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La tragedia di Raffaele Caserta,Una fiaccolata per pregare, ricordare e riflettere

Un altro mazzo di fiori ed un’edicola sulla “statale della morte”. L’invocazione e la preghiera del parroco don Giovanni Zampaglione. Ma Raffaele Caserta, vivrà per sempre nei nostri cuori. Il calvario della mamma; lo strazio dei parenti
QUELLA FIACCOLATA DI ROGHUDI CONTRO LA STATALE JONICA 106
Domenico Salvatore



“ –Raffaele, che ti preparo oggi, spaghetti al pomodoro, una cotoletta, due polpettine…-Mamma, che hai oggi? Ti senti bene, hai bisogno di qualche cosa?- Raffaele, non rientrare tardi, lo sai che non dormo, se non ti vedo!-Mamma, stasera mi vedo la televisione con te, sei contenta? –Raffaele gli anni passano per tutti ed io sono vecchia. Vorrei che tu…-Ma che dici mamma, tu sei giovane e forte, che discorsi sono questi?”. Toto Cutugno dice…”Due braccia grandi/ per abbandonarmi dentro/ se la notte avevo un po' paura/ Occhi profondi/ per cui ero un libro aperto/ senza dire neanche una parola/ Aveva mille modi buoni per svegliarmi/ quando non volevo andare a scuola/ E mi chiedevo mentre le guardavo i piedi/ questo angelo perche' non vola/ le mamme sognano/ le mamme invecchiano/ le mamme si amano/ ma ti amano di piu/' E cosi' piccolo/ io avrei affrontato il mondo/ guai a chi si avvicina e chi la tocca/ E che parole dolci/ come quelle torte al forno/ che veniva l'acquolina in bocca/ Mi rimboccava fino al naso le coperte/ se pioveva avevo un po' paura/ E mi tuffavo nel suo letto/ a braccia aperte/ ad ogni tuono forte mi stringeva/. Dinamiche comportamentali di tutti i giorni; dialoghi immaginari. Una fiaccolata. Ma la statale della morte o statale jonica, 106, non può essere additata come la causa di tutti i decessi, i feriti ed i danni alle cose; comunque degli incidenti stradali. Un comodo alibi. Un parafulmini.

Un capro espiatorio. In realtà dietro un incidente si nascondono tantissime con-cause spiegabili. Ed altre inspiegabili; se non arcane e misteriose. Potremmo abbozzare…alta velocità e perfino la media e la bassa; errore umano; errore meccanico; errore strutturale; distrazione fatale; abbaglio; errore di valutazione; gomme lisce; scoppio improvviso di una gomma, fanali e fanalini difettosi; sportelli difettosi; pneumatici sgonfi o troppo gonfiati; carreggiata difettosa; selciato deformato; curva pericolosa e piena di cespugli; fango o ciottoli o sabbia sulla strada, non segnalati; un animale che taglia improvvisamente la strada; un utente della strada che non tiene la destra; un automobilista che perde il controllo, perché nervoso o ubriaco e ci viene addosso, se non per altra causa; difetto della vista; prescrizione degli occhiali, ma chissenefrega! Sbalzo di temperatura; calo di pressione o di zuccheri; stanchezza; irritabilità; improvviso cedimento della cinghia della distribuzione, se non della batteria, mancato allacciamento della cintura e via di questo passo. Inutile chiedersi, perché proprio Raffaele Caserta, in quel punto, ora, giorno, mese ed anno. Serve a qualcosa prendersela con il destino, il fato, la sfortuna, la coincidenza, il caso? Una fiaccolata, un’altra ed un’altra ancora. Per protestare, per pregare, per riflettere, per meditare, per invocare chi e che cosa.

Le stesse parole di prima. Di quando non c’era il sottopasso. Gl’incidenti stradali c’erano stati e quelli senza il morto pure. Come oggi del resto. Prima e dopo, del bivio per Roghudi o per San Leonardo. Quelle proteste, anche di piazza, dopo i morti ed i feriti, sono servite a salvare altre vite; ad aumentare la prudenza; a far progettare e costruire il sottopasso, surrogato della rotonda. Ricordiamo bene, anche perché lo abbiamo scritto e descritto sulla carta stampata, scripta manent, verba volant, quel che si diceva allora…”Tutta colpa del bivio della morte; con il sottopasso non ci saranno più vittime…”. Ma l’uomo non ha la memoria di Giovanni Pico della Mirandola e spesso dimentica…”Memoria minuitur nisi eam exerceas”. Muore chi nasce, scriveva Giacomo Leopardi, che interrogava la luna…” Nasce l'uomo a fatica,/ Ed è rischio di morte il nascimento./Prova pena e tormento/ Per prima cosa; e in sul principio stesso/ La madre e il genitore/ Il prende a consolar dell'esser nato./Poi che crescendo viene,/L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre/Con atti e con parole/Studiasi fargli core,/E consolarlo dell'umano stato:/Altro ufficio più grato/Non si fa da parenti alla lor prole./Ma perchè dare al sole,/Perchè reggere in vita/Chi poi di quella consolar convenga?/Se la vita è sventura,/Perchè da noi si dura?/Intatta luna, tale/E' lo stato mortale./Ma tu mortal non sei,/E forse del mio dir poco ti cale/….”.

Il parroco don Giovanni Zampaglione, nonostante la sua professione, vocazione o mestiere, e la sia pur breve esperienza, stenta un attimino a controllare le emozioni:”Fratelli e sorelle, siamo qui, questa sera per pregare per Raffaele, ma anche per Nunzio, per Fortunato e tutti gli altri. La fiaccolata si articolerà così…”. In testa al corteo, ci sono anche: il sindaco, dottor Agostino Zavettieri, gli assessori, i consiglieri, i Carabinieri e tutti i parenti vicini e lontani di Raffaele. Uno striscione con la sua immagine ed un altro paio scritti a mano sulla stoffa bianca. Poi tutti gli altri che mano mano accendono le fiaccole e si snodano lentamente verso il bivio di Roghudi o di Melito. C’è Fabio Caserta, capitano della Juve Stabia (serie B di calcio a 11); ci sono i familiari, amici, parenti e conoscenti; semplici curiosi o cittadini dei due centri. Si prega, ma si commenta anche. Soprattutto sulla dinamica del sinistro. La manifestazione si svolge nel massimo ordine e non il dovuto silenzio. Grazie ai carabinieri della locale stazione e del Nucleo Radiomobile diretto dal tenente Domenico Conigliaro, coordinato dal capitano Gennaro Cascone, comandante della Compagnia di Melito Porto Salvo. Il corteo giunge all’imbocco del sottopasso. Si stacca la mamma, Marisa Pace, assieme ai congiunti più stretti e vanno a deporre dei fiori sul punto dove è “atterrato” Raffaele, dopo un volo di parecchi metri.

Dopo aver superato il “Gran Canyon” di Roghudi. I primi soccorsi videro la macchina (una Fiat Panda) sotto il ponte, in mezzo alla strada; forse aveva toccato il muro opposto penzolando con le ruote in precario equilibrio; dentro l’abitacolo o meglio dentro il groviglio di lamiere stropicciate ed accartocciate, la ragazza (Claudia Ramona) con la cintura ancora allacciata. Gli utenti accorsi spaventati sul posto, ignoravano che dentro l’automobile viaggiasse anche Raffaele. Qualcheduno, riconobbe il borsello sul tetto della macchina  ed anche l’autovettura, benché ammaccata ed in pezzi e cominciò a “rovistare” in mezzo ai terrapieni al di qua ed al di là del ponte, alla frenetica e disperata ricerca del passeggero mancante, nel buio della notte; la speranza di ritrovarlo vivo. Telefonini impazziti, il  roteare dei lampeggianti azzurrognoli delle “pantere” e delle “gazzelle”dei Carabinieri, della Polizia, dell’ambulanza del 118, del furgone dell’Anas, dei camion dei Vigili del Fuoco, urla di dolore e di strazio, incredulità,  scoramento, angoscia, affanno, sofferenza. Poi lo strazio agli Ospedali Riuniti, i funerali, la fiaccolata, la messa e così via. Una corona di fiori, un “cuscino”, un fascio di fiori sul luogo della disgrazia. Altro dolore. La mamma che sviene durante il tragitto. Una ragazzina che non resiste allo stress, all’ansia, alle emozioni e crolla. Altri ululati di sirena. Poi tutti dentro la chiesa di Roghudi.

Il ringraziamento della famiglia. Parla Fabio Caserta. Pensa di farcela, ma poi sprofonda nel pianto a dirotto incontenibile. Così Nino. Così Gaetano Pace, lo zio che s’inginocchia ai piedi dello striscione con l’immagine di Raffaele…”Ciao angelo, che fai lassù?”. La mamma, annichilita dal dolore, demolita dall’angoscia, è l’immagine della Madonna Addolorata sopra il Golgota. E  Gesù, che si materializza…”Donna ecco tuo figlio”. Ed a Giovanni…”Figlio, ecco tua madre” . La gente accorre ammutolita ed angosciata, quasi stralunata, abbraccia i dolenti… Ciao Raffaele…“In Paradiso ti accompagnino gli angeli,/al tuo arrivo ti accolgano i martiri,/e ti conducano nella santa Gerusalemme./Ti accolga il coro degli angeli,/e con Lazzaro povero in terra/tu possa godere il riposo eterno nel cielo./Io sono la risurrezione e la vita./Chi crede in me anche se muore vivrà;/e chiunque vive e crede in me,/non morrà in eterno./Apritemi le porte della giustizia:/entrerò e renderò grazie al Signore./Questa è la porta del Signore/per essa entrano i giusti./Celebrate il Signore, perché è buono;/perché eterna è la sua misericordia./. Aut…Nelle tue mani, Padre clementissimo, /consegniamo l’anima del-la nostro-a  fratello-sorella / con la sicura speranza che risorgerà nell’ultimo giorno/insieme a tutti i morti in Cristo./Ti rendiamo grazie, o Signore,/per tutti i benefici che gli hai dato in questa vita,(come segno della tua bontà/e della comunione dei santi in Cristo./Nella tua misericordia senza limiti,/aprigli le porte del paradiso;/e a noi che restiamo quaggiù/dona la tua consolazione con le parole della fede,/fino al giorno in cui, tutti riuniti in Cristo,/potremo vivere sempre con te nella gioia eterna./Per Cristo nostro Signore./. …

Io sono la risurrezione e la vita; Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. Poi tutti a casa. Tenteremo di smaltire la tristezza che attanaglia i nostri cuori; che avvelena la nostra anima. La routine quotidiana, ma non chiamatela assuefazione ci avvolgerà di nuovo e torneremo a vivere; se non a sopravvivere. Ma nessuno mai, potrà dimenticare il sorriso solare, la bontà, la simpatia, l’affetto, la disponibilità, la dolcezza, la sensibilità di Raffaele, il ragazzo sereno della porta accanto. Melitoonline-Mnews.it esprime ancora una volta, cordoglio e vicinanza ai parenti e familiari. Domenico Salvatore

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