Palermo, 29 ottobre 2012 - Vittoria di Rosario Crocetta alle
elezioni regionali siciliane. L'ex sindaco di Gela,
espressione di quell'area della sinistra che in Sicilia ha
sfidato di petto la mafia e le convenzioni sociali, e' pronto
a salire sulla poltrona piu' importante dell'isola. Ha
battuto nettamente il candidato del Pdl, Nello Musumeci,
ribaltando un risultato che gli osservatori politici davano
quasi scontato. Con il segretario del Pdl, Angelino Alfano,
in campo in prima persona, nell'isola del ''61 a 0'' che il
centrodestra fece registrare alle politiche del 2001, i
numeri del Pdl in questa consultazione non sono certamente
stati all'altezza della storia elettorale del partito di
Berlusconi.
E' vero che due milioni di elettori siciliani domenica sono rimasti a casa ed e' vero anche che uno dei ''padri nobili' dell'ex Forza Italia in Sicilia , cioe' l'ex Publitalia, Gianfranco Micciche', correva da presidente con una sua lista appoggiata dall'ex presidente ed ex nemico Raffaele Lombardo. Elementi che sono necessari per capire lo scenario che in Sicilia si va delineando e che e' quello che gli analisti piu' raffinati avevano in qualche modo piu' volte disegnato. Scenario piu' importante dell'astensione e del risultato, pure importante, ottenuto dai grillini. Perche' Crocetta per governare la Sicilia avra' bisogno di raggiungere la fatidica quota dei 46 seggi (su novanta) dell'assemblea regionale. Una soglia irraggiungibile per la lista sostenuta da Pd e Udc. E ora, anche se tutti si affrettano a prendere le distanze da ipotesi di accordi, le diplomazie dei partiti stanno gia' lavorando per garantire alla Sicilia una governabilita' che duri cinque anni.
La Regione e' sommersa dai debiti, circa sei miliardi di euro, che cresceranno il prossimo anno grazie alle manovra del governo centrale, ai tagli dei trasferimenti e al forte vento dell'antipolitica che soffia verso l'istituzione regionale e ai privilegi della specialita'. La regione ha aperto 'tavoli' ovunque e su tutti i temi: dal rientro del deficit con palazzo Chigi, ai fondi Ue con Barca fino allasanita' con i tecnici del ministero dell'Economia. E allora l'ipotesi sul campo piu' accreditata, con Raffaele Lombardo grande regista alle spalle, vede l'intesa tra Crocetta e Micciche'. Modi, tempi e condizioni sono tutti da definire ma l'accordo non sarebbe una novita' in Sicilia. Del resto nessuno ha dimenticato l'atteggiamento '''collaborativo'' di quella parte del Pd che ha fortemente voluto Crocetta, nei confronti dell'ultimo governo Lombardo fatto di tecnici e magistrati. Ora, a parti invertite, l'operazione si potrebbe ripetere.
Ma in queste condizioni in Sicilia nulla puo' essere escluso. Nemmeno lo scenario suggestivo di una grande coalizione, in qualche modo questa sera gia' auspicata dalle forze sociali, capace di governare una regione che non e' stata commissariata ma che si trova con una liberta' d'azione davvero limitata. Un esecutivo di emergenza, che vada al di la' della coalizione vincitrice e che affronti cinque-sei priorita'. Di questo si comincera' a parlare domani.
E' vero che due milioni di elettori siciliani domenica sono rimasti a casa ed e' vero anche che uno dei ''padri nobili' dell'ex Forza Italia in Sicilia , cioe' l'ex Publitalia, Gianfranco Micciche', correva da presidente con una sua lista appoggiata dall'ex presidente ed ex nemico Raffaele Lombardo. Elementi che sono necessari per capire lo scenario che in Sicilia si va delineando e che e' quello che gli analisti piu' raffinati avevano in qualche modo piu' volte disegnato. Scenario piu' importante dell'astensione e del risultato, pure importante, ottenuto dai grillini. Perche' Crocetta per governare la Sicilia avra' bisogno di raggiungere la fatidica quota dei 46 seggi (su novanta) dell'assemblea regionale. Una soglia irraggiungibile per la lista sostenuta da Pd e Udc. E ora, anche se tutti si affrettano a prendere le distanze da ipotesi di accordi, le diplomazie dei partiti stanno gia' lavorando per garantire alla Sicilia una governabilita' che duri cinque anni.
La Regione e' sommersa dai debiti, circa sei miliardi di euro, che cresceranno il prossimo anno grazie alle manovra del governo centrale, ai tagli dei trasferimenti e al forte vento dell'antipolitica che soffia verso l'istituzione regionale e ai privilegi della specialita'. La regione ha aperto 'tavoli' ovunque e su tutti i temi: dal rientro del deficit con palazzo Chigi, ai fondi Ue con Barca fino allasanita' con i tecnici del ministero dell'Economia. E allora l'ipotesi sul campo piu' accreditata, con Raffaele Lombardo grande regista alle spalle, vede l'intesa tra Crocetta e Micciche'. Modi, tempi e condizioni sono tutti da definire ma l'accordo non sarebbe una novita' in Sicilia. Del resto nessuno ha dimenticato l'atteggiamento '''collaborativo'' di quella parte del Pd che ha fortemente voluto Crocetta, nei confronti dell'ultimo governo Lombardo fatto di tecnici e magistrati. Ora, a parti invertite, l'operazione si potrebbe ripetere.
Ma in queste condizioni in Sicilia nulla puo' essere escluso. Nemmeno lo scenario suggestivo di una grande coalizione, in qualche modo questa sera gia' auspicata dalle forze sociali, capace di governare una regione che non e' stata commissariata ma che si trova con una liberta' d'azione davvero limitata. Un esecutivo di emergenza, che vada al di la' della coalizione vincitrice e che affronti cinque-sei priorita'. Di questo si comincera' a parlare domani.

0 Commenti