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Festa d'autunno, festa dei nonni alla Scuola dell'Infanzia "'Arcobaleno" di Melito Porto Salvo

Organizzata dalla Scuola dell' infanzia "Arcobaleno" di Antonella e Daniela Mafrici nella mattinata di sabato 18 ottobre 2014, nel giardino dei sogni, con larga partecipazione di nonni e qualche genitore al seguito. Il segreto di un istituto privato ai vertici della scuola di Melito Porto Salvo e del suo hinterland. Un tesoro nascosto di cui si è parlato ben poco in questi anni. La tarantella sulla terra battuta è stata veramente favolosa, mentre Francesco Cozzupoli, Vincenzo Romeo e Claudio Costarella suonavano e battevano. Un urletto ha accompagnato l'apparizione delle mitiche 'calandrelle'; sullo sfondo dell'albero dei nonni con tante foglioline verdi. I sapori di una volta come pane casereccio e marmellata. La sorpresa di nonno Carmelo, riapparso quasi improvvisamente 
MELITO PORTO SALVO, LA CONSUETA FESTA D'AUTUNNO, "SAPORI D'AUTUNNO CON I NONNI" ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA "ARCOBALENO" NEL QUARTIERE DI PORTO SALVO, DIETRO IL SANTUARIO DELLA MADONNA,  DIRETTA DALLE SORELLE MAFRICI
Domenico Salvatore

Il paradiso sotto casa e non saperlo! Da quindici anni, uno dei cardini, intorno a cui ruotava e ruota il FISM del battagliero professore Leonardo Manti, che ha passato il testimone, proprio in questi giorni, dopo tanti lustri, di onorevole milizia, sempre in prima linea. Certamente, non per una questione di privilegio o piaggeria. I numeri, parlavano e parlano chiaro. Ma non è la "scuola dell'aristocrazia melitota", come qualcheduno l'ha ribattezzata. In realtà la frequentano i figli dell'operaio, elettricista, idraulico, muratore, manovale, dipendente comunale, statale o della ditta privata. Benchè, ci siano anche figli e nipoti di medici, avvocati, ingegneri, architetti, professori. Si potrebbe dire una scuola aperta a tutti e ben assortita. Ci sono insomma, tesori d'arte nascosti, di cui si parla e si conosce poco. Sei sezioni dall'asilo nido alla scuola materna, localizzata a pochi metri dal Santuario di Porto Salvo, nel cuore dell'omonimo quartiere.  Dirigono due sorelle (Antonella e Daniela Mafrici), ma non sono le sorelle Agazzi, questo è lapalissiano…" Le sorelle Agazzi, all'anagrafe Rosa Agazzi e Carolina Agazzi, sono state due pedagogiste sperimentali. Dopo aver frequentato studi magistrali danno inizio al loro percorso di insegnamento a Nave, in provincia di Brescia, nel 1889-1890 in una borgata disagiata. Su suggerimento di Pietro Pasquali decidono di fondare una nuova scuola materna a Mompiano nel 1896. Il modello della loro scuola ebbe molto successo e servì come modello per la nascita di scuole successive che sorsero con il nome di sorelle Agazzi. Il termine scuola materna verrà ripreso nel 1968 con la legge n°444, che istituirà le scuole di Stato per l'infanzia. Entrambe dopo la prima guerra mondiale tengono corsi d'insegnamento alle maestre di Trento, di Bolzano e nella Venezia Giulia. Nel 1926 smettono di insegnare, nello stesso momento in cui in Italia si diffondono le scuole materne. Metodo pedagogico. Il metodo educativo delle sorelle Agazzi, assieme al metodo montessoriano, inaugura l'era dell'attivismo italiano. Corrente pedagogica nata all'inizio del XX sec. Fondata sull'idea che al centro dell'apprendimento ci sia l'esperienza e che il bambino non sia più spettatore ma attore del processo formativo. Pure rifacendosi al Kindergarten di Froebel, esaltano la vitalità e la spontaneità dell'infanzia, punto principale del loro pensiero pedagogico e non condividono lo scolasticismo aportiano. Criticano la precocità dell'educazione poiché intendono formare bambini e non scolari. Il bambino deve crescere in un ambiente familiare che stimoli la sua creatività e deve avere un continuo dialogo con l'adulto. L'educatrice deve richiamare il ruolo della madre. L'attività del bambino è il punto centrale del processo educativo. L'ambiente in cui si sviluppa l'attività del bambino deve essere semplice e composto di materiali che fanno parte della sua quotidianità. Si privilegiano le attività individuali libere a quelle collettive sebbene sorvegliate dall'educatore. Il bambino deve essere libero di fare da sé pur rispettando l'ordine delle cose ed essere capace di collaborare con gli altri seguendo il metodo del mutuo insegnamento: il bambino più esperto e consapevole fornisce informazioni ed indicazioni ad un proprio compagno meno preparato. Il metodo intuitivo. Il metodo intuitivo diviene il percorso principale dell'apprendimento. L'educatrice agisce indirettamente e pur rispettando la spontaneità del bambino organizza e predispone ambienti e situazioni. Il metodo intuitivo identifica l'insegnamento come un metodo per favorire le esperienze, in cui i bambini apprendono direttamente e spontaneamente con il loro fare e osservare. Scuola materna. 

La scuola materna deve essere progettata in modo tale che rispecchi l'ambiente abituale del bambino, e quindi organizzata, sotto molti aspetti, come una piccola casa, dove il bambino può svolgere attività domestiche come a casa propria. Materiale didattico: un giardino con animali e piante; museo delle cianfrusaglie: una sala adibita a museo che raccoglie materiali ritrovati dai bambini come spaghi, rocchetti e sassolini. Queste venivano definite dalle due sorelle "cianfrusaglie senza brevetto", perché erano materiali che i bambini stessi ritrovavano e che servivano affinché anche il materiale didattico stesso non fosse preordinato e prestabilito, come invece avveniva nel metodo didattico pensato da Maria Montessori. Contrassegni: immagini di oggetti di uso comune che contrassegnano le proprietà dei beni individuali dei bambini; hanno lo scopo di abituare il bambino a parole sempre più lunghe e complesse. Applicazione del metodo. L'insegnamento agazziano, fonte Wikipedia, suppone possibile la programmazione scolastica solo per quanto riguarda il fare e il conoscere, introducendo le attività di vita pratica, lingua parlata, lavoro manuale, norme che regolano educazione della voce e esercizi ritmici. Per quanto riguarda la formazione emotiva e morale non è possibile sviluppare alcuna programmazione in quanto sono sentimenti che si sviluppano nel bambino spontaneamente e casualmente, seppur sotto il controllo dell'educatore. Seguendo le teorie delle Agazzi, abbiamo una nuova figura di docente della scuola materna: l'educatrice. Una figura professionale sempre aggiornata. Oltre alla capacità di amare i bambini deve saper coltivare i rapporti umani con ottimismo escludendo atteggiamento di ansietà e di malumore. Deve avere proprio un profondo senso del dovere, uno spirito d'ordine e di coerenza e devono assicurare alla vita della scuola una atmosfera di stabilità e di sicurezza…". Docenti stimolati, quelli della "scuola dell'infanzia "Arcobaleno" di Antonella e Daniela Mafrici, motivati, preparati che fanno dell'aggiornamento personale e professionale la loro colonna portante e quella della scuola in cui lavorano; si aggiornano, partendo dalla base. Quindi hanno domestichezza con i grandi della pedagogìa. Non solo l'opera sempre encomiabile delle sorelle Agazzi. "Con la scuola serena (di Agno), doc.studenti.it, Maria Boschetti Alberti intende fare un dono di rigenerazione alla scuola comune, introducendo in essa i rinnovamenti apportati dalle "scuole nuove" e dall' educazione nuova. Gli elementi individuati da Maria Boschetti Alberti che caratterizzano il vissuto scolastico sono principalmente: Libertà, rispetto dell'individuo, autoeducazione, consapevolezza educativa, insegnante "artista", rispetto del bambino, la centralità della persona, visione integrale/globale dell'alunno. La libertà nella scuola serena diventa l'elemento fondamentale per l'apprendimento dei bambini. La libertà di modo (metodo) consente ad ogni ragazzo di svolgere il proprio lavoro secondo le modalità da lui preferite: da solo o in coppia o in piccolo gruppo, nel banco o fuori di esso, scrivendo sul quaderno o alla lavagna o sul pavimento, con l'aiuto della maestra oppure no, avendo a disposizione vari materiali, con la possibilità di aiutare i compagni in difficoltà, ecc. Il tutto va terminato nel tempo ritenuto necessario dall'alunno stesso, che sceglie se concentrarsi a lungo su un unico argomento o se affrontarne altri (libertà di tempo).". 

Ed ancora…Maria Alberti nasce a Montevideo (Uruguay) nel 1879, è battezzata nel 1880, ma sui documenti ufficiali risulta nata il 31 maggio 1883. Gli Alberti, emigranti, con una famiglia numerosa, tornano a Bedigliora nel Canton Ticino nel 1883, e nel 1895 Maria è già maestra, e insegna in alcuni paesi del Malcantone. Nel 1917www4.rsi.ch è docente a Muzzano, e dal 1923 a Agno. Durante un congresso a Roma, nel 1917, entra in contatto con i metodi di Maria Montessori e incontra Anna Fedeli, che allora teneva corsi di insegnamento per maestre montessoriane. "Dopo il mio viaggio in Italia [scrive] tornai nella mia scuola innamorata del metodo e decisa a sperimentarlo. Passavo le notti a leggere e rileggere i libri della Montessori per cercarvi soccorso. Non ero più la maestra che seguiva una via nuova per dilettantismo: ero una maestra interessata ad un'esperienza didattica" (Maria Boschetti Alberti, Il diario di Muzzano, La Scuola, Brescia 1973, 32, 42 e segg). Educatrice grande, Maria Alberti (coniugata Boschetti) ebbe in Teresa Bontempi, donna aperta al rinnovamento nell'insegnamento e pure montessoriana, una sostenitrice che la spinse, la incoraggiò e la sostenne nei difficili rapporti con le autorità, che non vedevano di buon occhio la sua sperimentazione pedagogica. Maria Boschetti Alberti, nota per la sua "Scuola serena", è stata "una delle più grandi educatrici dell'Europa e, si può dire, del mondo. Cionondimeno fu quasi sconosciuta nel suo paese, e non si svela un segreto ricordando che le autorità scolastiche del suo Cantone non l'hanno né compresa né sempre tollerata. Gli innovatori disturbano le sue sacrosante abitudini e calpestano i regolamenti. Quante volte dovette cercare di trovare il modo di farsi ricevere dal Capo del Dipartimento dell'Istruzione Pubblica per chiedere di rimuovere gli ostacoli opposti dai colleghi e dagli ispettori" (autore di queste parole è il celebre pedagogista ginevrino Adolphe Ferrière, che, con Giuseppe Lombardo-Radice, fu uno dei suoi sostenitori). L'intuizione di Maria le ha fatto vedere la verità: La verità è che quando una classe è viva, non è più né herbartiana, né montessoriana, né gentiliana: essa è umana. Maria Boschetti Alberti si è sempre impegnata anche nella lotta per l'emancipazione femminile: oltre alla creazione di un'associazione femminile (la sezione ticinese del Lehrerinnen-Verein) e alla partecipazione attiva nelle rivendicazioni salariali per la parità fra uomo e donna, sono da segnalare i suoi numerosi articoli su questioni scolastiche, ma anche su aspetti culturali e civici, come la difesa dell'italianità e, nel contempo delle libertà democratiche elvetiche, e di pedagogia famigliare (alcuni di questi articoli sono raccolti nel volume "Il dono di sé nell'educazione", La Scuola, Brescia 1959). Friedrich Wilhelm August Fröbel (Oberweißbach, 21 aprile 1782 – Marienthal, 21 giugno 1852) è stato un pedagogista tedesco. Definito il Pedagogista del Romanticismo è universalmente noto per aver creato e messo in pratica il concetto di Kindergarten (Giardino d'infanzia corrispondente all'odierna scuola dell'infanzia). Con i Giardini di Infanzia inizia un nuovo modo di concepire, vedere ed educare la natura infantile. Il bambino, infatti, avverte il bisogno irrefrenabile di esprimere il proprio mondo interiore, e lo fa non attraverso il linguaggio ma attraverso il gioco. Per Fröbel il giardino di infanzia rappresentava una palestra dove si allenavano educatori, genitori e bambini in un luogo di partecipazione comunitaria.Fröbel: i giardini d'infanzia (centro educazione del bambino)Friedrich Fröbel vide l'educazione del bambino come celebrazione ed esaltazione dell'autonomia spirituale dell'essere umano che egli è. 

Questa attività spirituale si realizza nel gioco, ed è per offrire ai bambini l'opportunità di scoprire se stessi attraverso il gioco che Fröbel ideò il Kindergarten, i giardini d'infanzia.La cosiddetta scuola-giardino è il luogo in cui l'infanzia, paragonata a una pianta , può crescere liberamente accudito da maestre-giardiniere opportunamente formate . Si tratta di un vero e proprio ambiente educativo che produce la serenità e funzionalità degli spazi domestici , aggiungendovi materiali e attività accuratamente pensati nel loro significato pedagogico. Essi erano costituiti da sale interne, il cortile per gli esercizi ginnici e un giardino, fondamentale per mettere il bambino a contatto con la natura. L'attività quotidiana prevedeva: canti religiosi, ginnastica, giochi, coltivazione del giardino, esercizi di lettura e scrittura, discorsi su geografie e scienze, tessitura, disegno. Per i più piccoli Fröbel ideò i doni, oggetti di legno offerti, in tempi diversi, al bambino, per indurlo alla scoperta della realtà e di se stesso: una palla, una sfera, un cubo, un cilindro. Per ogni dono Fröbel indicava l'uso che se ne poteva fare per stimolare tutte le potenzialità del bambino: osservazione, esercizio tattile, separazione e ricostruzione. I suoi giardini d'infanzia hanno modificato l'idea dell'educazione del bambino nella prima infanzia (le sorelle Agazzi e Maria Montessori si rifaranno a lui). Nella sua opera principale L'Educazione dell'uomo (1826) Fröbel riprende in parte le riflessioni di Pestalozzi sui concetti educativi di spontaneità e intuizione e il misticismo dei filosofi suoi contemporanei.Johann Heinrich Pestalozzi (Zurigo, 12 gennaio 1746 – Brugg, 17 febbraio 1827) è stato un pedagogista e riformista svizzero. Pestalozzi è noto come educatore e riformatore del sistema scolastico ma era anche filosofo e si dedicò alla politica. Biografia.Nato da una famiglia di fede protestante di origine italiana, di Chiavenna, è orfano di padre a soli sei anni. Egli, insieme con i suoi fratelli, è allevato dalla madre e dalla governante Bàbeli; questa esperienza segnerà la centralità del ruolo materno nella pedagogia del Pestalozzi. Studia al Collegium Carolinum di Zurigo, nella speranza di intraprendere la carriera ecclesiastica; tuttavia l'influsso della Società Patriottica, cui si è iscritto nel frattempo, lo persuade a lasciare gli studi teologici per dedicarsi a quelli di giurisprudenza.Si forma a contatto con l'illuminismo, del quale stempera l'astratto intellettualismo attraverso la lettura di Rousseau. L'interesse giovanile per la politica lascia intravedere il forte impegno civile della sua pedagogia: approfondisce le idee di Rousseau, apprende alcune tecniche produttive ed inneggia al tirannicidio. Nello stesso tempo conosce Anne Schulthess, con la quale si sposerà in seguito e con la quale condividerà ogni esperienza. Alcune vicende, tra cui un breve arresto, dissuadono Pestalozzi dall'impegno attivo in politica, mentre matura lui l'idea di progettare un modo per migliorare le condizioni dei lavoratori e addestrarli alla vita professionale. Egli intende realizzare tale progetto attraverso una riforma agraria ispirata sia ai principi di naturalismo, filantropismo, ottimismo di Rousseau, sia alle teorie fisiocratiche. Nel 1768 fonda con Anne l'azienda agricola di Neuhof. L'esperimento si rivela un'impresa disastrosa a causa di difficoltà economiche e dell'inesperienza dei promotori; altrettanto scarso successo avrà il tentativo di trasformare Neuhof in una colonia per bambini abbandonati. Nonostante gli insuccessi, Pestalozzi resta a Neuhof ancora a lungo, tra la derisione dei concittadini e la stesura di importanti opere. In questo periodo, infatti, medita intorno alle più importanti questioni educative e sociali, come il disinteresse dei governi per la povertà, la crisi della famiglia, la prostituzione, la durezza delle condizioni di lavoro e l'infanticidio". Emilio o dell'educazione (titolo originale Émile ou De l'éducation), noto anche semplicemente come Emilio, è un trattato pedagogico di Jean-Jacques Rousseau scritto e pubblicato nel 1762.L'opera è divisa in cinque libri, corrispondenti alle cinque fasi fondamentali del giovane considerate da Rousseau.La prima fase va dalla nascita fino a quando il bambino è in grado di parlare. Durante questa fase il fanciullo fa le prime esperienze con le realtà esterne.La seconda fase arriva fino ai dodici anni. 

Ciò che maggiormente colpisce il giovane in questa fase della vita sono le esperienze sensoriali; il criterio in base a cui valutare tali esperienze è costituito dal piacere e dal dolore. La terza fase, dai dodici ai quindici anni, è la più adatta secondo Rousseau a imparare un mestiere manuale, che deve servire anche come mezzo di socializzazione.La quarta fase, dai quindici ai venti anni, è quella in cui il ragazzo riceve la sua educazione sessuale e religiosa. Secondo Rousseau questa è l'età migliore, perché prima non sarebbe in grado di comprendere il valore degli insegnamenti fornitigli in materia. La quinta e ultima fase è quella in cui l'allievo è ormai pronto a entrare nella società e ricerca la donna della sua vita, Sofia, educata in maniera da essere la compagna ideale di Emilio.Rousseau si dimostra polemico nei confronti di tutta la tradizione educativa e scolastica tradizionale e anche con i principi dell'educazione "positiva", proponendo una educazione "naturale". Il principio fondamentale dell'opera è che l'uomo nasce buono e che il male scaturisce dalla corruzione della società e da un'educazione non corretta, che non asseconda lo sviluppo armonioso delle potenzialità naturali. Secondo Rousseau, l'educazione si deve svolgere in ambiente neutro, preferibilmente in campagna, dove il futuro cittadino non sarà sottoposto ai nefandi stimoli della città. Non riceverà una vera e propria educazione (nel senso di conoscenze imposte dall'alto), ma sarà lasciato libero di sviluppare le proprie facoltà, con stimoli ridotti da parte del maestro, in modo da non essere influenzato in maniera eccessiva e artificiale dalle conoscenze altrui". Non è questa la sede per approfondire le tematiche pedagogiche, i discorsi educativi; finiremmo nel labirinto del pensiero didattico-formativo. Un accenno all'opera pedagogica italiana e di qualche personaggio della nomenclatura pedagogica estera. Lo riteniamo doveroso. Reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dèi dèo. Qui come detto, vorremmo riparlarne della scuola dell'infanzia "Arrcobaleno" sita in Melito Porto Salvo, provincia di Reggio Calabria. Queste nostre…divagazioni, non aggiungono e non tolgono nulla  alla bellezza educativa di una scuola all'avanguardia. Caratterizzata dalla serie infinita di iniziative a sfondo pedagogico, pianificate, programmate e progettate dal FISM, dalle sorelle Mafrici, dal personale docente e non docente, dai rappresentanti delle famiglie, che hanno una fiducia cieca ed incondizionata per…"L'Arcobaleno". Da qui, son passati migliaia di alunni, oramai grandicelli, che sono la testimonianza vivente dell'opera di alti contenuti educativi e cuturali, sviluppata dalla scuola in questione. Nell'immaginario collettivo della cittadina e dei cittadini è considerata qualcosa di sacro…Dieu me l'a donnèe gare a qui y touchera. 

La città di Tiberio Evoli, Bruno Spatolisano, Pietro Panuccio, Minicuci e Mandalari, ha avuto ed ha tante eccellenze, che può pure permettersi il lusso di perdere….il Tribunale sezione staccata; il Giudice di Pace; il Catasto; l'Ufficio delle Imposte Dirette; la Comunità Montana; l'Enel di zona; l'Ufficio Provinciale delle Poste distaccamento; il Distretto Scolastico (andato a Bova Marina); il Commissariato della Polizia di Stato (andato a Condofuri); l'Ufficio Circoscrizionale per l'Avviamento al lavoro; l'Asl "Carmelo Malara"; la Sezione di Polizia Stradale, (finita a Brancaleone); senza contare la Facoltà di Teologìa di Prunella e così via. Memoria minuitur nisi eam exerceas.

Resistono ancora, l'ospedale di zona, sebbene declassato da Hub e spoke ad ospedale…"Generale", senza soldati. Il distaccamento dei Vigili del Fuoco e la Stazione Ferroviaria; ma solo perché capolinea della sedicente "Metropolitana" di superficie, pomposamente inaugurata da Ministri e Sottosegretari, con rulli di tamburo e squilli di tromba; ma, è rimasto solo questo. La scuola dell'infanzia dell'Arcobaleno, senza nulla togliere alle altre sparse per la città, di cui ci siamo occupati in altra sede. C'è anche la statale, a titolo di cronaca, sulla Via Turati. Come tutti sanno, ciò che caratterizza una scuola, sono gli standard qualitativi. Qui la qualità c'è. Sarà anche per questo che le famiglie abbiano una fiducia cieca. Per i loro figli, chiedono il meglio. Sicuramente è un ambiente a misura di bambino, completamente immerso nel verde, nella natura e nell'ossigeno. To be, or not to be,  that is the question.  Melito Porto Salvo ha le sue sette meraviglie…Pentidattilo; Prunella; Corso Garibaldi con annesso ospedale; stadio" Saverio Spinella"; "Liceo Classico"; Caserma dei Vigili del Fuoco e Santuario di Porto Salvo con annesso 'Lungomare dei Mille'. E l'Arcobaleno, potrebbe aspirare a diventare l'ottava? Non sono i giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico. Situati nell'antica città di Babilonia (letteralmente, "Porta del dio"), vicino alla odierna Baghdad (Iraq),  costruiti intorno al 590 a.C. dal re Nabucodonosor II, anche se la tradizione attribuisce la loro costruzione alla regina assira Semiramide. La leggenda vuole che una regina - raffigurata nel celebre quadro di Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia, e le cui gesta sono state descritte in numerose opere liriche - trovasse nei giardini rose fresche ogni giorno, pur nel clima arido che caratterizzava la città. Nella cultura tradizionale della Mesopotamia il significato della parola giardino somiglia a quello di paradiso. Ma i giardini dell'Arcobaleno, sono veramente una meraviglia da visitare Tanti i nonni partecipi. Ci è sembrato di scorgere ( chiediamo scusa e perdono per le mancate citazioni, ma non possediamo la memoria di Giovanni Pico della Mirandola):

Tina Alati, Filomena Malaspina, Totò Rodà, Olga Maisano, Pino Demetrio, Antonino Tripodi, Angela Latella, Agata Zema, Domenico Vadicamo, Isabella Vincenza, Roberto Montoli, Piero Flachi, Tina Caracciolo, Michela Maisano, Giovanni Maisano, Vincenza Malaspina, Natalina Latorre, Pasquale Mafrici, Santa Monoriti, Carmela Tripodi, Guerino Diano, Ilio Lugarà, Santa Pellicone, Sottile, Manganaro, F. Familiari, Clementina Pellicone, Arturo Serranò, Maria Barilla, Concetta Sgrò, Mario D'Andrea, Agata Modafferi, Angelina Iofrida, Antonino Iriti, Antonino Mafrici, Teresa Longo, Giuseppe Minniti, Teresa Maisano, Francesco Laganà, Pasquale Baccellieri, Franco Pennestrì, Silvana Palermo, Francesca Scaramuzzino, Giovanni Iaria, Vincenza Rosati, Filippo Toscano, Filomena Iamonte, Santo Silimarco, Mariano Serranò, Angelina Neri, Nuccio Motta, Francesca Sottile, Pina Sarica, Francesco Foti, Ersilia Milea, Giovanni Villari, Pietro Minniti, Renato Laganà, nonna Felicia, nonna Melina. Sopra due bancarelle a bordo campo facevano bella mostra di sé i frutti autunnali…mele, pere, limoni, arance mandarini e cedri, uva, melagrane, olive, zucche e zuccone, castagne, noci, cachi, sorbole, pesche, fichi d'india, fichi secchi, mandarance, nocciole ecc.. La tarantella, il ballo della tradizione calabrese, ha fatto da sfondo alla giornata dei nonni e delle nonne. Una risorsa umana, economica e spirituale per dirla con le parole del Papa. Un flash dell'Ansa ricordava che…Papa Francesco e il papa emerito Benedetto XVI insieme in piazza San Pietro per celebrare la festa dei nonni. Bergoglio ha ringraziato «specialmente la presenza del papa emerito Benedetto XVI. Io ho detto tante volte che mi piaceva tanto che lui abitasse qui in Vaticano, perché era come avere il nonno saggio a casa. Grazie!»Papa Francesco e Ratzinger insieme per la festa dei nonni Ha aperto l'incontro mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che ha definito Benedetto XVI «primo nonno tra tutti i nonni». Quindi le testimonianze, in particolare quella di Mubarak, profugo dal Kurdistan iracheno, in piazza con la moglie Aneesa: sposati da 51 anni, hanno dieci figli e 12 nipoti. «Ho ascoltato - ha detto il Papa - le testimonianze di alcuni di voi, che presentano esperienze comuni a tanti anziani e nonni. Ma una era diversa: quella dei fratelli venuti da Kara Qosh, scappati da una violenta persecuzione. A loro tutti insieme diciamo un 'graziè speciale! È molto bello che siate venuti qui oggi: è un dono per la Chiesa. E noi vi offriamo la nostra vicinanza, la nostra preghiera e l'aiuto concreto. La violenza sugli anziani è disumana, come quella sui bambini. 

Ma Dio non vi abbandona, è con voi! Con il suo aiuto voi siete e continuerete ad essere memoria per il vostro popolo; e anche per noi, per la grande famiglia della Chiesa. Grazie! Questi fratelli ci testimoniano che anche nelle prove più difficili, gli anziani che hanno fede sono come alberi che continuano a portare frutto. E questo vale anche nelle situazioni più ordinarie, dove però ci possono essere altre tentazioni, e altre forme di discriminazione. Ne abbiamo sentite alcune dalle altre testimonianze». Il Papa, in piazza San Pietro nella giornata che vede riuniti anziani da ogni parte del mondo, ha ricordato il compito che spetta agli anziani: «Ai nonni, che hanno ricevuto la benedizione di vedere i figli dei figli, è affidato un compito grande: trasmettere l'esperienza della vita, la storia di una famiglia, di una comunità, di un popolo; condividere con semplicità una saggezza, e la stessa fede: l'eredità più preziosa! Beate quelle famiglie cha hanno i nonni vicini! Il nonno è padre due volte e la nonna è madre due volte. E in quei Paesi dove la persecuzione religiosa è stata crudele - penso, per esempio, all'Albania, dove mi sono recato domenica scorsa - in quei Paesi sono stati i nonni a portare i bambini a battezzare di nascosto, a dare loro la fede. Bravi! Sono stati bravi nella persecuzione e hanno salvato la fede in quei Paesi!».«Quante volte - ha ribadito il Papa - si scartano gli anziani con atteggiamento di abbandono che sono una vera e propria eutanasia, si scartano i bambini, i giovani perchè non hanno lavoro e si scartano gli anziani con la pretesa di mantenere un sistema economico equilibrato al centro del quale c'è il dio denaro: siamo tutti chiamati a contrastare questa velenosa cultura dello scarto, i cristiani con tutti gli uomini di buona volontà chiamati a costruire una società più umana, paziente e inclusiva». Nella giornata dedicata alle nonne e ai nonni d'Italia, riconosciuta festa nazionale, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto i suoi "auguri di ogni bene alle italiane, agli italiani e a quanti nel nostro Paese beneficiano del legame affettuoso con le rispettive e i rispettivi nipoti". "Rivolgo tuttavia il mio saluto e i miei auguri anche alle donne e agli uomini di generazioni più giovani, comprese quelle giovanissime, che con le madri e i padri dei propri genitori si scambiano sentimenti positivi, conoscenza, compagnia. La festa di oggi li riguarda. È nella trasmissione di ricordi e insegnamenti da parte delle persone anziane e degli anziani e di preziosi stimoli da parte delle più giovani e dei più giovani una delle fonti profonde di benessere interiore per una società". "Buona giornata delle nonne e dei nonni, dunque, a loro e non soltanto a loro. Auguri anche a quanti trovano sostegno dal contributo di nonne e nonni alla crescita delle giovani generazioni, a figli e nipoti che donano attenzione, e in molti casi assistenza, ai festeggiati di oggi così favorendo la circolazione di risorse ed energie vitali per i cittadini dell'intero Paese", conclude il capo dello Stato. Coldiretti: salvano bilancio al 37% delle famiglie. I nonni con i loro risparmi sono di aiuto a più di una famiglia su tre (37%) ma per il 17% sono anche una fonte di utili consigli e suggerimenti che a volte si trasformano in occasioni di lavoro per i nipoti. E' quanto emerge da una indagine on line sul sito www.coldiretti.it divulgata in occasione del 60esimo anno dalla nascita di "donne impresa" Coldiretti, con la prima mostra sui business delle tradizioni che trasformano le esperienze del passato in idee imprenditoriali. Dal ritorno dei tessuti naturali che dal baco da seta approdano all'atelier attraverso la sapiente tessitura su un telaio di 200 anni fa ai giochi contadini azionati da un particolare impianto ad energia solare, dagli accessori country sempre più richiesti dalle nuove generazioni agli agridetersivi ecologici che sfruttano le mille proprietà delle erbe aromatiche, dall'originalissima linea di agri bomboniere all'innovativo servizio di "wedding planner green".

Ma anche abiti anallergici con tinture vegetali, la riscoperta delle conserve della nonna e il recupero di bevande antiche. Si tratta di piccoli grandi segreti - sottolinea Coldiretti - "gelosamente custoditi nelle campagne ed oggi trasmessi dalle nuove generazioni di imprenditrici agricole desiderose di mettere il loro sapere a disposizione di tutte le donne moderne e non solo". L'occasione della "Festa d'Autunno" è ottima per ribadire la validità, la valenza ed il valore di questa scuola d'eccellenza. Frutto dell'impegno, della dedizione, del sacrificio e dell'abnegazione; ma anche dell'intelligenza e della credibilità, che nessuno regala, niente per niente, se non ci siano i meriti ideali e morali, educativo-pedagoigici, formativi e tutto il resto. Ci sono stati momenti duri, com'e normale che sia. La scuola ha superato brillantemente ogni asperità ed è in crescita esponenziale. Domenico Salvatore


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