Comune di Terranova e Regione Calabria per De
Angelis scrittore internazionale
di Pierfranco Bruni
Ci sono stati scrittori meridionali, tra le terre
che sono state Magna Grecia, che hanno segnato molta storia della letteratura
italiana. Non solo con i loro scritti, ma anche con le amicizie, con legami
umani e letterari, con studi e ricerche e relative pubblicazioni. Il Sud con
loro è diventato Mediterraneo. Tra questi c’è certamente Raoul Maria De
Angelis. Uno scrittore nato a Terranova da Sibarim, (Cosenza) nel 1908 e morto
a Roma nel 1990. Ha
caratterizzato un profilo di un Novecento che ha intrecciato le letterature
europee. Una delle sue amicizie pregna di significato resta, senza alcun
dubbio, quella con la filosofa spagnola Maria Zambrano. Uno scrittore come De
Angelis che ha attraversato le epoche
del Futurismo resta oltre ogni forma di realismo.
Ci sono stati futuristi, anche nel Sud, che si sono
espressi e sono rimasti futuristi. Ce ne
sono stati altri che hanno superato il Futurismo. Ovvero lo hanno “sorpassato”.
Ma nessuno in quel contesto si è potuto considerare fuori o ha vissuto quel
contesto considerandosi indifferente all’operazione svolta da Marinetti.
Il Sud
è stato non solo un riferimento. Ma lo è stato perché ha rappresentato un
laboratorio di ricerca e di esperienza. Si pensi a quegli artisti , a quei
poeti e scrittori che si sono formati nella temperie del Futurismo e che poi si
sono incamminati verso altri riferimenti. Due scrittori calabresi ne sono un
esempio nel quadro delle verifiche meridionali. Leonida Repaci e Raul Maria de
Angelis. Di Repaci, poi passato ad altri lidi, resta come documento la sua stagione
futurista con la pubblicazione della tavola parolibera Lo O (lo Zero), che la
si trova nella rivista futurista dell’ottobre 1917 “Procellaria”. Ma De Angelis
ha sviluppato nel suo viaggio letterario una bella coerenza. Comunque resta
fondamentale il suo aber fatto conoscere Maria Zambrano al pubblico filosofico
e letterario italiano.
De Angelos, infatti, lo scrittore, resta non
solo tra le sue pagine narrative e poetiche ma in tutto un “costume” letterario
che abbraccia un Novecento da rileggere e da ridiscutere. Raoul Maria De
Angelis fu uno scrittore e un giornalista i cui natali sono nella ragnatela
della Calabria ma la sua formazione si sviluppa intorno ai grandi dibattiti
culturali romani.
Scrive romanzi importanti con i quali si aprono
dibattiti e prospettive per il Novecento letterario europeo. De Angelis è
l’aurore, tra l’altro, di “Inverno in palude” del 1936, di “Oroverde” del 1940,
di “La peste a Urana” del 1943, di “Panche gialle – sangue negro” del
1959, di “Amore di Spagna” del 1968, di “Moneta falsa” del 1985. Nel 1953
pubblica anche un testo di “Poesie”.
Carlo Bo ebbe a scrivere riferendosi all’opera di
De Angelis: “…Chi tenterà un giorno la storia del nuovo romanzo italiano, non
potrà fare a meno dell’opera di R.M. de Angelis, e questo perché il lavoro
dello scrittore calabrese ha un rapporto preciso con le aspirazioni e i
sentimenti del nostro tempo vero…”. Un mosaico di prospettive ma il percorso
indicato di Carlo Bo è certamente un riferimento.
Si tratta di una scrittore che vive pienamente il
Novecento tra “realismo” e metafore che si sprigionano in un gioco di immagini
e di coloriture come in alcuni passi proprio di “Inverno in palude” che
segna un romanzo – nucleo: “I tronchi abbattuti dalle prime bufere sbarrano i
sentieri, e la pianura non conserva tracce di uomini e di belve. E la stagione
dei cacciatori. I cinghiali scendono dalle montagne, goffi e mostruosi, con gli
occhi pazzi di fame e di ferocia e si avventurano fino alle soglie delle
casipole di sterpo e di fango; devastano le zone coltivate a grano, abbattendo
siepi e staccionate ".
Con De Angelis si può andare, comunque, oltre i
suoi personali interesse letterari perché riesce a spaziare in un articolato
mondo che va dalla letteratura all’arte e da questa alla filosofia. Intrattiene
amicizie con scrittori e artisti e si occupa anche di scritti filosofici e
sulla cultura filosofica.
Tra le personalità che sono entrati nel suo
tracciato di conoscenza e di ricerca c’è anche la filosofa spagnola Maria
Zambrano (1904 – 1991). Un nome importante che ha soggiornato in Italia, nel
suo abitare l’esilio europeo, tra il 1953 e il 1964.
Proprio alla Zambrano De Angelis dedica uno scritto
significativo soprattutto perché pone la sua ricerca all’attenzione del
pubblico e dell’opinione culturale italiana.
La testimonianza di De Angelis sulla Zambrano ha un
suo valore critico non indifferente che viene pubblicata sul n. 4 de “La Fiera Letteraria ”
del 24 gennaio del 1954 in
un articolo intitolato: “Destino nomade di Maria Zambrano” firmata dallo
scrittore Raoul Maria De Angelis.
De Angelis annota sulle colonne della rivista
,diretta in quel periodo da Vincenzo Cardarelli e Diego Fabbri, che “Maria
Zambrano ha il destino nomade: ora è a Roma reduce dall’Havana. Lei si dice
felice di essere tornata in Italia, e a Roma sente di aver ritrovato antiche
radici, poiché non esclude di avere lontane origini italiane: a badare al
cognome, Zambrano non molto diffuso in Spagna. Forse ci lascerà presto per
Parigi o per New York, chissà mai./ Anche per questo, non vogliamo frapporre
alcun indugio, per presentarla ai nostri lettori, con uno dei suoi saggi più
limpidi di informazione filosofica./Il suo linguaggio testimonia a sufficienza
una chiarezza di idee a cui non siamo, da tempo, abituati”.
De Angelis, nato a Terranova da Sibari il 4
maggio 1908 e morto a Roma il 5 marzo 1990, non è soltanto un
attento giornalista letterario è soprattutto uno straordinario scrittore e
pittore e proprio in quell’anno, nel 1954, aveva pubblicato “Apparizioni del
Sud”,con la casa editrice S.E.I., e “Storia di uno sconosciuto” da Vallecchi ma
i suoi primi romanzi risalgono alla fine degli anni venti.
De Angelis ci presenta la Zambrano con una chiave
di lettura, soltanto con poche battute, esemplare: “I suoi libri, pubblicati in
spagnolo nell’America del Sud, non sono di facile lettura e richiederebbero
un’attenta esegesi” (da “La
Fiera Letteraria ”, cit.). La propone al lettore italiano in
un contesto, quello della metà degli anni Cinquanta, di frequente contraddizioni
culturali. Il De Angelis scrittore, dunque, è un riferimento nel contesto delle
culture del Novecento. Il suo Novecento e il suo “novecentismo” costituiscono
processi inevitabile nella cultura italiana.
Proporre la Zambrano in Italia ha significato, d’altronde,
indicare una strada culturale che è la stessa strada che permette di scavare
tra le parole e i linguaggi della sua narrativa e della sua poesia.
De
Angelis sapeva leggere tra le pieghe delle culture internazionali. Aveva il
coraggio della discussione e delle aperture alle culture altre. De Angelis,
infatti, fonda e dirige la rivista “Approdi” sulla quale compaiono scritti
futuristi e tra i quali una Autobiografia di Anton Giulio Bragaglia, un testo
di Leonardo Russo, poesie di Marinetti e Luciano Folgore , un saggio di
Giovanni Rotiroti dedicato allo stesso Marinetti.
Di
questa rivista escono quattro numeri : dal dicembre 1928 al marzo del 1929. de
Angelis pur attraversandolo e confrontandosi con il Futurismo lo supera ,
ovvero lo sorpassa. Da meridionale, comunque, non può non fare i conti con il
Manifesto di Mario Antonelli.
Con la Regione
Calabria , e con l’Assessore Caligiuri abbiamo avviato,
insieme al Comune di Terranova da Sibari, una riflessione sul ruolo de De
Angelis nella cultura internazionale.
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