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Il pittore,scultore ed architetto Nino Scaramuzzino commemorato a Pentidattilo da Kronos Arte

Organizzato dall’associazione culturale “Kronos Arte”, diretta da Carmela Mafrica. Hanno presenziato la vedova, professoressa Concetta Cuzzola e le figlie Rita Simona e Chiara Caterina. Il pittore, scultore ed architetto, si è spento a soli 58 anni. Ha dipinto oltre cento tele. Gli onori di casa a cura del poeta Giuseppe Toscano, presidente della “Pro Pentidattilo”. Alla commemorazione, hanno partecipato anche la poetessa Natina Pizzi, Elisabetta Marcianò di Libera Arte. Letti i messaggi di Gianni Favasuli e Santo Aquilino. La giornalista Rosalia, ha recitato alcune poesie, assieme alle figlie del pittore scomparso e   Mimma Giordano. L’addobbo floreale, è stato offerto dal poeta-saggista Gianni Foti; gli stuzzichini, dai gestori della pizzeria ‘L’Angolo’ e ‘Cristal Coffee & Lounge Bar ‘. I suoni, a cura di Tonino Nunnari. Tra i presenti, anche l’associazione ‘Mondo Verde Club’ con la presidentessa avv. Aurelia Sansotta. Le riprese televisive, a cura del direttore di Radio Studio 95-Telemelito, Bruno Taverna
PENTIDATTILO, COMMEMORATO NINO SCARAMUZZINO, L’UOMO & L’ARTISTA
Domenico Salvatore

Un altro “Ragazzo di Calabria” è tornato al Padre. “Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”. Il ragazzo della porta accanto, per la sua semplicità. Un compagno di muretto e di merenda, per la sua umiltà. Un amico, per l’efficienza, efficacia e funzionalità dei rapporti affettivi. Una persona garbata e cortese, che non andava mai sopra le righe. Nemmeno, quando faceva finta di arrabbiarsi. Con i clienti del suo laboratorio artistico, aveva sempre una gentilezza, cordialità e cortesia, tipica dei cantori del ‘Dolce Stil Novo’. Ma il dottor Antonio Scaramuzzino, aveva tante altre doti e qualità, per le quali era apprezzato, stimato, benvoluto e riverito. Un marito premuroso, un padre affettuoso, cristallino, solare ed esemplare. De mortuis nihil nisi bonum, non c’azzecca. Chi scrive, lo conosceva molto bene. Vite parallele le nostre, che avevano in comune gli avi. Vita di emigranti, valigia di cartone legata con lo spago sulla “Freccia del Sud”; nelle nebbie perenni, in quel di Milano…Viale San Michele del Carso, Piazzale Baracca, Via Manzoni, Via Leopardi, Via Brera, Castello Sforzesco, Piazzale Cadorna, Corso Sempione, Piazza Duomo, Via Montenapoleone, il Teatro Alla Scala, Piazza Cordusio, San Babila, la Stazione Centrale, Viale Romagna, Città studi, Via Ferrante Aporti, l’Olona, il Lambro, il Seveso, i navigli, Ferrovie Nord, Cusano Milanino. La Milano dei Paninari, i Punk, i Metallari, Yuppies, Skin heads, i Dark, i Rockabilly ed i cosiddetti China. Quegl’inverni rigorosi e le estati afose ed umide; quelle scarpinate sui bastioni con Pasquale e Giorgino. Si rimorchiava o grippava la sfitinzia con la Zündapp ed il tubone Garelli,s’indossava il piumone Moncler, la cintura El Charro, le scarpe Timberland e Lumberjack; cantavano gli Spandau Ballet, i Duran Duran, l'Equipe 84, i Dik Dik, i Corvi, i Camaleonti, e prima ancora i Beatles, i Rolling Stones, i Bee Gees, i Pink Floyd Led Zeppelin, Elvis Presley, Frank Sinatra, Bob Dylan Joan Baez, Mina, Celentano, De Andrè, Battisti… la Beat Generation, Jack Kerouac, Edgar Allan Poe, Ernest Hemingway, la Guerra del Vietnam, Kennedy, Krusciov, papa Giovanni, Mao, musica Zen, i figli dei fiori, Jovanotti, la Rinascente…E quelle spaghettate mega-galattiche, la domenica con montagne di formaggio parmigiano; le interminabili diatribe su Epicuro, Anassagora, Anassimandro, Anassimene, Talete, Empedocle, Pitagora, Socrate, Platone, Aristotele, Sant’Agostino, Emanuele Kant, Carlo Marx, Antonio Gramsci. Il pony express e gli altri mille mestieri-lavoretti dello studente-lavoratore per sbarcare il lunario, l’Università di sera, il dottorato, la pittura, il Premio Internazionale di pittura,  il matrimonio in età avanzata, la recisione del ‘taglio ombelicale’ con Milano, il ritorno in Calabria. Un tourbillon vorticoso, travolgente di eventi, movimenti, spostamenti. Si cresce materialmente, ma anche intellettualmente, culturalmente, artisticamente, socialmente. Nino Scaramuzzino, (ma i clienti lo chiamavano “maestro”) non era più il garçon di bottega della Milano underground, paninara e metallara; la silouette del pony express, che sogliolava nella ragnatela ambrogina. Era, un gigante della pittura, ma non si raccapezzava, non lo dimostrava; non si atteggiava; non ostentava. Forse, nemmeno lo sapeva. Non riusciva a coglierlo. È il destino dei grandi. Anzi, si nascondeva al clamore ed alla baraonda, per dirla tutta. Non firmava più nemmeno le tele.

Nonostante glielo avessimo rinfacciato più di una volta. Lui, pensava a dipingere; e, si alternava con i doveri coniugali e paterni, ma anche con gl’impegni sociali e culturali. Coniava opere d’arte a Fossato, davanti alla casa paterna, dove ha dipinto un sacco ed una sporta di tele. E soprattutto a Melito Porto Salvo, luogo di residenza. Partecipava alle mostre di pittura. I suoi capolavori, ottenevano sempre il pieno dei consensi. I critici d’arte, si soffermavano a lungo sui suoi quadri. Questi tempi grami di vacche magre, spighe vuote, austerity, depauperismo, ‘settimo buco della cintura’, avevano colpito anche lui. Tribolava, perché le moine dei parolai di Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama, allungavano oltre ogni ragionevole dubbio i tempi della pensione…Decreto Amato, Decreto Lamberto Dini, Decreto Prodi, Decreto Ciampi, Decreto Berlusconi…campa cavallo che l’erba cresce. Sebbene, appartenesse alla fascia dei lavoratori precoci. Tempo perso signor maestro! Viveva con lo stipendio della consorte. Sopravviveva ed arrotondava con le cornici e qualche tela. Amava la campagna: si adattava a fare il coltivatore diretto. Un occhio speciale, lo rivolgeva ai quattro liquidi: olio, vino, latte ed acqua. Un travet di bottega, alle prese con la tortuosa e tormentosa routine quotidiana. Uno stakanoff dell’arte; quasi, quanto il minatore sovietico, passato alla Storia. Ci voleva altro, che la bacchetta magica di sambuco di Harrry Potter e lo spirito d’avventura di Indiana Jones e Jim Hawkins. Ma aveva il coraggio di Zanna Bianca e di papà Saverio, emigrante a Francoforte sul Meno. Mamma Caterina, la prima ad alzarsi all’alba, l’ultima ad andare a ninna nanna a notte fonda, preparava pacchi e pacchetti di pane, cotto nel forno della nonna e di “don Paolino” Pizzichemi, salame, formaggio, olive, angute,’curcuci’, stomatico, castagne diversamente cucinate e via di sèguito e spediti con il camion-corriere; anche per Pina e Rosetta, le amate sorelle; le uniche, di sette componenti, rimaste in vita. Il miglior dipinto è stato l’arrivo delle gemelline; la luce dei suoi occhi; il suo orgoglio. Lo studio di Via Nazionale, in zona Agip a Melito Porto Salvo, era un refugium peccatorum per parecchia gente. Recinto sacro per dialoghi e confronti delle idee, in mezzo all’effluvio di mille colori stagnanti dentro la bottega, sempre piena di quadri e cornici. Dispensava consigli per gente più grande di lui. Ideava, pianificava, progettava, cresceva. Ma il destino cinico e spietato, lo aspettava dietro ‘l’angolo crudele’. Quel 19 marzo 2014.  Ibis redibis non, morieris in bello. “Quest’anno, non andremo a “Barbara” con il cugino Giorgetto a bordo della tua inseparabile Panda bianca, a raccogliere le pere ‘nda hjumara du locu”. Gli furono concesse, solamente 58 primavere. Sul network Facebook, si leggeva…”Kronos Arte,19 marzo, Ciao amico collega fratello che ti sia lieve la terra. tutta Kronos Arte piange il suo direttore artistico Nino Scaramuzzino”. Un rush finale col morto, così rapido e mozzafiato da non consentire a nessuno di poter cogliere il momento dell’incredibile ed inaccettabile nefasta scomparsa. Un morbo terribile; sordo e ribelle ad ogni cura. La ridda delle voci altalenanti. Ci disse :”Vado a Bergamo, per un ciclo di cure, ma tornerò presto”. Ora, le sue spoglie mortali, riposano nel camposanto nuovo e popolano ‘la città dei morti’ di Melito-Lembo. Gli chiedemmo un giorno -Nino, molte delle tele che dipingi sono surrealiste, impressioniste, espressioniste, cubiste, fauviste o che cosa? Contengono l’amore, inteso come fulcro della vita; il sogno e follia, considerati i mezzi per superare la razionalità; la liberazione dell'individuo dalle convenzioni sociali, frottage, grattage, collage…una tecnica pittorica,  che libera una tensione che in grande quantità si è accumulata nell’artista; un’ azione non ideata e non progettata nei modi di esecuzione e negli effetti finali, che esprime il malessere dell'artista in una società del benessere… Sbagliamo o nei tuoi lavori c’è anche e comunque l’ombra di un espressionismo puro; quella critica radicale alla razionalità cosciente, la liberazione delle potenzialità immaginative dell'inconscio…Salvador  Dalì, Joan Mirò, Marc Chagall, Pablo Picasso.  Il lato emotivo e quindi soggettivo della realtà… Gauguin, Renato Guttuso, Van Gogh, Munch, Matisse. Ma anche impressionista: il mito dell'artista, ribelle alle convenzioni; l'interesse rivolto al colore piuttosto che al disegno; la prevalenza della soggettività dell'artista, delle sue emozioni che non vanno nascoste o camuffate…

Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley, Pierre Auguste Renoir, Paul Cézanne, Camille Pissarro. Risposta:-Niente di tutto questo. Nessun volo pindarico, per carità. Sebbene, abbiano avuto qualche influenza, com’è giusto che sia. Ho un mio stile. Ma perché mi fai tutte queste domande, come se fossi un pittore affermato od alla ricerca del successo, dell’affermazione e della consacrazione? Imbratto tele, coltivo una passione, un mio hobby. Non faccio il pittore di professione. Sebbene ami la pittura in maniera incredibile. È una mia ragion di vita. Mi piace dipingere, questo è lapalissiano. Ma non seguo scuole, stili, correnti. –Sì, ma non si vincono i Premi Internazionali, con le ‘croste’ ed i fichi secchi; a Milano poi…- Si ma per conquistare un…penultimo posto nella Hit Parade, rapportata a centomila, bisognerebbe entrare almeno a “Brera”…. Nino, da tanto tempo voleva fondare un’associazione culturale a Melito, che considerava la sua seconda patria, dopo Fossato, ma per anni ha predicato nel deserto dei tartari. Una vox clamantis in deserto. In seguito, trovò gli homines bonae voluntatis e le donne giuste, nel suo stesso campo. Nacque così ‘Kronos Arte’, diretta da Carmela Mafrica, affermata pittrice della città di Tiberio Evoli e Bruno Spatolisano. Nino, era socio pure della “Pro Pentidattilo” e dei “Fossatesi nel mondo”. La presidentessa Carmela Mafrica, ha aspettato qualche mese, com’era giusto ed umano, per consentire alla vedova ed agli orfani di metabolizzare la nuova realtà; di raccapezzarsi, capacitarsi, orientarsi. Comunque, il ricordo del marito, del padre, dell’artista, saranno indelebili per sempre. Niente e nessuno, farà dimenticare o peggio offuscare l’immagine di un grande dell’arte e della cultura, come Nino Scaramuzzino. Con la sensibilità che la contraddistingue, la dottoressa Carmela Mafrica , in contatto con Peppe Toscano, poeta vernacolare, presidente della “ Pro-Pentidattilo”, ha organizzato una serata (“In memoria dell’artista Nino Scaramuzzino”), tutta dedicata al “Re dei gatti”. Prima di tracciare un breve curriculum vitae e di passare la parola alla professoressa Concetta Cuzzola, vedova dell’artista, il massimo dirigente della Kronos Arte, ha ribadito che ”Nino ci manca sia come uomo che come artista”.  La vedova, dopo aver inserito il black-out all’ansia ed allo stress,  ha fatto vibrare di emozione l’uditorio, come le corde di un violino…Qui, non stiamo commemorando nessuno. Questa non è la giornata della commemorazione. Nino non è morto. Nino è vivo. Sarà sempre vivo e siede in mezzo a noi”. …Gesù disse n.d.r.:"Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. A seguire, ha preso la parola il presidente della “Pro Pentidattilo”, Giuseppe Toscano: ”Persone come Nino, che coltivava ideali di pace, uguaglianza e fraternità, di giustizia muoiono solo nel corpo. Ho un gran bel ricordo di Nino, uomo saggio ed equilibrato, grande personaggio poliedrico; un patrimonio artistico e culturale per la famiglia, ma anche per la società; per tutti noi. Ricordo la sua grande umiltà che spostava le montagne e la mitezza d’animo, che rasserenava e tonificava.


Dare ospitalità all’associazione ‘Kronos Arte”? Lo ritengo un dovere, un obbligo morale. Nino, era un libro aperto fatto persona; lo meritava; era uno di noi; socio della Pro Pentidattilo. Concetta e le figlie, hanno ricevuto una grande, pesante eredità”. Poi, ha preso la parola, il dottor Domenico Principato, scrittore e saggista, uno dei dirigente dell’Associazione “Fossatesi nel mondo”, che rappresentava anche il presidente Mimmo Pellicanò, che ha ricordato l’amico Nino Scaramuzzino: “Sempre con il sorriso sulle labbra, garbato, gentile e cortese, con il quale ho condiviso tante cose. Compresi gl’ideali di giustizia, pluralismo, amicizia, libertà e democrazia”. Principato, ha ricordato pure che l’artista sognasse un manifesto degli artisti dell’Area Grecanica. Sono stati letti in aula, anche i messaggi dell’amico Gianni Favasuli, poeta e saggista; e quello dello scrittore-saggista dottor Santo Aquilino. Prima del consueto buffet le interviste con i protagonisti della serata che potrete seguire nel filmato-video. Anche noi, avremmo voluto, potuto e dovuto dire qualcosa, oralmente. Scripta manent verba volant. Sebbene, qualunque cosa avessimo detto, non saremmo mai riusciti cogliere e pennellare la grandezza artistica e culturale di questo colosso della pittura, che fu l’architetto e scultore Nino Scaramuzzino, con l’hobby della gastronomia, enologo di rinomata fama, filosofo di grido; un poeta-contadino. Insomma un personaggio di multiforme ingegno, poliedrico, polivalente e polifunzionale. Un gigante del pennello, da additare alle generazioni future. Riteniamo che i Comuni di Montebello Jonico e di Melito Porto Salvo, in sede di stesura della toponomastica possano e debbano intitolare qualche via a questo titano dell’arte, che ha onorato se stesso e la famiglia, ma anche questa terra. To be, or not to be: that is the question. E perché no, una scuola. Le sue opere solenni, campeggiano  sovrane, anche dentro i Santuari, oltre che in tante case. Arte pura, arte grande e magnifica, Dieu me l'a donnée; garde à qui y touchera! Come i geni, aveva tante idee in testa, ma non le ha potute realizzare. ‘Sorella morte’, lo ha stroncato; a soli 58 anni. Ogni tanto, quando poteva, tornava brevemente a Milano per una rimpatriata. Non aveva dimenticato la città meneghina, che tanto gli aveva dato. Ricorderemo sempre, ai comuni mortali, senatores boni viri Senatus autem mala bestia, la grandeur di Nino Scaramuzzino, architetto, pittore e scultore. Memoria minuitur nisi eam exerceas. 

Domenico Salvatore





























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