CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Pasquino Crupi, il bardo di Bova Marina... "Ma oggi sono una celebrità./ E so legger di greco e di latino,/E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú "

I funerali a Bova Marina, (siamo nell’isola ellenofona) del poeta, scrittore, saggista, letterato, critico d’arte, sindaco, pro-rettore, giornalista, presidente dell’Usl “Carmelo Malara”, uno scaldo, stroncato a 73 anni da un morbo, ribelle ad ogni cura. Lascia moglie e figli ed un patrimonio storico-culturale d’inestimabile valore
UNA FOLLA STRABOCCHEVOLE HA ACCOMPAGNATO IL PROFESSORE PASQUINO CRUPI ALL’ULTIMA DIMORA
Domenico Salvatore

Non vogliamo mancare di rispetto al grande poeta, scrittore saggista, romanziere e drammaturgo Alessandro Manzoni; autore dell’opera immortale “I promessi sposi”; uno dei capisaldi della nostra Letteratura. Né offendere l’intelligenza dei nostri lettori sovrani, ma il nostro spirito in questo momento è simile a quello del ‘grande milanese’, nel 1860 eletto anche, senatore del Regno d’Italia, quando apprese la ferale notizia della morte di Napoleone Buonaparte; e gli dedicò l’immortale ode “Il 5 maggio”…. “Ei fu. Siccome immobile,/dato il mortal sospiro,/stette la spoglia immemore/orba di tanto spiro,/così percossa, attonita/la terra al nunzio sta,/muta pensando all'ultima/ora dell'uom fatale;/né sa quando una simile/orma di piè mortale/la sua cruenta polvere/a calpestar verrà./Lui folgorante in solio/vide il mio genio e tacque;/quando, con vece assidua,/cadde, risorse e giacque,/di mille voci al sònito/mista la sua non ha:/vergin di servo encomio/e di codardo oltraggio,/sorge or commosso al sùbito/sparir di tanto raggio;/e scioglie all'urna un cantico/che forse non morrà./Dall'Alpi alle Piramidi,/dal Manzanarre al Reno,/di quel securo il fulmine/tenea dietro al baleno;/scoppiò da Scilla al Tanai,/dall'uno all'altro mar./Fu vera gloria? Ai posteri/l'ardua sentenza: nui/chiniam la fronte al Massimo/Fattor, che volle in lui/del creator suo spirito/più vasta orma stampar./ ….



Anche noi, che siamo stati adescati dall’ansia, dallo stress  e dal tourbillon di emozioni, di fronte alla caduta del poeta, scrittore, giornalista, direttore, pro-rettore, sindaco, saggista professore Pasquino Crupi, bardo di Bova Marina, isola grecanica, restiamo increduli, attoniti e sbigottiti, in debito di ossigeno, di fronte alla ferale notizia mozzafiato. Non è escluso che gli dedicheremo una poesia, che varrà quel che varrà, d’accordo. Infatti, noi non abbiamo la fama, la nomea ed il carisma del mitico Giosuè Carducci, e nemmeno la  fama, immortalata nella celeberrima “Davanti a San Guido”…” Ma oggi sono una celebrità./ E so legger di greco e di latino,/E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:/Non son piú, cipressetti, un birichino,/E sassi in specie non ne tiro piú./ E massime a le piante. — Un mormorio/Pe' dubitanti vertici ondeggiò/E il dí cadente con un ghigno pio/Tra i verdi cupi roseo brillò./ Intesi allora che i cipressi e il sole/Una gentil pietade avean di me,/E presto il mormorio si fe' parole:/— Ben lo sappiamo: un pover uom tu se'./ Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse/Che rapisce de gli uomini i sospir,/Come dentro al tuo petto eterne risse/Ardon che tu né sai né puoi lenir./…”. Siamo stati colpiti anche noi, dal virus della poesia; anche noi. Sebbene, le nostre liriche, valgano meno di niente. Strappiamo il verso al crepuscolare Sergio Corazzini “Perché tu mi dici: poeta? / io non sono un poeta. / Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”. Nemmeno, sono “Poesie scritte col lapis”, come quelle di Marino Moretti. Serviva la penna magica di Peter Arnett e l’occhio magico della CNN, per descrivere il funerale storico di Pasquino Crupi.

Dall’ostello familiare, periferia ovest, sino alla chiesa di Don Bosco. Le sue spoglie mortali, riposeranno nel cimitero di Bova Marina; nella tomba di famiglia. Tante corone di fiori all’ingresso del caseggiato. Una, della Regione Calabria. Un secondo furgone  al seguito del carro funebre, trasportava solo fiori. Tantissimi. Un po’ meno i manifesti di solidarietà e partecipazione. Molte le assenze e qualche presenza inopportuna. Oscuri personaggi, che hanno tramato nell’ombra come i voltagabbana della camarilla; camaleonti, gattopardi ed altra fauna similare. Se non, ‘re tentenna’; ignavi,  a cui il padre Dante staccherebbe il biglietto di sola andata per il fiume infernale Acheronte sul traghetto di Caronte; li condannerebbe ad essere punzecchiati sulle chiappe, ad libitum, da mosconi e vespe inferociti. Color che vissero senza lode e senza infamia. Il calcio dell’asino non manca proprio da nessuna parte…At ille exspirans: "Fortis indigne tuli mihi insultare: Te, Naturae dedecus, quod ferre certe cogor bis videor mori" (Ma il leone morendo gli disse: " Senza indignarmi, ho sopportato che dei coraggiosi mi insultassero: ma costretto a sopportare te, obbrobrio della natura, mi sembra proprio di morire due volte"). Sta calando la notte, ma sulla via Nazionale a Bova Marina, sfilano gl’intellettuali ( per fortuna ce ne sono, a roteare le orbite, in questo deserto dei Tartari), di Destra, di Centro e di Sinistra. Perché la cultura non ha confini, steccati, palizzate, recinti e staccionate ideologiche. Zitti, silenzio, sta passando il feretro trainato dai camalli, che non battono ciglio, nonostante la temperatura africana.

Negli ultimi cento metri infatti,  il “tambuto” viene portato a spalla. Bello, ardito e forte, grondante di nobili ideali,  come Robert Jordan,  il personaggio intellettuale statunitense che combatte in Spagna per le forze democratiche, creato dalla fantasia di Ernest Hemingway in “Per chi suona la campana”. Sguardo fiero, come quello di Ernesto  Guevara de la Serna, meglio noto come‘Che Guevara’rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medico argentino…”Hasta la victoria siempre. Patria o muerte”.’ La vera rivoluzione, deve cominciare dentro di noi’. Si appassionò alla poesia, specialmente a quella di Pablo Neruda. Lettore vorace ed eclettico, con interessi che variavano dai classici dell'avventura di Jack London, Jules Verne ed Emilio Salgari ai saggi di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung ed ai trattati filosofici di Bertrand Russell.  Lo attirava di più il Mahatma Gandhi. Dopo aver visto la povertà di massa ed esser stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell'America Latina. Uno spirito libero; un personaggio leggendario, che influenzò il professore Pasquino Crupi. Negli Anni Settanta, lo ricordiamo, mentre sfilava per le vie della sua Bova Marina, con il basco, il sigaro e i baffi; proprio come il “Che”. Non  si rinchiudeva nella turris eburnea della biblioteca del conte Monaldo, per sette anni di studio matto e disperatissimo, come Giacomo. Preferiva la comoda libreria di Pietro Timpano, dove talvolta ci rampognava soavemente. In mezzo al corteo si snoda il chiacchiericcio, tipico dei lutti e dei funerali. De mortuis nihil nisi bonum. Una ferrea legge, che non sempre viene osservata. Un dolente ricorda la preghiera di Sant’Agostino per la mamma Monica: “Non ti chiediamo, Signore, perché ce l’hai tolta, ti ringraziamo per avercela donata; e per tutto il tempo, che ce l’hai lasciata; certi, che non perderemo mai, coloro che abbiamo amato in Te che non puoi essere perduto”

Personaggio mitico, che ben figurerebbe nella poesia sepolcrale di Ugo Foscolo. Il vate di Bova Marina, Pasquino Crupi è morto fisicamente, ma vivrà in eterno nella Storia e nella Cultura non solo della Calabria. Egli è morto in battaglia da eroe, combattendo per nobili ideali che si chiamano: Giustizia, Legalità, libertà, democrazia, solidarietà, sviluppo e progresso, emancipazione e via di sèguito. Perché tale è stata la sua avventurosa vita. Durante la quale ha tentato di opporre i lumi della ragione alle tenebre dell’ignoranza. Alcune, le ha perse, come Giuseppe Garibaldi del resto: sicuramente, quella sulla politica e l’altra sull’Università tanto per; ma tantissime le ha vinte, per il riscatto della Calabria e del Mezzogiorno. Merita un canto funebre, come quello in onore degli eroi, morti in battaglia.  Ha raggiunto nell’al di là Giovanni Andrea Crupi altra nobile figura grecanica… “Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo/Di gente in gente; me vedrai seduto/Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo/Il fior de’ tuoi gentili anni caduto:…  /. Scene, in un certo senso, di poesia sepolcrale o cimiteriale, degne delle memorabili pagine dei capiscuola Thomas Gray,  Edward Yung, James Mac Pherson, Edgar Allan Poe, Ippolito Pindemonte, Giacomo Leopardi ecc. Lo ha onorato tanta gente. Almeno un migliaio, se non di più erano  i dolenti, che hanno scalato i gradini della chiesa-madre “San Giovanni Bosco”, resi famosi dal poeta vernacolare Rocco Criseo, “boviciano verace” con la celebre poesia ‘U funerali di donna Cuncettina” . Personaggi del mondo della politica, del turismo, dell’economia, del turismo, dello sport, della finanza, gente comune, concittadini, compagni di cordata, esponenti del sindacato, sindaci, ex sindaci, consiglieri ed assessori.

Ci piace sottolineare la presenza di due “padri della patria” come il senatore Renato Meduri accompagnato dalla gentile consorte Teresa Naso e del senatore Girolamo “Mommo” Tripodi, sorretto dal suo rampollo e successore. Erano proprio sotto la nostra postazione…Candeloro Imbalzano, Peppe Aprile, Ercole Nucera, Federico Curatola, Leo Autellitano, Saverio Zavettieri, Sandro Autolitano, Aldo Varano, Pierpaolo Zavettieri, Giovanni Geresia, Michelangelo Tripodi, Bebo Zavettieri, Annunziato Zavettieri, Carmelo Nucera, Oreste Romeo, Ettore Ferraro, Domenico Larosa, Pietro Crinò, Giuseppe Raffa, Tommaso Mittiga,  e tanti altri, di cui ci sfugge il nome e chiediamo venia. Non poteva mancare il direttore di “Calabria Ora”, Piero Sansonetti (Premio ‘Pericle d’oro’ per il giornalismo), tetragono come capitan Achab sul ponte del Pequod. Per lui, la perdita è stata ancora più grave. La buon’anima di Pasquino Crupi, curava una rubrica seguitissima sulla prima pagina “Luna Rossa”. Un nodo gli serrava la gola, ma è riuscito miracolosamente, non si sa come, a trattenere le lacrime, che pressavano dalle sacche. La personalità dello scomparso, (ha voluto la cravatta rossa, il garofano all’occhiello, una copia de “La questione Meridionale”, ultima fatica letteraria, rosario ed immaginetta della Madonna di Polsi) è stata tratteggiata all’omelia da don Natalino Carandente, salesiano da una vita a Bova Marina e don Antonio Denisi vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria uscente.

Hanno detto qualcosa, a mo’ di elegìa funebre: Giuseppe Bombino, Bruno Lucisano e Antonio Tallura, sommersi dagli applausi spontanei a scena aperta dei credenti; dentro e fuori della chiesa. Pasquino Crupi, un coraggio da leone, come quello di Michele Strogoff, il corriere dello zar. Anche lui, ha compiuto la sua missione in questi 73 anni: opporre i lumi della ragione alle tenebre dell’ignoranza. Valanghe di telegrammi, e-mail e telefonate, sono giunte da ogni dove. Tutta gente, che apprezzava e stimava il personaggio, ma che si stringe in questo terribile momento intorno alla famiglia, moglie e figli. Ed ora, chi raccoglierà il testimone, carneade od azzeccagarbugli?  Domenico Salvatore

La galleria fotografica dei funerali del Professor Pasquino Crupi



Posta un commento

0 Commenti

Trovaci su Google