CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

SCUOLA - Inizia l’anno scolastico e ancora una volta scoperti un posto su sette: emergenza precariato

A pochi giorni, ormai, dalla pubblicazione della sentenza della Corte di Giustizia europea sulla violazione da parte dello Stato italiano della direttiva comunitaria sui contratti a termine dei supplenti, un'insegnante precaria dopo 36 anni di servizio si appella a Renzi e Giannini: basta supplenze, assumeteci. Ha iniziato nel 1978, è stata reputata idonea al concorso del 1999 ed entrata in Graduatoria "ad esaurimento - dice - non perché si esauriranno, ma perché sei vecchio, perché muori o vai in pensione senza aver lavorato".

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): per non immetterli in ruolo lo Stato ha fatto di tutto. Ma stavolta se il Governo non cambia verso subito, in autunno potrebbe essere la Corte UE a costringere i tribunali del lavoro a stabilizzarli.

Una docente della scuola primaria, precaria da 36 anni, si appella al premier, Matteo Renzi, e al Ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, nella speranza che mercoledì 3 settembre, quando sarà presentata la riforma della scuola, sia il giorno della svolta per la stabilizzazione di almeno 100mila supplenti: la richiesta giunge, in corrispondenza dell'avvio del nuovo anno scolastico, attraverso una video-intervista rilasciata alla rivista 'Orizzonte Scuola', nella quale la docente racconta di essere precaria dal lontano 1978 e di essere stata inserita nelle graduatorie ad esaurimento nel 1999. Quest'anno scolastico sarà costretta ad accettare una supplenza da Roma a Firenze.

Paola Dell'Armi, così si chiama l'insegnante eterna precaria, è stata reputata idonea al concorso del 1999: è entrata in Graduatoria "ad esaurimento - dice - non perché si esauriranno, ma perché sei vecchio, perché muori o vai in pensione senza aver lavorato". Quest'anno, dopo 36 anni, è stata costretta a spostarsi da Roma a Firenze, per poter lavorare. La richiesta della docente è quindi solo una: "basta precariato".

Anief ricorda che sono migliaia i supplenti della scuola che hanno iniziato la loro carriera da insegnanti tra la fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta: oggi, ormai attorno ai 60 anni, dopo aver collezionato titoli universitari, abilitazioni, idoneità, master e specializzazioni, peraltro spesso nemmeno spendibili, sono ancora in attesa dell’immissione in ruolo. Per non stabilizzarli si è fatto di tutto: dalle deroghe alle direttive Ue, a partire dalla Legge 106/2011, al taglio di 200mila posti solo negli ultimi sei anni; dalle classi-pollaio alla riduzione del tempo-scuola ai minimi termini, dalla soppressione incostituzionale di 2mila istituti solo nell'ultimo biennio, fino alla sparizione di altrettanti dirigenti e Dsga. 

Le ultime 33mila immissioni in ruolo, tra cui circa 28mila docenti, non hanno risolto il problema, considerato che lo Stato assume in maniera inferiore ai pensionamenti e lascia almeno due terzi di posti vacanti in organico di diritto. Più della metà dei docenti inseriti nella GaE avrebbe infatti diritto ad essere stabilizzato.

“Così facendo lo Stato italiano - ricorda Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - ha continuato ad eludere la precisa direttiva comunitaria 1999/70/CE, che da 13 anni impone ai Paesi che fanno parte dell’Ue di assumere tutti i lavoratori che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio. Come si continua a non tenere conto del decreto legislativo 368/01, che dava seguito a questa direttiva a livello nazionale. Per non parlare dell’oltraggio che si perpetra nei confronti dell’articolo 1 della Costituzione”.

"Siccome è fuori di dubbio che senza questi docenti la scuola morirebbe, perché ogni sette insegnanti di ruolo uno è precario, è giunto il momento di affrontare il problema alla radice. Ha ragione il ministro Giannini quando dice che i supplenti vanno stabilizzati in massa. Ma subito, perché altrimenti nei prossimi mesi sarà la Corte di Giustizia europea a decidere che non bisognerà più attendere 36 anni per essere immessi in ruolo con risarcimenti milionari che - conclude Pacifico - ricadranno nelle tasche dei cittadini".

Per approfondimenti:

Docenti precari, a spostarsi da Sud a Nord meno di 40mila: tre anni fa furono quasi il doppio


1 settembre 2014

Posta un commento

0 Commenti

Trovaci su Google