seguito. Il general manager Mimmo Ambrogio, non può esclamare…"Francamente me ne infischio", come fece Rhett Butler con Rossella O'Hara in "Via col vento". Intanto, perché la passione, che lo contraddistingue(peraltro premiata con un riconoscimento nazionale della Figc) è sempre quella degli anni ruggenti. Ma poi anche, perché non possono mollare tutti, barca e vele. Come hanno fatto a Lazzaro. Ma nel gioco del calcio, non si vive di allori, di gloria e di prestigio. Sebbene comunque, la squadra marinara, si sia iscritta a partecipare almeno al Campionato di terza categoria. Sono tempi di vacche magre, spighe vuote, austerity e depauperismo. Non ci sono soldini da scialacquare e dilapidare. La spending review, impone di stringere la cintura. Una "cura dimagrante", che purtroppo, ha cancellato con un colpo di spugna tante belle, storiche realtà. Altre società di rango, con l'acqua alla gola, tirano quattro paghe per il lesso. 

Il Melito, non nuota nel lardo, come si diceva un tempo, ma può contare sull'apporto del vasto bacino; e su una grossa tradizione, che affonda negli Anni Venti e Trenta dello scorso secolo. In più ospita, ex campioni del calcio locale ancora appassionati; magari di veder calcare le scene ai figli e nipoti; se non con il sogno nel cassetto, ma non chiamatelo professionismo. Serve l'esperienza, ma anche la competenza e la professionalità. Sono dirigenti capaci e di lungo corso, come Bruno Mafrici, Saverio Pellicone, Silvio Malaspina, Ninetto Franco e via dicendo. Ragazzi della Via Paal, capaci di fare squadra e tesaurizzare le poche risorse economiche disponibili. Gente, abituata a muoversi nelle ristrettezze. Ma anche dirigenti esperti, astuti e scaltri, che sanno pescare i calciatori giusti al posto giusto. Avendo, come detto un'ampia possibilità di scelta e di selezione. Benchè serva comunque, un'abbondante aiuto della dea bendata. Anche da questa parte c'è basket, volley, ciclismo, amatori, calcetto sia al maschile, che al femminile, a parte le moderne tecnologìe che "prendono", come il computer, l'i-pad, l'i-phone e via di seguito. Poi, il costume cambia ed il trend pure. Lo stipendio non basta più, le tasse aumentano. I ragazzi, devono dedicarsi anche allo studio per sbarcare il lunario; se non in maniera esclusiva. Ma ora, tralasciamo le chiacchiere di bizolo, contrabbandate per sociologìa, antropologìa ed etnografia ed interessiamoci della partita. Parte bene il Melito, con un fraseggio persuasivo e convincente a centrocampo. 

Una movida, che stordisce, frastorna e confonde più del samba carioca. Il Motta stenta un attimino ad imporre le sue geometrie, ma non siamo sulla terra battuta. Le traiettorie ed i rimbalzi, non hanno gli stessi effetti. La Fisica, non è una scienza opinabile. Alla prima occasione e per la verità anche alla seconda, tuttavia il Melito ha fatto cilecca. Un po', il tallone d'Achille della formazione "argentina".  Al 12° però, in seguito ad azione corale e manovrata, la sogliola Inga, s'infila nel cuore della difesa e trafigge l'incolpevole Morabito con la sciabola di Cyrano di Bergerac. Si ripeterà al 5° del secondo tempo. Morabito cincischia come Lawrence in Inter-Liverpool; complice anche il difensore di fascia sinistra e"Joachin Peirò Lucas", rubacchia palla e segna; frutto di scaltrezza e intelligenza, di rapidità e tecnica… sbuca, da dietro, il piede sinistro di Peirò, che sposta abilmente il pallone, mettendolo fuori portata del portiere, poi, dopo due soli passi e prima che l' estremo difensore possa riscattarsi con un tuffo disperato, insacca nella porta sguarnita con il destro. In mezzo, la seconda marcatura biancazzurra di Francesco "Ciccio" Candito. Talento naturale, che ha militato anche in Eccellenza, che alla classe naturale, unisce l'umiltà. Di questi elementi ha bisogno la città di Melito per rinverdire gli allori. La matricola melitese, per sognare e far sognare. 

Con il 3-0 in cassaforte, il trainer Domenico Tripodi "Mimmo" per gli amici, tira i remi in barca, pago del risultato e se ne va a pesca sui monti. Mister Mansueto non ci sta. Rumoreggia come il Niagara Falls sotto il Ponte dell'Arcobaleno. Urla come Luciano Pavarotti a "Alla Scala" di Milano in" E lucean le stelle". Sbatacchia i suoi come le campane di Fra Martino.  Il Motta, non è un'armata brancaleone di  ronzini e brocchi, né il trainer si sente don Chisciotte contro i mulini a vento. Gli effetti speciali arrivano, ma non sono quelli di Jurassic Park. Tuttavia,  il bomber Callea, vecchia volpe dei campi di gioco,  sebbene con le polveri bagnate, estrae il coniglio dal cilindro meglio di Mandrake. Un preziosismo alla Mortensen, che ha deliziato la platea e ipnotizzato l'incolpevole Ritorto. Un pallone imprendibile sul quale, si avventa come la mangusta sul serpente con gli occhiali. Il pallone, carambola alla base interna del palo e rotola beffardo in fondo al sacco. Il Melito accusa il colpo e in debito di ossigeno, boccheggia stordito ed in apnea. Qui, si vede il grande lavoro del preparatore dei portieri, Ninetto Franco, inteso l'Inglese. Un apporto molto importante. Sono minuti decisivi per le sorti del match. Gli ospiti, prendono in mano il boccino dell'incontro; fanno la partita. Glielo impone l'economia della gara; se non la filosofìa. I padroni di casa, si muovono goffamente ed impacciati, come se fossero attanagliati dalle sabbie mobili. 

Chi mastica pallone e calcio, conosce bene questi momenti delicati, in cui può succedere di tutto; essere ribaltato qualsiasi risultato. Il Melito stesso, per esempio avrebbe dovuto vincere le prime due gare per volume di gioco, occasioni da rete e pressione...arteriosa. Invece, le ha perse malamente; e con pesanti passivi sul groppone. L'uomoragno Ritorto, diventa decisivo agli effetti del risultato, con tre interventi consecutivi da campione. In uno dei quali riporta anche la peggio. Passata la buriana, il Melito, riprende le redini del gioco e gestisce alla grande il resto della gara, senza colpo ferire. In questo, hanno ragione Rocco De Pietro, ma soprattutto, 'Mico'Tripodi e Silvio Malaspina. Nel primo tempo il Melito, ha recitato la parte della cicala canterina, mancando quattro o cinque facili occasioni; se non abbiamo avuto le traveggole. Ancora non ci sono ambizioni di sorta, questo è vero; a meno che non ritorni al comunale "Saverio Spinella", con un ricco bottino dalle successive due trasferte di Melicucco e Bagaldi; ma d'ora in avanti bisognerà essere più cinici sotto porta. Silvio Malaspina, fa notare la crescita delle punte di diamante, Zaccone ed Inga. Mister Tripodi quella di Ielo ed Errigo. Ninetto Franco si crogiola coi portieri, ma lascia spazio anche agli altri componenti del bel giocattolo. Troppo presto per tirare conclusioni frettolose. Ci sembra più opportuno parlarne sotto l'albero di Natale, allorquando le squadre che per ora giocano a nascondino, mostreranno i loro denti ed i loro muscoli; e scopriranno gli altarini. Sebbene, ci sembra di poter dire, che questo Melito, potrebbe (il condizionale è d'obbligo) inserirsi in qualche contesto. 

Tipo i play-off. Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Il Motta di oggi, con tutto rispetto per Callea, Mansueto ed Ambrogio, non ci sembra un valido banco di prova, per le aspirazioni melitesi. Ma faremmo un torto all'arbitro Giovanni Idone, figlio d'arte, senza dare a Cesare ciò che è di Cesare (Reddite quae sunt Caesaris Caesari et quae sunt Dei Deo). La "giacchetta nera" a nostro avviso è stata, il miglior uomo in campo. Ma non pretendiamo di essere la bocca della verità; né di avere la verità in tasca. Noi, abbiamo visto all'opera, per dirla tutta, il prototipo dell'arbitro modello: velocità; senso della posizione; conoscenza ed applicazione del regolamento; occhio di  poiana dalla coda rossa; passo di  ghepardo; dialogo con i giocatori e le panchine; carisma ed autorevolezza; polso di acciaio inox 18-10. Con questo bagaglio, si può "tranquillamente" stare con Daniele, nella fossa dei leoni. Come tutti sanno, le "mammolette" cascano in area, meglio di uno stunt-man; e spesso inducono l'arbitro all'errore, facendo però imbufalire i tifosi della parte lesa. Ed hanno pure la faccia tosta di protestare, ma non prendono il Premio Oscar per il miglior attore non protagonista. Al massimo, una sonora pernacchia. 

Nemmeno la Palma d'oro al festival di Cannes, quando vanno ruzzoloni e compiendo gratuite capriole, lunghi e distesi sul prato; "feriti" a morte ed accusando disastri e catastrofi; salvo a rialzarsi e scodinzolare come gazzelle, dopo che l'arbitro, ma non chiamatelo allocco e gonzo, gli avrà concesso il fallo e sventolato un cartellino all'avversario. Il danno oltre alla beffa, perché l'ammonizione ci stava come i cavoli a merenda. Non è nemmeno raro, vedere cialtroni in pantaloncini, maglietta e calzettoni, se non bamboccioni, fannulloni e mammoni, invocare la concessione di un fallo laterale inesistente e grossolano. Una cosa ci ha colpiti. Per Giovanni Idone, la distanza della barriera sui calci piazzati, non è un optional. Il regolamento prescrive nove metri e quindici centimetri dal pallone. Non cinque o sei, che diventano ridicolmente quattro; e diciamo, "quattro", quando la barriera, furbescamente avanza, verso la palla. Una sola volta in tanti anni, ci è capitato di vedere un arbitro, ammonire tutti i giocatori in barriera (sei). Quel direttore di gara, è approdato molto in alto in carriera; arrivando anche in serie A. Logicamente, perché aveva i numeri giusti ed il talento naturale. Il diciottenne (ancora da compiere) Idone, ha già esordito in Promozione e presto sarà in Eccellenza. 

Amici lettori, vi abbiamo parlato tante volte di brocchi, ronzino ed asini calzati e vestiti, buoni per le partitelle fra scapoli ed ammogliati o per i tornei della sagre paesane. Con la stessa serenità d'animo vi segnaliamo un "signor arbitro". Ma non pretendiamo di spacciare per verità assoluta, la nostra opinione, sic et simpliciter, alla quale non abbiamo mai rinunziato, per nessuna ragione al mondo. Altra nota positiva, la presenza di una folta tifoseria, che si sta appassionando, sempre più. Fattore importante, qualora dovessero maturare, ambizioni di classifica. Annotiamo pure che la quasi totalità dei calciatori della rosa, siano "prodotti locali". La "Calcistica Spinella" di Nicola Liguori, Saverio Pansera, Pasquale Macheda, Andrea Manti & soci, ed oggi Giuseppe Vadalà, senza nulla togliere alle altre scuole, ha fatto un buon lavoro in questi decenni. I campioncini, partono dai primi calci e dai "pulcini". Abbiamo sentito spesso e volentieri, anche, udite, udite, spontanei e scroscianti applausi a scena aperta. E poi…criticano il pubblico melitese, perché è "freddo e distaccato". Speriamo, che non sia un difetto del nostro udito. Domenico Salvatore

Il tabellino di  Dosa
Melito-Motta 3-1
Melito:Ritorto 8, Tripodi 8, Ielo 9, Gullì 8, Calabrò 8, Candito 9, Verduci 8, Pulitanò 9, Inga 10, Iamonte 8, Zaccone 10
In panchina, Candito Claudio, Baccellieri, Pizzi, Pansera S.
Sostituzioni: Latella, Errigo, Russo
Allenatore, Domenico Tripodi 10
Presidente, Rocco De Pietro 10
Motta: Morabito 5, Vinci 5,5, Pacchiano 5,5, Bevilacqua 5,5, Marrara 6, Luvarà 5,5, Ripepi 5,5, Cagliostro 5,5, Callea 7, Spanò 5,5, Artuso 5,5
In panchina, Marino, Caserta, Ambrogio, Fiumanò
Sostituzioni, Domenico Calabrò, Carmelo Calabrò, Palamara
Allenatore, Mauro Mansueto 7
Presidente, Antonino Callea s.v.
Marcatore, 12 p.t. Inga, 31 p.t. Candito, 5 s.t. Inga, 25 s.t. Callea
Arbitro, Giovanni Idone di Reggio Calabria, 10
Angoli 3-4, punizioni 14-13, rimesse laterali 16-12
Ammoniti, Marrara e Ripepi per il Motta,  Candito per il Melito

Domenico Salvatore

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