La
forte crisi economica che attraversa la nostra penisola sembra non
intaccare la passione per il gioco che invece non conosce crisi, come
dimostrano i
dati relativi all’anno 2014, riportanti una spesa per il gioco d’azzardo di 84,4 miliardi di euro.
I
numeri sono eloquenti. L’Italia è la prima nazione al mondo per
l’acquisto dei “gratta e vinci” (superando Francia e Cina), ne
stampiamo un quinto della produzione di tutto il mondo, inoltre
deteniamo il record di apparati elettronici da gioco distribuiti sul
territorio: circa 416.000 macchinette (una ogni 150 abitanti), circa
50.000 video lottery (un terzo di quelle presenti in tutto il mondo).
Sono
oltre 15 milioni i nostri connazionali che si dedicano al gioco, il
38,3% della popolazione, con il desiderio di vincere denaro (52%), o
di sfidare la dea bendata (21%) o semplicemente per passare qualche
ora di divertimento (19%).
Il
Centro-Sud è la zona della penisola maggiormente dedita al gioco.
La
Calabria, con più di un milione di scommettitori, è la seconda
regione del sud dove si gioca,
dietro alla Campania, col 57%, e poi Lazio, Sicilia, Puglia e
Abruzzo che si attestano su circa il 53% . Le regioni dove invece si
gioca di meno rispetto alla media nazionale (47%) sono quelle del
Settentrione: Emilia Romagna (41%), e Trentino Alto Adige (42%) sono
in vetta, seguite da Liguria e Veneto (44%). Nonostante nelle regioni
meridionali il gambling sia più diffuso che nel resto della penisola
(è il Molise a registrare la percentuale più alta di gamblers, cioè
giocatori d'azzardo: 13%), i giocatori con profilo di rischio
moderato non sono concentrati solo nel Meridione. Dove si gioca di
meno, come ad esempio in Friuli Venezia Giulia, la quota di giocatori
a rischio ludopatia è assai più sostenuta (8%) in confronto alla
media nazionale (5,3%).
Per
quanto riguarda invece la spesa procapite, in testa troviamo
l’Abruzzo con una media di 1429 euro per giocatore, seguito dalla
Lombardia con 1407 euro e del Lazio con 1362.
Chiudiamo
il nostro speciale con alcune considerazioni. Il quadro sul mercato
che ruota attorno al gioco d’azzardo viene completato dalla
‘ndrangheta. Le
nuove frontiere della criminalità organizzata,
infatti, guardano di buon occhio al settore dei giochi, fino a
diventare una vera e propria holding che riesce a muovere circa 4
miliardi di euro, di cui 3 miliardi e 600 milioni gestiti
direttamente dalle organizzazioni mafiose. Senza contare gli introiti
dell’usura finalizzata al gioco d’azzardo, circa 750 milioni.
La
nostra regione, oltre ad essere seconda in Italia per maggior
numero di scommettitori, annovera tra questi un’altissima
percentuale di anziani. Secondo uno studio compiuto dall Fipac,
sono 60mila gli anziani a rischio ludopatia, mentre 12 mila possono
essere definiti come malati patologici. Dati che spiegano anche la
nuova ordinanza comunale, emessa dalla Commissione Straordinaria di
Reggio Calabria, che regolamenta l’orario di apertura delle sale
giochi cittadine dalle ore 9 alle 22, avvalorata dai dati dell’Asp
5 di Reggio Calabria secondo i quali la dipendenza dal gioco
d’azzardo avrebbe negli ultimi anni raddoppiato i propri numeri.
Una
febbre, quella del gioco, che continua a diffondersi coinvolgendo
milioni di persone, tra cui tantissimi anziani già finiti nel
vortice della ludopatia. Numeri spaventosi se commisurati al danno
provocato in termini sanitari e di risorse sottratte all’economia
reale, con conseguente corollario di povertà familiare,
indebitamento, usura, intrecci con la criminalità organizzata e
conflitti d’interesse ai più alti livelli.

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