Chi ha avuto ed ha una nobiltà non può che restare perno centrale nella
vita della famiglia e nello stile tra i Bruni – Gaudinieri.
Nulla si dimentica perché tutto è nella Tradizione
Di
Pierfranco Bruni
Il
tempo della storia è un tempo che ha sempre una cronologia che si misura
con il quotidiano. Nei paesi c'è una particolare rappresentazione del tempo. Ed
è quello della lentezza. La lentezza è sostanzialmente una geografia in cui
l'esistere è il cammino proprio nell'intreccio tra la storia e la fine
della storia.
Non
esiste una storia che sia verità o che possa essere considerata la verità.
Ogni
generazione ha una sua storia vissuta nel tentativo di afferrare il tramite tra
il sapere la conoscenza con il dividere la realtà. In questa frattura si
consuma il senso e l'abbandono, la caduta e la dignità, l'orgoglio e la
consapevolezza di una tradizione che ha la sua profonda nobiltà.
Spesso
penso al viaggio che mio padre ha attraversato.
Spesso
ritrovo, nel ricordo che i cinque fratelli mi hanno consegnato, un tempo
mancante, ma ricco, imponente, forte che cammina lungo i miei passi.
Cinque
fratelli che hanno disegnato quella storia che oltre a ricamare il tempo ha
tracciato un destino.
Il
concetto di destino resta legato profondamente al passaggio dei cinque fratelli
che hanno viaggiato tra un presente sempre rimasto presente e una tradizione
che ha la ramificazione forte nel concetto di eredita spirituale.
Io
ho vissuto e vivo nel cuore della dignità.
Una
dignità che ha permesso alla mia e nostra storia di restare storia nel destino
e semplicemente di vivere tutto ciò dentro una griglia simbolica.
L'aquila
è un simbolo fondamentale.
L'aquila
che è lo stemma della famiglia Giardinieri porta sul capo una corona.
Sono rimasto a lungo a riflettere su questa visione fatta di archetipi.
Ho
già detto che l’aquila e il serpente (serpentello) sono i due simboli che
caratterizzano il vero e proprio “topos” di una famiglia che ha segnato un
percorso nella storia di civiltà. Ma ciò non è ricordo.
La
storia che vive nel tempo attraverso la cifra dei documenti ma la memoria, a
volte, è più forte degli stessi documenti di ciò che mia figlia chiama le fonti e sulle
quali si basa, secondo lei, assillandomi a volte, tutta la dimensione della
storia.
È
vero, ma io, proustianamente, resto legato al racconto che vive di ricordi, di
dettagli, di piccoli segni.
Di
quei piccoli segni che ci hanno portato a ricostruire il disegno di una
famiglia e che Giulia, Giulia che chiamavamo di Cosenza, Giulia di zio Mariano
e zia Maria, mi ha permesso di leggere con un quadro in cui l’immagine e il
ricordo sono un intreccio forte.
Nella
vita basta, a volte, un piccolo angolo che non vedi più da anni e poi rivedi,
per costruire un viaggio. Ho sempre un
luogo fisso nel mio immaginario che è lo studio di zio Mariano nella casa di
Cosenza di Viale del Re, come si chiamava, la via, una volta. È diventato per
me un quadro, poi uno specchio, poi un luogo – pensiero.
Forse
proprio nei dialoghi antichi con lui, in quei dialoghi di affetto e di
rimproveri, ho ritrovato, ricordando e ricostruendo, una memoria che nel tempo
che passa rimane come testimonianza e come insegnamento.
Io
a lui, a zio Mariano, devo molto. Un capitolo già scritto e che non dimentico
mai.
Ora
che ho rivisto le sue foto, la sua giovinezza tra piccole e grandi immagini, in
una Roma che mi ha appartenuta e mi appartiene ho ritrovato molte somiglianze.
Una
città, un paese dal quale siamo partiti, un lavoro sulle scienze e sulle
matematiche da parte di Mariano, un paese, una città e un lavoro forte sulle
letteratura e sulla cultura umanistica da parte mia.
Luoghi
che sono stati suoi sono stati e continuano ad essere anche miei.
Poi
c’è anche Taranto. Zio Mariano ha amato Taranto. In quanti Esami di Stato, nelle
Commissioni scolastiche, è stato protagonista Mariano proprio a Taranto e quel
mare di molte sue estati è diventato poi il mio mare.
Osservare
la vita con la forte passione, tuffandosi dentro le questione, e il saper
vivere anche con distacco.
Non
mi ha meravigliato tanto quando, non molti giorni fa, un conoscente di antica
data mi ha detto che vedendomi gli ho portato negli occhi l’immagine di
Mariano, di zio Mariano, di Don Mariano come continuano tutti, ricordandolo, a
chiamarlo a San Lorenzo del Vallo.
È
proprio vero che c’è un tempo della storia e una storia che continua a vivere
senza tempo. È certo che ogni storia è sempre parziale e resta, come sempre, un
viaggio, ma anche un vissuto, incompiuto.
Si
tratta di una legge che permette di non chiudere definitivamente i capitoli
della nostra esistenza. Tra i cassetti delle scrivanie della mia grande casa di
paese ritrovo quaderni, appunti, foglietti sparsi di mio padre. Ho ritrovato
anche le date di alcuni appuntamenti.
Posso
dire con consapevolezza che se il paese che ha visto le mie radici rimane San
Lorenzo, la città che mi ha formato è stata Cosenza. Anche il liceo che ho
frequentato a Spezzano era una sezione staccata del Liceo G.B. Scorza di
Cosenza, poi il mio percorso scolastico è stato altro ed è qui che zio Mariano
ha avuto un ruolo fondamentale e decisivo.
Incontro
spesso amici che lo hanno conosciuto.
Come
è misterioso il cammino. Ma resta, comunque, centrale l’amore tra i cinque
fratelli: Adolfo, Mariano, mio padre Virgilio Italo, Gino e Pietro. Una
solidarietà e una intesa che si sono
portati nel sangue.
Sangue
Bruni e Gaudinieri.
Cinque
fratelli che hanno posto al centro sempre l’amore, la dignità, l’orgoglio e
quella antica nobiltà che la si eredita perché alla fine poi diventa, inconsapevolmente,
parte integrante del proprio vivere, ma anche del proprio stile e del proprio
essere.
Gli
anni sono passati. Possono passare epoche ma io vorrei che questa famiglia non
dimenticasse mai di essere Bruni e Gaudinieri.
I
miei figli, i figli dei figli dei cinque fratelli non devono, non possono,
dimenticare.
E
questo non dimenticare dovrebbe diventare un riferimento nonostante il passare
e il passaggio di anni e di stagioni.
Chi
ha avuto una nobiltà, quell’eleganza dell’essere nobile, nel sangue e nei
comportamenti, non può che restare perno centrale nella vita della famiglia e
nello stile.
Io
continuo a credere a questo senso della tradizione perché la tradizione non è
mai un vizio. È sempre una virtù.
Quando
mio padre è andato via, tra i suoi sette gradini come egli stesso diceva, è
andato via il depositario di una storia che io posso decifrare, ora, soltanto
con i ricordi e con gli incontri che il destino mi ha offerto.
Ho
letto negli incontri pagine che non conoscevo.
Ci
sono patrimoni che non possono essere scalfiti. Patrimoni che restano nel
sangue.
I
cinque fratelli sono stati storia e hanno rappresentato la storia.
Siamo
noi, gli eredi, quegli eredi che credono nella continuità di un legame nella
tradizione dei valori e dei comportamenti, che non devono arrendersi e devono
guidare la nave tra gli orizzonti e le frontiere.
Provo
gioia e mi ritrovo e ritrovo antichi costumi quando discuto con Antonella, la figlia di zio
Adolfo.
Provo
orgoglio, felicità, per tutto un passato mai dismesso dalla mia anima, e
sorriso quando ascolto le parole di Giulia di zio Mariano, il vero punto di
riferimento dei Bruni – Gaudinieri.
Perché
lei, Gilia di zio Mariano e zia Maria, è la sintesi di una storia e di
conoscenze che riprendono vita pur nella distanza di epoche e di temperie.
Non
conoscevo lo stemma dei Gaudinieri, eppure ho scritto un libro, quando è morto
mio padre, dal titolo “Come un volo d’aquila”.
Lo
stemma con l’aquila è, da parte mia, conoscenza recente…
Ma
il destino legge sempre nel cuore e nell’anima e i simboli vivono in noi
inconsapevolmente. Ma sono fatti che ho già scritto e raccontato.
E
qui finisco il mio scrivere e come don Fabrizio resto ad osservare le stelle o
a cercarle o a dialogare con loro.
Mia
dolce notte o mia dolce stella, il cammino è lungo, ma la lunghezza del cammino
ha anche scorciatoie…
Resterò
affacciato alla finestra che butta sul mare e in cielo le stelle hanno il loro
intreccio e il loro destino…
I
cinque fratelli non sono solo storia. Sono nella vita dei destini… che mi
accompagnano che ci accompagnano…
Mariano
Bruni, Pierfranco e Virgilio Italo Bruni, Ermete Francesco Bruni, Giulia
Gaudinieri con in braccio Giulia di Cosenza, Mariano e Virgilio Italo-
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