CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

CORAGGIO, UNITA' E RESPONSABILITA' PER SCONFIGGERE LA 'NDRANGHETA

REGGIO CALABRIA, 3 – 05 – 2014. La giornata appena trascorsa, è stata interamente dedicata alla memoria di Gennaro Musella, imprenditore campano – trapiantato in Calabria - rimasto vittima della 'ndrangheta, il 3 maggio 1982. Tante le personalità che hanno risposto positivamente alle iniziative rientranti nella giornata della Gerbera Gialla, promossa – da oltre un ventennio – dall'Associazione Antimafia "Riferimenti", presieduta dalla figlia dell'imprenditore che non si è piegato al potere criminale – Adriana Musella.


Particolarmente interessante e degna di nota la tavola rotonda  incentrata su "la mafia e gli invisibili", che ha visto seduti – dall'altra parte del variegato parterre della Sala Convegni di Palazzo Foti – il pm della DDA di Napoli Cesare Sirignano, il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, il Sottosegretario di Stato alla Sicurezza Marco Minniti, il giornalista Arcangelo Badolati, l'onorevole Angela Napoli ed Adriana Musella.

A dare inizio ai lavori è stato il pm Sirignano: "Abbiamo davanti uno scenario desolante, ma se approfondiamo i temi e prendiamo coscienza del male che la criminalità può fare sul territorio, possiamo cambiarlo". Il microfono è – poi – passato ad Adriana Musella, la quale ha precisato l'importanza di dar ai giovani quei "riferimenti", che oggigiorno nella nostra società mancano: "Bisogna acquisire quella coscienza critica che consente di distinguere il bianco dal nero. Se ci sono politici disonesti, ce ne saranno altri onesti: se così non è, dovete pretenderlo. Se ci sono magistrati collusi, ce ne saranno altri che sacrificheranno la loro vita per la legalità. Ogni giovane deve avere un ruolo ben preciso per cambiare l'attuale società. Urge una seria opera di pulizia, per poter venire a conoscenza dei nomi di quei magistrati, politici e preti reggini, conniventi con la 'ndrangheta. Spero che questi invisibili vengano ufficialmente fuori".

Successivamente è intervenuta Angela Napoli, Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia: "Da un po' di tempo a questa parte, non riesco a distinguere tra 'ndrangheta ed area dei colletti bianchi: la prima fa scorrere scie di sangue, l'altra costituisce l'arma del malaffare e della corruzione. La 'ndrangheta – oggi – è dotata di titoli di studio ed è ampiamente presente nelle Istituzioni. Gli invisibili, per i cittadini, sono quelli che gli stessi considerano tali, ma che conoscono molto bene: sono coloro che si sono ribellati allo scioglimento del consiglio comunale di questa città – affermando che non c'è la 'ndrangheta, dimenticando che ci sono stati consiglieri comunali sotto accusa e dimenticando la situazione delle partecipate. I giovani – soprattutto – hanno bisogno di vedere giustizia, trasparenza, garanzia dei propri diritti, da parte di chi è preposto; hanno – anche - il dovere di aprire gli occhi a 360° e di non lasciarsi abbindolare da niente e da nessuno. Per sconfiggere la 'ndrangheta, è necessaria la triade del coraggio, unità e responsabilità, senza mai lasciar da soli i pochi testimoni di giustizia che abbiamo. Puntando – inoltre - sulla meritocrazia e sulla legalità non si vedranno uccise le speranze dei tanti cittadini giusti, che vogliono vincere la battaglia".

Arcangelo Badolati si è – invece – soffermato sul rapporto tra mafia e Chiesa: "I calabresi non parteciparono alla stagione delle stragi: scelsero la strategia dell'immersione, ovvero di <<strusciarsi>> con il potere – per utilizzar una frase di Mori. La 'ndrangheta è stata molto intelligente, tanto da impossessarsi del mercato nazionale ed internazionale degli stupefacenti. In questo contesto la Chiesa. Vi sono stati sacerdoti – come Giorgio Fallara e Giovanni Polimeni – che hanno denunciato boss mafiosi, eppure di loro non si sa nulla. Che dire – invece – di quel prete che ha definito esponenti del clan Pesce-Bellocco come innocenti. Se ogni parroco pone un argine laddove esercita il suo ministero, qualcosa – forse – si smuoverà. Il fenomeno 'ndrangheta è comunque pericolossissimo: in guardia ed attenzione".

"La mafia ogni volta che uccide, indebolisce sé stessa. Violenti e disumani sono stati quegli uomini della mafia e della 'ndrangheta, ma molti hanno saputo reagire, con positività e speranza. Non è vero che nulla sta cambiando. Oggi, diversamente da ieri, non si ha paura di cercare. Ciascuno di noi deve rischiare, deve andare avanti, individuando le responsabilità (che non significa esporsi a situazioni di pericolo). Quando si smetterà di dire che non c'è 'ndrangheta a Reggio Calabria? Reggio Calabria è 'ndrangheta. Questa malapianta – qui – ha preso tutto, persino le poche ricchezze che avete; sta prendendo anche i negozi – facendoli saltare in aria – e vuole riprendersi anche il Comune. Noi – comunque – libereremo questa città, e molti di voi ci credono fermamente. La 'ndrangheta sta cercando di alzare il tiro, poiché si rende conto che la città e la provincia, stanno prendendo un  altra direzione. Le stesse condanne, per gli 'ndranghetisti, vanno dai 20 ai 30 anni: siamo noi che stiamo isolando loro. Ciascuno di noi, dovrebbe cominciare ad impegnarsi nel proprio piccolo, per sovvertire l'attuale situazione: deve pretendere che si facciano leggi ad hoc contro la criminalità e l'usura e volte – tra l'altro – alla salvaguardia dell'economia legale(che dà sviluppo), fare selezioni e segnalare ciò che non và. Insieme dobbiamo cercare la verità: noi magistrati nei nostri procedimenti e voi nelle nostre vite". Queste le parole pronunciate dal Procuratore De Raho, nel corso del suo ampio ed incisivo intervento.

Il Procuratore Roberti ha poi precisato che: "Dove non c'è lavoro c'è mafia, che si sostituisce allo Stato. Siamo in grado - con le norme che abbiamo in Italia – di contrastare la corruzione pubblica e privata? Assolutamente no. E' proprio il falso in bilancio l'anticamera della corruzione. Si rende necessaria l'introduzione del reato di auto riciclaggio e la riforma del processo penale (i cui tempi sono – attualmente - estremamente lunghi). Personalmente, non sono utopista e credo – appunto – che questa realtà criminale, non potrà mai esauristi definitivamente. E' però importante il contrasto efficace".
E' stato proprio il Sottosegretario alla Sicurezza Minniti, ad evidenziare il punto di forza della 'ndrangheta: "Vi siete mai chiesti come paesi poveri – tra cui Africo, Platì, S. Luca – gestiscono il narcotraffico mondiale? La forza della 'ndrangheta è quella di tenere insieme innovazione ed arcaicità. Se pensiamo che la 'ndrangheta sia anti-Stato, non abbiamo capito nulla: ha nel suo DNA il fatto di infiltrarsi nello Stato a tutti i livelli. Dobbiamo essere calabresi coraggiosi, che hanno voglia di costruire e di voltare pagina. Parlare di 'ndrangheta non significa parlare male di Reggio Calabria, anzi, rappresenta un atto di amore verso la città. Nella lotta contro la 'ndrangheta, non siamo mica all'anno zero. Quanto ai beni che confischiamo, vi è uno squilibrio abnorme tra gli stessi e quelli che consegniamo. Perchè non mettiamo Saffioti, De Masi a gestire le aziende della mafia? Perché dobbiamo cercare il curatore fallimentare, che magari non è in grado di gestire le pressioni (e voglio essere eufemistico su questo). Il rapporto tra mafia e politica, è un rapporto faustiano: il politico che si mette nelle mani della mafia al fine di controllare, non solo non controlla, ma egli stesso finisce sotto controllo. La distinzione tra mafia è colletti bianchi – qui – appare abbastanza datata. Ai magistrati ed alle forze di polizia, voglio dire che non sono soli: andate avanti, perseguite verità e giustizia e non guardate in faccia nessuno. Don Italo Calabrò affermava che - nella vita – ciò che conta nel rapporto con gli altri è l'esempio individuale. Basta quindi con le chiacchiere: tanti esempi individuali cambiano la società".

Non sono mancati gli interventi di alcuni tra magistrati, giornalisti ed imprenditori, seduti assieme a scolaresche e cittadini onesti. Il Sostituto Procuratore di Catanzaro – Pierpaolo Bruni – ha indicato le categorie di <<invisibili>>: "Istituzioni deviate, imprenditori collusi, mass media compiacenti: sono questi i soggetti invisibili, che in buona sostanza costituiscono gli <<ospiti d'onore>> ed il volano degli illeciti. Questi soggetti ben individuabili, sono in grado – purtroppo - di manipolare realtà e verità".

Luciano Regolo – direttore de "L'Ora della Calabria" – ha mostrato profondo sconcerto per le condizioni in cui versa la sua terra: "Sono tornato in Calabria – a lavorare – dopo quasi un trentennio e mi rendo conto che oramai è arrivata al degrado, ai poteri occulti. La persona che esercita normalmente il proprio lavoro, è alquanto fastidiosa. Mai nessun politico potrà calpestare la dignità umana, ricordatelo".

A chiudere l'intensa giornata di lavori, è stato Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino che ha sfidato la 'ndrangheta, tenendogli testa da tanti lunghi anni: "Ci avete definito testimoni di giustizia, ma noi siamo testimoni di verità. La giustizia – invece – è quella che vogliamo. Siamo veramente stanchi delle parole. Perché non possiamo gestire un bene confiscato? Non abbiamo mica paura. Lo avevo proposto 6 anni fa: ancora attendo una risposta. Io come altri, vogliamo rimanere nel nostro territorio e guardare in faccia chi ci ha fatto del male e chi ci ha traditi, favorendo le mafie. Voglio dir una cosa ai ragazzi presenti: quando andate a casa, domandate ai vostri genitori che cosa hanno fatto in questi anni, mentre la 'ndrangheta si arricchiva. Preferisco morire ammazzato, piuttosto che essere guardato dai miei nipoti come quello che non ha fatto il proprio dovere".

Maria Luisa Rossello.

--

Posta un commento

0 Commenti

Trovaci su Google