Operazione Breakfast 2 quella soglia sottile che separa visibili ed invisibili
REGGIO CALABRIA, 8 maggio 2014 - L'ex ministro Claudio Scajola è stato arrestato perchè avrebbe aiutato l'ex parlamentare Amedeo Matacena a sottrarsi alla cattura per l'esecuzione pena dopo essere stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho (La legge è uguale per tutti e non ci sono "Intoccabili"). L'inchiesta, che ha portato all'arresto è nata nell'ambito di una indagine su tutt'altro argomento. numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre a sequestri di società commerciali italiane, collegate a società estere, per un valore di circa 50 milioni di euro.
ROMA, ARRESTATO L'EX MINISTRO DEGL'INTERNI CLAUDIO SCAJOLA, NEL MIRINO DELLA DDA ANCHE L'ONOREVOLE AMEDEO MATACENA JUNIOR
Domenico Salvatore
Ma che sta succedendo in Italia (ed all'estero in combinata)? Che cosa sta succedendo in Calabria? A voler peccare di sensazionalismo, gli effetti sembrano essere quelli di Hiroshima, Nagasaki, Chernobyll, dello tsunami…( Il maremoto dell'Oceano Indiano del dicembre 2004 è stato uno dei più catastrofici disastri naturali dell'epoca moderna, che ha causato centinaia di migliaia di morti. Ha avuto la sua origine e il suo sviluppo nell'arco di poche ore in una vasta area della Terra: ha riguardato l'intero sud-est dell'Asia, giungendo a lambire le coste dell'Africa orientale, destando per questo, insieme all'ingente numero di vittime, notevole impressione tra i mezzi di comunicazione e in generale nell'opinione pubblica al mondo.L'evento ha avuto inizio alle ore 00:58:53 UTC del 26 dicembre 2004 quando un violentissimo terremoto - con una magnitudo momento di 9,3 (originariamente di 9,0) - ha colpito l'Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra (Indonesia).
Tale terremoto è risultato il terzo più violento degli ultimi quarant'anni, dopo il sisma che colpì Valdivia in Cile il 22 maggio del 1960, e quello che colpi l'Alaska nel 1964. Ha provocato centinaia di migliaia di vittime, sia direttamente sia attraverso il conseguente maremoto manifestatosi attraverso una serie di onde anomale alte fino a quindici metri che hanno colpito sotto forma di giganteschi tsunami vaste zone costiere dell'area asiatica tra i quindici minuti e le dieci ore successive al sisma. Gli tsunami, fonte wikipedia, hanno colpito e devastato parti delle regioni costiere dell'Indonesia, dello Sri Lanka, dell'India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh, delle Maldive giungendo a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall'epicentro del sisma). Nel concreto, lo Stato nei panni degli Alleati e l'antistato nelle vesti della Germania, si fronteggiano per cielo, terra e mare, con tutte le armi possibili ed immaginabili. C'è una sorta di controffensiva delle Ardennes della mafia, che ricorda la famigerata "brigata corazzata 150" (Operazione Greif"), comandata da Otto Skorzeny.
La riscossa del Reich, si concluse con una disfatta. Nella fattispecie, lo Stato si sta scagliando contro la 'ndrangheta. Un braccio di ferro a dir poco 'mostruoso', che dura dagli Anni Settanta e dagli effetti imprevedibili. Il 26 ottobre del 1969, ebbe luogo in località Serro Juncari di Montalto, nei piani alti di Gambarie d'Aspromonte, il famigerato Summit di Montalto appunto. Il presidente del turn over era il padrino di San Martino di Taurianova, don Peppe Zappia. Tutti i casati dell'Onorata Società, che cominciò a chiamarsi Cosa Nuova e subito dopo 'Ndrangheta erano rappresentati. Sebbene, questo toponimo, non fosse del tutto inedito; non era nuovo. Già il poeta, scrittore e giornalista Corrado Alvaro di San Luca lo usò in un articolo sul Corriere della Sera a far data dal 1955. Quel summit, può considerarsi uno spartiacque. Il giorno prima (25 ottobre 1969) a Reggio c'era stato il principe Julio Valerio Borghese,; stava organizzando un colpo di Stato in cui erano coinvolti poteri fondamentali dello Stato. Tutto era pronto…"
Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre del 1970, scrive l'ex sindaco di Caulonia, Ilario Ammendolìa, i golpisti occuparono il Ministero degli Interni e quello della Difesa, mentre 187 allievi della Guardia forestale al comando del maggiore Betti si fermarono nelle vicinanze della RAI. Il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, stava per essere rapito, il capo della polizia Vicari ucciso, gran parte degli oppositori politici dei golpisti internati.
All'ultimo momento qualcosa non funzionò. Il golpe venne revocato . Le cosche però avevano fatto il "loro dovere" e da quel giorno nell'anticamera-(non oltre la toma dice un antico adagio calabrese)-del salotto buono c'è sempre stato un posto anche per i capi delle cosche emergenti. La vecchia 'ndrangheta venne sconfitta. Peppe Zappia un uomo che credeva all'"ominità", e riteneva che l'ordine 'ndranghetista dovesse convivere con lo Stato non abdicando alla autonomia dell'organizzazione malavitosa, rispose ad un carabiniere che gli domandava come mai si trovasse a Montalto "per il bene del popolo". E "se sarà necessario faremo anche il bene della polizia!"
All'ultimo momento qualcosa non funzionò. Il golpe venne revocato . Le cosche però avevano fatto il "loro dovere" e da quel giorno nell'anticamera-(non oltre la toma dice un antico adagio calabrese)-del salotto buono c'è sempre stato un posto anche per i capi delle cosche emergenti. La vecchia 'ndrangheta venne sconfitta. Peppe Zappia un uomo che credeva all'"ominità", e riteneva che l'ordine 'ndranghetista dovesse convivere con lo Stato non abdicando alla autonomia dell'organizzazione malavitosa, rispose ad un carabiniere che gli domandava come mai si trovasse a Montalto "per il bene del popolo". E "se sarà necessario faremo anche il bene della polizia!"
Gli "uomini d'onore" hanno giocato la loro ultima partita. Erano consapevoli che bisognava decidere quel giorno a Montalto ma furono "traditi". Verranno uccisi, l'uno dopo l'altro. Ultimo a cadere fu lo stesso Zappia. Il golpe non si fece ma le cosche emergenti trassero enormi benefici da questa alleanza assicurandosi l'impunità del livello dirigente gettando, quando necessario, nella ganasce dell'opinione pubblica che invocava "giustizia" soltanto qualche esponente dell'ala militare. A Montalto la 'ndrangheta vincente ha compiuto un salto di qualità e ha stipulato un patto con " vertici" delle classi dominanti che ha retto l'intemperie dei tempi e, probabilmente, ancora dura. Infine una curiosità:la sentenza di primo grado sui partecipanti al summit di Montalto, ricca nelle motivazioni di riflessioni e spunti critici ancora attuali, è stata depositata il 24.3.1971, l'appello si è concluso quasi dieci anni dopo, il 3 dicembre 1979, assolvendo tutti gli imputati". Questo l'Ammendolìa pensiero. Personalmente, abbiamo creduto solamente in parte a quanto storiografato e mitizzato intorno al Summit di Montalto.
Ci sono alcuni punti nebulosi ed oscuri se non contraddittori, che non ci hanno mai convinti. A partire dalla data, spostata all'ultimo ora. Il capo della Squadra Mobile Alberto Sabatino, il questore Emilio Santillo, in quel tempo avevano gli uomini contati e dislocati se non centellinati sui punti sensibili, a rischio e comunque strategici. Una pattuglia di pochi uomini, male equipaggiati e male armati, non avrebbe potuto affrontare gli oltre duecento, se non trecento 'ndranghetisti, riuniti a Montalto ed armati di pistole e lupare. Le sentinelle dov'erano? Facevano il doppiogioco? Tra le ipotesi formulate non è da scartare quella dell'irruzione dei polizia e carabinieri a lavori conclusi. Mentre cioè gli uomini d'onore della 'ndrangheta stavano rientrando alle loro case. In questo caso, vuol dire che i punti cruciali, fossero stati affrontati e discussi; che le decisioni più importanti fossero state prese.
I vecchi boss ancorati alla tradizione, comunque rimasti indietro nel tempo, eredi della mafia dei campi e dei giardini se non rurale, fecero muro contro gli emergenti ambiziosi e spregiudicati, assetati di sangue, di ricchezze e di potere, che invece puntavano su appalti e sub-appalti delle opere pubbliche a cominciare dall'Autostrada del Sole; sul sequestro di persona a scopo di estorsione; sul commercio della droga; sul rakett delle estorsioni; sul riciclaggio del denaro sporco, traffico di armi e rifiuti anche tossici ecc.. Fu una strage di capibastone, capi di società, mammasantissima e padrini. I sottoposti si adeguarono. Non tutti. I conservatori furono sterminati, a migliaia…Apriamo qui una doversosa, sia pure (relativamente) sintetica sugli uomini che hanno scritto la 'ndrangheta e sugli avvenimenti relativi. Mandamento per Mandamento. In tutto tre, agli ordini della "Provincia" massimo organo di autogoverno. Andando per sommi capi gli uomini più rappresentativi nel XX° e XXI° Secolo, i due più espansivi, possiamo sintetizzarli così, senza per questo atteggiarci a grandi antropologi, sociologi, mafiologi, archeologi, saggisti o scrittori….Antonio Macrì, inteso 'U Zzi' 'Ntoni; Domenico Tripodo inteso 'U Zzi' Micu; Girolamo Piromalli, inteso 'U Zzi' Mommu. Questa è la preistoria della 'ndrangheta, che allora si chiamava Picciotteria, Fibbia, Famiglia Montalbano. Poi Onorata Società, Cosa Nuova e 'Ndrangheta, se non "Gramigna". Dopo la così detta "Sacra Trimurti", trio, terzetto, tris, troika od altro epiteto, vennero i fratelli Nirta "Scalzone" o La Maggiore ( Antonio, Giuseppe, Francesco e forse Sebastiano)di San Luca.
E poi anche Pelle-Vottari-Romeo e Nirta-Strangio-Giorgi, Lo stesso paese di Antonio Pelle, inteso 'Ntoni Gambazza. Rimanendo nel così detto Mandamento Jonico o della Montagna e perfino della Locride, abbiamo a Careri, attive le famiglie Cua, Ietto e Pipicella legate alle vicine e più blasonate cosche di San Luca e Platì; i Commisso, Costa, Cordì e Cataldo, il cosiddetto "Club delle quattro 'C'; i mammasantissima di Platì. Nel comune di Monasterace opera la cosca Ruga-Metastasio. I Barbaro "Nigri e "Castani", ed i loro satelliti, tipo i Marando, i Trimboli, i Papalìa ecc. originari di Oppido Mamertina, dove furono impegnati nella ben nota faida con i Mammoliti di Castellace. Quindi, volendo spaziare a Marina di Gioiosa dove sono operative le cosche Aquino-Coluccio e Mazzaferro; a Gioiosa Jonica, dove sono attivi i clan degli Ursino-Scali e Jerinò;
Giuseppe Morabito inteso 'U Tiradrittu, padrino di Africo, cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti Giuseppe Vòttari, ammazzato nella faida di Motticella, Filiberto Maisano boss di Palizzi e Paolo Equisoni di Bova, Salvatore Scriva boss di Bova Marina, sino ai Rodà-Casile di Condofuri. L'area di Melito Porto Salvo ricade sotto l'influenza criminale della famiglia Iamonte. Nei comuni di Roghudi e Roccaforte del Greco risultano attive le storiche consorterie dei Pangallo-Maesano-Favasuli e Zavettieri. Nel comprensorio di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri si conferma invece, il controllo criminale della cosca Paviglianiti, che vanta forti legami con le famiglie Flachi, Trovato, Sergi e Papalia, caratterizzate da significative articolazioni lombarde e stabili rapporti con le cosche reggine dei Latella e dei Tegano, nonché con i Trimboli di Platì e gli Iamonte di Melito Porto Salvo».La Storia della 'Ndrangheta incomincia nel XIX° secolo e si sviluppa attraverso la storia italiana lungo il Novecento. Nel XXI secolo è considerata l'organizzazione mafiosa più potente in Italia e tra le più influenti al mondo.
Nel Mandamento Tirrenico altrimenti detto della Piana di Gioia Tauro risulta confermata la consolidata posizione di rilievo della cosca Piromalli-Molè e Piromalli-Alvaro. Nel comprensorio di Rosarno-San Ferdinando la cosca Pesce-Bellocco. Il comune di Palmi rimane suddiviso fra la cosca Gallico e la cosca Parrello. Nel comune di Seminara risultano attive le cosche Santaiti, Gioffré detti "'Ndoli-Siberia-Geniazzi" e Caia-Laganà-Gioffré detti "Ngrisi". La famiglia mafiosa dei Crea, capeggiata dal boss Crea Teodoro esercita l'egemonia nell'area di Rizziconi, con diramazioni anche nel centro e nord Italia. Nel territorio di Castellace di Oppido Mamertina opera la consorteria criminale Rugolo, che vede al vertice dell'organizzazione l'anziano boss Rugolo Domenico. Nel territorio di Oppido Mamertina, già teatro nella metà degli anni 80 di una sanguinosa faida tra le famiglie Bonarrigo e Zumbo.
Il comprensorio di Sinopoli, Sant'Eufemia e Cosoleto, rimane sotto l'influenza della storica famiglia degli Alvaro. Risultano, infine, consolidate le leadership delle storiche famiglie Facchineri e Albanese-Raso-Gullace di Cittanova, Avignone di Taurianova, Longo-Versace di Polistena, Polimeni Gugliotta di Oppido Mamertina, Petullà-Ierace-Auddino e Foriglio-Tigani di Cinquefrondi. Nel comune di Giffone è attiva la cosca Larosa, mentre nella frazione San Martino del comune di Taurianova è attiva la cosca Maio. Nel Mandamento di Centro della Città od in riva allo Stretto… Stando alla relazione annuale della Dna, «sulla città di Reggio Calabria si conferma la posizione di supremazia delle famiglie di 'ndrangheta storicamente egemoni De Stefano, Condello, Libri e Tegano. Un territorio, quello di Reggio Calabria, dove operano anche «le cosche Serraino, Ficara-Latella, Lo Giudice, Borghetto-Garidi-Zindato, Crucitti, Labate e Alampi.
In sintesi e nel dettaglio …Il mito, Ottocento, Inizio del Novecento, Anni cinquanta e sessanta Il periodo dei sequestri, Gli anni settanta: prima guerra di 'ndrangheta, la massoneria deviata e i fatti di Reggio, La ricerca di Aldo Moro, Gli anni ottanta, Seconda guerra di Mafia, Siderno Group, L'affare dello smaltimento dei rifiuti tossici, Gli anni novanta: l'esercito e i maxiprocessi, Dal 2000, L'assalto di Platì, L'arresto di Morabito e l'omicidio Fortugno, La strage di Duisburg e l'arresto di Pasquale Condello, Oggi – L'Operazione Crimine, l'infiltrazione nei comuni del nord Italia e il caso Zambetti in Lombardia, I maxi-processi degli Anni Duemila, Televisione, Bibliografia, Fonti e Riferimenti, Note, Voci correlate, Il mito. L'archetipo, era la Garduña, associazione criminosa che si interessava al gioco e al baratto, costituita a Toledo nel 1412; i tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, che in tempi lontani che per vendicare l'onore della sorella uccidono un uomo e per questo condannati a 29 anni 11 mesi e 29 giorni di carcere nell'Isola di Favignana. Al termine del periodo di detenzione maturano quelle regole di onore e omertà che costituiscono il codice della "società" e contraddistingueranno le future organizzazioni criminali mafiose italiane.
La caratteristica peculiare della 'ndrangheta il carattere misterico, religioso e simbolico; c'è l'abitudine di riunirsi, una volta l'anno presso il Santuario della Madonna di Polsi nel territorio del comune di San Luca, nel cuore dell'Aspromonte. Si ritrovavano tutte le cosche della Calabria, ma anche quelle presenti al nord e all'estero; il rituale di iniziazione e di affiliazione e alcuni membri possiedono tatuaggi rappresentanti simboli del loro grado nella gerarchia malavitosa. La 'Ndrangheta nasce come mafia di tipo rurale; Nel 1887 si testimonia della presenza di camorristi a Nicastro e nel 1888 lì viene ritrovato il primo codice con le regole dell'organizzazione. Nel 1898 si scopre che Francesco Sergio è il nuovo capobastone del Locale di Polistena.
Nel 1890 si evidenzia che il capobastone del Locale di Melicuccà sia Costanzo Ietto mentre Pasquale Ferrara è il capobastone del Locale di Polistena. Sempre lo stesso anno nel circondario di Palmi le forze dell'ordine vengono a conoscenza di un'organizzazione criminale di 66 "camorristi", termine dei tempi per definire un certo tipo di delinquenza organizzata in stile napoletano; 9 anni dopo, nel 1899, a Palmi avviene il primo maxi-processo ante-litteram contro 317 imputati per lo più del comune di Cittanova e Radicena, accusati di associazione a delinquere contro "l'altrui proprietà". Processi e arresti di questa entità proseguiranno anche all'inizio del Novecento. Nel 1900 a Palmi viene denunciata la presenza della Picciotteria e nella Piana di Gioia Tauro si istituisce un processo contro 299 persone affiliata alla criminalità organizzata di cui il boss è Francesco Albanese detto Tarra. Egli, fu il primo pentito di 'Ndrangheta, confessò per primo dell'esistenza dell'organizzazione e delle sue regole dopo che fu lasciato per 5 giorni in carcere a pane e acqua.1902 - Polistena-Cinquefrondi –
La Corte d'Appello delle Calabrie condanna più di 100 persone riconducibili alla 'Ndrangheta. Il nuovo capobastone del locale di Polistena è Domenico Guerrisi.1903 - Viene distrutta la Società della malavita catanzarese. Nel 1908 si registra che per la dote di cammorrista si svolgeva il rito della "tirata del sangue".1927 - Gioiosa Ionica - viene ritrovato un codice di comportamento nella Malavita.1928 - Grotteria - Un imputato confessò di far parte dell'organizzazione Famiglia Montalbano.1929 - Ardore - Viene arrestato un gruppo di 49 persone appartenenti alla stessa 'ndrina che esercitava il Diritto di Camorra nei confronti dei negozi1931 - L'affiliato Domenico Dorta detto cucchiarone confessa e dà un nome all'esistenza della Dranghita.1937 - Siderno – Un testimone confessa l'esistenza dell'Onorata Società e ne rivela alcune formule d'iniziazione.Anni cinquanta e sessantaIl 17 settembre 1955, in un articolo del Corriere della Sera, Corrado Alvaro identifica per la prima volta la mafia calabrese col nome di 'Ndranghita.In questo periodo le cellule dell'organizzazione assumono una struttura familiare, basata su legami di sangue e comincia anche le sue prime attività illecite al nord Italia.Nel 1955 ha luogo la prima operazione nata per contrastare la 'Ndrangheta: l'operazione Marzano, chiamata così per Carmelo Marzano, il questore in carica e che guidò la lotta all'organizzazione.
Utilizzò metodi simili a quelli del prefetto Cesare Mori contro la mafia in Sicilia. Furono arrestate 261 persone. L'Operazione durò 57 giorni.Nel 1956 Saverio Strati pubblica il primo libro sulla 'Ndrangheta: La Marchesina dove ne racconta riti, formule, pensiero e azioni. Nel 1967 l'ex 'ndranghetista Serafino Castagna pubblica Tu devi uccidere.Antonio Macrì detto U Zzì 'Ntoni, il capobastone della Locride ed in contatto con le famiglie canadesi e australiane. Grazie allo sfruttamento degli appalti statali e ad una efficiente rete di estorsione, nel corso degli anni sessanta le 'Ndrine crescono; in particolar modo ne spiccano tre per importanza: Piromalli nella piana di Gioia Tauro, comandata da Don Mommo Piromalli.Tripodo a Reggio Calabria, comandata da Don Mico Tripodo.Macrì nella Locride, comandata da Don Antonio Macrì.Il periodo dei sequestri. Dal 1963 fino alla fine degli anni settanta la 'Ndrangheta utilizza come metodo per racimolare denaro il sequestro di persona. I sequestri più eclatanti furono quelli di John Paul Getty III e Cesare Casella (743 giorni).
Furono nei mirino dei sequestratori in quegli anni tutti i professionisti e imprenditori più benestanti della Locride, tra cui vennero rapite donne (molte anche violentate) e bambini. Uno dei primi sequestri di persona con un bambino coinvolto (duro' 10 mesi) fu quello del piccolo Giovannino Furci di Locri di 10 anni di età, tenuto prigioniero legato con le catene nell'Aspromonte. Quando il padre si recò ai piani di Zervò vicino Platì per pagare un ingente riscatto fu anche malmenato e derubato dell'orologio. Le persone sequestrate venivano nascoste nel territorio aspromontano, le 'ndrine coinvolte erano quelle di Platì e San Luca che operavano in Piemonte, quelle del reggino e del lametino in Pianura Padana e infine quelle di Gioia Tauro e della Locride a Roma. I sequestri avvenivano anche in territorio calabrese: in quel periodo ne furono registrati 68 nella regione. Si smise coi sequestri di persona, alla fine perché attiravano troppo l'attenzione dei media, e dello Stato che in quel periodo portò in Aspromonte anche l'esercito. I sequestri di persona continuarono fino agli anni novanta solo nelle Locride. Gli anni settanta: prima guerra di 'ndrangheta, la massoneria deviata e i fatti di Reggio. I fatti di Reggio.
Nel 1975 con l'omicidio di Antonio Macrì scoppia la prima guerra di Ndrangheta. A Reggio Calabria la famiglia dei De Stefano sostituisce quella dei Tripodo al potere, come nella Locride quella dei Morabito sostituisce i Macrì. Vengono stretti rapporti con gruppi di persone definite massoneria deviata, tramite i santisti, un ulteriore grado gerarchico di una sovrastruttura che permetteva di collaborare con persone non appartenenti all'organizzazione. Ciò poteva così offrire alla 'Ndrangheta la possibilità di entrare in contatto con personaggi illustri dello Stato. Con le nuove attività la 'Ndrangheta fa un netto salto di qualità: i sequestri danno la possibilità di accumulare i capitali che verranno usati per il traffico di droga, i ricavati di quest'ultima attività saranno usati per inserirsi ancora di più negli appalti statali e quindi infine poter investire in attività legali per il riciclaggio di denaro sporco. Seconda guerra di Mafia
La seconda guerra di 'Ndrangheta scoppia nel 1985 e termina nel 1991. La guerra scoppiò perché le varie 'Ndrine, che erano totalmente indipendenti l'una dall'altra, non avevano trovato un accordo per lo sfruttamento degli enormi capitali accumulati. Alla fine non ci fu né un vincitore né uno sconfitto ma si decise di dotarsi di una sorta di cupola, un organo supremo simile a quello di Cosa Nostra. Nascono dei problemi tra gli Imerti e i De Stefano per la gestione della possibile costruzione del ponte sullo stretto di Messina L'11 ottobre Antonio Imerti, capobastone dell'omonima ndrina si salva da un tentato omicidio. Due giorni dopo viene invece ucciso da 5 uomini di Antonio Imerti, Paolo De Stefano mentre viaggiava in moto nel quartiere Archi di Reggio Calabria, trasportato dal fedelissimo Antonino Pellicanò. Così scoppia la guerra tra le due ndrine. Con gli Imerti si schierano i Condello, Lo Giudice, Rosmini, i Serraino, Fontana e Saraceno. Con i De Stefano capeggiati ora da Orazio fratello di Paolo ci sono i Libri e i Tegano, Zindato, Barreca, Ficara e Latella. La pace che si trovò nel 1991, e per gli Imerti da garante c'è Antonino Mammoliti e Domenico Alvaro, mentre per i De Stefano Antonio Nirta. In quel periodo nacquero diverse faide: la faida di Siderno fra Costa e Commisso, la faida di Locri fra i Cataldo e i Cordì.
A Melito Porto Salvo si scontrarono gli Ambrogio e i Familiari; a Zungri, vi fu una lotta tra i Niglia-Candela e gli Accorinti Fiammingo, a Marina di Gioiosa Jonica tra i Mazzaferro e gli Aquino e a Gioiosa Jonica gli Jerinò e gli Ursini. Nel 1987 incomincia la seconda faida di Cittanova. Nel 1989 venne ucciso il presidente delle Ferrovie dello Stato Lodovico Ligato.Con il pentimento di Filippo Barreca (santista) avvenuto l'8 gennaio 1992 mentre era in carcere a Cuneo per una condanna di traffico di droga da scontare in 9 anni[30] e con quello di Giacomo Lauro del 9 maggio 1992) si svelano retroscena dell'omicidio di Lodovico Ligato e della seconda guerra di 'Ndrangheta. Le loro rivelazioni saranno utili anche nelle operazioni Olimpia 1, 2, 3 e 4. Siderno Group L'origine del Siderno Group è datata attorno agli anni cinquanta e denota tutte le famiglie mafiose di origine calabrese che per la gran parte venivano da Siderno. Operavano in Australia, Canada e Stati Uniti. Pur agendo in contesti diversi erano legati da vincoli di sangue e dipendenti dalla cosca madre a Siderno.
A voler la costituzione del gruppo ci sono Frank Costello di Lauropoli di Cassano Ionio (CS) e Albert Anastasia di Tropea (VV) appartenenti a Cosa Nostra americana ma di origine calabrese. Cooperarono anche Joe Bananas (Joseph Bonanno) e Stefano Magaddino. Il Siderno Group era impegnato nel traffico di eroina e nel traffico internazionale di armi alimentato dal mercato armeno.Vi erano comunque anche altre attività come testimoniano il contributo nella campagna elettorale in Canada nel 1979 a Italo Luci da parte di Rocco Zito e Vincenzo De Leo, capi della cosca di Toronto. Ma il candidato non venne eletto. Negli Stati Uniti non vi erano solo sidernesi e oltre al traffico di eroina, vi era pure quello della cocaina. Lo gestì negli anni ottanta la famiglia Di Giovine. Due esponenti Emilio e Rosario vennero arrestati rispettivamente nel 1983 e nel 1985 troncando così l'organizzazione calabro-statunitense.Il periodo d'oro del Siderno group si ebbe ai tempi della 'ndrina di don Antonio Macrì (il capobastone che controllava il territorio della Locride).
Dopo la sua morte vi fu un periodo difficile per i traffici di droga ma quando arrivò al comando Cosimo Commisso le attività ripresero. Il Siderno Group dava un giro d'affari stimato in 50 milioni di dollari. In Australia e Canada, furono fatte inchieste parlamentari ma ancora nel 1989 vi era un traffico di denaro proveniente da Gioiosa Jonica verso Toronto per la spedizione di cocaina al paese calabrese.L'affare dello smaltimento dei rifiuti tossici« Basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto, e chi vuoi che se ne accorga?"."E il mare? Che ne sarà del mare della zona se l'ammorbiamo?"."Ma sai quanto ce ne fottiamo del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un'altra parte..." »(Dialogo fra due capi 'Ndrangheta).Tra gli anni ottanta e novanta la 'Ndrangheta entra nell'affare dei rifiuti tossici. Smaltiscono i rifiuti ad un prezzo di 9 o 10 centesimi al chilo invece che dei legali 20/60 centesimi al chilo.
Legambiente parla al riguardo di casi di motonavi scomparse come: Nikos I (1985) affondata probabilmente tra Libano e Grecia, della Mikigan (1986) nel Tirreno calabrese, della Rigel (1987) affondata nei pressi di Capo Spartivento, della Rosso (ex Jolli Rosso, 1990) in provincia di Cosenza, della Anni (1989) a largo di Ravenna, della Marco Polo (1993) nel canale di Sicilia, e della Koraline (1995) a largo di Ustica.Il primo caso che salta alla ribalta è quello dell'arenamento del Jolly Rosso il 14 dicembre del 1990 sulla spiaggia di Formiciche nel comprensorio di Amantea.Il pentito Francesco Fonti nel 1994 inizia a confessare come lo Stato italiano affiddasse alle 'ndrine lo smaltimento di rifiuti tossiciSecondo Fonti, i rifiuti si smistavano dal centro Enea di Rotondella in Basilicata per poi finire in Somalia. Egli tra il 10 e l'11 gennaio 1987 come racconta, fu coinvolto nella sparizione di 600 bidoni per conto della cosca di Platì dei Musitano agli ordini di Domenico Musitano.Rivela poi, di aver avuto rapporti con Ibno Hartomo, dei servizi segreti dell'Indonesia per smaltire rifiuti tossici di alluminio prodotti dalle imprese di Oleg Kovalyov. A Kiev, in Ucraina venivano caricate le navi che passavano per il Gibuti ed erano destinati per i porti o di Mogadiscio o di Bosaso. Il materiale o veniva fatto affondare in mare o sotterrato nell'entroterra.
Nel 2009 grazie alla procura di Paola e all'assessorato all'ambiente della regione si è ritrovato a largo di Cetraro il Cunsky, già avvistato nel 2005 dalla stessa procura, una nave con 120 fusti di rifiuti tossici, proprio dove aveva dato indicazioni il pentito. Il 6 ottobre 2008, si viene a conoscenza da un'indagine delle forze dell'ordine dello smaltimento di rifiuti tossici affidato da aziende lombarde a Fortunato Stellitano e Ivan Tenca, esponenti della 'Ndrangheta vicini agli Iamonte che hanno dissemianto 178000 metri cubi di rifiuti tossici tra Brianza, Seregno e Briosco. Legambiente nel 2009 denuncia la possibile presenza di rifiuti tossici anche in Aspromonte. Gli anni novanta: l'esercito e i maxiprocessi. Nel 1991 terminano la faida di Taurianova e quella di Cittanova, comincia quella di San Luca. Lo stesso anno viene fatto fuori a Piale il magistrato Antonino Scopelliti che stava lavorando al maxiprocesso di Palermo. Si pensa ci sia stata una collaborazione tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta.
Dopo la seconda guerra di 'ndrangheta la zona del reggino viene divisa in tre zone o commissioni provinciali: ionica, piana e città con a capo un organismo detto Crimine o Provincia.In seguito ai buoni risultati avuti in Sicilia con una operazione simile (Vespri siciliani), anche in Calabria scende in campo l'esercito italiano per combattere la malavita organizzata e non. Stando ai dati riportati dal sito dell'esercito, l'operazione Riace iniziò il 2 febbraio 1994 e terminò il 15 dicembre 1995; furono impiegati complessivamente "1 350 uomini, inquadrati in due reggimenti a loro volta articolati in 5 settori di gruppo tattico per lo sviluppo delle attività di controllo". Durante quest'operazione furono effettuati:2 147 posti di blocco e controlli stradali/auto,332 pattugliamenti, 57 935 controlli di automezzi,75 461 identificazioni di persona, 2 408 controlli di edifici,4 237 perquisizioni individuali,197 rastrellamenti extraurbani,178 cinturazioni,3 appostamenti per controllo personale sospetto.Vi è una discussione aperta sui risultati effettivamente conseguiti attraverso l'uso dell'esercito nel contrasto a fenomeni delinquenziali come quelli della 'ndrangheta in Calabria.
La discussione, a volte anche accesa, è tra chi ritiene che la militarizzazione del territorio non porti benefici sostanziali alla lotta alla 'ndrangheta, fenomeno che invece necessita di più intelligence e di misure di prevenzione, e chi invece invoca una maggiore presenza di presidi militari sul territorio.Con la collaborazione di Antonio Zagari e Saverio Morabito che illustrano la situazione della 'Ndrangheta in Lombardia scattano le operazioni "Wall Street", "Count Down", "Hoca Tuca", "Nord - Sud", "Belgio" e "Fine". Al seguito di queste operazioni furono arrestate oltre 3 000 persone tra mafiosi siciliani e calabresi. Vennero colpiti soprattutto le 'ndrine dei: Flachi, Coco Trovato, Papalia, Sergi e Morabito e Paviglianiti. Dal maxiprocesso del 1995 conclusosi nel 1997 si capì l'enorme influenza della 'Ndrangheta nella regione Lombardia e la stipulazione di patti con Cosa Nostra e la Camorra per la gestione del territorio e dei traffici illeciti.Dal 2000. L'assalto di Platì.
Il 12 novembre del 2003 a Platì in piena notte alle 3:30 fanno irruzione 600 carabinieri del battaglione paracadutisti Tuscania, dei Cacciatori di Vibo Valentia, del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria scoprendo un intero paese sotterraneo di cunicoli dove i latitanti si rifugiavano. Hanno arrestato due ex sindaci, il comandante dei vigili urbani e una vigilessa, 12 ex amministratori comunali, due ex segretari del Comune e poi intere famiglie: Barbaro, Agresta, Sergi e Trimboli. In totale 125 persone: il 5% della popolazione di Platì.L'arresto di Morabito e l'omicidio Fortugno. Giuseppe Morabito. Nel 2004 fu arrestato il ricercato numero uno della 'Ndrangheta Giuseppe Morabito detto "U Tiradrittu". Il 16 ottobre 2005 avviene l'eclatante omicidio alle primarie dell'Unione di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale. Dopo questo omicidio nasce il movimento giovanile dei Ragazzi di Locri contro la 'Ndrangheta con lo slogan: "Ammazzateci tutti", e l'associazione omonima. Dal 2001 al 2004 dalla 'ndrangheta sono state assassinate 141 persone. E dal 1991 al 2005 32 comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.
La strage di Duisburg e l'arresto di Pasquale Condello. Nel 2006 i carabinieri del Ros con l'operazione Missing eseguono 36 ordinanze di custodia cautelare in Calabria, Emilia-Romagna e Toscana, con la quale si sta ricostruendo la dinamica di due guerre di mafia durate un trentennio. Lo stesso anno con l'operazione "Dinasty 2 - Do ut des" vengono arrestate 12 persone e 45 indagate, tra cui Giuseppe Chiaravalloti (presidente della regione Calabria fino al 2005). Tra gli indagati politici, magistrati, imprenditori e affiliati alla cosca Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia).Il 10 luglio 2007 con l'operazione Omnia vengono arrestate 60 persone collegate alla cosca Forastefano di Cassano all'Ionio. Sono accusati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, oltre a favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri reati. Tra gli arrestati si trova anche capogruppo Udeur al Consiglio regionale calabrese per voto di scambio.
Sono stati sequestrati in modo preventivo 187 immobili tra cui un albergo di lusso e un centro commerciale di Sibari di Cassano, aziende agricole, del settore edilizio e dei trasporti, esercizi pubblici, automobili, 36 contratti assicurativi e 12 rapporti bancari per un valore totale di 50 milioni di euro, fonte Wikipedia. Il 15 agosto 2007 avviene la cosiddetta Strage di Ferragosto in Germania nella città di Duisburg. La vicenda si ricollega alla faida di San Luca tra le cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari. Ha un grosso risalto mediatico in tutta Europa.Il 18 febbraio 2008, in un blitz in cui sono intervenuti circa 100 agenti del ROS e del Gruppo Operativo Calabria viene arrestato a Pellaro Pasquale Condello, latitante da 18 anni. Condello è stato condannato a 4 ergastoli e 22 anni di reclusione, e dal 1993 era ricercato in campo internazionale. Ad aprile del 2008 sembra sia riesplosa una faida tra le 'ndrine del Crotonese. Il 31 maggio 2008 la 'ndrangheta viene inserita dal governo degli Stati Uniti nella lista Foreign Narcotics Kingpins, cioè delle organizzazioni e persone dedite al narcotraffico. La conseguenza sarà la possibilità di congelare i patrimoni in territorio americano degli 'ndranghetisti.
Il 13 ottobre 2008 vengono arrestati sindaco e vice sindaco di Gioia Tauro e il primo cittadino della vicina Rosarno per concorso esterno in associazione mafiosa. Oggi - L'Operazione Crimine, l'infiltrazione nei comuni del nord Italia e il caso Zambetti in Lombardia. Cresciuta con parvenza di sorella minore di Cosa Nostra, grazie alla capacità di rimanere invisibile agli interessi dei media, la 'Ndrangheta è oggi ritenuta dagli inquirenti la più potente mafia in Italia e molto probabilmente una tra le più potenti in Europa e nel mondo. La 'Ndrangheta detiene ormai il monopolio della cocaina in Europa e il controllo assoluto con i narcotrafficanti colombiani. È invischiata nella politica, nella massoneria, nelle imprese in tutto il mondo. Il 13 luglio 2010 con l'operazione Crimine che coinvolge 3000 persone tra Carabinieri e Polizia vengono arrestati in tutta Italia 300 soggetti appartenenti alla 'Ndrangheta e imprenditori che hanno legami con essa; tra le accuse: associazione mafiosa, traffico di armi e droga, estorsione, usura e altri reati.
Viene arrestato anche l'ottantenne Domenico Oppedisano, dell'omonima famiglia di Rosarno, che dal 19 agosto 2009 è capo della Provincia, la nuova struttura che regge le decisioni più importanti della 'Ndrangheta dal 1991, al di sopra dei mandamenti ionico, tirrenico e della città in Calabria e della nuova struttura, scoperta in questa operazione, Lombardia che federa i locali del Nord Italia. Tra gli arrestati anche il capo della Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco (assolto con formula piena nel 2012) e l'ex assessore della Provincia di Milano per corruzione Antonio Oliviero. Il 25 settembre 2010 a Reggio Calabria si svolge la manifestazione promossa da il Quotidiano No 'Ndrangheta. Il 2010 è anche un anno in cui vengono minacciati e intimiditi ripetutamente i magistrati e i procuratori di Reggio Calabria. Il 3 gennaio 2010 davanti alla procura generale di Reggio Calabria scoppia un ordigno arrecando danni al portone e alla cancellata. Si ritiene sia una intimidazione della 'Ndrangheta reggina o anche delle ndrine della Piana di Gioia Tauro. Gli esecutori diretti potrebbero essere affiliati ai De Stefano.
Il 28 gennaio si tiene un consiglio dei ministri con la stesura di 10 punti per contrastare la criminalità organizzata, tra cui la decisione di scegliere Reggio Calabria come centro per l'Agenzia nazionale dei Beni confiscati alla criminalità organizzata. Il 26 agosto scoppia una bomba nel palazzo del Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. Il 5 ottobre viene ritrovato poco distante dalla Procura di Reggio Calabria un Bazooka dopo che una telefonata da una cabina telefonica aveva minacciato "Andate a vedere davanti alla Procura. C'è una sorpresa per il procuratore Pignatone" e il 6 ottobre si approva l'invio dell'esercito per il presidio degli edifici della procura. Nel 2011 vengono commissariati il comune di Ventimiglia in Liguria, e il comune di Desio in Lombardia. In Piemonte vengono sciolti i comuni di Rivarolo Canavese e Leinì. Alla fine del 2012 viene sciolto per la prima volta un capoluogo di provincia: Reggio Calabria e vengono scoperti i rapporti tra l'assessore regionale Lombardo Zambetti e Giuseppe D'Agostino affiliato ai Morabito-Bruzzaniti-Palamara. E siamo all'8 maggio del 2014 a quanto scrive Luigi Palamara e l'ANSA..." L'operazione di questa mattina della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria
«è uno spezzone di un'inchiesta più ampia, la 'Breakfast', con cui puntiamo a ricostruire le relazioni nazionali e internazionali della 'ndrangheta soprattutto in quegli ambiti strategici che possono essere la politica, l'alta finanza e il sistema bancario. Ma ci sono altri 'circuiti relazionalì di alto profilo su cui stiamo puntando l'attenzione, e indaghiamo a fondo». Lo dice all'Adnkronos Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore distrettuale antimafia di Reggio Calabria. «Contestualmente all'esecuzione dell'ordinanza -spiega ancora Lombardo- stiamo eseguendo da questa mattina una serie di perquisizioni in diverse aree del Paese, che riguardano soggetti in passato collegati ad associazioni segrete e circuiti occulti di cui la 'ndrangheta si serve. Vogliamo capire -rimarca il sostituto procuratore distrettuale antimafia- quale è la vera natura di queste relazioni, e se questi soggetti sono entrati stabilmente a far parte della 'ndrangheta o la favoriscono dall'esterno».
Nel blitz scattato questa mattina, «sono 9 le persone indagate, 8 quelle colpite da provvedimenti cautelari. Altre 9 non sono indagate ma interessate dall'attività di perquisizione». L'operazione in corso della Direzione Investigativa Antimafia si colloca nell'ambito dell'indagine denominata "BREAKFAST" , che da più di due anni vede impegnata la D.I.A. di Reggio Calabria nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla 'ndrangheta in Italia ed all'estero.Tra gli arrestati, oltre all'ex ministro Claudio SCAJOLA ed alla madre dell'imprenditore reggino Amedeo MATACENA, figurano Martino POLITI, Antonio CHILLEMI e la segretaria di SCAJOLA, Roberta SACCO.I soggetti coinvolti sono gravemente indiziati a vario titolo di aver, attraverso la loro interposizione, agevolato l'imprenditore MATACENA ad occultare la reale titolarità e disponibilità dei suoi beni, nonché di aver favorito la latitanza all'estero di quest'ultimo.I dettagli dell'operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, presso il Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria, alla presenza del Procuratore della Repubblica, dott. Federico CAFIERO DE RAHO e del Direttore Nazionale della D.I.A. Arturo DE FELICE.
«Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all'arresto». Lo ha detto il procuratore della Repubblica Federico Cafiero De Raho commentando l'inchiesta che ha portato all'arresto, tra gli altri, dell'ex ministro Claudio Scajola. Scajola, secondo l'accusa, avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi alla cattura in virtù dei rapporti che ha con la sua famiglia. Matacena è un noto imprenditore, non solo calabrese, figlio dell'omonimo armatore, noto per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell'agosto 2003. «Sconcertato e sconvolto»: così è apparso l' ex ministro Scajola agli uomini della Dia che l'hanno arrestato questa mattina all'alba in un albergo della capitale in via Veneto. Scajola ha detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le motivazioni. L' ex ministro è ora negli uffici del Centro operativo della Dia di Roma «Non so per quali motivi» Claudio Scajola sia stato arrestato. «Me ne dispiaccio, ne sono addolorato», ma «non conosco nulla di questa situazione».
Lo dice Silvio Berlusconi a Radio Capital commentando la notizia dell'arresto dell'ex ministro da parte della Direzione investigativa Antimafia di Reggio Calabria. Scajola è stato escluso dalle liste di Fi per le europee perchè si aveva sentore di un'inchiesta giudiziaria? «Assolutamente no, Scajola non è stato candidato, perchè, a seguito di un sondaggio, abbiamo rilevato che la sua candidatura avrebbe portato a una diminuzione del voto globale dei nostri sostenitori».L'operazione in corso della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria si colloca nell'ambito dell'indagine denominata 'Breakfast', che da più di due anni, vede impegnata la Dia di Reggio nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla 'ndrangheta in Italia ed all'estero. Tra gli arrestati, spiega la Dia, oltre all'ex ministro Claudio Scajola e alla madre dell'imprenditore reggino Amedeo Matacena, «ci sono Martino Politi, Antonio Chillemi e la segretaria di Scajola, Roberta Sacco.
I soggetti coinvolti sono gravemente indiziati a vario titolo di aver, attraverso la loro interposizione, agevolato l'imprenditore Matacena ad occultare la reale titolarità e disponibilità dei suoi beni, nonchè di aver favorito la latitanza all'estero di quest'ultimo». I dettagli dell'operazione illustrati nel corso di una conferenza stampa , alle 12 presso il Centro Operativo Dia di Reggio Calabria, alla presenza del procuratore della Repubblica, Federico Cafiero De Raho, e del direttore nazionale della Dia, Arturo De Felice. La Dia ha arrestato l'ex ministro Claudio Scajola con l'accusa di aver cercato di fare uscire Amedeo Matacena da Dubai per raggiungere il Libano, dove sarebbe stato al sicuro dall'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa.Lo spostiamo in "un posto più sicuro e molto migliore, ma più vicino anche". E' questa una delle frasi pronunciate dell'ex ministro Claudio Scajola in una conversazione telefonica con Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena. La telefonata risale al 12 dicembre del 2013 alle ore 12.12. Nella conversazione, sostiene il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, emerge che "alcuni soggetti si stanno attivando per spostare Matacena da Dubai verso altro Stato".
"Sconcertato e sconvolto": così è apparso l'ex ministro Claudio Scajola agli uomini della Dia che l'hanno arrestato all'alba in un albergo della capitale in via Veneto. Scajola ha detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le motivazioni.Scajola dopo le formalità di rito per l'arresto, che si sono svolte nella sede operativa della Direzione investigativa antimafia a Roma, è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli. sono i provvedimenti complessivamente eseguiti. Tra gli arrestati figurano persone ritenute legate al noto imprenditore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, anch'egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis. Matacena è latitante, dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.L'ex ministro Scajola è stato arrestato perché avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi alla cattura. "Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all'arresto", ha affermato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho.
Matacena è un imprenditore, noto non solo in Calabria, figlio dell'omonimo armatore famoso per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell'agosto 2003. L'operazione che ha portato all'arresto dell'ex ministro rientra nell'indagine "Breakfast", che da più di due anni vede impegnata la Dia di Reggio Calabria nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla 'ndrangheta in Italia ed all'estero. Oltre a Scajola ed alla madre dell'imprenditore reggino Amedeo Matacena, figurano Martino Politi, Antonio Chillemi e la segretaria di Scajola, Roberta Sacco. Gli indagati sono accusati a vario titolo di aver, con la loro interposizione, agevolato Matacena ad occultare la reale titolarità e disponibilità dei suoi beni, nonché di aver favorito la sua latitanza all'estero.La Dia sta eseguendo perquisizioni in numerose regioni, oltre a sequestri di società commerciali italiane, collegate a società estere, per un valore di circa 50 milioni di euro. Perquisizioni anche presso l'ufficio e la villa di Scajola a Imperia.
Scajola ha già conosciuto il carcere. Finì in cella nel 1983 quando era in sindaco di Imperia. E' il 12 dicembre quando l'allora primo cittadino democristiano viene arrestato dai carabinieri con l'accusa di tentata concussione aggravata nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti del Casino di Sanremo. Il giorno dopo si dimette. Rimarrà due mesi nel carcere di San Vittore. In seguito verrà prosciolto dalle accuse e tornerà nuovamente sindaco della sua città.Berlusconi: ''Sono addolorato'' - "Non so per quali motivi sia stato arrestato, me ne spiaccio e ne sono addolorato", ha affermato Silvio Berlusconi, precisando che Scajola non è stato candidato in lista non perchè si avesse sentore di un arresto ma perché "avevamo commissionato un sondaggio su di lui che ci diceva che avremmo perso globalmente voti se lo avessimo candidato".Indagati anche per associazione segreta - Claudio Scajola, le altre sette persone arrestate e Vincenzo Speziali sono indagate dalla Dda di Reggio Calabria anche per associazione per delinquere e associazione mafiosa.
E' quanto si evince dal decreto di perquisizione nel quale si afferma che in concorso "con ulteriori soggetti il cui ruolo è in corso di compiuta ricostruzione, prendono parte ad un'associazione per delinquere segreta collegata alla 'ndrangheta dal rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendere le potenzialità operative del sodalizio mafioso in campo nazionale ed internazionale". Secondo i magistrati reggini, gli indagati, attraverso operazioni politiche, istituzionali ed economiche sono divenuti "il terminale di un complesso sistema criminale, in gran parte di natura occulta ed operante anche in territorio estero, destinato inoltre ad acquisire e gestire informazioni riservate, fornite da numerosi soggetti in corso di individuazione collegati anche ad apparati istituzionali e canalizzate a favore degli altri componenti della ramificata organizzazione; a consentire il proficuo utilizzo delle notizie riservate al fine di dare concreta attuazione al programma criminoso dell'associazione per delinquere i cui componenti risultato portatori di interessi specifici tra loro concatenati ed interconnessi;
gestire un'articolata struttura politico- imprenditoriale, riferibile alla predetta organizzazione mafiosa, interessata a mantenere inalterata la piena operatività di Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile utilizzata per schermare la vera natura delle relazioni politiche, istituzionali ed imprenditoriali dello stesso garantite a livello regionale, nazionale ed internazionale". Domenico Salvatore
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COPRRELATI DA Wikipedia
Antonio Claudio Scajola (Imperia, 15 gennaio 1948) è un politico italiano, più volte ministro della Repubblica.
Indice
1 Biografia
1.1 Sindaco di Imperia
1.2 Deputato di Forza Italia
1.3 Coordinatore di Forza Italia
1.4 Ministro dell'Interno (2001-2002)
1.4.1 Il G8 di Genova
1.4.2 Il caso Biagi e le dimissioni
1.4.3 I voli ad personam Albenga-Fiumicino
1.5 Incarichi in Forza Italia (2002-2004)
1.6 Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo (2003-2005)
1.7 Ministro delle Attività Produttive (2005-2006)
1.8 Presidente COPACO (2006-2008)
2 Deputato PdL (2008-2013)
2.1 Ministro dello Sviluppo Economico (2008-2010)
2.1.1 Il caso Anemone, le dimissioni e la citazione a giudizio
2.2 Arresto
3 Note
4 Voci correlate
5 Altri progetti
6 Collegamenti esterni
Biografia
Antonio Claudio Scajola[1] è figlio di Ferdinando Scajola, fondatore ad Imperia della Democrazia Cristiana, segretario provinciale dello stesso partito e sindaco della città, legato a Alcide De Gasperi[2], oltre che già dirigente Inps dal 1942, dopo il trasferimento da Roma[3]. Anche il fratello di Claudio, Alessandro Scajola, fu eletto Sindaco della città ligure e deputato per due legislature nella DC.
Claudio Scajola, seguendo l'esempio del padre morto prematuramente e del suo padrino di Cresima Paolo Emilio Taviani[2], militò nella FUCI e poi nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana, entrando ben presto nella direzione nazionale. Frequentò in quegli anni il corso di laurea in giurisprudenza all'Università degli Studi di Genova, come studente lavoratore, senza giungere alla laurea (la conseguirà nei primi anni del 2000 quando sarà ministro in carica).
A 23 anni iniziò a lavorare come amministratore pubblico, diventando dirigente INADEL. Nel 1975, a 27 anni, divenne presidente dell'ospedale regionale di Costarainera[4], ed in seguito passò alla presidenza dell'USL d'Imperia. Scajola si sposa in quegli anni con Maria Teresa Verda da cui nasceranno Pier Carlo e Lucia[3].
Sindaco di Imperia
Nel 1980 venne eletto consigliere comunale di Imperia. Nell'ottobre 1982 divenne Sindaco d'Imperia a 34 anni, il più giovane Sindaco d'Italia in una città capoluogo di provincia[5], in sostituzione del dimissionario Renato Pilade, travolto da uno scandalo familiare. Fu il terzo membro della famiglia Scajola a ricoprire, in meno di tre decenni, il ruolo di sindaco di Imperia: oltre al già citato padre anche il fratello Alessandro, che diventò nel 1979 deputato DC alla Camera, ricoprì la carica di primo cittadino per due mandati (1974-1975 e 1977-1979).
Come il padre Ferdinando, che dovette dimettersi dopo solo un anno di mandato poiché sospettato di aver favorito il cognato per un posto di primario[6], Claudio Scajola fu costretto a dimettersi a sua volta, per l'accusa di concussione. In quella vicenda, relativa all'appalto per la gestione del Casinò di Sanremo, Scajola venne inizialmente coinvolto nelle indagini per essere stato presente a un incontro segreto a Martigny (Svizzera) insieme all'allora sindaco di Sanremo Osvaldo Vento e ad una delle parti in gara (il conte Giorgio Borletti), con l'accusa di tentata concussione aggravata[7].
Venne perciò arrestato il 12 dicembre 1983 su disposizione del procuratore di Milano Piercamillo Davigo, ma alla fine fu prosciolto da ogni accusa di richiesta di tangenti nel 1988 perché considerato estraneo ai fatti. In pratica il giudice accolse la tesi difensiva che sosteneva che l'incontro avvenne soltanto per chiedere al conte Borletti un maggiore equilibrio politico nella gestione della casa da gioco.[8] L'accusa dei PM si basava sulla sua accettazione di un invito rivoltogli da Vento, Sindaco di Sanremo, a partecipare ad un pranzo con il conte Borletti in Svizzera.
Vento voleva con sé Scajola perché l'uomo di spicco della Dc ad Imperia, per cui sperava che questo convincesse Borletti ad invalidare l'asta per la gestione del casinò, ma non fu provato che Scajola ne sapesse qualcosa, dunque nulla di più successe[9]; a causa di quelle accuse fu recluso per 71 giorni in carcere a San Vittore.[10], dopo il quale ottenne la libertà provvisoria fino all'arrivo della sentenza che recitava: "Il fatto non sussiste"[11]. Nel 1990 tornò a ricoprire la carica di sindaco fino al 1995[12] in una giunta di pentapartito.
Negli anni come Sindaco di Imperia venne realizzata la piscina polifunzionale e vennero recuperati dal mare spazi per la realizzazione del Porto turistico. Si sviluppò inoltre la manifestazione delle "Vele d'Epoca", che raduna le barche a vela di tutto il mondo, dal quale conseguì il gemellaggio con Newport, "capitale" della vela negli Stati Uniti e storica sede delle regate della America's Cup.
Durante la sua amministrazione dovette affrontare una grave crisi idrica che risolse, inizialmente, facendo installare 34 contenitori nelle zone strategiche e 10 punti di prelievo dall'acquedotto del Roia. Successivamente, facendo costruire un nuovo acquedotto che, scavalcando il Colle San Bartolomeo, faceva confluire l'acqua del torrente Arroscia direttamente nel torrente Impero. L'opera venne denominata il "by pass" dell'Arroscia.[13],
Deputato di Forza Italia
Nel 1995, con la lista centrista "Amministrare Imperia" si ricandidò a sindaco di Imperia in contrapposizione al centro sinistra e al centro destra.[14] Nello stesso anno aderì poi a Forza Italia. Ne ottenne inizialmente l'incarico di coordinatore provinciale e, quindi, nelle elezioni politiche del 1996 venne eletto deputato nel collegio uninominale Liguria 2 d'Imperia della coalizione Polo per le Libertà, guidata da Silvio Berlusconi con 35.443 voti (44,7%).Ha ricoperto il ruolo di membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera.
Fu Paolo Emilio Taviani, secondo Scajola, a suggerirgli l'adesione al progetto politico di Silvio Berlusconi:[15].
« Nell'autunno del '95 andai a trovarlo per chiedere il suo parere su una decisione che dovevo prendere a breve. Dopo la caduta della DC mi ero candidato a Imperia con una lista civica terzo polista. Grande successo al primo turno, ma la divisione dei moderati favorì la vittoria della sinistra. Ora si avvicinavano le probabili elezioni politiche. Berlusconi mi corteggiava... Che fare? Smettere di fare politica o seguire Berlusconi con Forza Italia? Lui mi guardò fissandomi, poi rispose: "Mi pare che quest'ultima sia per te l'unica scelta possibile". È proprio in seguito a quella scelta che, divenuto deputato, iniziò il mio percorso politico romano, il coordinamento di Forza Italia, la sua trasformazione con l'adesione al Partito Popolare Europeo[15]. »
Il rapporto tra Claudio Scajola e Paolo Emilio Taviani era iniziato dall'amicizia con Ferdinando, padre di Claudio, attivo già prima della guerra nell'Azione Cattolica e nel Partito Popolare. Politico ligure di riferimento, figura centrale della Democrazia Cristiana, storico e più volte Ministro, il senatore a vita Taviani fu, nel 1955, padrino di cresima[16][17][18][19][20] e nel 1978 testimone di nozze[21][22] di Scajola. Il loro ultimo incontro risale ad una settimana prima della morte di Taviani[23], pochi giorni prima della nomina di Scajola a ministro dell'Interno (incarico che aveva ricoperto anche Taviani[18] negli anni 1962-68 e 1973-74).
Coordinatore di Forza Italia
L'8 maggio del 1996 Berlusconi lo nominò coordinatore organizzativo di Forza Italia e gli affidò l'incarico di elaborare lo statuto del partito, che venne approvato nel gennaio del 1997[24] ed i regolamenti. In questi due anni si dedicò a volgere le caratteristiche del movimento berlusconiano verso l'assunzione di caratteri più propri di una organizzazione politica nazionale, con una struttura più definita e radicata nel territorio. Tra il 1997 ed il 1998 si svolsero i congressi provinciali. Si tenne invece a Milano, dal 16 al 18 aprile 1998, nella sala condressi del Forum di Assago, il primo congresso nazionale di Forza Italia, alla presenza di 3000 delegati.
Subito dopo il congresso, Claudio Scajola fu promosso da Berlusconi coordinatore nazionale di Forza Italia (incarico mantenuto fino al 2011). Scajola si spese, anche tramite una visita ad Helmut Kohl, per ottenere l'ingresso di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo. Grazie anche all'appoggio del leader spagnolo Josè Maria Aznar e del tedesco Kohl, Forza Italia entrò nel Partito Popolare Europeo con i suoi 22 europarlamentari e divenne così il gruppo italiano più numeroso all'interno del Ppe[25].
Ministro dell'Interno (2001-2002)
Alle elezioni politiche del 2001 Scajola venne nuovamente rieletto deputato nel collegio uninominale di Imperia (Collegio Liguria 2), con 43.910 voti (56,9%) e nella quota proporzionale in Liguria, Marche e Puglia come capolista. Fece parte di numerosi governi guidati da Berlusconi. Scajola viene nominato ministro dell'Interno (2001-2002) e, in seguito alle polemiche sulle sue dichiarazioni su Marco Biagi, ministro per l'attuazione del programma di Governo (2003-2005). Il 23 aprile 2005 diventa Ministro delle Attività produttive fino al 2006.
Il 10 giugno 2001 Claudio Scajola è chiamato a far parte del Governo Berlusconi II quale Ministro dell'Interno. Il primo provvedimento che Scajola dovette emanare fu la ridefinizione della figura del Prefetto come funzionario che si deve misurare con i risultati. Scajola crea quindi una struttura innovativa del Ministero, dividendolo in dipartimenti[26].
Il G8 di Genova
Sotto la sua gestione, dopo meno di un mese dal suo insediamento al Viminale, avvengono i Fatti del G8 di Genova del luglio 2001 dove l'Italia viene messa sotto accusa per le violenze delle forze dell'ordine da Amnesty International[27], e su cui si è in seguito espressa anche la Corte europea dei diritti dell'uomo.
Nel febbraio 2002, il ministro Scajola dichiarò in relazione all'organizzazione del G8 di avere autorizzato ad aprire il fuoco in caso di ingresso dei manifestanti nella zona rossa ("...Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa").[28] Tali dichiarazioni suscitarono sconcerto e vivaci polemiche. Vittorio Agnoletto, portavoce del movimento no-global, chiese le dimissioni del ministro, sostenendo che le affermazioni di questi costituivano prova dell'esistenza di "un piano di repressione organizzato da governo, carabinieri e servizi segreti.".[29] In seguito Scajola ritrattò, definendo "non del tutto propria sotto il profilo giuridico e approssimativa se estrapolata dal contesto" la dichiarazione da egli stesso rilasciata e affermando di non aver mai dato ordine alle forze dell'ordine di aprire il fuoco sui manifestanti.[30]
Il caso Biagi e le dimissioni
Nel 2002 venne assassinato il professore universitario Marco Biagi, consulente del governo. Scajola finì al centro di polemiche poiché il ministero da lui diretto aveva tolto la scorta a Marco Biagi nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. Per quanto riguarda le responsabilità relative alla mancata assegnazione della scorta a Marco Biagi, 50 anni, consulente del ministro Maroni e autore del Libro Bianco sul lavoro, dagli atti giudiziari relativi all'inchiesta sull'uccisione del professore, avvenuta a Bologna la sera del 19 marzo 2002 da parte di un commando delle Brigate Rosse, è emerso che dal 25 luglio all'11 settembre 2000 il servizio di scorta per Biagi si estendeva a Bologna, Milano, Roma e Modena[31]. A decidere a chi assegnare le scorte e a chi no, erano per legge i Comitati Provinciali per l'Ordine e la Sicurezza[32]. Ed è quello di Roma, improvvisamente, che il 9 giugno del 2001 revoca la scorta a Biagi. Il professore, che continuava a ricevere minacce di morte, inoltra la sua protesta e scrive ripetutamente ad amici delle istituzioni (ministri, prefetti e questori): Maurizio Sacconi (sottosegretario al welfare), Stefano Parisi (direttore di Confindustria), Pier Ferdinando Casini (presidente della Camera), Sergio Iovino (prefetto di Bologna), Roberto Maroni (Ministro del Welfare)[33].
Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore pubblicarono una chiacchierata tra Scajola (in visita ufficiale a Cipro) e alcuni giornalisti.[34]
« A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull'articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte». E a questo punto il ministro sorprende i presenti quando gli viene detto che Biagi era comunque una figura centrale nel dialogo sociale: protagonista del patto di Milano, coautore del Libro Bianco, consulente del ministero del Welfare, della Cisl, della Confindustria. C'è un attimo di silenzio, Scajola volta le spalle, si blocca, azzarda: «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza. »
Tali affermazioni (in particolare l'ultima frase) inasprirono le polemiche e portarono alle dimissioni di Scajola il 4 luglio 2002.[35][36]
I voli ad personam Albenga-Fiumicino
Claudio Scajola era ministro dell'Interno da qualche mese quando l'Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l'istituzione di un volo quotidiano dall'aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta, anche grazie all'interessamento del ministro, entrò in funzione il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall'amministratore delegato dell'Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell'Interno Claudio Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall'Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale.
L'ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. "Era un volo ad personam per il ministro Scajola", sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l'attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia, bensì con Air One, in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più "decentrate", ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo.[37] Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato.[38][39]
Scajola ha dichiarato che ha volato nella maggior parte dei casi dall'aeroporto di Genova e non da quello di Albenga[40] e ha sempre considerato pretestuosa la polemica: "il solo scopo di questa rotta è collegare meglio la Liguria - una regione turistica del nord molto disagiata per ragioni morfologiche - al resto dell'Italia. Albenga rientra tra gli scali minori in aree turistiche o economiche importanti (individuati in base ad una legge del 1999 fatta dal primo Governo Prodi). Dal 2005 al 2007 la linea Roma-Albenga, gestita da soli imprenditori privati senza contributi pubblici, è stata utilizzata da oltre 32.000 passeggeri, in gran parte diretti a Sanremo, Alassio e in Costa Azzurra"[40].
Incarichi in Forza Italia (2002-2004)
Nominato coordinatore della campagna elettorale di Forza Italia per le elezioni amministrative del 2002, il 23 aprile 2004 il governo lo nominò Presidente del comitato nazionale per la celebrazione di Cristoforo Colombo. Il 3 dicembre 2004 il partito lo indicò come Presidente del Comitato di presidenza di Forza Italia.
Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo (2003-2005)
Dopo un anno dalle dimissioni, il 31 luglio 2003 Claudio Scajola è reintegrato nell'organico del governo Berlusconi II come Ministro per l'Attuazione del Programma di Governo dal presidente Silvio Berlusconi. Nel 2004 fa redigere e pubblicare un "Rapporto di metà legislatura", bilancio del lavoro svolto dal Governo Berlusconi nei primi tre anni della legislatura. Dedica il "Rapporto 2005", dal titolo "Il Governo delle Grandi Riforme: 2001-2005" all'azione riformatrice del Governo Berlusconi per la modernizzazione del Paese. Istituisce inoltre il Dipartimento per il programma di Governo che, con la contestuale Direttiva presidenziale, recante "Indirizzi per garantire la coerenza programmatica dell'azione del Governo", costituiscono i pilastri organizzativo e funzionale, sui quali si strutturerà l'azione di aggiornamento e di monitoraggio dello stato di attuazione del programma[41][42]
Ministro delle Attività Produttive (2005-2006)
Il 23 aprile 2005, in occasione della formazione del nuovo governo Berlusconi III, Claudio Scajola è nominato Ministro delle Attività Produttive. Scajola porta avanti la centralità del ministero nella politica economica del governo ed il rilancio del sistema produttivo nazionale. Presenta inoltre il Piano industriale triennale[43], centrato sull'innovazione, la specializzazione e l'internazionalizzazione delle imprese, l'attività di codificazione e semplificazione delle norme, la riforma degli incentivi, l'impulso ad una nuova politica energetica, la difesa del Made in Italy ed il rilancio del turismo[44].
Presidente COPACO (2006-2008)
Alle elezioni politiche del 2006 è stato rieletto deputato per Forza Italia nelle circoscrizioni Liguria e Puglia. Opta per la Liguria. Nell'estate del 2006 viene nominato Presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza (COPACO), che diviene COPASIR a seguito della legge di riforma approvata dal Parlamento nel 2007, con Massimo Brutti vicepresidente ed Emanuele Fiano segretario. Il testimone passò successivamente a Francesco Rutelli nel 2008.
Deputato PdL (2008-2013)
Confermato deputato nella XVI Legislatura alle elezioni politiche dell'aprile 2008 nella circoscrizione Liguria. Dall'8 maggio 2008 ricopre la carica di Ministro dello Sviluppo Economico nel Governo Berlusconi IV dove propugna tra l'altro la necessità dell'avvio di un nuovo programma energetico nucleare, fino a nuove dimissioni il 4 maggio 2010 per lo scandalo relativo alla cricca Anemone, rispetto alla quale la magistratura lo ha ritenuto estraneo. Dal 10 novembre 2010 è Presidente della Fondazione Cristoforo Colombo per le libertà.
Ministro dello Sviluppo Economico (2008-2010)
L'8 maggio 2008 Claudio Scajola è stato nominato Ministro per lo Sviluppo Economico del Governo Berlusconi IV. Il ministero viene da Scajola riorganizzato ed accorpato[45], fino ad arrivare ad un risparmio di spesa del 21%[46].
Il Parlamento approva il 9 luglio 2009, dopo quasi dieci mesi di lavorazione, un provvedimento, proposto dal Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola (collegato alla finanziaria del 2009), denominato "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese e l'energia". Il provvedimento cosiddetto "Legge Sviluppo" è entrato definitivamente in vigore il 15 agosto 2009. Il testo, formato da 64 articoli, contiene principalmente interventi in materia di sviluppo e competitività delle imprese, semplificazione normativa, energia, riordino degli incentivi e tutela dei consumatori[47][48][49][50][51][52]. Inoltre prevedeva il ritorno dell'Italia all'energia nucleare[50] (poi inizialmente sospeso dalla Moratoria approvata dal Governo il 25 maggio 2011[53] in seguito all'incidente di Fukushima[54][55] e definitivamente interrotto dal referendum del 12 e 13 giugno 2011).
Il caso Anemone, le dimissioni e la citazione a giudizio
Nel 2010 la Guardia di Finanza trova traccia di assegni circolari per circa 900.000 euro, tratti da un conto corrente bancario intestato ad un professionista vicino al gruppo presieduto dall'imprenditore romano Diego Anemone (coinvolto in un'inchiesta secondo la quale il gruppo avrebbe ricevuto appalti pubblici dalla Protezione civile quali frutti di corruzione). Interpellate in proposito, le beneficiarie degli assegni[56] hanno affermato di averli ricevuti per la vendita a Scajola di un appartamento a Roma, in Via del Fagutale, davanti al Colosseo. Scajola ha negato queste circostanze ribadendo in più occasioni di aver pagato l'immobile con i 600.000 euro attestati nell'atto notarile e di tasca propria, per i quali ha contratto regolare mutuo.[57].
Sotto la pressione di questa vicenda il 4 maggio Scajola si è dimesso da Ministro motivando la sua decisione con la volontà di difendersi dalle accuse.[58] Nelle spiegazioni della propria estraneità ai fatti Scajola ha dichiarato che, se gli assegni esistono e sono stati riscossi per il pagamento della casa, evidentemente la casa gli è stata pagata "a sua insaputa", frase che verrà poi ripresa numerose volte dalla satira del tempo. Il 29 agosto 2011 la procura di Roma ha aperto un'indagine sull'ex ministro per la vicenda della casa.[59][60][61][62][63][64][65].
Il 16 dicembre 2011 si viene a conoscenza che la Procura di Roma ha citato direttamente a giudizio, davanti al tribunale monocratico, l'ex ministro e Diego Anemone. Scajola sarà processato per finanziamento illecito ad un singolo parlamentare[66]. Il 7 gennaio 2013 il GIP archivia le accuse mosse a Scajola per la vicenda del Porto di Imperia decretandone l'estraneità da ogni reato.[67] Alle elezioni politiche del 2013 davanti a evidenti difficoltà, annuncia la sua volontà a non ripresentare la sua candidatura in Parlamento. Il 27 gennaio 2014 viene assolto perché il fatto non costituisce reato per la questione della casa in zona Colosseo[68].
Arresto
L'8 maggio 2014 viene arrestato dalla DIA - Dipartimento Investigazioni antimafia di Reggio Calabria per aver favorito il latitante Amedeo Matacena.
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Amedeo Matacena (Catania, 15 settembre 1963) è un politico italiano, due volte parlamentare della Camera dei Deputati, eletto nel collegio di Reggio Calabria nelle liste di Forza Italia.
Indice
1 Attività politica in Forza Italia
2 Vicende giudiziarie
3 Latitanza e arresto
4 Vita privata
5 Note
6 Collegamenti esterni
Attività politica in Forza Italia
Figlio dell'omonimo armatore noto per avere sin dagli anni sessanta dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina, è stato per due legislature, dal 1994 al 2001, deputato alla Camera dei Deputati eletto nel 1994 nelle liste dell'Unione di Centro, la struttura politica con cui i liberali del Partito Liberale aderirono al Polo delle Libertà, e nelle liste di Forza Italia nel 1996.
Vicende giudiziarie
È stato più volte oggetto di indagini e colpito da provvedimento restrittivo da parte della magistratura il 9 novembre 2004 nell'ambito di un'inchiesta per pressioni esercitate su alcuni magistrati della Procura distrettuale di Reggio Calabria, al fine di condizionare le inchieste che stavano svolgendo sulle collusioni tra ambienti politici e mafiosi reggini.
L'inchiesta era stata condotta dalla Procura distrettuale di Catanzaro e la richiesta di emissione delle ordinanze di custodia cautelare è stata firmata dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, dal procuratore aggiunto, Mario Spagnuolo, e dal sostituto procuratore Luigi de Magistris. Dopo qualche giorno, il Tribunale del riesame di Catanzaro disponeva la sua scarcerazione e la Suprema Corte di Cassazione confermava l'esito favorevole della vicenda processuale. Il GUP, con sentenza già passata in giudicato, lo ha assolto perché estraneo ai fatti addebitatigli. In precedenza Amedeo Matacena era stato condannato nel marzo 2001 in primo grado dal Tribunale di Reggio Calabria a 5 anni e 4 mesi di carcere per Concorso esterno in associazione mafiosa, motivo per il quale Forza Italia ha deciso di non ricandidarlo al Parlamento e ad altre cariche elettive.
Successivamente, a seguito dell'annullamento di quella sentenza, la Corte di Assise di Reggio Calabria lo assolveva nel marzo del 2006. L'11/5/2010 la Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria confermava la sentenza di assoluzione resa in primo grado, ma la Cassazione annullava con rinvio quest'ultima sentenza poiché a detta dei giudici di legittimità: i giudici d'appello non hanno tenuto in debita considerazione un aspetto centrale e cioè il patto intercorso tra Matacena e la 'ndrina Rosmini di Reggio Calabria, un patto che se caratterizzato da serietà e concretezza era in grado di accrescere il potere della cosca reggina; per tali motivi il 18 luglio 2012 l'ex deputato viene condannato a cinque anni di reclusione più l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Corte d'assise d'appello di Reggio Calabria, sentenza confermata dalla Corte di Cassazione il 6 giugno 2013[1], sfuggendo tuttavia all'arresto non facendosi trovare nella sua abitazione.
Nel 2012, nell'ambito del processo "Mozart", Matacena è stato condannato a 4 anni di reclusione dai giudici del Tribunale collegiale di Reggio Calabria, Olga Tarzia, Filippo Aragona, Barbara Bennato. Il processo è scaturito da un'inchiesta su un caso di corruzione: l'imprenditore avrebbe promesso 200mila euro all'ex presidente dela sezione di Reggio Calabria del Tribunale amministrativo regionale Luigi Passanisi - anch'egli condannato dal Tribunale, a tre anni e sei mesi di reclusione - per vincere un ricorso davanti al Tar e ottenere le autorizzazioni per gli scivoli agli imbarchi del porto di Reggio Calabria. Il Tribunale collegiale reggino ha condannato altre 6 persone a pene che variano dai 3 anni e 6 mesi di reclusione agli 8 mesi.
Latitanza e arresto
Il 28 agosto 2013, dopo circa un mese di latitanza, viene arrestato a Dubai negli Emirati Arabi Uniti dall'Interpol e dalla sezione catturandi del nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio Calabria.[2]
Durante la sua carriera politica ha avuto numerose denunce per diffamazione nei confronti di un magistrato ma la Giunta delle Autorizzazioni della Camera ha sempre dichiarato l'insindacabilità delle opinioni espresse ai sensi dell'art. 68 Cost., anche in un caso in cui il relativo procedimento penale presso il Tribunale di Messina si era concluso con una sentenza definitiva.
L'8 maggio 2014 l'ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola è stato arrestato dalla DIA di Reggio Calabria con l'accusa di aver favorito la latitanza di Matacena.[3][4]
Vita privata
È figlio di Raffaella De Carolis, Miss Italia 1962. Ha avuto due figli, uno (Athos Matacena) con l'ex modella Chiara Rizzo, attuale moglie, e l'altro con l'annunciatrice della Rai Alessandra Canale.
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