Ribadito il fronte comune Stato-società civile contro il
'pizzo'. La cerimonia a Randazzo (Ct) con il prefetto di Catania
Cannizzo e il presidente della Federazione antiracket Grasso
Il 22 gennaio del 1993 fa morivano
uccisi a Radazzo (Catania), in un agguato di stampo mafioso, Antonino
Spartà e i figli Pietro Vincenzo e Salvatore. Agricoltori, vittime di
tentativi di estorsione e furti, avevano deciso di denunciare,
contribuendo alla cattura dei responsabili. Questa la loro colpa.
Ieri sono stati ricordati nel municipio del comune catanese, nella sala consiliare 'Falcone e Borsellino', dalla figlia di Antonino Spartà, Rita, e degli esponenti di tutte le istituzioni impegnate contro il racket: il commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Elisabetta Belgiorno, il prefetto di catania Francesca Cannizzo, il sindaco Ernesto Del Campo, il presidente nazionale della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane (Fai) Tano Grasso, il procuratore capo della Direzione distrettuale di Catania Giovanni Salvi, il comandante provinciale dei Carabinieri Giuseppe La Gala.
Non solo una commemorazione, ma un'occasione per riportare al centro dell'attenzione della comunità e dell'opinione pubblica il tema della lotta al racket, che per essere debellato va combattuto alla radice, lavorando sulla cultura della legalità e della solidarietà. È stata proprio la ribellione al pizzo, «in un contesto sociale di grande isolamento», a costituire il movente dell'omicidio Spartà, ha ricordato Grasso, sottolineando l'impegno della Fai a dare impulso alla cultura dell'associazionismo.
Ieri sono stati ricordati nel municipio del comune catanese, nella sala consiliare 'Falcone e Borsellino', dalla figlia di Antonino Spartà, Rita, e degli esponenti di tutte le istituzioni impegnate contro il racket: il commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Elisabetta Belgiorno, il prefetto di catania Francesca Cannizzo, il sindaco Ernesto Del Campo, il presidente nazionale della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane (Fai) Tano Grasso, il procuratore capo della Direzione distrettuale di Catania Giovanni Salvi, il comandante provinciale dei Carabinieri Giuseppe La Gala.
Non solo una commemorazione, ma un'occasione per riportare al centro dell'attenzione della comunità e dell'opinione pubblica il tema della lotta al racket, che per essere debellato va combattuto alla radice, lavorando sulla cultura della legalità e della solidarietà. È stata proprio la ribellione al pizzo, «in un contesto sociale di grande isolamento», a costituire il movente dell'omicidio Spartà, ha ricordato Grasso, sottolineando l'impegno della Fai a dare impulso alla cultura dell'associazionismo.
La
partecipazione è il fulcro della battaglia contro il racket. Questo il
senso del messaggio del commissario antiracket Belgiorno ai ragazzi,
«chiamati come tutti alla costruzione della legalità e della
collettività solidale», e invitati a «superare l'assuefazione» con «la
grande dignità» testimoniata dalla famiglia Spartà. In linea con
Belgiorno il messaggio del prefetto Cannizzo, un invito a tutti a
«impegnarsi a fianco delle istituzioni nell'affermazione della
legalità». Da parte della magistratura, «l'auspicio di nuove prove che
consentano di arrivare a rendere giustizia» e a «realizzare il processo
di pacificazione di questa collettività che non è più quella
dell'isolamento degli anni 90». Legato al ruolo della collettività
l'intervento di Rita Spartà, che evidenzia come la mancata denuncia da
parte di chi conosce i fatti sia un problema di tutti.
I familiari delle vittime, costituiti parte civile nei processi per l'omicidio, hanno avuto accesso al Fondo di rotazione per la solidarietà alel vittime dei rati di tipo mafioso e hanno ottenuto i benefici riconosciuti ai parenti delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata di stampo mafioso.
I familiari delle vittime, costituiti parte civile nei processi per l'omicidio, hanno avuto accesso al Fondo di rotazione per la solidarietà alel vittime dei rati di tipo mafioso e hanno ottenuto i benefici riconosciuti ai parenti delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata di stampo mafioso.


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