La sconfitta di Renzi alle primarie del PD ha ricacciato la sinistra
italiana negli angusti recinti in cui era stata confinata dal partito
post-comunista alla fine della I Repubblica.
Molti osservatori politici, esterni alle primarie, hanno guardato con
forte simpatia alla battaglia corsara condotta dal Sindaco di Firenze
contro l'establishment del partitone rosso.
E ciò in quanto consapevoli del fatto che Renzi stesse incarnando e
dando voce a quei settori di opinione pubblica che manifestava
l'esigenza di andare oltre gli schemi asfittici che hanno ingessato
l'Italia di questi ultimi 17 anni, facendola arretrare sul terreno
sociale, politico ed economico.
Così come i socialisti ed i riformisti che hanno inteso partecipare
alle primarie – al di là delle indicazioni dei generali i quali, per
timore di verificare la reale entità del proprio esercito, hanno
deciso di rifugiarsi, perpetuando la vecchia logica della II
Repubblica, nella candidatura post-comunista di Bersani – hanno
guardato e sostenuto l'irrequieto fiorentino in grado di accendere un
sogno, una speranza, l'emozione e la vitale passione dell'impegno in
politica.
Nonostante l'appello di Nencini, siamo convinti che i socialisti che
hanno partecipato alle primarie hanno scelto Renzi anche perché il
trattamento subìto dal guascone toscano ad opera dei bersaniani ha
ricordato loro lo stesso trattamento riservato dal PCI all'ultimo
innovatore della sinistra italiana, Bettino Craxi, etichettato dai
"conservatori" massimalisti come "uomo di destra", come ricordato
nell'interessante editoriale di Angelo Panebianco, pubblicato domenica
3 dicembre sul Corriere della Sera.
C'è il concreto rischio che una vasta area di elettori non troverà
rappresentanza e non si sentirà rappresentata dalla guida di Bersani.
Ad essi bisogna offrire una sponda di approdo in grado di allontanarli
dalla tentazione di astenersi dal voto o, peggio ancora, di scegliere
avventure grilline senza prospettive.
D'altro canto, come potranno i socialisti, i riformisti, i liberali
che hanno sostenuto il rottamatore stare dentro il recinto disegnato
da un Pd che abbandona il sentiero del riformismo, timidamente
accennato da Veltroni, per abbracciare il conservatorismo della CGIL
di Susanna Camusso?
Ai socialisti, ai liberali ed ai riformisti che hanno scelto Renzi e
che hanno voglia di gettare il cuore oltre l'ostacolo rivolgiamo un
appello affinché partecipino alla costruzione del movimento dei
Riformisti Italiani, da subito. Dalla convention nazionale di sabato 8
dicembre a Roma, da cui sarà lanciato il manifesto dei Riformisti
utile per far percorrere all'Italia un passo avanti.
E ciò nella consapevolezza che gli eventi di questi giorni e quelli
che si presenteranno da qui all'appuntamento elettorale della prossima
primavera dimostreranno come oramai l'Italia ha imboccato, in maniera
irreversibile, la strada del cambiamento. Un cambiamento a cui nessuno
degli attuali protagonisti della scena politica tradizionale potrà
opporsi. Quale che sia il responso delle urne.
avv. Gianpaolo Catanzariti
coord. reg. Calabria "Riformisti Italiani"

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