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Ma 'veramente' a Reggio Calabria, se non oltre, la democrazia è sospesa ?

L’opuscolo, presentato in Piazza Camagna, alla presenza dei cittadini, dei parlamentari: Tonino Gentile, Jole Santelli,  Lella Golfo, del governatore Giuseppe Scopelliti, del sindaco Demetrio Arena e della stampa
QUELLA DEMOCRAZIA SOSPESA A REGGIO CALABRIA
Domenico Salvatore

Reggio Calabria 11 gennaio 2013 - Più si avvicina l’ora fatale delle elezioni ‘invernali’ e non di ‘primavera’ come per anni è stato ripetuto sino all’ossessione e più aumenta il linguaggio e la comunicazione trash. Sarà uno scontro titanico senza precedenti, questo è certo. Ben al di là della questione di potere e di equilibri politici. Alternanza democratica od alternativa politica, non sono certamente ( e solamente) un enunciato sterile e monotono che lasciano il tempo che trovino. La volata, parte da lontano e vengono usati tutti i mezzi, gli strumenti ed i canali, non sempre leciti, come ogni campagna elettorale degna di questo nome implichi . La kermesse elettorale, è stata preceduta dalle primarie (in voga almeno da qualche anno), sebbene ancora farraginose, confuse e fumose e dalle semplici indicazioni verticisticamente spiovute dall’alto. Come ai tempi della ‘nouvelle vague’(sebbene qui, non entrino in gioco i sussulti della guerra fredda ed i contrasti della guerra d'Algeria) dei proconsoli romani, inviati dal potere centrale per ‘colonizzare’ le Province. ‘Alla Conquista del West’… La famiglia macahan, timothy macahan, sua moglie Kate e i quattro figli Luke, Lara, Josh e Jessie che vive del lavoro nei campi presso la propria fattoria in virginia… Il ritorno a casa dopo diversi anni del fratello di timothy, zebulon "zeb" macahan, cacciatore, scout dell'esercito e avventuriero del west. Il fascino e la suggestione dell'avventura, unitamente all'incombere della guerra, spingono tutta la famiglia a decidere di partire per l'ovest… Pardon! Alla conquista dei “Palazzi romani”, se non ‘milanesi, torinesi o bruxelliani. Per governare onestamente e con equilibrio socio-economico e morale; non per rubare o ‘spennare’, come la stampa nazionale ed estera, ha sibilato spesso e volentieri, sulla prime pagine.



Un universo professionista, popolato da menti raffinatissime. Lobbies; gruppi di potere, di pressione ed occulti; potentati economici; baronie finanziarie; scuderie politiche; botteghe partitiche; Movimenti a perdere e perfino ‘schegge impazzite. La mafia, lo hanno ribadito sino alla noia, il procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone oggi a Roma; il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giandomenico Lepore, oggi in pensione; il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, la Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’ex ministro degl’Interni, Beppe Pisanu, è ben infiltrata. Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, pronto a barattare il terzo potere con il primo, sibila:” "Sono convinto che c'è un grumo politico irrisolto nei rapporti tra lo Stato e la mafia, per troppi anni c'è stata tregua. Il rapporto non è mai stato gi guerra senza tregua, ma di connivenza, questa è la più terribile perché c'erano ancora i cadaveri 'caldi' degli uomini dello Stato". Avrà avuto ragione la buon’anima del giudice Giovanni Falcone…” 

Credo che Cosa Nostra sia coinvolta in tutti gli avvenimenti importanti della vita siciliana, a cominciare dallo sbarco alleato in Sicilia durante la seconda guerra mondiale e dalla nomina di sindaci mafiosi dopo la Liberazione. Non pretendo di avventurarmi in analisi politiche, ma non mi si vorrà far credere che alcuni gruppi politici non siano alleati a Cosa Nostra – per un'evidente convergenza di interessi – nel tentativo di condizionare la nostra democrazia, ancora immatura, eliminando personaggi scomodi per entrambi.  Il quadro realistico dell'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata. Emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa può esercitare sull'opinione pubblica. La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione”, tuttavia noi, come abbiamo detto e scritto più volte su queste stesse colonne, abbiamo un concetto; se non una concezione leggermente diversa.

 Reggio, governata da una Giunta di centrodestra, diretta dal sindaco Demetrio Arena, sciolta dal ministro degl’Interni  Anna Maria Cancellieri “per contiguità con la ‘ndrangheta”, per 52 settimane era finita  su tutte le pagine dei giornali nazionali ed esteri. Sebbene i nodi, stiano per venire al pettine. Una gogna mediatica, che il senatore Tonino Gentile, l’onorevole Jole Santelli, il deputato Lella Golfo, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, stasera sul pulpito per predicare la loro ragioni; quelle del partito; quelle del centrodestra e quelle della città, radunati assieme ai cittadini reggini, respingono al mittente,  a turn over con tutte le loro forze, con sdegno ed indignazione, rabbia, cruccio, collera ed ira, le “cattiverie velenose”, sulla pelle dei Reggini e di Reggio. La “Città del Bergamotto e dei Bronzi di Riace”, costretta comunque, suo malgrado, a subìre le frequenti docce scozzesi,  ha ricevuto due messaggi ben distinti e separati. Uno, galvanizzato dall’establishment di Centrodestra; l’altro, dalla Nomenklatura di Centrosinistra. Un nuovo giro di valzer, rispetto ai duelli rusticani tra DC e PCI; se non tra comunisti e fascisti, culminati nei moti popolari del 1970-71, meglio noti come la “Rivolta di Reggio Calabria”.

Non solo la disputa per il capoluogo di Regione, che ha visto protagoniste nel tempo le città di Catanzaro, Vibo Valentia (l’antica Monteleone) e Reggio Calabria. Scripta manent, verba volant, se non historia magistra vitae. Recentemente,  l’ultra-nonuagenario, professore Nino Stillittano,  (ex presidente facente funzioni del CORECO di Reggio Calabria, consigliere provinciale nei collegi di Rosarno e Melito, consigliere comunale a Reggio Calabria con funzione di capogruppo, Rosarno e Montebello Jonico, esponente dei Comitati del PCI della Federazione Provinciale di Reggio, Regionale e Centrale) ha pubblicato un interessante volume dal titolo emblematico”Reggio capoluogo fu vero scippo? “, Città del Sole editore, in cui sibila, che Reggio Calabria, in effetti, non venne mai investita ufficialmente e che perciò istesso, non si possa parlare di”scippo”. Storicamente, Catanzaro e Reggio si alternarono, sino al 1970. Segretamente, ma non troppo, aspirava pure Cosenza; quello, sarebbe stato il “vero scippo”.Benchè la Storia immutabile nel suo significante e significato, per nulla statica,  sia dinamica; perenne  divenire, mutare, cambiare, evolversi… I santi in paradiso se non “pupi”, in quel periodo storico erano, come tutti sanno: Riccardo Misasi, Giacomo Mancini, Dario Antoniozzi e Nello Vincelli; ed un paio di peones e campesinos, senza voce in capitolo; due carneadi, un dottor azzeccagarbugli ed un paio di dottori dulcamara, se non, don Abbondio.

Come finì la disputa lo sanno tutti: il capoluogo di Regione, venne assegnato a Catanzaro (in più nella vicina Lamezia Terme, astutamente fatta diventare, la terza città della Calabria, dopo la opportuna fusione fra Nicastro, Sambiase e Santa Eufemia, e zone limitrofe, venne ideato, pianificato, progettato, finanziato e costruito un aeroporto di medie dimensioni per i voli nazionali ed esteri). La sede regionale della RAI e l’Università, furono dirottate  su Cosenza. Asso pigliatutto. “Alla cenerentola Reggio Calabria, tuona da anni, il “Tribuno della Plebe” Peppe Scopelliti, nemmeno le briciole e…gli occhi per piangere.. A parte, la c… cortina fumogena dello pseudo-processo d’industrializzazione con polo a Gioia Tauro (V° Centro Siderurgico, mai costruito) e Saline Joniche (Liquichimica ed Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, colossi dai piedi di argilla costruiti, se non monumenti di archeologia industriale o allo spreco, che hanno lanciato in orbita due casati di’ndrangheta come i Piromalli-Pesce-Molè ed gli Iamonte-Santapaola, ma senza aprire i battenti e non produrre mai, nemmeno una bio-proteina; con annesso porto delle nebbie, sconquassato da Scirocco, Levante e Libeccio è oramai, nonostante i salassi economici sborsati a pioggia per recuperarlo, poco più che una banchina malandata, preda dei marosi, dell’incuria e dei ‘topi di fabbrica’).



A parte il miraggio della terza fabbrica fantasma; leggi, “Centrale a carbone”, che il territorio respinge con tutte le sue forze; La Regione, la Provincia ed il Comune di residenza, anche; visto che, hanno pure prodotto ricorso al TAR, contro le decisioni del Governo, che aveva  concesso il Nulla-Osta. Reggio Calabria, si è dovuto accontentare dell’osso:la sede del Consiglio Regionale e le immancabili, scontate promesse da marinaro ad uso e consumo delle lobbies, che “tuona” Scopelliti , nel salotto buono della Città della fata Morgana”, Piazza Camagna, ma anche in campagna elettorale, si sono arricchite, spadroneggiando e tenendo la città e la provincia di Reggio ignoranti ed analfabete. Per l’ammodernamento ed un barlume di sviluppo, la Provincia di Reggio Calabria, ha dovuto aspettare quasi mezzo secolo. Proprio ora, che il regime, ha instaurato un clima di austerity, vacche magre e spighe vuote; se non di fame; tasse, imposte e balzelli a perdere. Scusate se è poco. Melius abundare quam deficere… Ed io pago!?!? Vinse don Rodrigo e suo cugino il conte Attilio. Ma quanti cavalli di troia! A pagare sempre il solito Pantalone. Pupari, abili dietro le quinte, sapienti e navigati nel muovere le fila. Il danno e la beffa. Purtroppo, ancora ci sono in giro, creduloni, gonzi, sempliciotti, citrulli, allocchi ed altra fauna similare, disposta a credere alle favole di…Cappuccetto Rosso; ad affollare i teatrini da baraccone.”Reggio Calabria, ‘romba’  il Masaniello calabrese, sotto il volto espansivo del “Perry Mason” riggitano, l’ ottocentesco Biagio Camagna, avvocato, giornalista, parlamentare, Consigliere provinciale, Assessore comunale a Reggio Calabria, finalmente dopo un’attesa messianica, ha avuto quasi mezzo miliardo di euri, per i suoi bisogni e le necessità,  più immediate. Ma le altre province sono state trattate coi guanti. Povera Reggio, quante vicissitudini, alti e bassi, luci ed ombre, nella sua, pur gloriosa, storia bimillenaria.

Tito Maccio Plauto, il grande letterato latino a cui vengono attribuite 130 commedie, (autore dell’Asinaria… homo homini lupus) sosteneva che”  Sapiens fingit fortunam sibi, Il saggio, si plasma la fortuna da solo”. Il Governatore della Calabria, adirato quanto basta, ma fermo e deciso nel suo incedere,  per le”spudorate menzogne”, strumentali e demagogiche, contro il Centrodestra e la città, non lesina le frecciatine al curaro, spifferate con capiente cerbottana. I nemici giurati e conclamati della città, vedono la pagliuzza nel nostro occhio ma non la trave nel loro occhio… Peras imposuit Iuppiter nobis duas. Peras imposuit Iuppiter nobis duas:/propriis repletam vitiis post tergum dedit,/alienis ante pectus suspendit gravem./Hac re videre nostra mala non possumus;/alii simul delinquunt, censores sumus./, Giove ci impose due bisacce:/diede dietro le spalle la piena dei propri vizi,/sospese davanti al petto la pesante per gli altrui./Per tale atto non possiamo vedere i nostri mali;/appena gli altri sbagliano, siamo censori./. 

Scopelliti si scaglia con la forza di Sansone, contro una decisione scandalosa.
“Non c’erano le condizioni per sciogliere il Consiglio Comunale di Reggio Calabria. Né per dichiarare nessun dissesto…Vergogna, vergogna vergogna. Convertitevi!  Non è lo stesso monito di Papa Karol Wojtyla, che il 9 maggio del 1993, nella Valle dei Templi lanciò lo storico anatema contro Cosa Nostra: “Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può uomo, nessuna umana agglomerazione, mafia, togliere il diritto divino alla vita...Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, di Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili. Convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio”. Scopelliti, ha più volte diffidato gli avversari politici che, a suo dire, raccontavano bugìe. Le montagne, non si sono spostate di un millimetro ”:  ... Matteo 18…1 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?». 2 Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: 3 «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4 Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.5 E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.6 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. Va in onda, attraverso i commenti degli oratori, il…” video” del dramma della città di Reggio Calabria. Nella pagina che precede la prefazione dell’opuscolo-libercolo “Reggio Calabria la democrazia sospesa”, di Angelino Alfano, ministro della Giustizia uscente (nel Governo Berlusconi) una domanda emblematica, spicca sovrana…” Si può sciogliere un Comune Capoluogo di Provincia, una delle 10 Città Metropolitane italiane, sulla base di una relazione fallace, piena di errori, clamorose inesattezze e violente, quanto ingiuste accuse a cittadini onesti ?”.




La vita romanzata di una città di frontiera, che non dimentichiamolo, asserisce un noto avvocato, è stata ridisegnata, riveduta, corretta, riscattata e rilanciata, con l’avvento del sindaco più amato dagl’Italiani, Giuseppe Scopelliti. In qualche modo rassomiglia al romanzo di Giulio Verne “Michele Strogoff”. C’è lo scenario. Ci sono i personaggi-sosia, il deserto dei Tartari, il tradimento, la delazione, la vittoria degli onesti perseguitati che inseguono nobili ideali, come la famiglia, lo Stato, la Repubblica, l’amor di Patria, l’attaccamento ai colori sociali, la Bandiera, l’Inno Nazionale e che non si vergognano di dire:io sono di Reggio Calabria!… Il conte Michele Strogoff, capitano dell'esercito dello zar di Russia Alessandro II, viene comandato a recarsi da Mosca ad Irkutsk, capitale della Siberia orientale, per informare il granduca Dmitrij, governatore della città e fratello dello zar, che l'armata tartara, guidata dal principe Feofar Khan, sta muovendo alla conquista della città e che egli dovrà resistere poiché gli verranno inviati rinforzi. Contemporaneamente Ivan Ogareff, un tartaro che, dopo avere prestato servizio nell'esercito russo, è stato dapprima esiliato e successivamente torturato durante la prigionia, si unisce all'armata tartara ed intraprende lo stesso viaggio per consegnare, sotto le spoglie di un corriere dello zar, un messaggio al granduca, il quale è impossibilitato a comunicare con Mosca, dove è scritto che l'attacco dei tartari proverrà da una direzione differente da quella prevista, allo scopo di dividere l'esercito zarista e facilitare la conquista di Irkutsk, e nella missione è aiutato da Sangarre, una giovane tartara che, facendosi corteggiare da un ufficiale russo, consente ad Ogareff di ucciderlo e di indossarne la divisa e con la quale inizia una relazione amorosa….”

Il ‘soldato Ryan” Demetrio Arena, dottore commercialista, già amministratore unico dell’ATAM, sindaco dal 21 maggio 2011, sospeso dal ministro Cancellieri, il 9 ottobre 2012, sostituito da: Vincenzo Panico, attuale Prefetto di Crotone; il prefetto Giuseppe Castaldo, attuale Viceprefetto di Crotone e il dottor Dante Piazza, attuale dirigente dei Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica della Ragioneria Generale dello Stato, ha accettato per amore verso la città, per disciplina di partito e di schieramento, se non per dovere di servizio, di recitare la parte di Isacco, come ha precisato Scopelliti (‘la vittima sacrificale’) last non least del quartetto, ha ricevuto una standing ovation di due minuti ed applausi scroscianti a scena aperta, sino a spellarsi le dita, urli e cori da stadio. Nemmeno la buon’anima di Luciano Pavarotti, al teatro “Alla Scala” di Milano, nella prima del Rigoletto, della Tosca, della Turandot, se non della Cavalleria Rusticana; in sottofondo, le musiche celestiali dell’orchestra filarmonica diretta dal divino Claudio Abbado o del mitico Riccardo Muti. “Li merita tutti, il primo cittadino “riggitano”, Arena e prima ancora Scopelliti, insiste l’anonimo avvocato (ma non troppo) avevano raccolto uno scomodo testimone (per a verità anche il leader della “Primavera riggitana Italo Falcomatà a cui è intestato il Lungomare) .

Quello della decadenza della nobiltà reggina; se non della classe politica dirigente. Una pagina, che sembra uscita dal romanzo di Fëdor Dostoevskij,”Umiliati ed offesi”. Sebbene, lui, non si senta Ivan Petrovič”. La città di Reggio Calabria, sicuramente, avrà una vetrina speciale, anche nelle prossime consultazioni per l’elezione dei nuovi parlamentari. La XVI^ legislatura è finita. Il Capo dello Stato  ha sciolto le Camere, dopo un breve giro di consultazioni con tutti i partiti politici e con i presidenti di Senato e Camera. Giorgio Napolitano scioglie le Camere, Monti non scioglie i dubbi, al voto il 24 e 25 febbraio 2013. I leaders, premier in pectore, potrebbero essere: Silvio Berlusconi, Angelino Alfano, Roberto Maroni, Pierluigi Bersani, Nicky Vendola, Mario Monti, Antonio Ingroia, Beppe Grillo; se non altri. E la Calabria? Avrà sembra…qualche candidato locale. Il resto verrà imposto “ope legis” dall’alto. I ‘pupari romani, se non milanesi non gradiscono le…interferenze di Peppe Scopelliti, che volente o nolente ò diventato un leader a tutti gli effetti. Un ruolo conquistato a colpi di gomitiera di acciaio inox 18-10. Per la sofferenza, se non l’angoscia, della conservazione reazionaria e tradizionalista, che avverte il peso degli anni e delle traversie; comunque, si sente scavalcata e non cede di buon grado il passo al rinnovamento generazionale.
Domenico Salvatore













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