Reggio Calabria 5 maggio 2014 - Esprimere soltanto la solidarietà sarebbe un'offesa all'importanza e all'urgenza della vicenda Atam.
Ritengo che il Comune di Reggio Calabria e la terna commissariale che lo rappresenta non possano trattare la questione come se fosse qualcosa che non gli appartenesse, un corpo estraneo del quale liberarsi senza remore.
L'Atam è l'unica azienda pubblica della città, una "figlia" che il "padre" sta decidendo di lasciare morire senza neppure provare a salvarla.
È questo che chiedono i dipendenti ed io mi accodo a questo appello: che il Comune prenda una posizione netta e decisa sulla questione, alla luce dell'imminenza dell'udienza del 7 maggio, al fine di scongiurare il rischio del fallimento di un'azienda che è patrimonio della città.
Non è possibile che le colpe di chi ha male amministrato l'azienda in questi anni ricadano sulle oltre trecento famiglie dei dipendenti e su oltre trentamila cittadini che, ogni giorno, utilizzano i mezzi pubblici per muoversi in città e nelle periferie.
L'accertamento delle responsabilità e le sorti dell'Azienda devono poter procedere su binari differenti.
L'Atam si può e si deve provare a salvare. Penso, ad esempio, oltre all'impegno del Comune e allo sblocco dei crediti vantati nei confronti della Regione Calabria, all'idea dell'azionariato popolare. Sarebbe un segnale importante per la città: i reggini salavano Reggio.
Giuseppe Falcomatà
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
MNews.IT

0 Commenti