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Brancaleone nella morsa, incendiato lo scooterone del maresciallo Rocco Bruccoleri, ferito a colpi di pistola il netturbino, Vincenzo Arcadi

All'alba del 20 giugno 2014, ignoti piromani, hanno incendiato la motocicletta Honda del comandante della caserma dei carabinieri di Brancaleone, nel reggino, il maresciallo Rocco Bruccoleri. Sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento le fiamme, ma il mezzo è andato completamente distrutto.Sull'episodio, avvenuto all'alba, i carabinieri del Gruppo di Locri e quelli della Compagnia di Bianco hanno avviato indagini per risalire al movente e all'autore. Si segnala pure l'ennesima sparatoria, tanto per cambiare ai danni di un operaio che non ha saputo fornire elementi utili alle indagini
BRANCALEONE (RC) CARABINIERI NEL MIRINO DELLA MALAVITA? UN NETTURBINO DI 58 ANNI,  VINCENZO ARCARDI, SPOSATO, DUE FIGLI, IMNCESURATO FERITO A COLPI DI PISTOLA NEI PRESSI DEL CIMITERO
Domenico Salvatore

Al rogo, la motocicletta Honda di grossa cilindrata del comandante della stazione dei Carabinieri di Brancaleone, il maresciallo Rocco Bruccoleri. Si trovava custodita nel garage sotterraneo di un albergo sul lungomare di Brancaleone, dove il sottufficiale dell'Arma, era solito custodirla di notte? Sul posto, sono intervenuti immediatamente i Vigili del Fuoco della locale Caserma, ma oramai le fiamme avevano distrutto il ciclomotore. In loco, sono giunti pure i Vigili del Fuoco di Bianco ed i carabinieri della Compagnia di Bianco, che si muove sotto le direttive del capitano Francesco Donvito, coordinato dal colonnello Giuseppe De Magistris, comandante del Gruppo di Locri; tutti agli ordini del comandante provinciale Lorenzo Falferi. Sovrintende alle indagini per individuare l'esecutore materiale del vile gesto, il p.m. di turno coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Locri, Luigi D'Alessio. "Ovviamente", non ci sono testimoni, ammesso per assurdo che in una zona ad alta densità mafiosa, vi sia qualcuno disponibile ad andare a testimoniare in Tribunale. L'omertà brodo di coltura della 'Piovra', cuce le bocche a doppia mandata, per paura di rappresaglie e vendette anche trasversali. Bisogna capire subito, se sia il gesto sconsiderato di qualche 'scheggia impazzita', che si muove senza comando e senza controllo, scollato dalle cosche mafiose. Oppure, l' anello di una catena di attentati a macchia di leopardo e poi a macchia d'olio contro le istituzioni. Nell'ottica della strategìa della tensione. Nel mirino della 'Gramigna' : carabinieri, poliziotti, finanzieri, magistrati, avvocati, imprenditori, giornalisti, preti, pezzi della società civile e chiunque altro di sguincio, carambola o rimbalzo, sia impegnato nella lotta alla mafia.. Se non "la prova" di un 'carduni'che aspiri a diventare 'contrasto onorato', anticamera di 'picciotto', di essere "degno e meritevole" di entrare nella 'ndrangheta. Dal generale di Corpo d'Armata  Carlo Alberto Dalla Chiesa (Saluzzo, 27 settembre 1920 – Palermo, 3 settembre 1982)  anche Prefetto di Palermo al colonnello Giuseppe Russo (Cosenza, 6 gennaio 1928 – Ficuzza, 20 agosto 1977) è stato un ufficiale dei carabinieri, insignito di medaglia d'oro al valor civile alla memoria, al  capitano, Emanuele Basile (Taranto, 2 luglio 1949 – Monreale, 4 maggio 1980) un ufficiale dei Carabinieri ucciso da Cosa Nostra, insignito di Medaglia d'oro al valor civile alla memoria, al brigadiere Carmine Tripodi (La sera del 6 febbraio 1985 Tripodi, sta rientrando a casa, si trova sulla sua macchina lungo la provinciale che da San Luca porta alla marina quando ad un certo punto viene bloccato da un commando che gli spara contro diversi colpi di arma da fuoco, lui seppur ferito riesce a reagire estrae la pistola d'ordinanza e spara ferendo uno dei sicari ma poi viene comunque ucciso),  il 1° settembre 1951, mentre a Polsi era festa, Angelo Macrì, quello che poi sarà il "Re dell'Aspromonte", assassinò davanti a un bar di Delianuova il Maresciallo, Comandante della Stazione dei Carabinieri, Antonio Sangeniti, 41 anni, di Petrizzi, che riteneva responsabile della morte del proprio fratello Gianni, latitante, caduto insieme al suo favoreggiatore Leo Palumbo, il 3 luglio precedente, in un conflitto a fuoco coi rappresentanti della legge, coi Carabinieri.

Sino ai Carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso (Alle 14.30 del 1 aprile 1977 una gazzella dei carabinieri ferma il suo giro di perlustrazione lungo la statale 101 bis in contrada Razzà di Taurianova. L'appuntato Stefano Condello e i militari dell'Arma Vincenzo Caruso e Pasquale Giacoppo, fonte facebook, hanno notato nei pressi della casa colonica del pregiudicato Francesco Petullà una strana presenza di autovetture. Decidono di approfondire, ignorando che stanno per interrompere un summit di 'ndrangheta. E' l'inferno.Il carabiniere Cacioppo, lasciato a guardia dell'autoradio, inutilmente accorrerà in aiuto dei colleghi al primo rumore di spari. Sull'erba restano quattro cadaveri: Stefano Condello, Vincenzo Caruso, Rocco e Vincenzo Avignone, "sacrificatisi" per coprire la fuga degli altri partecipanti alla riunione.Saverio Mannino - presidente della Corte d'Assise di Palmi di fronte alla quale fu celebrato il processo per l'eccidio - ricostruisce e commenta in "La strage di Razzà" la vicenda processuale conclusa in I grado con condanne per 200 anni complessivi di carcere, 30 dei quali comminati al boss di Taurianova Giuseppe Avignon. Il10 marzo 2014 a Giacalone, frazione di Monreale, nell'abitazione di campagna del magistrato Claudio Dall'Acqua presidente del Tribunale di Caltanissetta in provincia di Palermo, è stata fatta trovare la testa mozzata di un maiale.Il 16 febbraio 2012, la mafia uccise con il tritolo davanti ad una stalla il cavallo di proprietà del primo cittadino di Taurianova, Domenico Romeo, Udc, eletto con una lista civica nel maggio 2011.  A gennaio del 2009, un altro cavallo di Romeo,  fu ucciso a colpi di lupara  e via di sèguito. Come dire, che la mafia non faccia sconti. Nonostante, abbia subìto colpi mortali. Brancaleone, un altro 'paradise beach'della Costa dei Gelsomini, se non paradiso delle vacanze è stato attenzionato da qualche tempo per una serie di atti e gesti, a parte un paio di omicidi, che sono sotto gli occhi di tutti. Tanto accanimento contro i Carabinieri non è nuovo alle cronache. Il termometro dell'azione quotidiana dei militari sul territorio: tanta prevenzione ma anche repressione dei delitti e dei reati. La Costa Jonica è vasta. Tre compagnie, una miriade di stazioni nei Comuni ed un Comando Gruppo, la dicono tutta, sull'impegno dello Stato. Ma ci sono pure, le Compagnie, le Tenenze e le stazioni della Guardia di Finanza e due Commissariati della P.S. Territorio controllato pure dalla Polizia Provinciale e dal Corpo Forestale dello Stato. Quest'ennesimo episodio non intimidirà proprio nessuno. Anzi si può essere più che certi che la lotta contro la malavita organizzata e non d'ora innanzi, sarà ancora più aspra.

 Scontate le perquisizioni domiciliari ed il controllo dei pregiudicati della zona, avvisi orali, diffide e sorveglianze speciali, sino al soggiorno obbligato ed altre misure di repressione, che i Comandanti Provinciali ed il Questore, riterranno opportune. Tra poco si muoveranno pure le forze politiche, sociali e culturali. A partire dal sindaco di Brancaleone, Francesco Moio appena confermato nella carica per i prossimi cinque anni. Nessuna novità arriva dalla retata con blocchi stradali volanti e perquisizione domiciliare dei pregiudicati della zona, con alibi-orario e guanto di paraffina, effettuata subito dopo la sparatoria al cimitero di Brancaleone. Il netturbino Vincenzo Arcadi 58 anni, coniugato, due figli stava effettuando dei lavori in un podere di sua proprietà, non lontano dal camposanto, quando improvvisamente è stato preso a colpi di pistola. Un proiettile o due però, l'hanno raggiunto al tronco. E la prognosi è riservata; sebbene il ferito, non corra pericoli di vita. Con l'ambulanza del 118, è stato assistito e trasportato al Pronto Soccorso dell'ospedale 'Guido Candida' di Locri; per essere sotto posto ad intervento chirurgico, per l'estrazione dei proiettili. Il cecchino, ha mirato al tronco, ma non aveva di certo la mira olimpionica. Dalle prime sommarie indagini dei Carabinieri della locale stazione, diretta dal maresciallo Rocco Bruccoleri, coordinato dal capitano Francesco Donvito, comandante della Compagnia di Bianco, competente per territorio, avviate con immediata urgenza per identificare il killer ed i mandanti, emerge che l'Arcadi, non sia legato e collegato ad ambienti malavitosi; né pare abbia delle frequentazioni pericolose e compromettenti. Potrebbe dunque, trattarsi di una questione privata. Una vendetta personale, maturata in un contesto ben diverso. Sovrintende il p.m. di turno (Rosanna Sgueglia?) coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Locri, Luigi D'Alessio. Da escludere al momento, l'ipotesi che il fascicolo possa scivolare verso il tavolo dei Federico Cafiero De Raho, procuratore capo della DDA di Reggio Calabria. I magistrati in conferenza stampa hanno più volte rimarcato che i territori di Brancaleone, Bruzzano, Staiti e Ferruzzano, gravitino nell'orbita delle cosche di Africo, collegato con San Luca e Platì, Siderno, Locri e Marina di Gioiosa. Il paese di Cesare Pavese (al confino, se non soggiorno obbligato o domicilio coatto), è letteralmente presidiato dai militari. A chi abbia ideato quest'attentato,  probabilmente verrà spontaneo, rispondere con la famosa frase di Rhett Butler…"Francamente me ne infischio", rivolta a Rossella O'Hara in "Via col vento". Ma non c'è rispetto nemmeno per i morti, "disturbati" pure dalle sparatorie...'Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris'… 'Tu sei dove io fui, io sono dove tu sarai!'. Ma il peso della tutela e della difesa della libertà e della democrazia, non può gravare solamente sulla spalle del Procuratore Capo della Repubblica, del Questore, del Prefetto, del Comandante Provinciale ecc. che da anni schiacciano l'acceleratore a tavoletta  della collaborazione e pigiano sul tasto della presa di coscienza e di responsabilità. Nota bene, non ci sono testimoni alla sparatoria attuata alla luce del sole. Non solo. Ma la vittima, non ha saputo fornire, il benchè minimo, elemento utile alle indagini. Domenico Salvatore
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