Reggio Calabria 7 luglio 2014 - «Fenomeni di questo genere sono sempre esistiti. Oggi si conoscono perché c'è clamore mediatico ma in realtà non sappiamo quanto siano diffusi». Il procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, fa un ragionamento ampio partendo da quanto accaduto a Oppido Mamertina con l'inchino della vara con la Madonna delle Grazie davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti. Nel vibonese, area su cui ha competenza la Dda di Catanzaro retta da Lombardo, si sono verificate due vicende simili in cui sono emerse le ingerenze della 'ndrangheta nelle manifestazioni religiose. Un caso è quello dell'Affruntata di Sant'Onofrio, che si svolge durante il periodo pasquale. Quest'anno la processione è stata annullata. L'altro caso è quello di Stefanconi, dove impera la cosca Patania. Il comitato per l'ordine e la sicurezza convocata dal prefetto di Vibo Valentia ha consentito lo svolgimento dell'Affruntata in quel comune ma ponendo come condizione che le statue venissero portate dai volontari della Protezione civile e non venissero individuati dai laici come in passato. «Queste cose continuano ad accadere - dice il procuratore di Catanzaro all'Adnkronos- nonostante nei processi emergano notizie circa le interferenze della 'ndrangheta nei riti religiosi. Per noi queste informazioni non hanno rilievo penale ma ci dicono quanta influenza la criminalità abbia sul territorio. È un fatto di visibilità, il simbolo di chi esercita il potere reale. La 'ndrangheta vive anche di simboli e apparenze. Deve essere chiaro al popolo chi gestisce il territorio, sotto tutti gli aspetti».
Un altro caso è stato scoperto a Petilia Policastro, nel crotonese. Lì la statua di San Francesco di Paola veniva portata nel frantoio del boss. «Noi non possiamo interferire militarizzando anche le processioni religiose. Possiamo solo registrarle ma a intervenire deve essere l'autorità ecclesiastica», afferma il procuratore Lombardo che poi fa notare come «nei paesi tutti i cittadini conoscono queste vicende. La soluzione andrebbe trovata dall'interno. Dovrebbe farlo la Chiesa. Sono materie delicate e ci vorrà del tempo». Secondo il magistrato non si risolverebbe nulla impedendo lo svolgimento delle manifestazioni religiose a rischio perché «le cosche si inventerebbero altre forme per apparire. Loro hanno bisogno di esprimere il simbolo del potere». A gestire le processioni sono i parroci dei piccoli paesi, spesso «lontani dalle istituzioni e dalle Forze dell'ordine» oppure la gestione viene affidata ai laici. «I parroci -sostiene Lombardo- devono farsi coraggio, devono fare discorsi chiari ai fedeli. Chi lo sa quante processioni sono apparentemente normali e invece non lo sono. Per questo dico che bisogna studiare il fenomeno dal punto di vista sociologico. Andrebbe verificata la sua intensità sul territorio».
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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