L'economista Mauro Marè dell'Università della Tuscia, in un articolo, pubblicato da un importante quotidiano, relativo alla riforma del sistema tributario afferma che "si tassa poco il patrimonio, la proprietà e i redditi diversi da quelli da lavoro dipendente" auspicando, in particolare, di "riflettere bene sulla necessità di esentare di più la proprietà immobiliare; essa è tassata all'estero molto più che nel nostro Paese". Qualche giorno prima lo stesso quotidiano titolava, in contrapposizione a questa tesi, "Casa, Bancomat del fisco".
Il prof. Marè sembra ignorare che sulla casa grava oggi un macigno di circa 45 miliardi, cui si aggiungono 8 miliardi di tassa sui rifiuti. Prendendo in considerazione soltanto le tasse "dirette" sulla casa, esse risultano pari al 2,9% del Pil, e collocano l'Italia al quarto posto, per l'entità dell'onere, nella classifica tra i 29 Paesi dell'Unione Europea. E sembra ignorare che la tassa sull'immobile provoca un effetto recessivo, per la misura del prelievo, e soprattutto perché aumenta la sfiducia e il senso di insicurezza dei cittadini. Controprova è il calo del valore degli immobili privati in Italia coinciso con l'aumento della tassazione, passato da circa 8.000 miliardi a circa 6.000. Duemila miliardi di perdita, più del prodotto lordo annuo, per racimolare poche decine di miliardi di nuovi introiti.
I settori dell'economia non sono comparti a sé stanti ma sono tra loro strettamente collegati. Il settore immobiliare, dove confluisce gran parte del risparmio degli italiani, sia famiglie sia aziende, è la riserva di risorse dove attingere quando "le vacche sono magre" (e lo sono in modo rilevante dal 2008 fino ad oggi). Se si continua a colpire duramente col prelievo fiscale questo settore, cioè il risparmio, si colpiscono i consumi (famiglie) e si incrementa il numero delle aziende che chiudono non avendo sufficienti "riserve" per superare la crisi. Ciò, anche senza considerare l'enorme indotto industriale (imprese edili e complementari, industria dei materiali, ecc.) che il settore immobiliare trascina ed alimenta. Le risorse prelevate dal settore immobiliare si traducono immediatamente in minori commesse per l'indotto, minori consumi e in definitiva minore occupazione.
Il prof. Marè sembra ignorare che sulla casa grava oggi un macigno di circa 45 miliardi, cui si aggiungono 8 miliardi di tassa sui rifiuti. Prendendo in considerazione soltanto le tasse "dirette" sulla casa, esse risultano pari al 2,9% del Pil, e collocano l'Italia al quarto posto, per l'entità dell'onere, nella classifica tra i 29 Paesi dell'Unione Europea. E sembra ignorare che la tassa sull'immobile provoca un effetto recessivo, per la misura del prelievo, e soprattutto perché aumenta la sfiducia e il senso di insicurezza dei cittadini. Controprova è il calo del valore degli immobili privati in Italia coinciso con l'aumento della tassazione, passato da circa 8.000 miliardi a circa 6.000. Duemila miliardi di perdita, più del prodotto lordo annuo, per racimolare poche decine di miliardi di nuovi introiti.
I settori dell'economia non sono comparti a sé stanti ma sono tra loro strettamente collegati. Il settore immobiliare, dove confluisce gran parte del risparmio degli italiani, sia famiglie sia aziende, è la riserva di risorse dove attingere quando "le vacche sono magre" (e lo sono in modo rilevante dal 2008 fino ad oggi). Se si continua a colpire duramente col prelievo fiscale questo settore, cioè il risparmio, si colpiscono i consumi (famiglie) e si incrementa il numero delle aziende che chiudono non avendo sufficienti "riserve" per superare la crisi. Ciò, anche senza considerare l'enorme indotto industriale (imprese edili e complementari, industria dei materiali, ecc.) che il settore immobiliare trascina ed alimenta. Le risorse prelevate dal settore immobiliare si traducono immediatamente in minori commesse per l'indotto, minori consumi e in definitiva minore occupazione.

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