Il TAR della
Calabria, sezione di Reggio, ha rigettato il ricorso. Il tonfo sordo, se non
cilecca o ploff della pseudo questione morale
MA IL SOGNO CONTINUA,
GIUSEPPE SALVATORE MEDURI… Di “NUOVO” SINDACO DI MELITO PORTO SALVO
Domenico Salvatore
Ibis redibis, non
morieris in bello. Giasone è tornato dalla Colchide con il vello d’oro; ardito,
bello, fiero e vittorioso, rinfrancato, rinvigorito e rivitalizzato; assieme ai
suoi Argonauti. Sic et simpliciter. Un buco nell’acqua. Un’inutile e dannosa
perdita di tempo, che la città di Tiberio Evoli, Bruno Spatolisano e Pietro
Panuccio, non poteva permettersi. Il vizietto di non accettare la sconfitta
elettorale. Un pressing asfissiante che provoca dolori addominali, depressione,
inappetenza, gastrite, epatite, colite, esofagite, laringite, faringite,
encefalite, lombalgia, mialgia, pubalgìa, brachialgìa e così via. Scariche di adrenalina,
che s’impenna come il Machu Picchu.
Si rischia di vedersi
saltare il tappo della valvola mitralica. Servono marcantonio, tipo Ercole,
Maciste, Ursus, Ben Hur, L’incredibile Hulk, Cassius Clay, Archie Moore, Clark
Kent, per rimanere sul tappeto; di fronte ai ganci sinistri doppiati da
montanti destri, uppercut, swings, testate e colpi proibiti sotto la cintura.
Ma oramai tutto è passato. Giacomo Leopardi canterebbe…” Passata è la tempesta:/Odo augelli far festa, e la
gallina,/Tornata in su la via,/Che ripete il suo verso. Ecco il sereno/Rompe là
da ponente, alla montagna;/Sgombrasi la campagna,/E chiaro nella valle il fiume
appare./Ogni cor si rallegra, in ogni lato/Risorge il romorio/Torna il lavoro
usato./L'artigiano a mirar l'umido cielo,/Con l'opra in man, cantando,/Fassi in
su l'uscio; a prova/Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua/Della novella
piova;/E l'erbaiuol rinnova/Di sentiero in sentiero/Il grido giornaliero./Ecco
il Sol che ritorna, ecco sorride/Per li poggi e le ville. Apre i balconi,/Apre
terrazzi e logge la famiglia:/E, dalla via corrente, odi lontano/Tintinnio di
sonagli; il carro stride/Del passeggier che il suo cammin ripiglia./Si rallegra
ogni core./…”.
Qualche
Cassandra, Laocoonte, Tiresia e Calcante, boicottata, sabotata, ostacolata,
impedita e disturbata, come da copione, l’aveva detto e scritto, ma,
“ovviamente”, non venne creduta. Senatores boni viri, Senatus mala bestia. Il
“Colosso di Rodi”, ha resistito a tutti gli tsunami, tornadi, cicloni e
uragani; ai terremoti del dodicesimo
grado della Scala Mercalli, se non decimo della Scala Richter. Ed ora tornerà a
splendere sovrano, come un ‘Faro di Alessandria’…” Finchè il sole risplenderà
su le sciagure umane”.
Chapeau! Red carpet!
Clap clap! Scripta manent, verba volant.
Per il ritorno a casa
del figliol prodigo, il padre, macellerà
il vitello più grasso. L’avevamo detto e scritto, controllare su internet per
credere, prego!
Non abbiamo
frequentato nessun corso per chiromante, cartomante, chiaroveggente, indovino e medium e non abbiamo la sfera di cristallo. Né
abbiamo preso a noleggio la bacchetta magica di sambuco di Harry Potter. Non c’era
bisogno di consultare l’oroscopo o di sfogliare la margherita, per capire come
sarebbe andata a finire. Giove Pluvio, non tuona e non lancia più saette; il
mitico re dei venti, Eolo, si è ritirato in meditazione nel deserto; Zèfiro s’è
rifugiato nelle cavità marine, in compagnia di Nettuno e Tritone.
La nostra è una
modesta opinione, incondizionata ed incondizionabile, come tante ce ne sono,
per carità. Non vogliamo arrogarci nessun merito. E di che cosa? Non siamo
(quasi ) mai andati d’accordo con i Sindaci, Assessori, Consiglieri, come i
nostri lettori sovrani, da cinquant’anni sanno. Cinquant’anni di giornalismo,
di solitudine. Palate di fango, discredito, destabilizzazione, sfiducia ed
infamia.
Volevano un
giornalista duttile e malleabile, docile, sottomesso, morbido e soffice; buon
samaritano, passivo esecutore di ordini, cagnolino al guinzaglio: toh prendi
quest’ossicino e vai a cuccia! Cedevole, accomodante, disponibile, arrendevole
e remissivo .
Non abbiamo porto
l’altra guancia come diceva Nostro Signore Gesù Cristo nel Discorso della
Montagna (Vangelo secondo Matteo). Sebbene, il senso di quelle divine parole,
non fosse proprio quello, entrato nell’uso comune della lingua e del costume.
Non abbiamo indossato
i panni del giornalista arcigno, severo, rigoroso, duro, accigliato, torvo,
aspro, scontroso, irascibile, scorbutico, lunatico, permaloso, scomodo e via di
seguito; tanto per usare alcuni degli epiteti, con cui ci hanno dipinto ed
etichettato i nostri detrattori, denigratori, diffamatori e calunniatori, in
questo mezzo secolo di giornalismo.
Abbiamo tentato di
tenere la testa sulle spalle e la schiena dritta e resistere al canto delle
sirene; senza i tappi di cera, che Ulisse infilò nelle orecchie dei suoi
compagni. Proprio come sostenevano il presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi ed ancor prima, Sua Santità Karol Wojtyla.
Resistere, resistere,
resistere, ma non è stato facile come bere un bicchiere d’acqua. Anzi.
Non c’è mancato
l’avviso di garanzia e nemmeno il processo per diffamazione. Ma quando
mai!!!???Te lo dò io l’articolo 21 della Costituzione, le successive modifiche
ed integrazioni, la Dichiarazione universale ( o
Carta) dei diritti umani è un documento sui diritti
individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, adottata dall'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite… “Il
riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e
dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della
libertà, della giustizia e della pace nel mondo”
Non siamo il
giornalista ‘precisino’, che non sbaglia mai. Non esiste proprio, questo prototipo. Non c’era bisogno
della Pizia, la divina sacerdotessa di Apollo e dell’oracolo di Delfi, per
intuire, per sapere, per capire.
La nostra bussola,
che ci ha aiutati a tenere dritta la barra si chiamano virtù cardinali: la prudenza, la giustizia,
la fortezza e la temperanza e quelle
teologali: la fede, la speranza e la carità. Memento homo, quia pulvis es et in
pulverem reverteris.
Per trovare od
indovinare come sarebbe andata a finire,
non c’era bisogno del navigatore satellitare, dei cani molecolari di
Sant’Uberto, dell’oroscopo o di sfogliare la classica margherita.
Le stesse emozioni ed
il fascino delle telenovelas…“Anche i ricchi piangono, Topazio, Dallas Manuela,
La donna del mistero, Milagros” che ha celebrato attori ed attrici noti al
grande pubblico…Verónica Castro, Grecia Colmenares e Jeannette Rodriguez,
nonché grandi stelle nazionali del calibro di Andrea del Boca, Gabriel Corrado,
Jorge Martínez, Raul Taibo, Luisa Kuliok, María Rosa Gallo, Lydia Lamaison e
Gustavo Bermúdez, che sono diventati molto popolari.
Le stesse scariche di
adrenalina, che s’impennavano come il Machu Picchu. Il caldo torrido, il
solleone africano, la canicola imppietosa e rovente…Virgilio, Caligola,Scipione
l’Africano, Caronte, Flegetone, Stige, Hannibal, Nerone, Ulisse e Minosse.
Ed ora? Refoli etnei,
freddo polare, soffioni siberiani. Ciak! Si girano gli esterni di Zanna Bianca,
Il richiamo della foresta, Il dottor Zivago, Michele Strogoff. Brividi,
fremiti, emozioni, souspences.
Una sentenza storica
che crea opposti stati d’animo.
C’è, chi vada in
brodo di giuggiole ed in sollucchero, se non tre metri sopra il cielo.
E c’è , chi non
riesca ad arginare l’ira, la rabbia e la collera. E ribolle come il magma sotto
i campi Flegrei a Pozzuoli; freme e scalpita come i lapilli, lava e cenere
nella Valle del Bove.
Ma c’è pure, chi
guarda al verdetto con distacco e disincanto; e risponde come Rhett Butler a
Rossella O’Hara, in ‘Via col vento’…Francamente me ne infischio!
Una sentenza, che
l’entourage della “Casa Rosada” di Viale
della Rimembranze, ritiene preziosa come un rubino dello Sri Lanka; uno
smeraldo della Colombia; un topazio del Brasile; uno zaffìro della Cambogia.
I giudici, asettici
ed impersonali, sono riusciti a separare il grano dal loglio.
Il loro imperativo
categorico è:”Reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dèi dèo.
Politica champagne,
effervescente, frizzante, con le bollicine. Ma per far tornare il bel tempo,
serve altro che l’anticiclone delle Azzorre.
Forse, gli spinace di
Bracciodiferro, quando deve affrontare Brutus; se non la forza dell’incredibile
Hulk.
Gli addetti ai lavori
sono disposti a spendere qualche aggettivo per questa maggioranza, fondata
sulla roccia…cadde la pioggia, strariparono i fiumi soffiarono i venti e si
abbatterono su quella casa, ma essa non crollò, perché era fondata sopra la
roccia.
Esultano gli
hooligans ed gli skin-heads, come si fa allo stadio. I campesinos, peones ed
aficionados, si lasciano andare a scene
di vivo trionfalismo. Hanno ingoiato duri rospi, hanno diritto alla felicità: quell’
insieme di emozioni e sensazioni, che proviamo al nostro interno, le quali ci
fanno sentire bene in un determinato istante.
Da una parte:
Tranquillità, Credibilità, Gratitudine, Giustizia, Emozioni. Dall’altra:
Libertà, Bellezza, Popolarità, Organizzazione. All’americana:
"tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro
Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la
Libertà e la ricerca delle Felicità; allo scopo di garantire questi diritti,
sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal
consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a
negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un
nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi
poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza
e Felicità.". Le minoranze?
Non sono
desaparecidos. Anzi. Sono abbastanza attivi e vispi. L’ingegnere Carmelo
Minniti, mancato sindaco, riesce con incredibile abilità ad incassare, come e
meglio di Archie Moore, popolarmente inteso ‘la mangusta’. A livello popolare
le sue quotazioni sono in crescita esponenziale. Sempre documentato sulle
delibere. Il che gli permette di non prendere gaffes, granchi, panzane e
bufale; se non lucciole per lanterne e fischi per fiaschi; come succede ad
altri gnavi che il padre Dante, spedirebbe a correre nudi, eternamente dietro
un’insegna anonima, punzecchiati sulla chiappe da vespe e mosconi inferociti.
A “Palazzo San
Giuseppe”, tiene testa agli spitfires e mosquitos dell’esecutivo con garbo e cortesia,
ma anche con severità e rigore; senza uscire fuori dalla righe. La sentenza?
Non balla di certo il Dadaumpa e la macarena. Accetta, ma non accoglie e non
condivide. Le sentenze non si giudicano,
si rispettano e non si
commentano. Stile ed eleganza, insomma non gli fanno difetto a questo “figlio
d’arte”. La comunicazione così detta ufficiale, fa buon viso e cattivo gioco.
Ha sparato a zero contro Meduri & soci in questi mesi. Pater, dimitte
illis, quia nesciunt quid faciunt. Puntando sulla falsa questione morale
dell’esecutivo.
Pronta
a gettare l’acqua sporca col bambino dentro ed a lanciare sassi in piccionaia.
Un boomerang. Gli assessori ed anche i consiglieri, sono tutte persone per
bene, diversi con la laurea ed un posto
di lavoro dignitoso, mamme e papà di famiglia. Rasputin, da dietro le quinte,
ha suggerito di puntare contro il primo cittadino…Muoia Sansone con tutti i
Filistei. Ma Giuseppe Salvatore Meduri, ingegnere, padre di famiglia è una
persona perbene. Fino a prova contraria. Questa è la nostra opinione, sic et
simpliciter. Non pretendiamo che venga spacciata per verità assoluta. Errare
humanum est. Lo conosciamo da una vita.
Abbiamo
pure, narrato le sue imprese calcistiche. Per questi motivi, ci siamo opposti,
attraverso i nostri modesti canali d’informazione agli spalatori di fango, che
per le loro recondite ragioni che la ragione non conosce, erano pronti a
vendersi l’anima. Alienati, che pur di buttare a mare l’amministrazione, in
nome della politica del “Tanto peggio, tanto meglio”, avevano messo in campo la
sottile tattica del pettegolezzo, delle congetture, ipotesi strampalate e
fantasie vergognose. La pantomima delle scuole, ha lacerato il tessuto
connettivo della società melitese.
Le
famiglie non sapevano più che pesci pigliare. Chi voleva spostare i figli di
qua e chi di là. Come se fossero soprammobili e souvenirs. Si deve agli
“homines bonae voluntatis”, se la diàspora sia rientrata. La città necessita di
serenità, tranquillità, pace, accoglienza, condivisione dei problemi,
comprensione, umanità, tolleranza. Bastano i problemi della routine quotidiana
a creare patemi d’animo e le infinite tasse; con i figli disoccupati o
sottoccupati, se non sfruttati con stipendi ridicoli, grotteschi e goffi;
offensivi e lesivi della dignità e dell’intelligenza. “Aria netta non ‘ndavi paura di trona”. Un
impichment forsennato e pazzesco, che non stava in cielo, né in terra e che non
aveva né capo, né coda. Non stiamo dicendo che l’establishment, sia perfetto.
Ma non si possono addossare, strumentalmente, colpe che sono di altre
amministrazioni. Si pretendeva, che in pochi mesi “Mandrake”, Mago Silvan,
David Copperfield, Criss Angel, Tony Binarelli, Giucas Casella, risolvessero
tutti i problemi…scuole, strade, rete idrica e fognante, pubblica
illuminazione, disoccupazione, ospedale, Tribunale, Giudice di pace, problemi
delle fiumare, dei torrenti, dei canali e canaloni. Naturalmente, non stiamo
indossando i panni di Carlo Taormina, Nino Marazzita, Franco Coppi, Sergio
Erede, Filippo Troisi , Francesco Gianni, Antonio Segni ed altri Perry Mason difendendo
l’amministrazione comunale. L’ingegnere Giovanni Marino, ha una dignità che
sposta le montagne. Non si è strappato i capelli, né si è lacerato le vesti.
Accetta ma non condivide.
Fine
ed elegante nel suo incedere. Un gentiluomo. Pare che non voglia nemmeno
opporre appello alla sentenza. Chiede però, uguale parità di trattamento,
quando si andrà a discutere la sua causa. Per rientrare dalla finestra, dopo
essere uscito dalla porta. A livello di popolo, la notizia è stata accolta bene
dai filo-meduriani. Male, dai rivali, avversari ed oppositori. I problemi
pressano, intanto. Spazzatura, questione ospedale, pressione fiscale, scuole,
strade e pubblica illuminazione; cimiteri, rete idrica e fognante,
disoccupazione giovanile, viabilità interna, impiantistica sportiva, Giudice di
Pace, tanto per gradire ed altri grattacapi, che sono la regola per ogni
amministrazione. A parte l’Ufficio Stampa ed un portavoce degno di questo nome,
di cui si avverte la necessità impellente.
Il
Sindaco, non dice “Dieu me l’a donnèe gare à qui y touchera!”. Non digrigna i
denti, né mostra i muscoli. Ha difeso i suoi diritti con i denti e con le
unghie. Preferisce farsi prendere dal dubbio che il divino William Shakespeare
mette in bocca ad Amleto (Atto 3° Scena I^) ‘To be or not to be. That is the
question’.
Chi
è in politica deve essere sempre pronto ad affrontare le tempeste di mare, che
ben sapevano pennellare gl’immortali: Hernest Hemingway, Herman Melville,
Joseph Conrad, Robert Louis Stevenson e via dicendo. Così come ha sempre fatto
nella sua vita da mediano “Peppe Oriali”…”una vita da mediano/ a recuperar palloni/ nato senza i piedi
buoni/ lavorare sui polmoni/ una vita da mediano/ con dei compiti precisi/ a
coprire certe zone/ a giocare generosi/ lì /sempre lì/ lì nel mezzo/ finchè ce
n'hai stai lì/…”; capace di sgusciare e scodinzolare come una sardina, fra un cavallone e l’altro.
Domenico
Salvatore
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