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Polistena, il PD rilancia: «Nessuno ci può dettare la linea». In discussione anche le alleanze

Polistena (Reggio Calabria) – Mentre si allontana la chimera delle primarie allargate e si cerca di serrare i ranghi in vista del prossimo test elettorale, si scopre un certo fermento nell'agone politico polistenese, specie in casa PD, che – ad horas – si fa sempre più fucina di notizie. La prima vera notizia propagata è stata quella di appurare il ripiegamento di Pino Varamo che – rinfrancato dalla rinnovata fiducia dei suoi - rimarrà dunque saldo alla guida del PD polistenese, nonostante una certa maretta bizzosa ne avesse condotto, in un primo tempo, i passi verso la via d'uscita. La seconda, (scontata, per la verità, ndr) apprendere definitivamente che il circolo cittadino dei democratici piegherà compatto sulle tesi europeiste tracciate dal segretario nazionale e presidente del consiglio, Matteo Renzi e la terza – invero la più corposa, che attiene agli appetiti politici delle varie forze in campo - è stata quella di chiarire che il partito, in ambito cittadino, si è imposto, senza mezze misure, «l'esigenza di liberare Polistena». Ed è proprio su quest'ultimo ragguaglio che si è imperniato il documento espresso dagli attivisti del circolo cittadino, nel quale, all'unisono coi Giovani Democratici, hanno riservato le note più succose. Nella disamina del panorama politico polistenese, infatti, si esprime tutto il rammarico per il "deludente" lavoro svolto sin qui dall'amministrazione in carica che «dopo essersi proposta con il volto del rinnovamento a tutto campo – viene scritto -  accendendo nei concittadini tante aspettative a meno di 10 mesi dal rinnovo del consiglio comunale si presenta fallimentare in ogni settore della vita pubblica». Lavori pubblici che non decollano, finanziamenti mai arrivati, servizi sociali scomparsi e cultura azzerata. Queste, in sostanza, le colpe gravi dell'amministrazione Tripodi secondo il PD cittadino che proseguendo – se possibile - rincara ancor più la dose censurando ampiamente gli atteggiamenti del «giovane-vecchio Sindaco e della sua maggioranza» con l'imperativo categorico che diviene un bisogno irrinunciabile per i piddini, quello cioè – viene ribadito – di «liberare Polistena». E per farlo il partito rinnova la sua ricetta: «discutere, senza prevaricazione alcuna, senza avventurismi e senza esasperati protagonismi – viene enunciato nel documento - per la composizione di una squadra che, partendo dai bisogni della gente, salvaguardata però dalle false promesse, riesca a costruire un progetto credibile che possa riportare Polistena alle eccellenze del passato». E qui il colpo di scena. Il repentino dietrofront proprio dei democratici sul terreno spinoso delle alleanze allargate, che dopo i tanti rumors retrospettivi, riservano una stoccata velenosa «a quegli amici – si chiosa - che da anni perseguono, sin dalla nostra esperienza amministrativa, una lotta a tutto campo che nulla aveva ed ha di politico» i quali, viene evidenziato, non possono pensare di «arrogarsi la potestà di dettare al PD la linea politica da seguire». Implicito il messaggio, non poi così subliminale, alla neoformazione di matrice renziana dell'area democratica – che pur non venendo mai nominata – viene chiaramente ritenuta rea di avvelenare il clima politico del bacino della sinistra attraverso il piglio padronale di chi vorrebbe dettare le regole per tutti, cosa resa ancor più evidente nel passaggio successivo dove viene riportato che «il Partito Democratico polistenese, partendo da un alto concetto della democrazia, risponde a tali provocazioni sostenendo che non intende avere alcuna contaminazione con quanti, parlando di primarie, predicano il principio secondo il quale chi vince comanda e detta le regole e la linea». Con due messaggi sibillini e conclusivi. Il primo: «chi vorrà potrà sempre metterci la faccia e sottoporsi autonomamente al giudizio dei polistenesi»; ed il secondo, che pare un vero e proprio appello divulgato quasi per scompaginare i giochi e rilanciare: «realizzare una lista civica autorevole, che metta assieme esperienza ed innovazione e che sia in grado d'imprimere una forte spinta verso il rinnovamento». Un modo per adottare la strategia della moral suasion, attraverso la vecchia cara regola del bastone e della carota, che per la verità assume il peso d'una severa bacchettata comminata col retrogusto agrodolce d'una indispensabile esortazione. Certamente, obtorto collo.  

 

Giuseppe Campisi


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