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Parte dai social la protesta per la SGC dopo la morte di "Lupo" Zerbi

Francesco “Lupo” Zerbi
di Giuseppe Campisi – L’eco per la scomparsa di Francesco “Lupo” Zerbi non si è ancora spenta ed la cassa di risonanza è sempre la rete ed i social network dove stavolta è partita una specie di petizione indirizzata al premier Renzi, al presidente della provincia Raffa, ai consiglieri provinciali ed a tutti i sindaci della Locride e della piana di Gioia Tauro affinché si attivino per metter in sicurezza la S.S. 682 meglio conosciuta come SGC Jonio-Tirreno, la strada dove Ciccio Zerbi, giovane padre e talentuoso calciatore, e tanti altri sfortunati hanno trovato la morte. Un percorso di 42 km che parte da Rosarno per arrivare a Grotteria Mare e da sempre attenzionata come una delle vie di comunicazione più importanti e trafficate dell’intera Calabria ma - allo stesso tempo – come una delle più insicure, in ragione dell’alta sinistrosità e mortalità che ogni anno aumenta la triste statistica dell’insicurezza stradale. 

Ed ecco allora che i tanti amici di Ciccio Zerbi, ancora tormentati e sgomenti per la sua scomparsa, hanno deciso di protestare attraverso una lettera aperta indirizzata alla controparte politica per sensibilizzare sulla causa che ha strappato Zerbi alla vita: la messa in sicurezza di un’arteria stradale “malata” che da troppo tempo attende di essere “curata”, nonostante gli appelli che da più parti sono giunti alle orecchie sorde di alti dirigenti Anas rimasti lettera morta mentre la SGC continua a mietere, un anno dopo l’altro, vittime. In questo appello si chiede l’immediato ripristino del manto stradale, il raddoppio dei guard rail, visto che la strada presenta lunghissimi tratta in sopraelevata, l’adeguamento dell’illuminazione delle gallerie di transito e, dove possibile, l’attivazione del controllo elettronico della velocità. Misure di sicurezza attive e passive peraltro già reclamate da tempo e che certamente renderebbero più idonea alla percorrenza una via di comunicazione essenziale per il trasporto civile e commerciale.

Francesco Zerbi – viene scritto nelle lettera – era un ragazzo di 35 anni che la mattina faceva il muratore e la sera giocava a calcio, amato da tutti, aveva perso il padre a 17 anni in un tragico incidente. Francesco era sposato con 3 figli ed ogni giorno come tanti altri percorreva questa maledetta strada per andare a lavorare. Oggi purtroppo non lo può più fare…”. 

Un richiamo, una dura reprimenda dunque, alla classe politica ad ogni livello, affinché si renda esecutrice delle istanze del comprensorio che abbraccia le due sponde calabresi per tentare di mitigare il dolore – che è sempre ugualmente insopportabile - delle tante famiglie che ancora piangono i propri cari deceduti senza una ragione su questa strada ma soprattutto per cercare di evitarne - il più possibile – altri. E questo gruppo di amici si dichiara  pronto a dare anche battaglia se necessario: “se non avremo delle risposte in breve tempo – tuonano perentoriamente nella missiva – saremo pronti anche a bloccare questa maledetta strada: lo dobbiamo a Ciccio ed a tutti quelli che come lui su questa strada hanno perso la vita”.


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