ISTRUZIONE – Gli studenti bocciati hanno alte possibilità di lasciare
gli studi: più di 1 su 2 abbandona la scuola
Il dato emerge da un approfondimento del dossier nazionale di Tuttoscuola
sulla ‘Dispersione nella scuola secondaria superiore statale’: l’insuccesso
scolastico concorre in modo considerevole alla dispersione, perché dei 305mila
ragazzi che nel periodo 2009-2014 sono stati respinti almeno una volta più
della metà ha lasciato i banchi di scuola.
Marcello Pacifico (Anief-Confedir):
è la riprova che nelle zone deprivate, senza servizi e più a rischio abbandoni,
come Sicilia e Sardegna, occorrono organici maggiorati di docenti e personale Ata.
Uno studente delle
scuola superiore che non viene ammesso alla classe successiva ha più
possibilità di lasciare la scuola che di continuarla e portarla a termine: è
quanto sostiene la rivista Tuttoscuola attraverso il dossier nazionale sulla ‘Dispersione nella scuolasecondaria superiore statale’, che ha indagato sulle possibili cause che
nell’ultimo quinquennio hanno determinato l’abbandono del percorso d’istruzione
e di formazione di 167mila studenti. Da un approfondimento realizzato dalla
rivista specializzata risulta, infatti, che praticamente tutti i ragazzi che
hanno abbandonato gli studi superiori nel corso quinquennio 2009-2014 sono
passati per almeno una bocciatura.
“Nel medesimo
periodo – scrive Tuttoscuola – dal 1° al 4° anno di corso vi
sono stati circa 305mila bocciature, un dato ricavato applicando al numero
degli studenti di ogni anno di corso la percentuale dei respinti riportata
negli annuali Focus sugli scrutini finali pubblicati dal Miur”. I ricercatori
hanno dedotto “che è improbabile che vi siano stati abbandoni tra gli studenti
con successo scolastico, cioè promossi, quei 167mila che risultano dispersi
dopo il quarto anno di corso vanno ricercati in larga parte tra i 305mila
studenti che hanno subito bocciature lungo il percorso”.
“Si può
ritenere attendibilmente che tra i 305mila che hanno subito bocciature, 167mila
(55%) hanno abbandonato, mentre gli altri 138mila (45%) sono rimasti a scuola e
non hanno lasciato”. La conclusione di Tuttoscuola non ammette repliche. “I
numeri confermano: l’insuccesso scolastico concorre in modo considerevole alla
dispersione”.
Il dossier
nazionale sulla dispersione alle superiori conferma quanto Anief sostiene da
tempo: lo Stato ha il dovere di non abbandonare i giovani che frequentano la
scuola in territori difficili, dove l’arretratezza culturale delle famiglie unita
alla scarsità di servizi e a un inadeguato sostegno sociale spesso prevalgono
sui valori trasmessi dalla scuola e dalle figure formative. Così, tantissimi
giovani, oltre il 40 per cento in province come Caltanissetta e Palermo, sono
oggi ancora condannati a lasciare i banchi prima del tempo.
“Per limitare
questi numeri di abbandoni scolastici da mondo arretrato – dichiara Marcello
Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – il nostro sindacato torna a chiedere
pubblicamente al Governo che stanzi finanziamenti ‘ad hoc’ per favorire un
orientamento scolastico adeguato: i giovani, soprattutto a 14 anni, hanno
bisogno di essere guidati, di comprendere qual è la loro strada formativa e
professionale da intraprendere. Soprattutto quando non c’è una famiglia ed un
contesto sociale in grado di dare indicazioni”.
“Ecco perché
– continua Pacifico – per risollevare il
Meridione, in particolare Siciliae Sardegna, dove gli abbandoni sono da record, servirebbero degli organici
maggiorati di docenti e personale Ata: il calo demografico degli ultimi anni,
che nelle aree meridionali ha avuto maggiore consistenza, ha invece determinato
il processo inverso”.
Tra il 2007 e il 2012 le amministrazioni comunali
del Sud hanno infatti riservato all'istruzione sempre meno risorse (-13%),
mentre per gli stessi capitoli i Comuni delle Regioni centrali e del Nord hanno
rispettivamente la spesa del 4% e dell’8%. Abbiamo poi assistito alla riduzione
di insegnanti che operano nelle stesse aree del Paese: per il prossimo anno
scolastico, infatti, il Miur ha previsto la cancellazione di 14 cattedre in
Abruzzo, 58 in Basilicata, 183 in Calabria, 387 in Campania, 33 in Molise, 340
in Puglia, 27 in Sardegna. La riduzione non risparmia l’area dell’handicap:
negli ultimi anni il numero di docenti di sostegno che operano nel Meridione si
è ridotto sensibilmente, con la sparizione di oltre 4mila posti di cui 2.275
solo in Sicilia e 900 in Campania.
“A fronte di questi numeri è evidente che
occorrono interventi decisi e mirati. Un intervento importante, ma questo su
scala nazione, sarebbe quello di estendere l’obbligo formativo a 18 anni, con
l’avvio anticipato a 5. Oltre che – conclude il sindacalista Anief-Confedir – introdurre una vera riforma
dell’apprendistato, con gli studenti dai 15 anni un su coinvolti in forme di
alternanza scuola-lavoro, remunerate, fino alla maturità”.
Per
approfondimenti:
9 luglio 2014

Social Plugin