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ALCIDE DE GASPERI: 60 ANNI FA MORIVA LO STATISTA DELLA RICOSTRUZIONE

IL 19 AGOSTO DEL 1954 SCOMPARVE A SELVA DI VALSUGANA Roma, 17 agosto 2014- Erano le 2 del mattino del 19 agosto del 1954, 60 anni fa: a Sella di Valsugana, nel Trentino, moriva Alcide De Gasperi, colpito dall'ennesimo attacco d'asma, culmine di una malattia che lo aveva tormentato negli ultimi due anni della sua vita, non impedendogli però di portare a termine tutti i suoi impegni politici interni ed internazionali, ultimo il Congresso della Dc a Napoli prima delle vacanze estive. «È stato un grande uomo, un buon cristiano», commentò Pio XII nell'apprendere la notizia. Mentre in uno dei primi telegrammi di cordoglio, quello di Palmiro Togliatti, i comunisti italiani sottolineavano che il leader democristiano si era sempre ispirato nella sua azione politica alla «buona fede» e al «personale disinteresse». Al di là dei giudizi storici e morali, Alcide De Gasperi resterà comunque uno dei più grandi statisti italiani, l'uomo a cui si legano gli anni della ricostruzione dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale.

NEL 1911 ELETTO AL PARLAMENTO AUSTRIACO, NEL 1921 ALLA CAMERA ITALIANA  - De Gasperi nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino, una cittadina in territorio di lingua italiana che appartiene all'Impero austro-ungarico. Le sue prime battaglie sono proprio legate alla difesa dell'italianità, tanto che nel 1904 viene sospeso dagli studi per essere rimasto coinvolto ad Innsbruck in incidenti tra studenti tedeschi ed italiani, per la creazione di una nuova facoltà di giurisprudenza di lingua italiana a Trento o a Trieste. La sua idea è comunque quella di sostenere una soluzione che preveda l'autonomia della provincia nel quadro dell'Impero. Nel 1911 viene eletto al Parlamento austriaco nel collegio di Fiemme ottenendo il 75% dei suffragi. Si iscrive al gruppo 'Zentrum' e viene nominato segretario del gruppo etnico italiano. Allo scoppio della prima guerra mondiale, come segretario del Comitato di Stato per gli aiuti ai rifugiati, si prende cura delle migliaia di profughi trentini costretti dal governo austriaco ad emigrare verso l'interno dell'Impero per gli spostamenti del fronte. Terminato il conflitto, la vita politica di De Gasperi inizia ad intrecciarsi con i destini dell'Italia. Nel 1919 a Bologna presiede i lavori del congresso inaugurale del Partito popolare, a cui l'anno prima ha iniziato a lavorare don Luigi Sturzo, dopo la revoca del 'non expedit' da parte di papa Benedetto XV. Nel frattempo dedica gran parte della sua attività alla soluzione delle questioni legate all'annessione dei nuovi territori al Regno d'Italia, con particolare riferimento all'esigenza di definire i territori delle Province di Trento e Bolzano, di garantire loro un'ampia autonomia, e di definire il passaggio dalla legislazione asburgica a quella del nuovo Stato. Le prime elezioni nel Trentino italiano si svolgono nel 1921 e segnano il successo dei Popolari e l'elezione di De Gasperi alla Camera.

DA BIBLIOTECARIO IN VATICANO L'INCONTRO CON ANDREOTTI  - Eletto capogruppo, nel 1922 è favorevole alla partecipazione del suo partito al primo gabinetto Mussolini. Ma dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti, nel 1924, diventa acerrimo nemico del fascismo, prendendo parte al cosiddetto 'Aventinò, cui danno vita i parlamentari che decidono di non partecipare alle sedute per protestare contro il regime. Divenuto nel frattempo segretario del Ppi entra nel mirino del regime. Nella primavera del 1925 viene fatto oggetto di una campagna di stampa in cui viene accusato di aver millantato i suoi sentimenti di italianità all'epoca dell'Impero austro-ungarico. Nei mesi successivi subisce un'aggressione in Valsugana; quindi viene arrestato sul treno che lo sta portando a Firenze e condannato, nell'aprile del 1927, a quattro anni di reclusione per tentato espatrio clandestino. Nel luglio del 1928 gli viene concessa la libertà condizionale e ottiene un posto di bibliotecario in Vaticano. È proprio qui che, anni dopo, avverrà il primo incontro, del tutto casuale, con colui che diventerà il suo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Giulio Andreotti. Questi, impegnato in una ricerca di diritto marittimo, alla richiesta di consultare alcuni volumi, si sente rispondere se non abbia qualcosa di meglio da fare. Andreotti insiste nella sua richiesta, non nascondendo un certo fastidio. Passano alcuni giorni e in un incontro, questo precedentemente combinato in casa di Giuseppe Spataro proprio per conoscere De Gasperi, scoprirà che quel bibliotecario era lo statista trentino.

NELL'IMMEDIATO DOPOGUERRA IL "CALVARIO DELLA PACE"  - Trascorso il secondo decennio fascista e i primi anni della Seconda guerra mondiale, con la caduta di Benito Mussolini e la firma dell'armistizio, inizia l'impegno per la liberazione dell'Italia e la rinascita del regime democratico. A partire dall'estate del 1942, c'è il lavoro per la ricostruzione del partito cattolico: De Gasperi, coadiuvato da Guido Gonella, si concentra sulla parte programmatica, e dà alle stampe l'opuscolo 'Idee ricostruttive della Dc', diffuso in centinaia di migliaia di copie. Per quanto riguarda invece l'evoluzione della situazione italiana, entra nel primo governo Bonomi come ministro senza portafoglio, mentre assume l'incarico di ministro degli Esteri nel secondo governo Bonomi e in quello guidato da Ferruccio Parri. De Gasperi diventa così l'interlocutore privilegiato degli Alleati e inizia quell'opera diplomatica, che proseguirà nel dopoguerra anche come presidente del Consiglio, tesa ad evitare all'Italia condizioni di pace troppo pesanti. Già il 22 agosto del 1945, De Gasperi scrive al segretario di Stato americano Byrnes, sottolineando che le condizioni di pace oltre certi limiti non sarebbero state accettate dal nostro Paese, con un pericolo di instabilità in Europa e nell'area mediterranea, che avrebbe comportato rischi per tutto il mondo. Ma le sue parole e le sue iniziative non possono cancellare la necessità di affrontare quello che non esita a definire «il Calvario della pace», che trova la sua tappa fondamentale il 10 agosto del 1946, con l'intervento alla Conferenza di Parigi.

L'INTERVENTO ALLA CONFERENZA DI PARIGI E IL TRATTATO DI PACE  - «Sento che tutto -dice De Gasperi prendendo la parola il quel consesso- tranne la vostra cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l'essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione». «Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare, vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni Paese che nella guerra hanno combattutto e sofferto per una meta ideale. È in questo quadro di una pace generale e stabile che vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d'Italia: un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra per creare un mondo più giusto e più umano». Dopo la missione a Parigi, grazie all'accordo con il ministro degli Esteri Gruber, nel settembre del 1946, l'Austria riconosce il confine italiano del Brennero, mentre l'Italia si impegna a concedere autonomia amministrativa all'Alto Adige e uguaglianza di diritti alla minoranza di lingua tedesca. Per il resto, in base al Trattato di pace firmato l'anno dopo nella capitale francese, il nostro Paese cede alla Francia Briga e Tenda a la zona del Moncenisio; alla Jugoslavia quasi tutta l'Istria e gran parte della Venezia Giulia; alla Grecia l'isola di Rodi e il Dodecanneso. Viene inoltre creato il «territorio libero di Trieste» e l'Italia rinuncia ad Albania, Eritrea, Somalia e Libia. Il riarmo è legato alle clausole del Trattato e viene fissata un'ingente somma come riparazione.

NEL 1949 L'INGRESSO DELL'ITALIA NELLA NATO - De Gasperi sollecita comunque l'Assemblea costituente a ratificare quel trattato, «un compromesso fra i Quattro -dice parlando nella seduta del 31 luglio 1947- che noi applicheremo per amor di pace. Il nostro voto significa fede nella pace, nell'opera ricostruttiva della cooperazione internazionale». E ancora. «Significa orrore contro ogni voce, ogni possibilità di guerra; l'Italia, una volta rientrata nei consessi internazionali, non parlerà solo per patrocinare la causa sua ma parlerà anche in pro di tutte le Nazioni che hanno fede nella libertà e ripudiano il ricorso alla forza per la risoluzione dei problemi di politica internazionale. Il voto non può implicare una adesione intrinseca, ma solo un impegno ad eseguire lealmente». «La pace mondiale -afferma ancora il presidente del Consiglio- l'interesse del popolo italiano, esigono questo sacrificio. Noi del governo lo compiamo con coraggio e con fierezza, assolvendo un duro compito del destino, quale è quello di pagare per colpe non nostre e per le conseguenze di una guerra che abbiamo invano deprecato». Nel frattempo la politica estera italiana inizia a muoversi lungo le direttrici percorse fino ad oggi: l'atlantismo e l'europeismo. Il nostro Paese ottiene dagli Stati Uniti gli aiuti economici previsti dal Piano Marshall, annunciato dal segretario di Stato americano il 5 giugno 1947 e approvato dal Congresso Usa il 2 aprile dell'anno successivo. Nel 1949 l'Italia aderisce poi al Patto Atlantico, scelta approvata dal Parlamento dopo il duro ostruzionismo di comunisti e socialisti: alla Camera i sì sono 342, i no 170, gli astenuti 19; al Senato 188 i favorevoli, 112 i contrari, 8 gli astenuti.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IN 8 GOVERNI DAL DICEMBRE 1945 AL 16 AGOSTO 1953 - Ma De Gasperi lavora anche per l'unità del Vecchio continente e con Konrad Adenauer, Jean Monnet e Robert Schuman può essere considerato tra i padri fondatori dell'Europa unita. Il nostro Paese aderisce così alla Ceca (Comunità europea del Carbone e dell'Acciaio), creata con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951. E l'11 maggio del 1954 lo statista trentino sarà eletto all'unanimità primo presidente dell'Assemblea del nuovo organismo europeo, l'ultimo incarico pubblico ottenuto prima della sua morte. De Gasperi si batte poi con grande vigore per la nascita della Ced, la Comunità europea di Difesa istituita dagli stessi Paesi della Ceca il 27 maggio del 1952. Un progetto che per lo statista italiano diventa una «spina», viste le difficoltà che si registrano nella sua evoluzione e che infatti fallisce con la mancata ratifica della Francia alla fine di agosto del 1954. Uomo della ricostruzione, il leader democristiano è presidente del Consiglio alla guida di 8 governi diversi: dall'11 dicembre 1945 al 16 agosto del 1953. I primi tre con l'appoggio dei partiti che si erano ritrovati uniti nel Cln, comunisti e socialisti compresi; gli altri con formule centriste che ruotano naturalmente intorno alla Dc.

LA VITTORIA DEL 18 APRILE '48, NEL '53 IL MANCATO PREMIO PREVISTO DALLA "LEGGE TRUFFA"  - A scandire questo periodo, il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica, le elezioni politiche del 1948 e quelle del 1953. Dopo la consultazione popolare del 2 giugno 1946 e le convulse giornate che seguono fino alla proclamazione dei risultati da parte della Cassazione il 10 giugno, De Gasperi cerca di arrivare ad un accordo con il re Umberto II, prima di essere nominato dal governo capo provvisorio dello Stato il 12 giugno. Il giorno dopo avviene la partenza del sovrano. Il 18 aprile del '48 si svolgono invece le elezioni per la nomina del primo Parlamento repubblicano, che vedono lo scontro tra la Dc e il Fronte popolare: alla Camera lo scudocrociato ottiene la maggioranza assoluta dei seggi, al Senato la sfiora. «Credevo che piovesse, ma non che grandinasse», commenta De Gasperi, che ottiene 285.778 preferenze a Roma, 292.517 a Napoli, 49.666 a Trento, le tre circoscrizioni nelle quali si è candidato. «È giusto rallegrarsi -disse ancora- ma le difficoltà cominciano ora». Diverso l'esito delle elezioni del 7 giugno del '53, quando la coalizione Dc-Psdi-Pli-Pri-minoranze linguistiche ottiene il 49,80% dei voti, ma per 57mila voti non scatta il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale, approvata dopo un duro scontro parlamentare il 29 marzo, con l'opposizione delle sinistre che ribattezzano 'legge truffà quel nuovo sistema. La Democrazia cristiana inoltre perde quasi due milioni di voti, mentre complessivamente ne guadagnano oltre due milioni missini e monarchici.

IL NO ALL'"OPERAZIONE STURZO", L'ADDIO ALLA SEGRETERIA DC  - È dell'anno prima invece un altro episodio che segna particolarmente la carriera politica di De Gasperi, quando si oppone alla cosiddetta 'operazione Sturzò. Il tentativo cioè, sostenuto fortemente dal Vaticano, di dar vita da una lista civica di centrodestra per contrastare la sinistra alle elezioni comunali di Roma. Dopo le elezioni del '53, De Gasperi forma il suo ultimo governo, che non ottiene però la fiducia del Parlamento. Gli succede così Giuseppe Pella e, minato anche dalla malattia, lo statista trentino si avvia ormai al tramonto politico. L'ultimo atto è il congresso della Dc di Napoli che a fine giugno del 1954 porterà alla segreteria Amintore Fanfani. È l'occasione per affidare al partito il suo testamento politico. Pochi giorni dopo, la partenza per Sella di Valsugana, dove muore il 19 agosto. Per volontà del governo e del Papa verrà sepolto nella basilica romana di San Lorenzo al Verano, distrutta nel 1943 dai bombardamenti. Ma ci vorranno tre anni, a causa di difficoltà burocratiche e canoniche, prima che venga realizzata la tomba, disegnata da Giacomo Manzù e posta nel portico d'accesso.

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