Sabato 27 settembre 2014. Reggio Calabria – Comune - piazza Italia – Segreteria Generale. Sono le 12.00. Sono 60 ore che sto in piedi. Senza dormire, senza mangiare. Sono avvolto da un alea di invulnerabilità. Sono in trance. Ho appena consegnato il faldone con i documenti per la presentazione delle liste. La funzionaria del Comune mi consegna la ricevuta. C’e scritto il numero di lista in ordine di consegna. E’ il n°31. C’è scritto l’orario di consegna ore 12,00. Il termine ultimo utile per la consegna erano le ore 12,00. Dentro il faldone c’era il nostro manipolo di uomini e donne. L’ultima colonna della destra reggina. C’erano le firme raccolte con sacrificio, sangue, con l’aiuto di tanti camerati ed amici, ai quali manifesto il mio pubblico ringraziamento e la mia più intensa gratitudine. C’era il nostro simbolo in triplice copia. C’era l’apparentamento con Lucio Dattola. C’era il programma. C’ERA IL NOSTRO CUORE.
Non è finita. C’è il secondo passaggio. Nel tardo pomeriggio, il segretario generale del comune, dott. Pietro Emilio, persona squisita e distinta, forse d’altri tempi, la sinistra un uomo perbene di tal fatta lo considererebbe demodè, ci rilascia un'altra ricevuta. Ci comunica che i certificati elettorali consegnati sono 353. Il minimo per l’accettazione della lista era 350. Tutto il resto è ok. L’adrenalina è a 1.000. La pressione è non pervenuta. Dobbiamo superare la terza commissione. E’ quella che sancirà se la lista sarà in corsa o meno. Siamo al limite. Se salteranno una, due,tre, quattro firme, per qualsiasi motivo, saremo fuori. Sono le ore 18,00. Sono 66 ore che sto in piedi. Mia figlia da tre giorni mi reclama. Abbiamo brevi colloqui telefonici in cui cerco di farle capire che papà è impegnato e presto tornerà a casa. Mi manca. Mia manca anche mia Moglie. Mi mancano molto. Non sono accanto a loro. Loro sono state sempre accanto a me. Anche quando non lo meritavo. Però dobbiamo superare la terza commissione. E’ quella che sancirà se la lista sarà in corsa o meno. E’ l’ultimo step. Devo essere presente. Devo ascoltare gli umori. La terza commissione và a rilento. Stanno, giustamente, spulciando tutte le liste. Dobbiamo superare la terza commissione. E’ quella che sancirà se la lista sarà in corsa o meno. Rimango in giro per la Città fino a mezzanotte. La terza commissione riprenderà a lavorare domattina. Anche loro sono stanchi. Rientro a casa. Tutti dormono. Non ceno. Lo stomaco è chiuso. Non entra uno spillo. L’adrenalina continua ad essere a 1.000. La pressione continua ad essere non pervenuta. Sono 72 ore che sto in piedi. Mi butto sul divano per non disturbare i miei cari. Cado in un sonno profondo. Agitato da pensieri e sogni brutti.
Domenica 28 settembre 2014. Reggio Calabria - casa mia- ore 4,00
Mi sveglio di soprassalto, sono tutto sudato. Essere stanco non significa riuscire a dormire. L’adrenalina è sempre a 1.000. La pressione è sempre, credo, non pervenuta. Dobbiamo superare la terza commissione. Ho bisogno di prendere una boccata d’aria. Esco. Mi aggiro per la Città senza meta. Non siamo in tanti in giro a quest’ora. Qualche camion per la raccolta dei rifiuti, qualche giovane che sta per tornare a casa dopo una bella serata con gli amici. In questo momento li invidio. Stanno facendo qualcosa di tangibile in questo momento. Io no. Io sto ancora rincorrendo un sogno. Il mio sogno. Sbarre, piazza Garibaldi, piazza Sant’Agostino, piazza Duomo, piazza Italia, piazza de Nava, Santa Caterina. Attraverso la città. Attraverso la mia gioventù. Attraverso parte della mia vita. Arrivo come attratto da qualcosa sul lungomare. Forse ho voglia di tornare a casa. Da mia figlia Virginia. No. Decido di fermarmi. Scendo dalla macchina e la leggera brezza dello stretto mi avvolge. Mi inebrio e mi sento rinascere. Arriva dall’Est. Da destra. Forse è il vento Cavaliere. O forse no. Ma sto meglio.
Il vento Cavaliere, di solito, scaccia l’afa, le polveri, la sporcizia. E’ molto amato dagli amanti della Vela e di altri sport acquatici. Il Wind-surf o il Kite-surf. Ma forse in questo momento, non me ne voglia nessuno, penso solo alla brezza che mi possiede e mi inebria. Camminando sul lungomare, animato da insolito bisogno, mi ritrovo, inconsapevole, davanti alla stele di Ciccio Franco. Il nostro capopolo. Il nostro condottiero. Il primo che parlò di rivoluzione nazionale. L’UOMO che lottò contro il regime dei partiti. Morì libero e consegnò a Renato Meduri, altro UOMO libero, la vita dei reggini. Reggini che avevano affidato alla destra sociale i loro sogni. E Renato Meduri continuò, impavido, la sua battaglia per la Città.
Riparte, in un tourbillon di sensazioni, il ricordo della mia vita.
Io, cresciuto in un piccolo paese del basso Jonio reggino, posseduto dai notabili democristiani, che a mio Padre, solitario portatore di valori, intonavano sempre la canzone “meglio una sera piangere da solo”, e dai rossi.
I rossi per anni, dopo la fine della guerra, avevano atteso mio padre alla stazione del mio paese per linciarlo.
Assolto dal Tribunale di Verona, in merito ai crimini di guerra a lui imputati, rientra in Italia.
La guerra era finita da tanti anni. Gli avevano negato la sua Terra per tanti anni. Gli avevano negato la Famiglia per tanti anni. Era di nuovo in guerra. I rossi lo aspettavano ancora, non più per linciarlo, ma per impedirgli una vita normale. Pervasi da bieca rozzezza, li vedevo da dentro la bottega di mio padre, unico esercizio del paese aperto il primo maggio, sfilare con le bandiere intrise di sangue e sentirci gridare addosso, tra i vetri in frantumi e con mia madre animata da recondite forze, “sporchi fascisti”.
Quei tentativi di chiudere con violenza la serranda della bottega li ho ancora dentro.
Vedo mio Padre sanguinante e vedo la mia crescita, vedo l’attesa del primo maggio di ogni anno. Vedo la bottega sempre aperta.
Sono cresciuto così.
Allevato nel culto del rispetto, dei principi, dei valori.
Quando ho votato la prima volta mio Padre non c’era più.
Ci tenevo a dirgli che avevo votato per il suo mondo.
Ci aveva lasciato, mettendo nelle mani di mia Madre il fardello della mia vita e di quella delle mie Sorelle, anche loro “sporche fasciste”. Mia Madre questo fardello l’ha sempre sostenuto, in solitudine, con dignità e sacrificio. Mio padre non ho avuto la possibilità di conoscerlo, “di impararlo”. Avevo 19 anni quando è morto. L’ho conosciuto leggendo, scrivendo, aspettando con trepidazione risposte, in parte ricevute. Conoscendo i suoi camerati, contattati con difficoltà negli anni in cui internet era una parola ancora da partorire. Ho parlato con camerati tedeschi, greci, albanesi, austriaci, svizzeri, spagnoli ed italiani. Camerati di guerra. Camerati di prigionia. Ci siamo parlati. Mi hanno insegnato mio Padre. Chi era. Perché era. Dove era. Ho la gola strozzata da una amara sensazione.
Sono invaso da un’angoscia che devasta il mio cuore, consapevole degli eventi hanno segnato la mia vita. Un flash lungo nel tempo e disperso tra i ricordi mi inonda. E la leggera brezza dello stretto mi avvolge.
Ho quattro anni, dormo sul sedile posteriore di una cinquecento blu, vicino al secchio della colla ed ai manifesti, è notte. Mio Padre e mia Madre affiggono i manifesti per le politiche del 1963. I nostri candidati del Movimento Sociale Italiano erano Nino Tripodi e Jole Lattari. Si scontravano con Mancini, Misasi, Pucci, Vincelli, Reale, Principe, Bova, Antoniozzi, Foderaro, Fiumanò, Poerio, Gullo. I padroni della Calabria dei servi.
E’ la lunga stagione dei nostri comizi che come spettatori hanno nelle piazze tre, quattro, cinque persone.
Arrivano i rossi, strappano i manifesti e via con le minacce, gli insulti e l’aggressione.
Ma Nino Tripodi e Jole Lattari saranno parlamentari. La vittoria della Calabria. La vittoria di mio padre, di mia madre e di tantissimi altri camerati.
Mi rivedo sempre nella stressa cinquecento ad 11 anni a rifornire con mio Padre la Repubblica di Sbarre. Dai forni di Palizzi, Bova Marina e Melito raccoglievamo il pane. Andavamo a Reggio. Reggio era invasa dai cingolati. C’erano problemi di rifornimenti. I cittadini di Reggio non avevano il pane. Il pane arrivava con la 500 blu, guidata da Anselmo Vacalebre, tra la polvere e le pietre del greto del torrente Sant’Agata. Io ero con lui. I camerati reggini aspettavano ogni mattina quella 500 blu. Lo aspettavano per sfamare le proprie famiglie. E la leggera brezza dello stretto mi avvolge.
Ho votato sempre per la vita di mio Padre.
La prima volta è stato nel 1979.
Ero tra quel cinque per cento di Italiani che avevamo votato per la Fiamma di Giorgio Almirante. Era stato un bel giorno e lo aspettavo da piccolo.
Io figlio di un bersagliere, arruolatosi nel Corpo Truppe Volontarie a 17 anni va in Spagna a combattere a fianco dei nazionalisti di Franco. Nel 1941 è con la div. Arezzo in Albania, nel 1942 è volontario nel CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), ferito, fatto prigioniero, condotto in un campo di sterminio, evade e rientra in Italia. Nel 1943 è in Croazia con il 3° Btg CCNN per rientrare appena viene costituita la RSI. Aderisce e si arruola nel 30° Btg Camicie Nere. Capitano della Guardia Nazionale Repubblicana a Salò, condannato a morte dai comitati di salute pubblica partigiani. Ripara in Spagna di nuovo al fianco dei Nazionalisti.
I miei ideali, i miei valori ora li vedo su un altare sacrificale al quale ho donato sempre me stesso ed alla quale mio Padre ha dedicato la vita.
Vogliamo ricostruire quella città degli anni 70’-80’ che i nostri giovani hanno letto sui libri, che hanno amato ma che non hanno mai conosciuto. Vogliamo una Città unita, che gli Uomini e le Donne di Reggio hanno difeso con coraggio e disprezzo della morte. La Reggio che hanno difeso con dignità ed amore. Intorno ad un solo grido: - BOIA A CHI MOLLA!”
Sono tornato a casa. Mia figlia Virginia ancora dormiva. L’ho baciata sulla fronte .Ero felice…
Domenica 28 settembre 2014. Reggio Calabria - casa mia- ore 20,00
Abbiamo superato la terza commissione. Il sogno di ALLEANZA CALABRESE continua… NOI ABBIAMO GIA’ VINTO! Grazie ragazzi!
Cercheremo di far ritornare i reggini alla comunità coesa del tempo in cui ebbero il coraggio e l'ardire di ribellarsi ai voleri del centralismo romano. Vogliamo risvegliare i camerati di Sbarre, Santa Caterina, Tremulini, Reggio Centro, Reggio tutta. Saremo al vostro fianco per combattere insieme. La brezza che mi possiede e mi inebria viene da destra. Travolgerà le miserie degli uomini. Il vento spazzerà con un alito le iniquità reggine e calabresi. Ci darà forza e vita. Il cuore nero di Reggio e di tutta la Calabria vivrà sempre. E noi neri siamo dentro. Alleanza Calabrese è il nostro sogno, sorto dalle ceneri di quello che è rimasto della destra. Se lotta deve essere... che lotta sia! Libertà per Reggio! Libertà per la Calabria! Libertà per l'Italia!
Enzo Vacalebre
Non è finita. C’è il secondo passaggio. Nel tardo pomeriggio, il segretario generale del comune, dott. Pietro Emilio, persona squisita e distinta, forse d’altri tempi, la sinistra un uomo perbene di tal fatta lo considererebbe demodè, ci rilascia un'altra ricevuta. Ci comunica che i certificati elettorali consegnati sono 353. Il minimo per l’accettazione della lista era 350. Tutto il resto è ok. L’adrenalina è a 1.000. La pressione è non pervenuta. Dobbiamo superare la terza commissione. E’ quella che sancirà se la lista sarà in corsa o meno. Siamo al limite. Se salteranno una, due,tre, quattro firme, per qualsiasi motivo, saremo fuori. Sono le ore 18,00. Sono 66 ore che sto in piedi. Mia figlia da tre giorni mi reclama. Abbiamo brevi colloqui telefonici in cui cerco di farle capire che papà è impegnato e presto tornerà a casa. Mi manca. Mia manca anche mia Moglie. Mi mancano molto. Non sono accanto a loro. Loro sono state sempre accanto a me. Anche quando non lo meritavo. Però dobbiamo superare la terza commissione. E’ quella che sancirà se la lista sarà in corsa o meno. E’ l’ultimo step. Devo essere presente. Devo ascoltare gli umori. La terza commissione và a rilento. Stanno, giustamente, spulciando tutte le liste. Dobbiamo superare la terza commissione. E’ quella che sancirà se la lista sarà in corsa o meno. Rimango in giro per la Città fino a mezzanotte. La terza commissione riprenderà a lavorare domattina. Anche loro sono stanchi. Rientro a casa. Tutti dormono. Non ceno. Lo stomaco è chiuso. Non entra uno spillo. L’adrenalina continua ad essere a 1.000. La pressione continua ad essere non pervenuta. Sono 72 ore che sto in piedi. Mi butto sul divano per non disturbare i miei cari. Cado in un sonno profondo. Agitato da pensieri e sogni brutti.
Domenica 28 settembre 2014. Reggio Calabria - casa mia- ore 4,00
Mi sveglio di soprassalto, sono tutto sudato. Essere stanco non significa riuscire a dormire. L’adrenalina è sempre a 1.000. La pressione è sempre, credo, non pervenuta. Dobbiamo superare la terza commissione. Ho bisogno di prendere una boccata d’aria. Esco. Mi aggiro per la Città senza meta. Non siamo in tanti in giro a quest’ora. Qualche camion per la raccolta dei rifiuti, qualche giovane che sta per tornare a casa dopo una bella serata con gli amici. In questo momento li invidio. Stanno facendo qualcosa di tangibile in questo momento. Io no. Io sto ancora rincorrendo un sogno. Il mio sogno. Sbarre, piazza Garibaldi, piazza Sant’Agostino, piazza Duomo, piazza Italia, piazza de Nava, Santa Caterina. Attraverso la città. Attraverso la mia gioventù. Attraverso parte della mia vita. Arrivo come attratto da qualcosa sul lungomare. Forse ho voglia di tornare a casa. Da mia figlia Virginia. No. Decido di fermarmi. Scendo dalla macchina e la leggera brezza dello stretto mi avvolge. Mi inebrio e mi sento rinascere. Arriva dall’Est. Da destra. Forse è il vento Cavaliere. O forse no. Ma sto meglio.
Il vento Cavaliere, di solito, scaccia l’afa, le polveri, la sporcizia. E’ molto amato dagli amanti della Vela e di altri sport acquatici. Il Wind-surf o il Kite-surf. Ma forse in questo momento, non me ne voglia nessuno, penso solo alla brezza che mi possiede e mi inebria. Camminando sul lungomare, animato da insolito bisogno, mi ritrovo, inconsapevole, davanti alla stele di Ciccio Franco. Il nostro capopolo. Il nostro condottiero. Il primo che parlò di rivoluzione nazionale. L’UOMO che lottò contro il regime dei partiti. Morì libero e consegnò a Renato Meduri, altro UOMO libero, la vita dei reggini. Reggini che avevano affidato alla destra sociale i loro sogni. E Renato Meduri continuò, impavido, la sua battaglia per la Città.
Riparte, in un tourbillon di sensazioni, il ricordo della mia vita.
Io, cresciuto in un piccolo paese del basso Jonio reggino, posseduto dai notabili democristiani, che a mio Padre, solitario portatore di valori, intonavano sempre la canzone “meglio una sera piangere da solo”, e dai rossi.
I rossi per anni, dopo la fine della guerra, avevano atteso mio padre alla stazione del mio paese per linciarlo.
Assolto dal Tribunale di Verona, in merito ai crimini di guerra a lui imputati, rientra in Italia.
La guerra era finita da tanti anni. Gli avevano negato la sua Terra per tanti anni. Gli avevano negato la Famiglia per tanti anni. Era di nuovo in guerra. I rossi lo aspettavano ancora, non più per linciarlo, ma per impedirgli una vita normale. Pervasi da bieca rozzezza, li vedevo da dentro la bottega di mio padre, unico esercizio del paese aperto il primo maggio, sfilare con le bandiere intrise di sangue e sentirci gridare addosso, tra i vetri in frantumi e con mia madre animata da recondite forze, “sporchi fascisti”.
Quei tentativi di chiudere con violenza la serranda della bottega li ho ancora dentro.
Vedo mio Padre sanguinante e vedo la mia crescita, vedo l’attesa del primo maggio di ogni anno. Vedo la bottega sempre aperta.
Sono cresciuto così.
Allevato nel culto del rispetto, dei principi, dei valori.
Quando ho votato la prima volta mio Padre non c’era più.
Ci tenevo a dirgli che avevo votato per il suo mondo.
Ci aveva lasciato, mettendo nelle mani di mia Madre il fardello della mia vita e di quella delle mie Sorelle, anche loro “sporche fasciste”. Mia Madre questo fardello l’ha sempre sostenuto, in solitudine, con dignità e sacrificio. Mio padre non ho avuto la possibilità di conoscerlo, “di impararlo”. Avevo 19 anni quando è morto. L’ho conosciuto leggendo, scrivendo, aspettando con trepidazione risposte, in parte ricevute. Conoscendo i suoi camerati, contattati con difficoltà negli anni in cui internet era una parola ancora da partorire. Ho parlato con camerati tedeschi, greci, albanesi, austriaci, svizzeri, spagnoli ed italiani. Camerati di guerra. Camerati di prigionia. Ci siamo parlati. Mi hanno insegnato mio Padre. Chi era. Perché era. Dove era. Ho la gola strozzata da una amara sensazione.
Sono invaso da un’angoscia che devasta il mio cuore, consapevole degli eventi hanno segnato la mia vita. Un flash lungo nel tempo e disperso tra i ricordi mi inonda. E la leggera brezza dello stretto mi avvolge.
Ho quattro anni, dormo sul sedile posteriore di una cinquecento blu, vicino al secchio della colla ed ai manifesti, è notte. Mio Padre e mia Madre affiggono i manifesti per le politiche del 1963. I nostri candidati del Movimento Sociale Italiano erano Nino Tripodi e Jole Lattari. Si scontravano con Mancini, Misasi, Pucci, Vincelli, Reale, Principe, Bova, Antoniozzi, Foderaro, Fiumanò, Poerio, Gullo. I padroni della Calabria dei servi.
E’ la lunga stagione dei nostri comizi che come spettatori hanno nelle piazze tre, quattro, cinque persone.
Arrivano i rossi, strappano i manifesti e via con le minacce, gli insulti e l’aggressione.
Ma Nino Tripodi e Jole Lattari saranno parlamentari. La vittoria della Calabria. La vittoria di mio padre, di mia madre e di tantissimi altri camerati.
Mi rivedo sempre nella stressa cinquecento ad 11 anni a rifornire con mio Padre la Repubblica di Sbarre. Dai forni di Palizzi, Bova Marina e Melito raccoglievamo il pane. Andavamo a Reggio. Reggio era invasa dai cingolati. C’erano problemi di rifornimenti. I cittadini di Reggio non avevano il pane. Il pane arrivava con la 500 blu, guidata da Anselmo Vacalebre, tra la polvere e le pietre del greto del torrente Sant’Agata. Io ero con lui. I camerati reggini aspettavano ogni mattina quella 500 blu. Lo aspettavano per sfamare le proprie famiglie. E la leggera brezza dello stretto mi avvolge.
Ho votato sempre per la vita di mio Padre.
La prima volta è stato nel 1979.
Ero tra quel cinque per cento di Italiani che avevamo votato per la Fiamma di Giorgio Almirante. Era stato un bel giorno e lo aspettavo da piccolo.
Io figlio di un bersagliere, arruolatosi nel Corpo Truppe Volontarie a 17 anni va in Spagna a combattere a fianco dei nazionalisti di Franco. Nel 1941 è con la div. Arezzo in Albania, nel 1942 è volontario nel CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), ferito, fatto prigioniero, condotto in un campo di sterminio, evade e rientra in Italia. Nel 1943 è in Croazia con il 3° Btg CCNN per rientrare appena viene costituita la RSI. Aderisce e si arruola nel 30° Btg Camicie Nere. Capitano della Guardia Nazionale Repubblicana a Salò, condannato a morte dai comitati di salute pubblica partigiani. Ripara in Spagna di nuovo al fianco dei Nazionalisti.
I miei ideali, i miei valori ora li vedo su un altare sacrificale al quale ho donato sempre me stesso ed alla quale mio Padre ha dedicato la vita.
Vogliamo ricostruire quella città degli anni 70’-80’ che i nostri giovani hanno letto sui libri, che hanno amato ma che non hanno mai conosciuto. Vogliamo una Città unita, che gli Uomini e le Donne di Reggio hanno difeso con coraggio e disprezzo della morte. La Reggio che hanno difeso con dignità ed amore. Intorno ad un solo grido: - BOIA A CHI MOLLA!”
Sono tornato a casa. Mia figlia Virginia ancora dormiva. L’ho baciata sulla fronte .Ero felice…
Domenica 28 settembre 2014. Reggio Calabria - casa mia- ore 20,00
Abbiamo superato la terza commissione. Il sogno di ALLEANZA CALABRESE continua… NOI ABBIAMO GIA’ VINTO! Grazie ragazzi!
Cercheremo di far ritornare i reggini alla comunità coesa del tempo in cui ebbero il coraggio e l'ardire di ribellarsi ai voleri del centralismo romano. Vogliamo risvegliare i camerati di Sbarre, Santa Caterina, Tremulini, Reggio Centro, Reggio tutta. Saremo al vostro fianco per combattere insieme. La brezza che mi possiede e mi inebria viene da destra. Travolgerà le miserie degli uomini. Il vento spazzerà con un alito le iniquità reggine e calabresi. Ci darà forza e vita. Il cuore nero di Reggio e di tutta la Calabria vivrà sempre. E noi neri siamo dentro. Alleanza Calabrese è il nostro sogno, sorto dalle ceneri di quello che è rimasto della destra. Se lotta deve essere... che lotta sia! Libertà per Reggio! Libertà per la Calabria! Libertà per l'Italia!
Enzo Vacalebre


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