La Georgia vuole alimentare il vento della
Pace
di Giorgio Neri
L’appello di Papa Francesco,di queste ore,
per ‘’fermare,, l’uso delle armi nel
mondo funestato da odiose guerre ci fa
riportare alla memoria i giorni tristi del 2008,allorchè vi fu uno scontro
armato fra Russia e Georgia,che poteva essere l’inizio della terza guerra
mondiale.
. E’ una valutazione degli storici, degli
studiosi di geopolitica e dei più importanti osservatori politici internazionali.
Ma resta un dato di fatto inconfutabile. Fu la diplomazia internazionale,
sorretta da una corale azione di sostegno dei governi occidentali ad evitare
l’aggravarsi di tensioni che avrebbero potuto determinare conseguenze
imprevedibili sugli equilibri geopolitici, non solo della regione del Caucaso, ma
in tutto il sistema delle relazioni economiche fra l’oriente e l’occidente. Gli Stati Uniti furono ad un passo dall’intervento militare
nel Mar Nero, ma scelsero di non intervenire a favore del governo georgiano di
Mikheil Saakashvili. La Georgia, in quell’occasione perse due importanti regioni:
l’Ossezia del Sud e la Abkhazia, da allora autoproclamatisi Stati indipendenti, che finora nessun governo
della comunità internazionale, tranne la Russia di Putin, ha mai riconosciuto
come tali.
In Georgia si era all’indomani della
“rivoluzione delle rose” di Mikheil Saakashvili
che rappresentò un momento importante della volontà di cambiamento
del Paese.
Il
Partito politico "United Movimento Nazionale", di Mikhel
Saakashvili vinse le elezioni. Nel primo periodo della sua Presidenza,
Saakashvili propose e attuò importanti
riforme. Tra queste la riforma della
polizia, che pose la Georgia a livello delle nazioni più progredite. Con la rielezione di Saakashvili il Paese entrò in una fase di debolezza causata
anche dal Governo che iniziò, secondo la valutazione di autorevoli
osservatori internazionali, ad adagiarsi
sul consenso acquisito ed a perdere ogni contatto con la popolazione. Ciò ha
determinato l’inizio di manifestazioni,
scioperi e proteste di piazza. Totalmente debole l’opposizione, divisa e
frammentata tra diverse forze politiche incapaci di accordarsi. A riunire tutti
questi partiti, lontani tra loro, e a fondare una nuova coalizione: la "Georgian Dream", fu il miliardario e filantropo Bidzina
Ivanishvili. Con una scelta coraggiosa diede vita ad una forte coalizione che riuscì
a vincere le elezioni parlamentari del
2012, proprio contro il Movimento
Nazionale di Saakashvili. Bidzina
Ivanishvili divenne il primo ministro
della Georgia. Con una scelta inovativa e coerente, dopo qualche mese, affidò
la guida del governo al giovanissimo leader del “Georgian Dream’’ Irakli
Garibashvili, che si era, fino ad allora, ottimamente distinto come Ministro dell’Interno. Nonostante tutto,
dall’opposizione arrivarono pesanti accuse di allontanamento dalla linea politica
filoccidentale perseguita fino ad allora in Georgia. Critiche sempre smentite con i fatti dal Governo.
La dimostrazione più importante e l’accordo
associativo che qualche settimana fa, il 27 giugno 2014, Irakli Garibashvili, il più giovane premier d’Europa, ha firmato con l’Unione Europea. Una ulteriore dimostrazione di grande responsabilità istituzionale e politica che
ha riaffermato e sancito, senza il bisogno di prove di forza, ritorsioni e
minacce, la propensione europea della
Georgia e la sua legittima aspirazione a far parte della Nato. Una priorità che ha rafforzato la fiducia dei georgiani nel
nuovo governo, impegnato adesso sulla strada delle riforme, già avviata con la riorganizzazione dei ministeri
dell’agricoltura e della salute, il rispetto dei diritti umani, a partire
dall’inviolabilità della proprietà privata.
E’ l’esempio che viene da una piccola nazione del Caucaso, un’area oggi al centro di grandi tensioni
internazionali. Una zona di ‘frizioni’ tra occidente ed oriente per il
controllo di un territorio di grande rilevanza strategica. La migliore
soluzione è quella del dialogo e della comprensione: così dev’essere anche in Ucraina come in Medio
Oriente. Qui le storiche tensioni tra Israele e Palestina non hanno insegnato
nulla. La contrapposizione armata ha prodotto solo morti e distruzioni. E’
tempo che il mondo, le grandi potenze, la stessa Europa, ne prendano coscienza.
La Georgia non intende alimentare nuove
tensioni, ma contribuire a rafforzare il vento della Pace. Anzi si è posta l’obiettivo di consolidare,
senza per questo essere ostile a nessuno, la sua integrità territoriale,
l’equilibrio nell’area, ma avendo ben presente la prospettiva di una integrazione
con l’Europa, quella stessa Europa che nel 1992 la riconobbe per la prima volta
come Stato indipendente.

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