SCUOLA - Domani al via i test Invalsi, il Miur li utilizzi solo per la didattica
Anief condivide le ragioni dello sciopero di Cobas e Unicobas, dal momento che l'amministrazione intende sempre più trasformare questo genere di prove standard in strumenti per misurare il merito dei docenti. Con l'aggravante che le carriere si legherebbero a degli esiti che non tengono conto a sufficienza delle conoscenze scolastiche di base, degli strumenti operativi a disposizione, del gruppo classe, della famiglia di provenienza, del territorio in cui vivono gli alunni. E così anche le scuole più bisognose verranno affossate del tutto.
Prendono domani il via le prove Invalsi, non le verifiche in programma nella scuola primaria. Si tratta di verifiche che potrebbero avere un'effettiva utilità in sede di comparazione e per la valutazione del sistema scolastico. Ma solo per quello. Sarebbe bene che gli esperti di docimastica ricordassero al ministro Giannini e al suo staff che i test Invalsi non sono la base della valutazione. Non possono esserlo per la valutazione sommativa dei singoli studenti, ancor di più in sede d'esame, perché vanno correlati all'esito di verifiche, aperte o semistrutturate, più adatte a "indicare" le competenze più elevate della scala tassonomica. Come non possono diventarlo per verificare le competenze e l'impegno profuso dagli insegnanti, con effetti diretti sulla carriera professionale, poiché il loro esito è troppo legato a fattori extra-curricolari ed anche extra-scolastici.
Il Miur dovrebbe sapere che prima di valutare un alunno occorre sempre registrare il suo punto di partenza riguardante, oltre alle conoscenze scolastiche, gli strumenti operativi a sua disposizione, il gruppo classe di cui fa parte, la famiglia di provenienza, il territorio in cui vive. Calare dall'alto delle domande uguali per tutti deve prevedere questo. Soprattutto in fase di valutazione. Altrimenti si rischia di imporre un modello uniforme a degli "attori" con condizioni iperdiverse.
"L'ambito per cui i test Invalsi possono avere una vera utilità - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - rimane esclusivamente quello della comparazione finalizzata alla valutazione del sistema. Spingersi oltre sarebbe sbagliato. Respingiamo, in particolare, qualsiasi collegamento dei risultati conseguiti dagli studenti nelle prove Invalsi con il merito dei docenti. Non terrebbe, infatti, conto del il territorio in cui la scuola è collocata, come della situazione di partenza degli stessi alunni, del loro portfolio delle competenze e della eterogenea formazione delle classi".
Il sindacato ha quindi buoni motivi per temere che anche questo Governo intenda proseguire l'opera di avvicinamento delle performance degli alunni a quelle dei loro insegnanti, smontando in questo modo il processo docimologico avviato nell'ultimo ventennio. Un percorso che ha avuto inizio con le norme disposte dal decreto legislativo brunettiano 150/2009, che ha di fatto posto fine agli automatismi di carriera e autorizzato il Governo di turno a decidere in autonomia sul trattamento economico del personale. Le ultime dichiarazioni del Ministro Giannini e del nuovo Presidente Invalsi, Annamaria Ajello, orientate ad allargare il raggio naturale di tali verifiche, sembrano in linea con queste disposizioni. E quindi non fanno altro che alimentare i nostri timori.
La crescita della rilevanza dei risultati delle prove Invalsi potrebbe inoltre rappresentare un ulteriore passo verso la definitiva privatizzazione del contratto di lavoro. Un sistema di valutazione di questo genere, sempre più associato alle performance individuali e di struttura, rischia infatti di diventare il preludio all'assegnazione delle risorse solo alle scuole e ai docenti reputati migliori.
"Come sindacato - continua Pacifico - non possiamo accettare che i risultati dei test Invalsi, sommati ad altri freddi incartamenti redatti sempre da organi esterni alle scuole, come l'Indire e il Corpo ispettivo nazionale, possano diventare il centro della valutazione di discenti e docenti. Con il risultato che le scuole e gli alunni più in difficoltà per motivazioni oggettive, invece di essere sostenuti, con mezzi, organici e risorse maggiorate, si ritroveranno ad essere classificati di serie B. Le territoriali, le zone a rischio e gli istituti scolastici più in difficoltà - conclude il sindacalista Anief - non hanno bisogno di essere giudicati. Ma solo di avere più sostegno".
Pertanto, Anief comprende e sostiene lo sciopero indetto, a partire da domani, dai sindacati Cobas e Unicobas proprio per dire no ai test Invalsi.
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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