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Pietro Sgrò, il poeta di Roccaforte del Greco, ha presentato "Kairòs", la sua prima opera




Luigi e Pietro, il riscatto roccaforticiano, sul proscenio dell’aula Giuditta Levato di “Palazzo “Tommaso Campanella”. La redenzione di…Kairos, dopo duemila anni di anonimato, rispetto al più gettonato Kronos.…”Kairos (καιρός) è una parola che nell'antica Grecia significava "momento giusto o opportuno" o "tempo di Dio". Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, kronos e kairos. Mentre la prima si riferisce al tempo logico e sequenziale la seconda significa "un tempo nel mezzo", un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade. Ciò che è la cosa speciale dipende da chi usa la parola. Chi usa la parola definisce la cosa, l'essere della cosa. Chi definisce la cosa speciale definisce l'essere speciale della cosa. È quindi proprio la parola, la parola stessa, quella che definisce l'essere speciale. Mentre chronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa. Come divinità Kairos era semi-sconosciuto, mentre Crono era considerato la divinità del tempo per eccellenza.”
REGGIO CALABRIA, PALAZZO CAMPANELLA, AULA ‘GIUDITTA LEVATO’, PRESENTATO “KAIRÓS, PAROLE E SPERANZA” POESIE DI PIETRO SGRÓ, L’ESPRESSIONE PIỦ ALTA DELLO SPIRITO
Il prologo è stato affidato all’abilità (nella retorica, bell’oratoria, nella dialettica, nella recitazione ecc.) di Enzo De Liguoro, che ha declamato: “Le vie di Assisi”; alla grazia di Francesca Lazzaro e Daniela D’Agostino, ispirate da Eufrosine, Aglaia e Talia che hanno recitato “Italia mia”; accompagnate dal sassofono di Carmelo; una melodia, che sembrava provenire dallo zufolo di Pan. La capiente aula “Giuditta Levato”, era gremita in ogni ordine di posti al limite della capienza. Un convivio d’altri tempi,  animato dal giornalista Luigi Palamara, compaesano del poeta ed impreziosito dall’ars oratoria dello storico  di fama internazionale, dottor Franco Arillotta. In aula, rappresentanti di Roccaforte del Greco emozionati ed affascinati, che si sono spellati le dita per tributare scroscianti applausi a scena aperta al vate  grecanico; ed altre autorità. Un messaggio pure dal vicepresidente del Consiglio Regionale Alessandro Nicolò
Domenico Salvatore



REGGIO CALABRIA-“kairòs, Parole e speranze”, poesie di Pietro Sgrò, Iiriti editore. Sic et simpliciter. È domenica ( 7 aprile 2013). Carovane di turisti nostrani, si arrampicano verso Gambarie d’Aspromonte al primo timido sole di primavera; e dalle prospicienti colline, mirano ed ammirano il Mongibello inghirlandato di bianche soavità; altri, sciamano sul più bel chilometro d’Italia, tanto per strappare la battuta al leggendario Gabriele D’Annunzio; il Lungomare “Italo Falcomatà”: a piedi, in bici od al traino dei loro marmocchi in carrozzella e passeggino. Ma una corposa rappresentanza, che di buon mattino ha già soddisfatto le esigenze collegate alla Santa Messa domenicale, ha diretto i suoi passi, verso Via Caserma Borrace,  sede del Consiglio Regionale, intitolato a Tommaso Campanella, filosofo, teologo, poeta e frate domenicano originario di Stilo (rc)…  “ Io nacqui a debellar tre mali estremi; / tirannide, sofismi, ipocrisia […] / Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, segno / tutti a que' tre gran mali sottostanno / che nel cieco amor proprio, figlio degno / d'ignoranza, radice e fomento hanno. “; aula “Giuditta Levato”. Con largo anticipo arrivano, alla chetichella, il poeta, Pietro Sgrò, felice e spensierato come un fanciullo, dietro l’aquilone sbatacchiato dal vento bizzoso e Luigi Palamara; moderatore e galvanizzatore della manifestazione. Poi, arriva il “professore”, dottor Franco Arillotta, storico reggino, ispettore archivistico onorario, componente della deputazione di Storia Patria della Calabria. Una delle massime espressioni a livello culturale del nostro Paese, che tuttavia ha raccolto poco rispetto al carisma ed al talento. Beati monoculi in terra caecorum! Docente di Storia e Cultura della Calabria presso l’Università Mediterranea, che, (afferma anche Valentina nel suo servizio), sul libro si è espresso in questi termini «non sono molto pratico di poesia, sono più legato ai fatti.

La poesia è l’espressione massima dello spirito. Quando l’amico Pietro, mi ha dato questo libro per parlarne, io l’ho accettato volentieri e non ho sbagliato, perché ho ritrovato un antico sapere, un’antica maniera di essere, oltre ad un grande legame con la cultura greca. La poesia, se vuole essere tale, deve ritrovarsi in ciò che è accaduto, nel passato. In questa poesia, ritrovo il passato, ciò che è accaduto. La poesia è espressione del poeta, è un gesto d’amore, è offrire se stessi agli altri». Parlando poi dello stile e delle tematiche delle poesie, il professore ha notato come ci sia un ritorno all’antico e all’umanità «in molte poesie mancano gli articoli, li elimina, li soffoca, li uccide, però la poesia rimane leggibile. Questa poesia diviene quello che era in origine. Ho riscontrato tre elementi che accomunano le poesie:il piede, ossia la maniera con la quale i grandi attori leggevano e recitavano poesie; poi vi sono poesie per tutti: per gli alpini, per Giovanni Paolo II, poesie sui lager nazisti, che utilizza come messaggio ai giovani, a chi non sa le atrocità della guerra. Infine, Kairós, è la ripresa della cultura greca, di quello che i greci hanno portato in mezzo a noi».

Tante le poesie recitate, accompagnate da sottofondo musicale e dal sassofono: “L’ultimo concerto”, “Lucciole”, “Il pianto delle rotaie” recitate da Enzo De Liguoro che assieme a Simone Squillace, hanno unito rap alla poesia, cantando e recitando la poesia “Clochard '84”; e poi ancora “Quanto m’amasti”, recitata da Francesca Lazzaro e Daniela D’Agostino, e in conclusione due poesie dedicate ad Alda Merini, che il poeta ha avuto modo di conoscere: “La sua voce” e “Sola con il mio intimo”.
Sebbene l’autore, sia un uomo di poche parole, le sue poesie sono momenti di vita, perché come lui stesso ha detto… “Sono le persone che ci circondano a costruire la nostra vita e quindi le poesie». Poesie che rimangono impresse sul foglio e parole che bisogna imprimere, perché la vita è un attimo che vola via, è un Kairós. All’ambone il “sacerdote di Apollo”, Enzo De Liguoro, maestoso come Femio; intrattiene l’uditorio, che si lascia ammaliare meglio del canto delle sirene, dalla sua mimica ad effetto degna del “Moonwalk"; ovvero "Camminata sulla Luna", portato sul palco da Michael Jackson, sebbene  il copy righter, sia Marcel Marceau. Uno sketch ad effetto, che ha conferito un tocco magico di classe alla rappresentazione poetica. Senza nulla togliere ai due personaggi “roccalori” Pietro Sgrò il vate e Luigi Palamara  pronto a selezionare le liriche, con l’abilità del “disc-jockey”. Novelli  attori protagonisti della poesia e del giornalismo.

Last but not least del movimento culturale post moderno; una sorta di cultura underground; sulla scia della cultura beat, del movimento studentesco e del movimento hippy. Quasi, una controcultura tesa a denunciare problemi politici, difficoltà economiche e disagi sociali in un clima di generale contestazione politica. Una coreografia mitologica incredibile. Un transfert olimpico. Le muse, devono aver abbandonato il Parnaso, dove amavano suonare, cantare e danzare per il dio Apollo, tra gli alberi a loro consacrati, l'alloro e le palme e  Pègaso, il cavallo alato a loro servizio;  il monte Pindo ed il monte Elicona. Si erano materializzate là, sotto la gigantografia di Giuditta, anche Callìope, dalla bella voce, la musa della poesia epica ed Eràto, che provoca desiderio, la musa della poesia lirica, soprattutto quella dell'amore,  il capo coronato da mirti e rose. Ma anche le “Grazie, Eufrosine, Aglaia e Talia”, leggiadre fanciulle, che parevano scolpite dal nuovo Fidia, alias il marchese Antonio Canova; che hanno portato… la civiltà fra uomini prima di allora rozzi e incivili. Una location diversa, rispetto alle frettolose, austere e rigide rappresentazioni poetiche; una nuova moda per la presentation di liriche. Roccaforte, uno dei paesi più impervii ed affascinanti dell’Aspromonte, diventa per un giorno l’omphalos, l’ombelico del mondo. Il tempio di Apollo delfico, era il più importante di tutto il mondo greco, per questo l'omphalos indicava che Delfi, col suo santuario, era il centro del mondo, il suo ombelico.

Pietro Sgrò, nasce a Roccaforte del Greco l’8 giugno del 1961, studente anche del Liceo Scientifico “Volta “ di Reggio Calabria e dell’Università di Perugia. Nei versi di Pietro Sgrò, c’è la poesia mistico-religiosa, ma anche quella epica. Versi dedicata alla terra materna. A quel “Vunì” adagiato sulla rocca eterna. Un poemetto di un centinaio di paginette, che va letto e riletto,  perché ogni volta, entrano piano piano nell’anima ed alloggiano: l’amore, la dignità, lo sdegno, l’affetto, la memoria per i luoghi ed i personaggi sacri e così via. Domenico Salvatore














































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