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| Carmelo iamonte |
Operazione
“Replica” - Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) 23 luglio 2014 - I
Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, in esecuzione di due
diversi provvedimenti restrittivi, hanno tratto in arresto i seguenti soggetti appartenenti
alla ‘ndrangheta nella sua
articolazione territoriale denominata cosca “IAMONTE”, operante a Melito di
Porto Salvo (RC) e territori limitrofi, accusati di associazione di tipo
mafioso:
1.
IAMONTE
Carmelo, nato a Montebello Jonico (RC) il 17.07.1965;
2.
CHILA’
Gianpaolo, nato a Melito Porto Salvo (RC) il 27.10.1978;
3.
VERDUCI Bartolo, nato a Melito
Porto Salvo (RC) il 15.02.1986;
4.
VERDUCI Francesco, nato a
Melito Porto Salvo (RC) il 24.02.1988.
I primi
due sono stati arrestati il 16.07.2014,
in esecuzione di un Decreto di Fermo di Indiziato di Delitto emesso dalla
Procura Distrettuale di Reggio Calabria, convalidato dal locale G.I.P. il
20.07.2014, che ne disponeva la custodia in carcere. Gli ultimi due, invece,
sono stati tratti in arresto il 22.07.2014,
in esecuzione di un’Ordinanza di Applicazione di Misura Cautelare emessa dallo
stesso G.I.P. sempre su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di
Reggio Calabria.
Le
indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di
Reggio Calabria, hanno consentito di confermare e documentare che la cosca,
nonostante i colpi inferti recentemente con le operazioni “Crimine”, “ADA” e
“Sipario”, abbia persistito in un’infiltrazione pervasiva all’interno della
comunità, riuscendo a condizionarne le attività economiche e le scelte
politiche. Le investigazioni hanno focalizzato l’attenzione sulle attività
della cosca ed hanno consentito di accertare che la potente organizzazione
criminale, con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della
criminalità organizzata ha condizionato le attività imprenditoriali nel settore
edilizio, sia pubblico che privato, attraverso il controllo di imprese locali
e, più in generale, tutte le attività produttive, subordinando al proprio
benestare e consenso l’inizio di qualunque attività economica, attraverso
il pagamento del pizzo e l’imposizione delle forniture e della manodopera; ed ha, in
alcuni casi, indirizzato l’aggiudicazione delle gare
d’appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca.
Alla base del provvedimento di fermo della
Procura Distrettuale vi è il pericolo di fuga dei primi due indagati, che erano
al corrente del rapporto di collaborazione instaurato da AMBROGIO Giuseppe con
la magistratura anche prima dell’esecuzione dell’operazione “Sipario”. Nel
corso dell’indagine è emersa, inoltre, la facilità con cui gli affiliati
asseriscono di poter accedere ad informazioni a carattere riservato, unitamente
alla consapevolezza degli stessi, ed in particolare di CHILA’ Gianpaolo e
IAMONTE Carmelo, di divenire oggetto di provvedimenti di carcerazione. IAMONTE
Carmelo, infatti, temendo di essere nuovamente colpito dall’ennesimo
provvedimento giudiziario di carcerazione, provvedeva periodicamente alla
bonifica della propria abitazione.
L’attività di indagine, avviata nel dicembre del
2013, si inserisce in una più ampia manovra investigativa condotta negli anni
dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria nel contrasto della
‘ndrangheta nelle articolazioni
territoriali storicamente egemoni nel comprensorio di Melito di Porto Salvo
(RC) ed ha consentito di documentare che attualmente IAMONTE Carmelo è il capo
indiscusso dell’omonima cosca. In relazione alla figura di quest’ultimo, dalle investigazioni è emerso in sintesi che:
-
è lo stesso IAMONTE
Carmelo che si attribuisce il ruolo di capo assoluto del sodalizio, nella
misura in cui afferma che, se lui fosse stato libero, non sarebbero di certo
stati commessi i gravi errori nella gestione del sodalizio che avevano condotto
all’operazione “ADA”;
-
IAMONTE Carmelo è partecipe dei destini della
sua organizzazione, anche quando le vicende giudiziarie non lo toccano
direttamente;
-
il carisma di IAMONTE Carmelo è tale che a lui
si sarebbe rivolto perfino un avvocato reclamando di non avere nessun imputato
da difendere per il processo “ADA”;
-
è lo stesso IAMONTE Carmelo ad avallare la
credibilità del collaboratore AMBROGIO Giuseppe, nel momento in cui critica i
personaggi più autorevoli che avrebbero condiviso notizie riservate
dell’associazione con AMBROGIO, soggetti quali il fratello Remingo, TRIPODI
Antonino “barrista” e lo zio del collaboratore, MARINO Lorenzo.
Per
quanto attiene la figura di CHILA’ Gianpaolo, lo stesso viene indicato da
AMBROGIO Giuseppe come affiliato alla cosca IAMONTE, appartenente alla “società minore” della “locale” di Melito Porto Salvo.
L’esecuzione dell’operazione
“Sipario”, maturata a termine del lavoro investigativo teso a riscontrare le
dichiarazioni rese da AMBROGIO Giuseppe, si presenta come un evento già
annunciato, atteso che gli affiliati sono risultati essere già al corrente del
rapporto di collaborazione instaurato da AMBROGIO con la magistratura.
Le conversazioni telefoniche
nonché quelle ambientali intercettate a bordo dell’autovettura di CHILA’
Gianpaolo, nelle ore immediatamente successive all’esecuzione degli arresti,
sono indicative dell’appartenenza di quest’ultimo all’organizzazione criminale
facente capo alla famiglia IAMONTE: CHILA’ appare in palese stato di agitazione
ed esterna il disappunto nei confronti di IACHINO Demetrio, colpevole di non
averlo notiziato subito dell’accaduto.
Dalle
intercettazioni emerge, inoltre, come tra le priorità cui CHILA’ deve subito
far fronte vi sia la gestione del circolo “La Fontana” - che CHILA’ condivideva
con IARIA Giuseppe Romeo - e dietro al quale, alla luce di quanto rivelato da
altri indagati, si celano gli interessi economici degli appartenenti alla
medesima cosca.
In relazione alla condotta dei due cugini
VERDUCI, le indagini hanno consentito di dimostrarne l’intraneità alla cosca
IAMONTE, emersa già dal contenuto
di alcune conversazioni telefoniche captate nell’ambito dell’operazione “ADA”, di
cui, successivamente, uno dei due conversanti - AMBROGIO Giuseppe, divenuto
collaboratore di giustizia
- avrebbe confermato contenuto, significato e rilevanza specifica rispetto a
quanto già dedotto all’epoca dagli investigatori.
Reggio,
Calabria, 23 luglio 2014.




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