Fabrizio De André. Il poeta che ha la voce della poesia e delle letterature oltre le accademie e la cattedre… Anche di questo parlerò nell'incontro dedicato a De André a Taranto il prossimo 8 novembre
di Pierfranco Bruni
Qual è il punto di contatto tra il testo poetico di Fabrizio De André e la poesia come elemento letterario? Un interrogativo che, nel corso di anni lunghi, mi ha sempre accompagnato. La risposta l'ho data in più occasione, ma soprattutto nelle tre edizione del mio saggio dedicato, appunto, al De André "cantico del sognatore mediterraneo", nelle mie numerose conferenze, in Italia e all'estero, sul rapporto tra canzone e poesia e, ora, nel mio recentissimo libro su "Franco Califano. Sulla punta di una matita non sono passati secoli" (Il Coscile).
A mio avviso l'interrogativo può essere dissolto. Già, per la Rizzoli nel 2007, nel libro "Volammo davvero", insieme ad altri studiosi, scrissi un saggio nel quale creavo un legame tra la poesia di Pavese, di Lee Master e di De André.
Creare un legame! Anzi, il legame esiste. Io ho cercato soltanto di rappresentarlo e di dimostrare come il testo di De André è profondfamenete una parola poetica. Il dibattito, mai risolto, tra la cosiddetta "canzone d'autore" e poesia, resta un dibattito inutile e, in molte occasioni, banali.
Si lavora sui linguaggi. È vero che c'è un linguaggio della parola e un linguaggio della musica. Ma fare una distinzione tra canzone e poesia, come tuttora avviene, è di una inutilità spregiudicata. È come se dicessimo che Saffo non è poesia, che Petrarca è canzonettiere insieme a Saba, che Pavese ha distrutto la tradizione poetica con il mazzo delle sue ultime poesie ed è come relegassimo Prévert a canzonettista di una Parigi e Bretagna soltanto allegorica. Ma è anche è come se dessimo al Poliziano la licenza di non poeta e dicessimo che la Ballata non rientra nei "canoni" delle poetiche.
Insomma il discorso non regge se si insiste sulla differenza tra testo di una canzone che la le sue caratteristiche poetiche e una poesia definita pura. Io sto con Pasolini. Su questo non ci sono dubbi. Non posso condividere le affermazioni di Maurizio Cucchi che taglia in due il testo tra una canzone e la poesia. La parola è poesia nel madrigale come è nel sonetto. Da De André a Califano ci sono incisi fondamentali che recuperano addirittura la tradizione del verso al linguaggio poetico. Si recupera, tra l'altro, anche il frammentismo.
D'altronde da Ungaretti a Quasimodo si è creato un gioco tra il verso e la musica, basti pensare all'Ungaretti che intrattiene rapporti con la canzone ispana. Salvatore Di Giacomo ha dato un senso poetico alla sua canzone attraverso le metafore. Non possiamo creare separazioni. Il Luigi Tenco della parola sofferta è nel Rocco Scotellaro dolorante e viceversa. Il Sergio Endrigo del "girotondo" è uno scavo nell'ironico gioco della parola. Il Franco Simone dei "pugni chiusi" è l'estremo limite della parola negata all'amante.
De André resta centrale. Continua ad essere centrale in un viaggio che va dagli anni Sessanta sino a Vinicio Capossela, che è l'interprete di un Futurismo accentuato insieme a Paolo Conte. Capossela è Futurismo. Basta ascoltare sì la sua musica, ma soprattutto il quadro dei linguaggi che utilizza.
C'è un impasto a griglia tra la canzone e la letteratura. È chiaro che sono i testi che bisogna porre nel gioco di questa griglia e non può esistere una poesia dei "laureati" alla accademia del linguaggio poetico, l'incastro montaliano oggi non regge, e una poesia dei "letterati".
De André è un letterato. Da "Marinella" (Ronsard è di casa) sino al suo legame con lo scrittore colombiano Alvaro Mutis passando attraverso Prévert e la poesia francese del tardo Ottocento sino alla Scapigliatura, resta, senza alcun indugio, un punto di riferimento che filtra il Modugno della rottura con lo stile popolare "di "Grazie dei fiori…". Modugno usa le metafore che verranno proiettate negli anni Sessanta – Ottanta. De André è nel Vecchione che ama Pessoa, Pascoli e Penna, ma anche nel Battiato – Sgalambro che gioca tra gli Orienti del Mediterraneo già dentro il viaggiare mediterraneo di De André. Il Don Baky delle "nostalgie" recupera un Neruda del Canto d'amore trascinato sino al Tenco di Cammariere a cominciare dal Guccini, che studia il contatto tra il verbo da usare e l'immagine. Possiamo non dire poeta Guccini?
Finiamola di discutere sul nulla del rapporto o non rapporto tra testo di una canzone e poesia. Se in una canzone c'è poesia la si respira subito. Mogol cosa è? Cosa è stato? È stato un autore di canzone ma è stato ed è soprattutto un poeta. Sono esempi in una geografia in cui è impossibile fare distinzioni tout court. Gli autori che qui ho citato sono poeti. Dobbiamo cercare di entrare in un processo che è letterario ma anche antropologico.
La poesia è liricità, metafora, canto? Dalla Grecia – Roma sino al Catullo di Biagio Antonacci. Non mettiamoci in cattedra per fare lezioni. Molti testi di Antonacci sono poesia.
De André, dunque, resta centrale in questo percorso. È stato poeta nel corso della sua vita. Lo è se non smettiamo, come non riusciamo ad allontanarci dalla sua parola, di ascoltarlo e di vivere le sue parole nel mosaico dei linguaggi che restano.
Per me è stato un riferimento. Mi ha dato molto più De André che le noiose cantiche di un Duecento (pre e post medioevale italiano) che non ho mai sentito appartenere alla mia esistenza, alla mia anima, al mio inquieto trascorrere la vita e la morte dei giorni. Anche di questo parlerò nel mio incontro dedicato a Fabrizio De André il prossimo 8 novembre a Taranto.
Può essere un'eresia, una provocazione, una robustezza del superamento della debolezza scolastica? Sono felice di non aver ascoltato e seguito la debolezza dei canoni scolastici… La si prenda come si vuole. Ogni leggerezza dell'essere è il luogo della metafisica dell'anima.
Da De André a Califano: il brano della poesia è un viaggio di sapienti senza cattedre… Forse anche per questo per "Tutto il resto è noia…" Franco Califano è stato insignito, dall'Università di New York, della laurea honoris causa in Filosofia. Ma tutto il resto del dibattito è veramente noioso.
Senza De André e gli autori qui citati la poesia italiana, già negli anni Sessanta, avrebbe rotto completamente con la tradizione linguistica … Più volte di questo ne ho discusso con Dori Grezzi, custode del viaggio umano e poetico di Fabrizio De André.
Dori Gezzi e Pierfranco Bruni
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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1 Commenti
Si riferiva forse a "Pugni chiusi" (del 1967 di Luciano Beretta, Ricky Gianco e Gianni Dall'Aglio)? Per errore sia nel significato che nel titolo, non sono assolutamente d'accordo sulla sua frase "Il Franco Simone dei "pugni chiusi" è l'estremo limite della parola negata all'amante.", perché la poesia di Franco Simone nella canzone dal titolo esatto "Con gli occhi chiusi (e i pugni stretti)" (scritta nel 1972 e vincitrice il Festival di Castrocaro), racconta di una storia d'amore passionale giovanile in cui un ragazzo soffre ancora per il ricordo di una ragazza amata, che fu però insensibile al suo cuore sincero innamorato. Riporto il bel testo di Franco Simone e il video in cui canta questa stupenda canzone.
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/watch?v=XZeRxLMGnqU
"Con gli occhi chiusi (e i pugni stretti)"
Ti piaceva solo far l'amore
li nella pineta
li non ti annoiavi mai
ti sentivi il fuoco nelle vene
quando io ti amavo
quando ti stringevo a me
ti piaceva solo far l'amore
ero innamorato
e non mi accorgevo mai
che con gli occhi chiusi
con il fuoco dentro
e con i pugni stretti
non vedevi mai
mai
mai mai mai
l'amore mio
l'amore mio
l'amore mio
povero amore
nelle tue mani
tu lo soffocavi
con le mani
le tue mani
Ti è bastato solo qualche giorno
per poter rifare a un'altro
quei discorsi tuoi
chiudi gli occhi ancora
con il fuoco dentro
stringi i pugni ancora
ora tocca a lui.
Ti piaceva solo far l'amore
ero innamorato
e non mi accorgevo mai
che con gli occhi chiusi
con il fuoco dentro
e con i pugni stretti
non vedevi mai
mai
mai mai mai
l'amore mio
l'amore mio
l'amore mio
povero amore
nelle tue mani
tu lo soffocavi
con le mani
le tue mani.
Son tornato lì nella pineta
ed ho chiesto scusa
si l'ho fatto io per te
per le offese fatte all'erba verde
al vento ed alle ombre
a tutti gli alberi che sai
l'amore mio
l'amore mio
l'amore mio
povero amore mio
l'amore mio... mio
povero amore mio
l'amore mio