Reggio Calabria 12 settembre 2013 - "Credo che la clamorosa dichiarazione di Parolini debba fare riflettere.
In particolare il fatto che addirittura il presidente del comitato contrario all'iniziativa " si all'energia pulita senza carbone" affermi: «Personalmente non sono molto favorevole alle centrali a carbone...» in realtà fa un certo effetto della serie: "se non sono convinti neanche loro che sostengono l'investimento un motivo ci sarà"...
La stessa proposta che il Governo ha voluto inserire nel referendum" Nessun nuovo investimento in centrali a carbone senza una riduzione sostanziale di CO2" indica sostanzialmente al Canton dei Grigioni il no per il futuro( "nessun nuovo investimento") al Carbone proponendo però di salvaguardare l'unico investimento attuale, cioè Saline Ioniche. Tanto i guai sono soprattutto dei calabresi che non sono a parere loro nelle condizioni di rifiutare nulla...
Peraltro l'affermazione seguente di Parolini - continua Barillà - secondo cui "la politica non deve immischiarsi retroattivamente nelle attività di un’azienda..." va facilmente rovesciata (in riferimento anche alla recente conferenza stampa di Repower): "un'azienda non deve cercare di condizionare, "pro domo sua" e a urne quasi aperte, quindi in modo scorretto, le libere scelte di politica energetica del Canton dei Grigioni. Peraltro, il fatto che i cittadini del Grigione chiamati al voto siano praticamente soci di maggioranza nella stessa società( Il Canton dei Grigioni detiene la quota di maggioranza delle azioni in Repower ), legittima semmai ancora di più il loro diritto di indirizzarne le scelte a tutela sia dell'Azienda che del Cantone ( e un pò anche della Calabria) chiedendo di rinunciare all'investimento sul carbone e impiegare i soldi per investimenti puliti.
Cosa altro deve accadere - concude Nuccio Barillà - per non capire che ai i sostenitori svizzeri della Centrale stanno a cuore solo gli interessi dell'Azienda piuttosto che l'integrità del territorio, l'occupazione e la salute degli abitanti dell'Area Grecanica, con cui questi interessi palesemente contrastano? " Questa la dichiarazione di Nuccio Barillà, dirigente nazionale di Legambiente
Di seguito l'articolo pubblicato da Andrea Tognina, swissinfo.ch
In particolare il fatto che addirittura il presidente del comitato contrario all'iniziativa " si all'energia pulita senza carbone" affermi: «Personalmente non sono molto favorevole alle centrali a carbone...» in realtà fa un certo effetto della serie: "se non sono convinti neanche loro che sostengono l'investimento un motivo ci sarà"...
La stessa proposta che il Governo ha voluto inserire nel referendum" Nessun nuovo investimento in centrali a carbone senza una riduzione sostanziale di CO2" indica sostanzialmente al Canton dei Grigioni il no per il futuro( "nessun nuovo investimento") al Carbone proponendo però di salvaguardare l'unico investimento attuale, cioè Saline Ioniche. Tanto i guai sono soprattutto dei calabresi che non sono a parere loro nelle condizioni di rifiutare nulla...
Peraltro l'affermazione seguente di Parolini - continua Barillà - secondo cui "la politica non deve immischiarsi retroattivamente nelle attività di un’azienda..." va facilmente rovesciata (in riferimento anche alla recente conferenza stampa di Repower): "un'azienda non deve cercare di condizionare, "pro domo sua" e a urne quasi aperte, quindi in modo scorretto, le libere scelte di politica energetica del Canton dei Grigioni. Peraltro, il fatto che i cittadini del Grigione chiamati al voto siano praticamente soci di maggioranza nella stessa società( Il Canton dei Grigioni detiene la quota di maggioranza delle azioni in Repower ), legittima semmai ancora di più il loro diritto di indirizzarne le scelte a tutela sia dell'Azienda che del Cantone ( e un pò anche della Calabria) chiedendo di rinunciare all'investimento sul carbone e impiegare i soldi per investimenti puliti.
Cosa altro deve accadere - concude Nuccio Barillà - per non capire che ai i sostenitori svizzeri della Centrale stanno a cuore solo gli interessi dell'Azienda piuttosto che l'integrità del territorio, l'occupazione e la salute degli abitanti dell'Area Grecanica, con cui questi interessi palesemente contrastano? " Questa la dichiarazione di Nuccio Barillà, dirigente nazionale di Legambiente
Di seguito l'articolo pubblicato da Andrea Tognina, swissinfo.ch
Di Andrea Tognina, swissinfo.ch
10 settembre 2013 - 15:50
10 settembre 2013 - 15:50
Nel canton Grigioni si vota il 22 settembre su un’iniziativa
popolare che vuole impedire ad aziende a partecipazione pubblica di investire
in centrali a carbone. Pomo della discordia è un progetto dell’azienda svizzera
Repower nella località calabrese di Saline Joniche.
Il progetto è già da alcuni anni al centro di accese
discussioni, sia in Svizzera, sia in Italia: la SEI, un’azienda italiana
controllata dalla multinazionale grigionese Repower, vuole costruire a Saline
Joniche, in provincia di Reggio Calabria, una centrale termoelettrica a carbone
da 1320 megawatt.
Diversificazione energetica
Repower, il cui azionista di maggioranza è il canton
Grigioni, è da tempo presente sul mercato dell’energia italiano, mercato che
contribuisce a più del 50% del suo fatturato, ed è tra le prime fornitrici di
energia alle piccole e medie imprese della penisola.
La centrale di Saline Joniche dovrebbe servire a diversificare il suo portafoglio italiano, che comprende anche impianti a gas ed eolici, garantendo la produzione di energia a basso costo, da rivendere sul mercato locale.
«L’Italia è fortemente dipendente dal gas», afferma Kurt Bobst, amministratore delegato di Repower. «Nelle energie rinnovabili si fa già molto e il potenziale idroelettrico è quasi esaurito. Quindi rimane solo il carbone per garantire una produzione continua di energia».
La centrale di Saline Joniche dovrebbe servire a diversificare il suo portafoglio italiano, che comprende anche impianti a gas ed eolici, garantendo la produzione di energia a basso costo, da rivendere sul mercato locale.
«L’Italia è fortemente dipendente dal gas», afferma Kurt Bobst, amministratore delegato di Repower. «Nelle energie rinnovabili si fa già molto e il potenziale idroelettrico è quasi esaurito. Quindi rimane solo il carbone per garantire una produzione continua di energia».
Repower
La Repower è nata nel 1904, con il nome di Forze Motrici
Brusio, azienda attiva nella produzione di energia idroelettrica in Val
Poschiavo, nel canton Grigioni.
Oggi Repower è attiva a livello internazionale in tutta la filiera elettrica, dalla produzione al trasporto e al commercio di energia. Il gruppo dispone di centrali proprie in Svizzera (idroelettrico), in Italia (gas ed eolico) e in Germania (eolico) ed è presente anche in Romania.
Dal marzo 2013 il 58,3% delle azioni di Repower è detenuta dal Canton Grigioni, il 33,7% dal gruppo Axpo, attivo nel settore dell’energia. In precedenza il 24,6% delle azioni apparteneva ad Alpiq, altra grande azienda energetica svizzera, il 46% al cantone e il 31,4% ad Axpo.
A medio termine canton Grigioni e Axpo vorrebbero nuovamente ridurre la loro quota.
Oggi Repower è attiva a livello internazionale in tutta la filiera elettrica, dalla produzione al trasporto e al commercio di energia. Il gruppo dispone di centrali proprie in Svizzera (idroelettrico), in Italia (gas ed eolico) e in Germania (eolico) ed è presente anche in Romania.
Dal marzo 2013 il 58,3% delle azioni di Repower è detenuta dal Canton Grigioni, il 33,7% dal gruppo Axpo, attivo nel settore dell’energia. In precedenza il 24,6% delle azioni apparteneva ad Alpiq, altra grande azienda energetica svizzera, il 46% al cantone e il 31,4% ad Axpo.
A medio termine canton Grigioni e Axpo vorrebbero nuovamente ridurre la loro quota.
Voci critiche
Contro il progetto si sono però levate molte voci critiche,
sia per il potenziale impatto dell’impianto sull’ambiente circostante, sia per
le considerevoli emissioni di CO2 (si parla di 7,5 tonnellate annue di anidride
carbonica, pari a circa il 2% delle emissioni totali italiane).
Le stesse istituzioni della Regione Calabria hanno espresso a più riprese riserve sull’ipotesi di centrale a carbone, tanto più che il piano energetico regionale, approvato nel 2005, esclude il ricorso al carbone per la produzione di energia.
Nei Grigioni organizzazioni e gruppi ambientalisti hanno lanciato un’iniziativa popolare (referendum costituzionale) che chiede al cantone di «impegnarsi nell’ambito delle sue possibilità giuridiche e politiche affinché imprese a partecipazione cantonale non investano in centrali a carbone».
Le stesse istituzioni della Regione Calabria hanno espresso a più riprese riserve sull’ipotesi di centrale a carbone, tanto più che il piano energetico regionale, approvato nel 2005, esclude il ricorso al carbone per la produzione di energia.
Nei Grigioni organizzazioni e gruppi ambientalisti hanno lanciato un’iniziativa popolare (referendum costituzionale) che chiede al cantone di «impegnarsi nell’ambito delle sue possibilità giuridiche e politiche affinché imprese a partecipazione cantonale non investano in centrali a carbone».
Iniziativa e controprogetto
L’iniziativa era diretta inizialmente contro due progetti
della Repower, a Saline Joniche e a Brunsbüttel, in Germania. Nel frattempo
Repower si è ritirata dal progetto tedesco. Al centro del dibattito è rimasta
la centrale calabrese.
La maggioranza del parlamento cantonale si è schierata contro l’iniziativa e ha elaborato un controprogetto che non impedisce l’investimento a Saline Joniche. In futuro eventuali investimenti in altre centrali a carbone rimarrebbero possibili a patto che vi sia una «riduzione sostanziale» delle emissioni di CO2.
I cittadini grigionesi voteranno su entrambe le proposte il 22 settembre.
La maggioranza del parlamento cantonale si è schierata contro l’iniziativa e ha elaborato un controprogetto che non impedisce l’investimento a Saline Joniche. In futuro eventuali investimenti in altre centrali a carbone rimarrebbero possibili a patto che vi sia una «riduzione sostanziale» delle emissioni di CO2.
I cittadini grigionesi voteranno su entrambe le proposte il 22 settembre.
Ambiente e libertà d’impresa
Fra gli esponenti dei partiti borghesi, che sostengono il
controprogetto, prevale l’opinione che sia sbagliato intervenire a posteriori
sulla strategia di Repower, con il rischio di danneggiare un’impresa di
importanza cruciale per la politica energetica ed economica cantonale.
«Personalmente non sono molto favorevole alle centrali a carbone», dice Jon Domenic Parolini, presidente del comitato contrario all’iniziativa e sindaco di Scuol. «Per me però la questione principale in questa votazione non è la centrale di Saline Joniche, ma il fatto che la politica non deve immischiarsi retroattivamente nelle attività di un’azienda. La certezza del diritto è fondamentale».
Per i fautori dell’iniziativa, l’obiettivo è invece prima di tutto di impedire la costruzione della centrale. «La legge grigionese sull’energia mira a ridurre le emissioni di CO2. Saline Joniche non è in Svizzera, ma investire soldi del cantone in un progetto che produce enormi quantità di CO2 mina la credibilità di quella legge», osserva Anita Mazzetta, direttrice del WWF grigionese.
«Personalmente non sono molto favorevole alle centrali a carbone», dice Jon Domenic Parolini, presidente del comitato contrario all’iniziativa e sindaco di Scuol. «Per me però la questione principale in questa votazione non è la centrale di Saline Joniche, ma il fatto che la politica non deve immischiarsi retroattivamente nelle attività di un’azienda. La certezza del diritto è fondamentale».
Per i fautori dell’iniziativa, l’obiettivo è invece prima di tutto di impedire la costruzione della centrale. «La legge grigionese sull’energia mira a ridurre le emissioni di CO2. Saline Joniche non è in Svizzera, ma investire soldi del cantone in un progetto che produce enormi quantità di CO2 mina la credibilità di quella legge», osserva Anita Mazzetta, direttrice del WWF grigionese.
Iniziativa sul carbone in Ticino
Non è la prima volta che in un cantone svizzero si vota su
investimenti nel carbone di aziende a partecipazione pubblica.
Nel giugno del 2011 le cittadine e i cittadini del canton Ticino si sono espressi su un’iniziativa popolare che intendeva imporre all’Azienda Elettrica Ticinese di cedere entro il 2015 le sue quote di partecipazione alla centrale a carbone di Lünen, nella Renania settentrionale-Vestfalia.
L’iniziativa è stata respinta, ma è stato accolto il controprogetto che impone la cessione delle quote entro il 2035.
Nel giugno del 2011 le cittadine e i cittadini del canton Ticino si sono espressi su un’iniziativa popolare che intendeva imporre all’Azienda Elettrica Ticinese di cedere entro il 2015 le sue quote di partecipazione alla centrale a carbone di Lünen, nella Renania settentrionale-Vestfalia.
L’iniziativa è stata respinta, ma è stato accolto il controprogetto che impone la cessione delle quote entro il 2035.
La redditività del carbone
Ma anche chi si oppone alla centrale avanza considerazioni di
carattere economico. Anita Mazzetta ritiene che le centrali a carbone rischino
di diventare un «pozzo senza fondo». «Vari esempi mostrano che una centrale a
carbone non può più essere gestita in modo redditizio. Basti citare il caso
della centrale di Lünen, in Germania (per la quale sono previste perdite per
100 milioni di euro nel 2014, NdR)».
In una fase di transizione nel mercato dell’energia, Repower non sembra però voler rinunciare all’opzione del carbone. «La svolta energetica richiederà tempi piuttosto lunghi», dice Kurt Bobst. «Noi calcoliamo che solo dal 2050 sarà possibile produrre energia in modo neutrale dal punto di vista della CO2. Pensiamo che sia necessaria ancora una generazione di centrali termiche».
Per una valutazione definitiva della redditività della centrale di Saline Joniche, Repower vuole attendere fino alla fine della procedura di autorizzazione in Italia, vale a dire fino al 2015. Sempre che il progetto non si areni prima.
In una fase di transizione nel mercato dell’energia, Repower non sembra però voler rinunciare all’opzione del carbone. «La svolta energetica richiederà tempi piuttosto lunghi», dice Kurt Bobst. «Noi calcoliamo che solo dal 2050 sarà possibile produrre energia in modo neutrale dal punto di vista della CO2. Pensiamo che sia necessaria ancora una generazione di centrali termiche».
Per una valutazione definitiva della redditività della centrale di Saline Joniche, Repower vuole attendere fino alla fine della procedura di autorizzazione in Italia, vale a dire fino al 2015. Sempre che il progetto non si areni prima.
Il futuro di Saline Joniche
Nel caso di un sì all’iniziativa grigionese, Repower dovrebbe
ritirarsi. Ma l’azienda ritiene, come ha ripetutamente affermato, che il
progetto verrebbe ripreso e condotto a termine dai suoi partner italiani. Cosa
che peraltro Anita Mazzetta ritiene improbabile.
In Italia il progetto ha nel frattempo ottenuto dal Ministero dell’ambiente italiano una cosiddetta autorizzazione integrata ambientale, un passo importante nella procedura di autorizzazione della centrale. Contro il relativo decreto e la valutazione di impatto ambientale che vi sta alla base sono però pendenti numerosi ricorsi presso il Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio. Tra i ricorrenti vi è la stessa Regione Calabria.
L’iter di autorizzazione appare ancora irto di ostacoli. «Repower rischia di sprofondare nelle sabbie mobili di Saline Joniche», ammonisce Nuccio Barillà, membro della segreteria nazionale dell’associazione ecologista italiana Legambiente e fra i primi oppositori alla centrale.
In Italia il progetto ha nel frattempo ottenuto dal Ministero dell’ambiente italiano una cosiddetta autorizzazione integrata ambientale, un passo importante nella procedura di autorizzazione della centrale. Contro il relativo decreto e la valutazione di impatto ambientale che vi sta alla base sono però pendenti numerosi ricorsi presso il Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio. Tra i ricorrenti vi è la stessa Regione Calabria.
L’iter di autorizzazione appare ancora irto di ostacoli. «Repower rischia di sprofondare nelle sabbie mobili di Saline Joniche», ammonisce Nuccio Barillà, membro della segreteria nazionale dell’associazione ecologista italiana Legambiente e fra i primi oppositori alla centrale.
Andrea Tognina, swissinfo.ch

1 Commenti
Stupefacente questo modo di interpretare le cose da parte degli "ambientalisti", che continuano a far finta di non sapere e vedere che non è sostanzialmente il combustibile (nel caso specifico il "CARBONE") che determina l'impatto di un impianto di questa natura, ma bensì le moderne tecnologie che di tale impianto saranno i componenti fondamentali.
RispondiEliminaInfatti, una moderna Centrale a Carbone ha - nei fatti - lo stesso modesto e ridottissimo impatto ambientale di una moderna Centrale alimentata a Gas Metano. Questo vale ancor più per un Paese come l'Italia, dove a causa dell'elevato costo del combustibile "Gas", tali moderni impianti normalmente riescono a lavorare solo mediamente per 1/4 del loro potenziale, causa l'eccessivo costo del combustibile.
Ora certuni cercano di speculare sull'argomento "CO2" come se quella molecola fosse un inquinante convenzionale di cui temere gli effetti per l'ambiente locale e per la salute. Nulla di più fuorviante e farlocco, perchè la CO2 è un gas sostanzialmente inerte, fondamentale per la VITA sul pianeta e che, comunque, non ha alcun effetto nocivo locale, sia per l'ambiente (anzi, è un beneficio per il mondo vegetale che si nutre appunto di CO2) che per la salute della popolazione.
Poi, taluni, continuano a speculare sul supposto (supposto, perchè in effetti non c'è alcuna concreta dimostrazione inconfutabile) che la CO2 sia la causa dei "cambiamenti climatici (quei fenomeni che ci sono sempre stati ben prima che l'uomo avesse un qualche impatto sulla natura e che continueranno ad esserci anche in futuro, perchè dovuti a fattori sostanzialmente esterni al Pianeta, sui quali fortunatamente l'uomo non ha nulla a che fare).
Ed allora, perchè l'Italia e la Calabria in particolare dovrebbe temere od avere dei problemi legati a tali emissioni? Solo perchè taluni trovano utile cavalcare le loro ideologie e continuano a speculare su tali fuorvianti teorie, per ragioni che nulla hanno a che fare con l'ambiente e la salute dellepopolazioni locali?
Totalmente fuori luogo anche porre l'argomento ai cittadini dei Grigioni che si dovrebbero esprimere come se un tale impianto dovesse essere realizzato a casa loro. Ebbene, non ci sarebbe nulla di negativo, se non il fatto che la Svizzera - essendo un Paese interno e senza sbocco sul mare - ovviamente avrebbe dei problemi e dei costi molto maggiori per far pervenire il combustibile Carbone sul loro territorio, via treno o camions, non potendo farlo agevolmente arrivare via mare come invece è normale e facilitato ovunque si sia vicini alla costa, perchè il Carbone - nel mondo - si sposta quasi tutto via mare. Salvo che non vi sia tale risorsa nel territorio specifico (es. in molti Paesi dell'Europa centrale e della stessa Germania) che si estrae quindi in loco.
Insomma, sarebbe davvero opportuno approfondire gli argomenti per rendersi conto che il Carbone è una biomassa (molto lungamente invecchiata) e che non c'è ragione - grazie alle tecnologie oggi disponibili - per averne timore, essendo il combustibile più utilizzato e più opportuno per produrre abbondante elettricità a costi davvero ragionevoli e sostenibili.
Ce lo insegnano TUTTI i Paesi ricchi e sviluppati del Pianeta, basta andare a leggere le statistiche mondiali del settore.