Editors Choice

3/recent/post-list

Alfano: «Solidarietà agli amministratori vittime di violenze, eroi nascosti su cui il riflettore si accende solo a danno consumato»

Audizione in Senato del ministro dell'Interno alla Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali 


Nei confronti degli amministratori locali sono in atto, a livello nazionale, 8 misure tutorie ravvicinate di competenza dell’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, 3 misure tutorie ravvicinate di competenza dei prefetti, 322 misure di vigilanza generica radiocollegata e 3 misure di vigilanza dinamica dedicata. Questo il quadro presentato oggi dal ministro dell'Interno Angelino Alfano in audizione alla Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali del Senato.

«Solidarietà a tutti gli amministratori locali vittime di violenze - ha detto il ministro - spesso sono eroi nascosti, su cui il riflettore si accende solo a danno consumato». 

Subito le cifre: «Nel 2013 gli atti intimidatori verso amministratori locali sono stati 668, nel primo quadrimestre di quest'anno già 321, la qual cosa sembra indicare purtroppo un trend incrementale, ma forse aumenta anche la tendenza a denunciare» motivo per cui «c'è un cauto ottimismo per il superamento di atteggiamenti passivi, non mancano reazioni di integrità e capacità di resistenza». 

Il titolare del Viminale ha quindi segnalato alla Commissione d'inchiesta il dato relativo a Toscana, Marche e Emilia-Romagna: «In queste tre regioni, in effetti, nel primo quadrimestre 2014 gli episodi intimidatori hanno già superato quelli dell’intero anno precedente». Le regioni maggiormente colpite sono quelle meridionali, come dimostrano i dati relativi alla Sicilia, con il 16,3% dei casi, alla Calabria, in cui si registra il 12,6% degli episodi intimidatori, alla Puglia, con il 12%, alla Campania con il 7%. Notevoli sono anche i dati relativi alla Sardegna, con l’11,3% dei casi e alla Lombardia, prima tra le regioni settentrionali con l’8,6%.

«Sono stati soprattutto i sindaci (44,5%) a subire intimidazioni - ha affermato - seguiti dai componenti delle giunte comunali (21,8%) e dai consiglieri (20,1%). In alcuni casi (10%), gli episodi hanno avuto ad oggetto beni o mezzi di appartenenza degli enti locali».

«Gli atti intimidatori riferibili alla criminalità organizzata, e che restano di matrice ignota, raggiungono circa l’80% in Sicilia, e più del 45% e del 43% rispettivamente in Calabria e in Campania. Su base nazionale, tuttavia, questi atti si attestano su una percentuale bassissima, inferiore all’unità».

«Un caso particolare che riconduce a logiche di natura lato sensu 'politica' è rappresentato dalle attività svolte dalle frange più radicali del movimento NO TAV contro il progetto ferroviario dell’Alta Velocità Torino-Lione - ha proseguito Alfano - con intimidazioni ai sindaci di Susa e Chiomonte, ritenuti responsabili della devastazione ambientale della Val di Susa. Anche in Liguria la realizzazione di opere pubbliche è stata occasione di episodi di intimidazione nei confronti di amministratori locali, come è avvenuto nel caso dei lavori relativi al 'Terzo Valico dei Giovi'».

Il ministro è quindi passato a illustrare le proposte: stazione unica appaltante obbligatoria per i comuni sciolti per mafia e istituzione di «una banca-dati degli atti intimidatori nei confronti di amministratori locali, il cui patrimonio conoscitivo, nella fase di start-up, potrà essere proprio quello attinto presso le prefetture in occasione di questa prima ricognizione operata con il loro supporto».

«Ma una strategia di approccio di più ampio respiro - ha dichiarato - non può trascurare altri due capisaldi». Il primo. A supporto degli enti locali che subiscono la pressione della criminalità organizzata, Alfano vede con favore l'istituzione di nuclei di qualificato sostegno tecnico e amministrativo per i comuni di piccole e medie dimensioni, insediati presso le prefetture e affidati al loro coordinamento, monitoraggio del fenomeno e collaborazione con le istituzioni regionali e gli stessi comuni. 

«E’ questo l’approccio a cui si ispira - ha annunciato - il Protocollo operativo tra i prefetti della Sardegna, la regione e l’Anci isolana, che verrà sottoscritto a breve» e inoltre «l’assegnazione a scopi sociali di beni confiscati in via definita alle mafie, in alcuni casi, fatta dall’Agenzia direttamente alle associazioni di volontariato e no-profit».

Il secondo caposaldo «consiste nel sostenere l’affermazione di processi di rigenerazione territoriale, intervenendo sulle condizioni di degrado, di fragilità e di malessere sociale che alimentano la criminalità organizzata e che essa stessa contribuisce a creare». Particolare importanza il ministro assegna quindi al Programma operativo nazionale Legalità 2014-2020, erede e continuatore del PON Sicurezza e Sviluppo del Mezzogiorno.

«E’ questa la risposta che il ministero dell’Interno - garante dell’ordine e della legalità - intende dare, anzi sta già dando, alle aspettative di riscatto e di rinascita civile di quei territori in cui si avverte di più la presenza della criminalità organizzata. Naturalmente, è necessaria anche una ripresa di sensibilità e di coscienza sul piano culturale che dia maggiore attenzione al rispetto dei valori legalitari - ha concluso Alfano - da considerare, oltre che il presupposto di un’ordinata e democratica convivenza civile, il migliore antidoto alle logiche della sopraffazione e alla tirannia della paura».