Cinquefrondi (Reggio Calabria) – Sepolta sotto quasi un metro di fogliame e sterpaglie per circa un decennio. E’ quanto i volontari hanno rinvenuto - in località della storica fonte “Parlato” che domina contrada Petricciana - della bella area di ristoro di cui s’erano perse le tracce ad opera di vandali e dell’incuria del tempo che ha sostituito la manutenzione ordinaria dei luoghi.
Il senso di rivalsa alla vista dello scempio ha fatto scattare la scintilla ed in poco tempo, attraverso un tam tam social-diretto, un piccolo esercito di volontari, capeggiato dalla Pro-Loco, è stato radunato e, strumenti in mano – decidendo di dare, prima di tutto, un calcio al solito disfattismo che porta a girare la testa dall’altra parte e poi anche di rinunciare a parte delle proprie ferie – si è adoperato in una vera e propria campagna di scavi per portare alla luce il bello che si credeva perduto. Ed in parte lo è stato davvero. Perché qualche “furbo” ha pensato bene, nell’indolenza generale, di approfittare del bene comune asportando una tipica fontanella ornamentale in ghisa opportunamente murata e, addirittura, segare di netto un tavolo fissato al terreno e portarselo via.
Ciò che non ha però fermato la gara di slancio e laboriosità dei ricostruttori che a rotazione e secondo disponibilità, in circa 10 giorni di vera e propria attività di sterro, hanno trasformato e reso finalmente giustizia all’intuizione primordiale. «Qui c’era di tutto sparso in ogni dove – raccontano provati ma evidentemente felici d’aver contribuito col proprio impegno ad aver ripristinato un altro luogo simbolo per i cinquefrondesi - . Abbiamo raccolto circa 20 sacconi di rifiuti ed ancora non abbiamo finito. Abbiamo rinvenuto finanche del materiale di riporto gettato alla bell’e meglio sotto il ponticello di deflusso del torrentello antistante il parco, probabilmente frutto di precedenti lavori per lo sgombero di una frana dimorante sulla strada…».
Un’operazione di ripulitura e riqualificazione dell’area portata avanti a costo zero ed impatto ambientale nullo e che sarà necessario far proseguire almeno fino a tutto il mese di agosto. «La nostra speranza – ha rivelato il promotore Bonini – è che sulla base del nostro impegno per questa zona possano scaturire altri modelli emulativi che portino frutto, rimboccandosi le maniche per fare piuttosto che censurare. Perché, altri luoghi, belli come questo, attendono solo di essere riscoperti per mezzo dei tanti volontari che fin d’ora invitiamo ad unirsi a noi, condividendo questa esperienza aperta al contributo di tutti».
Certo, i motivi per interessarsi all’area non mancano e se l’intervento pubblico si incaponisse a realizzare anche l’illuminazione ed installasse dei contenitori differenziati per rifiuti, ecco che l’opera acquisterebbe un’utilità collettiva ancor maggiore. Per ora, tant’è.
Ciò che resta è il risultato di una iniziativa che ha dimostrato, sfatando il pessimismo, come sia possibile “adottare” un luogo del cuore e come, per farlo, quasi sempre bastino buona volontà, partecipazione, impegno e fiducia. Che, di converso, altro non sono se non il riporto della felice notizia per una piccola-grande rivincita dei cittadini sulla farraginosa burocrazia delle carte bollate. Della base che affronta l’altezza. Significativamente, il vero valore aggiunto.
Giuseppe Campisi
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