L’alta percentuale
di elettori, il 53%, che hanno disertato le urne alle ultime elezioni siciliane
dimostra, senza dubbio, un chiaro segno di sfiducia nei confronti della
politica.
In realtà, già
Bauman, in un'intervista a El Pais nel 2016, ci avvertiva che: "siamo di
fronte a una massiccia crisi della democrazia, che segue ad un drammatico
collasso della fiducia popolare nelle istituzioni: si va diffondendo la
convinzione che i nostri leader non siano semplicemente corrotti o stupidi, ma
inetti, incapaci di agire."
Ma quello che deve
farci riflettere e, a mio avviso preoccupare, è che sono soprattutto i giovani
a rivelarsi i più disinteressati alla politica: circa il 61% se ne dichiara
estraneo, in quanto non la considera più come l’organizzazione del bene comune,
ma piuttosto come modo per fare carriera personale, senza il minimo riguardo
per i problemi della gente e, tanto meno, per quelli delle generazioni future.
E’ forse per
questo che, in un recente incontro con un gruppo di liceali, Andrea Camilleri,
pur manifestando un certo pessimismo sul futuro del nostro Paese, ha ritenuto
di doverli esortare: "Rifate la politica, che è diventata quasi sinonimo
di disonestà. Ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia.
Applicatelo. Voi giovani siete in condizioni di farlo".
Questa esortazione
appare quanto mai appropriata ed impellente, e non solo per i giovani, in
quanto le prossime scadenze elettorali ci impongono una riflessione doverosa
che deve generare in tutti noi l'abbandono dell'opinione gattopardesca del
"tutto cambi affinché nulla cambi", per non correre il rischio che la
mancata partecipazione alle urne porti, inevitabilmente, all'autoesclusione
dalla vita democratica del Paese.
Accogliendo,
dunque, l’invito a richiamare le sempre attuali parole del grande stratega
ateniese, dobbiamo ricordare che “un uomo che non si interessa allo Stato … non
lo consideriamo innocuo, ma inutile”.
Ma è importante
anche sottolineare con Pericle che "poiché essa è retta in modo che i
diritti civili spettino non a poche persone, ma alla maggioranza, essa è
chiamata democrazia: di fronte alle leggi, per quanto riguarda gli interessi
privati, a tutti spetta un piano di parità, mentre per quanto riguarda
l’amministrazione dello stato, ciascuno è preferito a seconda del suo emergere
in un determinato campo, non per la provenienza da una classe sociale, ma più
che per quello che vale".
Pertanto dobbiamo
impegnarci, per non ripetere gli errori del passato, a porre tra i requisiti
fondanti della futura classe politica, la meritocrazia, ma non intesa
erroneamente secondo un’accezione meramente tecnica, cioè basata sulle capacità
e abilità professionali, ma anche, e soprattutto, sulle virtù morali.
Per realizzare ciò
occorre abbandonare le vecchie logiche clientelari e partitiche, per scegliere
persone di sicura onestà intellettuale e che siano mosse da autentico e
disinteressato impegno politico, per poter rigenerare le strutture sociali e di
potere in modo sano, funzionale al miglioramento della nostra società..
Non facciamo che
siano gli altri a scegliere per noi, nella consapevolezza che solo la
partecipazione attiva può produrre una cambiamento politico e sociale.
Daniela
De Blasio

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