PIU’ DI 500 MORTI SUL LAVORO NEL 2012, COME
SE IN DODICI MESI UNA GRANDE AZIENDA AVESSE PERSO TUTTI I PROPRI DIPENDENTI.
UNA STRAGE QUOTIDIANA IN CUI SONO SEMPRE
AGRICOLTURA ED EDILIZIA I SETTORI MAGGIORMENTE COINVOLTI. CADUTA DALL’ALTO E RIBALTAMENTO DI
UN VEICOLO O MEZZO IN MOVIMENTO LE CAUSE DI MORTE PIU’ FREQUENTI.
MA I DATI CONSOLIDATI SUI LUOGHI E LE SITUAZIONI A MAGGIOR RISCHIO EVIDENTEMENTE NON SONO SUFFICIENTI AD INVERTIRE LA TENDENZA.
SEBBENE IN TERMINI DI PERCENTUALE SI SIA EVIDENZIATO UN DECREMENTO DEGLI INFORTUNI MORTALI SUL LAVORO (- 8 % NEL 2012 RISPETTO AL 2011) LE MORTI BIANCHE CONTINUANO A RAPPRESENTARE UN'EMERGENZA CON UN MACABRO BILANCIO CHE NEL 2012 PARLA DI 509 VITTIME.
MA I DATI CONSOLIDATI SUI LUOGHI E LE SITUAZIONI A MAGGIOR RISCHIO EVIDENTEMENTE NON SONO SUFFICIENTI AD INVERTIRE LA TENDENZA.
SEBBENE IN TERMINI DI PERCENTUALE SI SIA EVIDENZIATO UN DECREMENTO DEGLI INFORTUNI MORTALI SUL LAVORO (- 8 % NEL 2012 RISPETTO AL 2011) LE MORTI BIANCHE CONTINUANO A RAPPRESENTARE UN'EMERGENZA CON UN MACABRO BILANCIO CHE NEL 2012 PARLA DI 509 VITTIME.
Più di 500 morti sul lavoro in un anno. 509 per la
precisione. Come se in dodici mesi una grande azienda avesse perso tutti i propri
dipendenti. Una strage di vite umane quotidiana quella descritta dall’Osservatorio
Sicurezza Sul Lavoro di Vega Engineering di Mestre in cui sono sempre agricoltura ed edilizia i
settori maggiormente coinvolti da Nord a Sud del Paese; perché le morti bianche non si
possono contraddistinguere geograficamente, non esiste una polarizzazione dell’emergenza.
Tant’è che se le regioni con il maggior numero di vittime sono Lombardia (69
morti nel 2012), Emilia Romagna (61), Toscana e Veneto (42), Sicilia (40) le regioni invece
in cui il fattore di rischio - basato sull’incidenza delle morti sul numero degli
occupati – è più elevato sono l’Abruzzo (55,2 contro la media nazionale di
22,2), il Trentino Alto Adige (40,3), la Valle D’Aosta (35,2) e la Calabria
(32,9).
E ancora: le province con il maggior numero di morti
bianche sono Modena e Brescia (19), ma sono seguite a stretto giro da Torino (15), da Roma (14), da
Salerno e Bergamo (13) e da Bolzano e Verona (11). Intanto le incidenze di mortalità
più elevate vengono riscontrate a Grosseto (108,1) ad Oristano (86,7), a Benevento (82,1) a
Belluno (75). C’è tutta l’Italia dunque nella narrazione di un dramma
che non conosce confini.
E, seppure le elaborazioni statistiche individuino un
decremento delle vittime sul lavoro nel 2012 rispetto al 2011 (-8%), i numeri della tragedia
rimangono sconvolgenti, soprattutto per coloro che, come gli esperti dell’Osservatorio
Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering, si trovano quotidianamente innanzi ad una nuova
disgrazia.
Ancor più sconfortante, poi, è constatare che i
settori più coinvolti siano sempre l’agricoltura (in cui si conta il 35,2 per
cento di tutti i morti del Paese) e l’edilizia (23,6 per cento). Così come
la caduta dall’alto e il ribaltamento di un mezzo o di un veicolo in movimento sono le
cause più frequenti di mortalità, rispettivamente nel 24,6 per cento e nel 19,1 per
cento dei casi totali.
Come dire che, nonostante la consapevolezza dei pericoli che
si nascondono in un vecchio trattore non a norma o di quelli che si affrontano su
un’impalcatura senza adeguati ancoraggi, si continua a lavorare e a metter a rischio la
propria esistenza.
Il dettagliato studio dell’emergenza condotto dagli esperti
dell’Osservatorio Vega Engineering (tutti i dati sono disponibili sul sito
www.vegaengineering.com) continua quindi con la nazionalità delle vittime. Si scopre
così che gli stranieri deceduti sul lavoro nel 2012 sono 57 ovvero l’11,2 per cento del
totale. E oltre la metà delle vittime straniere è stato registrato nel Centro
del Paese. I rumeni sono gli stranieri più coinvolti in infortuni mortali. Le donne
che hanno perso la vita al lavoro in Italia nel 2012 sono invece 9.
La fascia d’età più colpita è quella che va dai 45 ai 54 anni (135 vittime da gennaio a dicembre) e degli ultrasessantacinquenni (108). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (287,4), segue il 33,3 della fascia 55-64 e il 21,6 dei 45-54.
La fascia d’età più colpita è quella che va dai 45 ai 54 anni (135 vittime da gennaio a dicembre) e degli ultrasessantacinquenni (108). Rispetto alla popolazione lavorativa l’indice di incidenza più preoccupante è proprio quello degli ‘over 65’ (287,4), segue il 33,3 della fascia 55-64 e il 21,6 dei 45-54.

0 Commenti