INDAGINE “SAGGEZZA”
Le indagini
compiute dai Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Reggio
Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia - nell’ambito del Procedimento
Penale n.4818/06 DDA, si sviluppano con attività intercettive e O.C.P. di alcuni personaggi inseriti nel contesto malavitoso
locrese; hanno consentito di appurare l’esistenza di un’associazione per
delinquere di stampo mafioso inserita nel più ampio quadro criminale
dell’associazione denominata ‘ndrangheta, in aderenza con le risultanze dell’indagine
convenzionalmente denominata “Il Crimine”.
Il sodalizio
oggetto di indagine è dotato di una struttura guidata da MELIA Vincenzo[1], “Capo
Corona”, affiancato da due “capi consiglieri”, NESCI Nicola[2] e ROMANO
Nicola[3], e due
“consiglieri”, indicati nel corso delle intercettazioni ambientali in VARACALLI
Giuseppe[4] e
SICILIANO Giuseppe[5].
Il gruppo di indagati a cui si è fatto cenno costituiva una articolazione
intermedia, posta superiormente ai “locali”, le unità territoriali di base, e
articolata sul territorio in modo da “associare” alcune piccole realtà
territorialmente simili.
Tale struttura
veniva definita dai due principali indagati, ROMANO Nicola e MELIA Vincenzo,
con il nome di “Corona”.
In effetti
alcuni dei componenti, sicuramente NESCI Nicola, RASO Giuseppe[6] e
VARACALLI Giuseppe, venivano espressamente indicati come assegnatari della
funzione di “capi locale”, ciascuno per un preciso ambito territoriale, mentre
gli altri erano individuati grazie alla ricostruzione effettuata nel corso
delle attività investigative.
Il primo dialogo[7] che si espone è da considerare come una delle principali
prove tangibili dell’esistenza della predetta “Corona”. A colloquio vi erano i due esponenti di vertice
dell’associazione mafiosa di cui si sta trattando, MELIA Vincenzo, individuato
come l’individuo avente
le maggiori “doti”, con poteri superiori rispetto agli altri, e ROMANO
Nicola, uno dei suoi accoliti più fedeli:
Omissis da inizio trascrizione a pag. 4 del
verbale...
...omissis da
pag. 5 a
pag. 7 del verbale....
...omissis da pag. 8 del verbale a fine
trascrizione.
La struttura del
gruppo oggetto di indagine, nel dialogo indicata come “Corona”, era piuttosto
chiara. Vi era un “capo corona” che nel periodo in cui sono state svolte le
indagini era sicuramente identificabile in MELIA Vincenzo, anziano uomo d’onore
in possesso delle “doti” sin dal 1962 ed in grado di decidere, come tutti i
capo mafia di alto spessore criminale, senza dover dare conto a nessuno delle
proprie azioni, affiancato dai due “capi consiglieri”, ROMANO Nicola e NESCI
Nicola, quest’ultimo individuato quale “capo locale” di Ciminà e legato anche
da vincoli di parentela alla cosca SPAGNOLO, già emersa nel corso di altre
attività di P.G. per traffico internazionale di stupefacenti.
In effetti, nel
corso di un dialogo[8]
tra MELIA Vincenzo e NESCI Nicola, il primo lo definiva “il perno di Ciminà”, per indicare il suo ruolo nelle gerarchie del
“locale” ivi esistente.
In un’altra
occasione[9] ROMANO
Nicola e MELIA Vincenzo disquisivano sui principi che regolavano la “ Sacra Corona”, dichiarando
espressamente di farne parte:
Omissis da inizio trascrizione a pag. 5 del
verbale...
...omissis da pag. 7 del verbale a fine
trascrizione
I dialoghi
intercettati rivelavano l’appartenenza al sodalizio mafioso, regolato da norme
ben precise: “Voi vi siete segnato ed io mi sono segnato...omissis...
questo ci siamo segnati, ci siamo segnati e siamo rientrati in un
“discorso.. che sappiamo che è sacro”!” e, soprattutto, il desiderio
di continuità che l’associazione voleva assicurarsi, in quanto MELIA Vincenzo
faceva riferimento al proprio “testamento mafioso”, alla cessione delle proprie
doti in favore degli affiliati più fedeli e più affidabili.
La proposta
dell’emigrante ora residente ad Ardore era stata quella di assegnare a ROMANO
Nicola il grado di “capo corona”,
che egli stesso aveva rifiutato poiché, rispettoso delle gerarchie, riconosceva
a NESCI Nicola il diritto di esserlo, essendo questi maggiormente “dotato”
rispetto a lui.
MELIA comunque,
pur avendo lanciato la proposta e tastato il polso della situazione, era deciso
a “liberare le doti” solo in punto di morte, in quanto fortemente convinto di
poter tranquillamente governare la “Corona” grazie all’aiuto dei due validi
collaboratori.
La discussione
in merito alle vicende dell’associazione scaturiva da un episodio di non poco
conto, in quanto uno dei componenti di maggior peso, l’indagato VARACALLI
Giuseppe[10],
si sarebbe reso responsabile di un comportamento poco rispettoso delle
“regole”, tanto da far parzialmente ricredere il MELIA Vincenzo in merito alla
sua affidabilità. Il “capo locale” di Ardore si era lamentato con i vertici per
un mancato saluto da parte di un affiliato venuto dall’Australia, l’indagato
VARACALLI Luigi[11],
ma aveva successivamente omesso di informarli che la mancanza era stata
colmata, “rappezzata, cucita sacra”,
ed ogni divergenza era stata appianata.
In occasione di
un pranzo di nozze in Antonimina, svoltosi qualche giorno prima, si erano
incontrati i due “capi consiglieri”, ROMANO
Nicola e NESCI Nicola, ed il loro colloquio aveva riguardato
inevitabilmente le vicende del sodalizio a cui appartenevano. ROMANO Nicola ne
discuteva in auto con MELIA Vincenzo:
…omissis…
...omissis da pag. 4 a pag 8 del verbale....
..omissis..
L’eccezionale
valore dei tratti di dialogo esposti era lampante ed anche i dati investigativi
in esso contenuti assumevano per alcuni tratti valore oggettivo.
I conversanti
facevano un quadro dell’associazione per delinquere della quale erano
promotori, indicandone i componenti più rappresentativi, la natura del vincolo
che li legava ed i principi a cui si ispiravano, corrispondenti in tutto e per
tutto a quelli della più ampia associazione per delinquere denominata
‘ndrangheta.
Assieme ai tre
soggetti posti ai vertici della “corona” vi erano altrettanti individui, alcuni
dei quali erano anche “capi locale”:
-
VARACALLI
Giuseppe, uomo di
grande spessore criminale, mafioso per discendenza, secondo quanto accennato in
precedenza, a capo di un vasto “locale”, facente parte integrante della
“Corona” ed in lizza, assieme al cognato SICILIANO Giuseppe, per l’ottenimento
di ulteriori “doti” da parte del suo superiore gerarchico MELIA Vincenzo:” gli
dite a Peppe Varacalli ed a Peppe Siciliano, sotto la mia piena responsabilità,
le sue doti sono per la “Sacra Corona” sono conservate ..una parola
incomprensibile.. chiuso e basta! .. quando sto comodo”.
-
RASO
Giuseppe, già
individuato quale soggetto di alto interesse investigativo, inserito nella
“corona”, si era comunque messo negativamente in luce quale elemento di
disturbo all’interno dell’associazione. Costui infatti aveva rischiato di
destabilizzare l’ambiente e rompere gli equilibri esistenti, con il suo
atteggiamento di sfida a ROMANO Nicola, all’interno di un “locale”, Antonimina,
diverso da quello di competenza, ma nel quale risiedeva con la propria
famiglia.
Si poteva
cogliere in modo del tutto diretto, senza necessità di interpretazioni di alcun
genere, il rammarico che, sia ROMANO Nicola sia MELIA Vincenzo, provavano per
la concessione a costui della “dote” di “capo locale” del territorio di
Canolo.
Infatti MELIA
Vincenzo sottolineava al ROMANO Nicola che “per voi è stato fatto di Canolo”,
tanto che quest’ultimo ammetteva amaramente di aver clamorosamente sbagliato
nella valutazione del soggetto, in quanto si era poi dimostrato inaffidabile e
poco rispettoso delle “regole d’onore”.
-
FABIANO Giuseppe[13], alias “Peppe
u lupu”, era l’ultimo soggetto individuato come componente
dell’organigramma del sodalizio, in quanto MELIA Vincenzo diceva: “ora
perché siamo, perché dobbiamo? dobbiamo aiutarci? ora “Peppe il lupo” è uscito
in libertà..”, sottintendendo che
lo stesso era parte integrante del loro gruppo criminale.
La “Corona” era
un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta basata sull’assegnazione di
“cariche”[14]
e di funzioni specifiche[15], che
vedeva al vertice un anziano uomo d’onore, MELIA Vincenzo, affiancato da
VARACALLI Luigi e dai due suoi più stretti consiglieri, ROMANO Nicola e NESCI
Nicola, ed aveva la funzione di raggruppare le ‘ndrine dei centri meno
importanti per dare loro, così riunite, un peso maggiore di quanto non ne
avrebbero da isolate, nell’ambito criminale della ‘ndrangheta. Per tale motivo
al suo vertice era posta una “personalità autorevole”, dall’indiscusso spessore
criminale, che potesse quindi confrontarsi alla pari con i capi delle cosche e
dei “locali” più importanti, non tanto per “peso specifico”, che, come già descritto,
proprio per la peculiarità che contraddistingue la criminalità calabrese, vede
i capi, ai vari livelli, sullo stesso piano, ma per capacità finanziarie e
militari.
L’assegnazione
delle “doti” avvenuta in epoca precedente all’inizio delle indagini si era
rivelata però costellata da errori e ripensamenti, al punto che MELIA Vincenzo
era più volte tentato a fare un passo indietro e riassegnare alcune cariche
all’interno dell’associazione. ROMANO Nicola dal canto suo svolgeva la sua
funzione di “consigliere” e placava più volte le ire dell’anziano “capo
corona”, suggerendo di lasciare le cose così come erano state decise in
principio, anche perché aveva valutato la possibile reazione negativa degli
altri consociati.
Le indagini
compiute avevano dimostrato che il rapporto di affiliazione tra i vari
consociati, in primis tra i “capi locali” e, in secondo luogo, tra i componenti
di ciascun locale, caratterizzava molti aspetti sia della loro sfera personale
che di quella lavorativa.
Si riporta
nuovamente una frase, già precedentemente citata, ma che può riassumere nella
propria laconicità il filo conduttore dell’intera indagine: “il rispetto, il
rispetto dobbiamo dirglielo, deve essere reciproco o per bene, perché qua non
siamo per duecento anni... quest’altro poco che siamo ...omissis... che
ci valutiamo a vicenda belli e puliti e che ci guardiamo le spalle l’uno con
l’altro..”.
In sostanza è
apparso in modo piuttosto chiaro, nell’arco temporale durante il quale si è
svolta l’attività investigativa, che i rapporti tra le diverse anime della
“Corona” non erano basati su incontri periodici, come gli stessi indagati
ROMANO Nicola e MELIA Vincenzo avrebbero inizialmente preferito, ma si
evidenziavano in occasione di vicende soprattutto negative che interessavano i
singoli, cioè al momento del bisogno, o in occasione di eventi lieti o
luttuosi, come le cerimonie nuziali, occasioni imperdibili per riunirsi e
discutere anche problematiche di rilevo, e tutto ciò nell’ottica di quel “rispetto
reciproco” così tanto invocato.
Rileva inoltre
come i dialoghi ambientali censurati , definiti dal Giudice estensore
dell’Ordinanza “di altissimo valore investigativo e probatorio”, per la prima
volta attualizzano, attribuendone eccezionale concretezza, i contenuti di un
documento sinora ritenuto di valore storico nella descrizione delle gerarchie
della ‘ndrangheta, il codice sequestrato nel 1987 a Reggio Calabria nel covo
del latitante CHILA’ Giuseppe al momento del suo arresto, in cui già si faceva
riferimento alla “Corona”.
E’ stato infine
individuato il circuito di interessi economici e societari riferibili agli
indagati, ed in particolare le attività economiche attraverso le quali gli
stessi indagati che le gestiscono conseguono i propri profitti illeciti,
acclarando ipotesi di condizionamento degli appalti pubblici mediante atti di
concorrenza sleale, di gestione e controllo diretto ed indiretto di attività
economiche, in particolare nel settore edilizio, del movimento terra e del
taglio boschivo in località aspromontane, di ostacolo al libero esercizio del
voto (condizionandone l’elezione di organi istituzionali quali ad esempio il
Presidente della Comunità Montana “Aspromonte Orientale”) nonché disarticolando
un circuito di usura ed esercizio abusivo dell’attività di credito.
Nella
circostanza sono state sottoposte a sequestro preventivo quattro imprese attive
nel settore edile e del taglio boschivo, con relativo patrimonio immobiliare,
per un valore economico stimato in 1 milione di euro circa:
-
Società a Responsabilità Limitata M.A.R. UNIPERSONALE (poi M.A.R. S.r.l.),
con sede ad Antonimina in c/da Santa Croce s.n.c.
-
Impresa individuale LA RADICA di FAZZARI Teresa, con sede ad Antonimina in
c/da Bagni n.14;
-
Impresa individuale LE VIE DEL LEGNO di POLLIFRONI Carmine, con sede ad
Antonimina in c/da Bagni n.14/2;
Società a
Responsabilità Limitata DUE MONTI LEGNAMI
[1] MELIA Vincenzo, nato a Platì il 20.10.1954
[2] NESCI Nicola, nato a Ciminà il 24.06.1955;
[7] Vedasi verbale di trascrizione nr. 16 ( Rit. 1897/06 DDA-Seat
Alhambra) dell’ 08.10.2006
[8] Vedasi verbale di trascrizione nr. 53095 (Rit. 2113/06
DDA-Abitazione Melia) del 22.12.2007
[9] Vedasi verbale di trascrizione nr. 1956 (Rit. 1897/06 DDA-Seat
Alhambra) del 04.04.2007
[10] VARACALLI Giuseppe, nato ad Ardore il 22.04.1953 ed ivi residente
in C.da Calvario nr. 7;
[11] VARACALLI Luigi, di Rocco e di TRIMBOLI Giuseppa, nato a Platì
l’11.02.1941, già residente a Cirella di Platì in C.da Senoli ed attualmente
residente in Australia dal 24.06.1967, a Sidney, 30 Grace Avenue 02765 Riverstone.
Coniugato con MONTELEONE Giuseppa, di Rocco e FABIANO Maria Eugenia, nata a
Cirella di Platì il 14.01.1944. I due coniugi risultano avere due figli,
VARACALLI Giuseppa, nato a Platì l’11.01.1963 e VARACALLI Rocco, nato a Platì
il 19.08.1965.
L’interessato
è fratello di:
· VARACALLI Giuseppe, nato a Platì il 10.12.1950 ed ivi residente in
C.da Senoli nr. 25, pregiudicato, coniugato con PIPICELLA Colombina, nata a
Locri il 04.09.1959;
· VARACALLI Natalina, nata a Platì il 25.12.1959, ivi residente in
C.da Senoli nr. 26, coniugata con PIPICELLA Sebastiano, nato a Careri il
10.08.1957;
[12] L’uomo è stato identificato in FABIANO Giuseppe, di Rocco e
VARACALLI Antonia, nato a Platì il 17.11.1961, residente ad Ardore in Via
Foscolo nr. 02 e domiciliato a Platì- Fraz. Cirella in C.da Gioppo nr. 04. In effetti nel corso di
una conversazione telefonica con ROMANO Nicola egli stesso si autodefinisce
“Peppe u lupu”;
[13] FABIANO Giuseppe, alias “Peppe u lupu”, nato a Platì il 17.11.1961
ed ivi residente, Frazione Cirella, C.da Gioppo nr. 4;
[14] Tra cui “Capo consigliere” e “Mastro di Corona”;

































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