INFLUENZA: USA IN GINOCCHIO, A NY STATO EMERGENZA E ASSALTO A FARMACIE, STAGIONE RECORD, COLPA DEI VIRUS 7 MORTI SU 100 E 20 DECESSI SOLO TRA I BIMBI. Milano, 14 Gennaio 2013 . L'influenza mette in ginocchio gli Usa. Per i Cdc di Atlanta è allarme rosso in 47 Stati su 50; nella prima settimana dell'anno 7,3 decessi su 100 sono riconducibili a complicanze dell'infezione, e dall'inizio della stagione sono morti 20 bambini. In queste ore Andrew M. Cuomo, governatore dello Stato di New York, ha dichiarato lo stato di emergenza per la salute pubblica. Nella Grande Mela, infatti, i casi di influenza hanno ormai raggiunto quota 20 mila: il quadruplo rispetto all'anno scorso. E dopo il 'warning' lanciato da Cuomo, tra i cittadini newyorkesi è partita una vera e propria corsa al vaccino. Le farmacie della città sono letteralmente prese d'assalto. Per far fronte al boom di clienti alcuni dipendenti sono stati richiamati in servizio nel weekend, ma i drugstore faticano comunque a soddisfare le richieste della folla in coda. In molti sono costretti a respingere i clienti, chiedendo loro di tornare o di rivolgersi altrove. Da un sondaggio telefonico informale condotto su una dozzina di esercizi commerciali, riporta il 'New York Times' online, risulta che tutti i drugstore tranne tre hanno esaurito le scorte di vaccino e hanno chiesto rifornimenti. Chi non trova il vaccino al primo colpo non si arrende e si mette in fila davanti a un'altra farmacia, e poi davanti a una terza se anche il secondo tentativo fallisce. «È una situazione folle», commenta Mr. Collazo, titolare della farmacia all'angolo tra la Quinta Strada e la Settima Avenue. Nel suo negozio, ieri mattina presto erano già 30 le persone che avevano chiesto il vaccino. I due giorni precedenti si erano chiusi con un bilancio di 60 richieste ciascuno, quando invece in una giornata normale non si superano le 5 vaccinazioni in tutto. (segue)
CDC, OLTRE 3.700 PERSONE RICOVERATE IN OSPEDALE.
Scorrendo i grafici diffusi dal Centers for Disease Control and Prevention, fatta eccezione per la stagione della pandemia di influenza A/H1N1 (2009-2010), bisogna tornare al 2007-2008 per trovare una curva epidemica alta quanto quella raggiunta con il picco di quest'anno. Solo nella stagione 2003-2004 andò peggio, con livelli simili a quelli della stagione pandemica. Su un totale di 12.876 campioni analizzati finora, 4.222 - il 32,8%, praticamente un terzo - sono risultati positivi all'influenza, con punte superiori al 58% in alcune regioni. Numerosi anche i ricoveri in ospedale: dal 1 ottobre 2012 al 5 gennaio 2013, riportano ancora i Cdc, sono stati 3.710 i pazienti con diagnosi confermata di influenza, ricoverati per complicanze dell'infezione (tasso di ospedalizzazione pari a 13,3/100 mila). Nella maggior parte dei casi si è trattato di anziani over 65, ma sono finite in ospedale anche 10 donne in gravidanza e numerosi bambini che, nel 40% dei casi, non soffrivano di nessuna malattia cronica. Sull'home page del sito web, i Cdc di Atlanta sottolineano come l'influenza stagionale 2012-2013 sia iniziata presto e l'attività rimanga ancora alta. Gli esperti ricordano i tre step fondamentali per combattere i virus: vaccinarsi; adottare ogni giorno misure igieniche preventive per contrastare il contagio; assumere farmaci antivirali se prescritti dal medico. Ma in grassetto è riportata anche un'avvertenza: «A questo punto trovare un vaccino antinfluenzale può essere più difficile che a inizio stagione. Per trovare una dose disponibile, può essere necessario contattare più di un soggetto (farmacia, dipartimento di salute, medico)». (Adnkronos Salute) -
MALATTIE RARE: RENI RIMOSSI PER DIAGNOSI SBAGLIATE ASSOCIAZIONE PAZIENTI LAM, ACCADUTO A MIGLIAIA PAZIENTI
A migliaia di pazienti affetti da sclerosi tuberosa e da linfangioleiomiomatosi (LAM) «sono stati rimossi i reni inutilmente, perchè i medici non hanno mai diagnosticato la malattia». A segnalarlo è LAM Italia, associazione di pazienti che aderisce a Orphanet, il portale ufficiale europeo sulle malattie rare. Il dato, riporta l'associazione, è supportato da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, nel quale si legge che «circa ad una persona su cinque con tumori renali, che sono comuni nei pazienti affetti da sclerosi tuberosa, è stato rimosso un rene. Inoltre, il 40% è stato sottoposto a qualche tipo di procedura chirurgica». «La corretta diagnosi - dice LAM Italia, riportando le parole degli autori dello studio - avrebbe potuto portare ad un trattamento che avrebbe reso l'intervento chirurgico o la rimozione del rene inutile». La ricerca ha coinvolto 118 pazienti provenienti da 24 centri in 11 paesi del mondo affetti dalla sclerosi tuberosa e «ha dimostrato che il farmaco Everolimus sostanzialmente ha ridotto la dimensione del tumore nel 42% dei pazienti trattati». L'Ospedale di Cincinnati, dove si è svolta la ricerca, «è la più grande clinica specializzata in sclerosi tuberosa del mondo: sta trattando più di 839 bambini e adulti affetti da questa patologia. Nello stesso ospedale lavora David Neal Franz - conclude LAM Italia - un neurologo che nel 2010 ha dimostratato la capacità dell'Everolimus di ridurre i Segas, un tipo di tumore al cervello comune nei pazienti affetti da sclerosi tuberosa».
SALUTE: FRAGOLE E MIRTILLI 'SALVACUORE' DONNE, RIDUCONO INFARTI.
Mangiare tre porzioni a settimana di fragole o mirtilli (una porzione equivale a mezza tazza e quindi circa 150 grammi) riduce il rischio di infarto di ben un terzo nelle donne. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Circulation: Journal of the American Heart Association da Eric Rimm della Harvard School of Public Health di Boston. La ricerca ha coinvolto complessivamente 93.600 donne tra 25 e 42 anni, la cui salute è stata monitorata per 18 anni. Ogni 4 anni le partecipanti dovevano compilare un questionario circa le proprie abitudini a tavola. Durante lo studio sono stati registrati 405 casi di infarto; incrociando i dati su alimentazione e attacchi cardiaci è emerso che le donne che consumavano più fragole e mirtilli avevano un rischio infarto ridotto del 32% rispetto a coloro che ne consumavano meno, a parità di tutti gli altri fattori (età, peso etc). È possibile che il potere salva-cuore dei frutti di bosco derivi dal loro alto contenuto in antiossidanti, in particolare certi tipi di flavonoidi detti antocianine.
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