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Un Berlusconi adirato strapazza il parlamento. Aria di propaganda per la nuova campagna elettorale

Il fallo di reazione del Pdl è valso ieri l’interruzione, o meglio la sospensione, condivisa con in Pd, della democrazia istituzionale che si è piegata alle esigenze di Berlusconi già legate a doppio filo alle sue personalissime vicende giudiziarie, che, oramai, hanno più il sapore di saga nazionale che non di storia privata. Ma l’aspetto più intrinsecamente evidente è stato rilevare come ad un cenno del capo, il codazzo dei berluscones abbia letteralmente congelato il parlamento, impedendo - con la lucida complicità del Pd – la prosecuzione dei lavori camerali.

E’ impossibile non dare un responso facilmente intelligibile: le vicissitudini di Berlusconi hanno un chiaro ed immediato riflesso sulla vita politica del paese, sia che egli sia collocato in maggioranza che in opposizione, sia che egli con il suo partito faccia parte di questa tanto auspicata coalizione di governo quanto che ne sia fuori. Allora è evidente come tutti i piani di Berlusconi puntino dritti verso una unica strategia: subordinare ad ogni altra cosa le sue personali condizioni giudiziarie, con il placet dei suoi stessi parlamentari accomodanti allo scopo come un esercito cartaginese, obbedienti e pronti alla fatwa parlamentare, finanche ad immolarsi politicamente per la causa del “caro leader”. Tutto secondo i piani. Se non fosse anche da registrare la sconfortante compiacenza del Pd che stretto tra due fuochi, - governare o contestare - ha preferito lasciare il piede dall’acceleratore per sostenere – seppur implicitamente - le ragioni del partner di governo.

Ciò restituisce nitida la fotografia del Pd forza di governo: remissivo, accondiscendente, timido e finanche adoperato, che pare recitare una parte pre-assegnata più che rivestire un ruolo da comprimario, che non sta avendo la necessaria schiena dritta per contrapporsi alle scelleratezze che quotidianamente intasano le orecchie ormai stremate degli italiani con richieste che mirano a sfiancare non solo la pazienza dei coinquilini di governo ormai adagiati proni al desiderio altrui, ma anche a ristrutturare una forza politica che pian piano vuole, in questo modo nobilitarsi di fronte al proprio elettorato, riacquisire smalto e terreno minando all’alterazione degli equilibri, per godere – un domani non molto lontano – di una rendita di posizione spendibile nella ventura campagna elettorale che attende solo il via per eccitare i numerosi sostenitori galvanizzati dal nuovo corso neoforzista. Già perché, di fatto anche se non ce ne stiamo rendendo conto, siamo in campagna elettorale. Una propaganda che si insinua strisciante in ogni provvedimento da intraprendere, in ogni misura da concordare, in ogni deliberazione da attuare, che devono pedissequamente passare il vaglio strettissimo della benemerenza berlusconiana.

Ed è proprio su questo “jus primae noctis” dell’arrendevolezza pidiina che Berlusconi sta puntando per bonificare le sue avversità giudiziarie, contrapponendo sino allo stremo ogni forma di resistenza gli possa tornar utile alla causa. La concessione di ieri acquista così valore di caparra confirmatoria politica sulla stessa vita dell’esecutivo, oramai in scacco alle volontà di una parte a sua volta impegnata nella prova di forza muscolare contro ogni istituzione che osi disputare la reputazione del capo carismatico pidiellino. Allora, non è forse questa una inaudita licenza a profittare delle istituzioni in chiave personale? Non è forse la prova provata – semmai ce ne fosse ancora il bisogno - di quanto, in questo contristato paese, la legge non sia uguale per tutti ma per qualcuno sia più uguale alle proprie necessità?

Giuseppe Campisi
Twitter, @giuseppecampisi
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