Chi ha vissuto ha il diritto di testimoniarsi e di
testimoniare.
Chi ha spezzato i legami di sangue non potrà mai
capire il segreto dell’aquila con la rosa rossa…
di Pierfranco Bruni
Chi nasce servo e non ha
la consapevolezza di essere servo, pur nella trasformazione dei fatti che
accadono, si trasforma in un traditore.
Nel fondo della sua
miseria resta sempre in ingrato.
L’ingratitudine non
conosce il senso della pietà e la verità lo rende ancora di più schiavo
dell’invidia, della gelosia, dell’odio.
Spesso
mio padre mi sottolineava queste parole.
Poi
aggiungeva.
Bisogna avere sempre uno
stile, perché ciò che rende nobile un uomo è la libertà della verità, perche la
storia, può avere le sue tante interpretazioni, le sue tante malizie e anche le
sue maledizioni, ma è la verità che segna la vita dei veri uomini, e nella vita
degli uomini, se manca la pietà, prevale sempre la menzogna.
La menzogna per
resistere, per reggersi, per diventare un “fatto” non ha mai il coraggio di
confrontarsi con la pietà.
Perché la menzogna deve
sfuggire al coraggio della verità e deve sfuggire a chi la verità la conosce,
perché la vive e la menzogna è sempre un tradimento di quella storia che è
storia non solo nelle parole, ma nei fatti, nella costante testimonianza, nella
presenza di una vita il cui sguardo non riesce ad abbassarsi mai.
Sono
parole che ritornano e fanno eco e sono eco.
Non
so perché, in alcune notti, ritornano a farsi ascoltare.
Mi
riportano ai lunghi dialoghi con mio padre.
Ed
è questo ricordare, in un intreccio di memorie, che fa riscoprire una vita e mi
ritornano immagini, gesti, situazioni dimenticate o alle quali non avevo mai
dato la giusta dimensione.
La
pietà e il coraggio.
Nella
tradizione della sua famiglia, quella che ha tramandato tradizione e legami di
sangue, non sono mai mancati il coraggio, l’eleganza, la pietà, la dignità, la
lealtà e quella visione della vita che va vissuta da vero combattente sempre in
trincea e mai pavido nascosto nelle buche profonde, che si scavano al fronte
mentre la battaglia infuria altrove.
I
cinque fratelli, Adolfo, Mariano, mio padre, Gino e Pietro appartengono a
questa dinastia.
Il
coraggio e la pietà sono nel legame di sangue tra i Bruni e i Gaudinieri.
Non bisogna mai
dimenticare chi è stato servo, perché chi è stato servo, e rimuove dalla sua
mente di esserlo stato, non conosce né il coraggio, né la pietà e tanto meno la
verità.
Ma non bisogna mai
meravigliarsi ed avere sempre presente la nobiltà dell’aquila, che ha la
solitudine nell’attraversamento del vento e l’eleganza nello spiegare le sue
ali tra le distanze dei giorni e il peso del tempo.
Ancora
mio padre.
Quell’eleganza
che porta negli occhi e non solo nel suo immaginario reale. Quell’aquila con la
rosa rossa nel becco.
Una
rosa rossa.
Mio
padre, negli ultimi anni, coltivava, nel nostro giardino, rose rosse e
orchidee.
Ma
il giardino e i fiori hanno sempre avuto un segno particolare per i Bruni – Gaudinieri.
I
fiori, le piante nei balconi, la terra.
Giulia
Gaudinieri, la mamma dei cinque fratelli, aveva una devozione per i fiori, ma
conosceva anche il coraggio.
La
fedeltà ai legami di sangue è un respiro nella verità.
La
nobiltà, Giulia Gaudinieri, la portava negli occhi. E si resta nobili se la
pietà ha un senso.
Sapessi quanti ingrati
hanno frequentato la nostra casa. Ma non bisogna mai dare peso e chi parla
troppo. Lasci che parlino perché le parole che restano nel vento diventano
pioggia d’estate. Quanti ingrati e servi hanno bussato al nostro portone.
Bisogna accoglierli sempre, ma sempre occorre far capire le distanze.
Mi
ripeteva mio padre e non solo mio padre.
I
cinque fratelli sono storia di eleganza.
In
fondo, c’è chi la storia la fa e c’è chi resta a guardare perché egli stesso
non ha storia rappresentabile pur in un tempo in transizione.
Ormai
è frequente che tra le mie mani, rovistando archivi di lettere e di documenti,
arrivano buste, storicamente datate, che raccontano vite, raccontano destini di
famiglie, raccontano miserie, bellezze e grandezze, raccontano verità,
raccontano vissuti e sono tutte testimonianze che permettono di decifrare un
passato che può leggersi come profezia.
Ogni
busta sigla dei vissuti.
E
da questi vissuti ritorna ciò che mio padre, e non solo, non ha mai smesso di
ripetermi.
Chi servo nasce nella
mente e nella sua tradizione, non può che da traditore e ingrato condurre il
suo viaggio.
Ormai
sono anni lunghi che ho trascorso, e questa storia, che cerco di ricostruire,
mi porta a capire che la famiglia ha un senso nel momento in cui resta famiglia
nel sangue, perché i legami di sangue hanno il loro valore se ci si testimonia
con i comportamenti, gli atti, la costante presenza.
Chi
tradisce questi legami vuol dire che alla pietà è subentrata la tristezza della
rivalsa.
Sì,
perché chi è stato servo non fa altro che costruire il senso della propria vita
intorno ad un concetto che è quello della rivalsa.
Le
nobiltà hanno sempre dovuto confrontarsi con le rivalse dei servi, ma la vita è
lunga e il Conte di Montecristo è una metafora che accompagna i Salina del
Gattopardo.
Rileggo
il mio Tomasi di Lampedusa.
I
Gattopardi restano sempre Gattopardi e Angelica resta sempre una popolana,
mentre Tancredi, nonostante tutto, comprende quel legame di sangue che è una
stretta con lo “zione”.
Un
romanzo. Certo. Ma cosa è il romanzo o cosa è quel romanzo?
L’aquila
con la corona sul capo ha la sua tradizione e la dolcezza della rosa è la
singolare manifestazione di una tradizione di una religiosità, che ci conduce
lungo le vie di Santa Rita.
Un’altra
Santa, dopo il Francesco di Paola, che ha avuto il coraggio nella pietà e nella
dignità.
Ora
i cinque fratelli mi ascoltano. Ed io ho sempre ascoltato loro.
Ho
ascoltato il battere del sangue sino a quando il fiammifero non si è spento con
l’ultimo respiro di mio padre.
Poi
in quella notte dove io e mio padre con mamma Maria soltanto siamo rimasti a
raccontarci la pietà, il coraggio e la verità…
Soltanto
noi tre in quella stanza fatta di vita di morte e di pagine rimaste incollate
tra i libri…
Non
smetterò mai di raccontare la verità, perché la verità, mi ha insegnato San
Paolo, ci rende semplicemente liberi…
Il
legame di sangue è un legame di vita ed è, per noi che portiamo nel cuore il
coraggio, la pietà e la verità, una tradizione. E la tradizione è appunto un
viaggio.
Quando
la tradizione della consapevolezza della pietà si interrompe si spezza il filo
del viaggio.
Ma
ci sono ancora tanti vissuti da raccontare, tante storie che hanno la loro
eleganza e la loro pochezza.
La
famiglia è famiglia se la tradizione di questo legame prevale. E tra i cinque
fratelli il legame di sangue è un vissuto di nobiltà.
Ora
l’aquila con nel becco la rosa rossa ha preso il volo e conosce ogni singolo
destino. Ma ogni singolo destino non è un destino singolo.
Resto
ad osservare i vialetti del giardino.
Gli
alberi piantati da mio padre sono diventati alti.
Le
tartarughe aspettano. E le rose, se pur incustodite, hanno il loro colore nel
riflesso dei colori cangianti dei giorni che camminano lungo il tempo.
Chi
ha vissuto nella fedeltà della tradizione resterà tradizione.
Chi
ha vissuto ha il diritto di testimoniarsi e di testimoniare.
Chi
ha spezzato i legami di sangue nella tradizione non potrà mai capire il segreto
dell’aquila con la rosa rossa.
So
che le storie vissute sono impastate in un tempo incancellabile, ma anche
inesorabile nel trascinamento di anni.
Sono
le famiglie che fanno la storia.
Forse
un giorno racconterò ciò che ancora non ho raccontato.
Ma
cosa c’è da raccontare ancora?
Giulia
Gaudinieri e Alfredo (Ermete Francesco) Bruni si sono amati profondamente ed
hanno costruito una storia d’amore, ed è nella memoria e nel legame di sangue
che hanno intrecciato destini di nobiltà e nobiltà che restano, nonostante il
passare delle epoche, a testimoniarsi come un sigillo che ha la voce dei
Cantici.
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