La consacrazione della scrittura come atto morale porta ad una eccessiva sopravvalutazione del reale. Il reale scorre il filo del quotidiano e lo rende visibile ma anche scoperto e a rischio di cortocircuito.
Il realismo, in letteratura, è spesso la caduta della medaglia da una finestra chiusa. Non resta sempre tale. Ciò che è reale nel momento in cui lo si vive o lo si scrive non è il reale per sempre e a volte si è legato il reale stesso con il vero. Realtà e verità non sono un binomio, tanto meno in dialogante rapporto.
Il reale potrebbe fare i conti con uno specchio , mentre la verità non ha altra sostanza o elemento. Il reale è il fatto che è. In letteratura sia il reale che la verità si trovano di fronte il mistero e la finzione. La parola è sempre la sintesi.
La letteratura, in fondo, è una sintesi tra il detto e il volutamente taciuto. In una sfera dei saperi labirintici lo scrittore si inventa la propria vita tra lo spazio della circostanza e l' impareggiabile del sogno. Giuseppe Berto è stato un ramificatore che ha scoperto il realismo della parola, ma conoscendolo profondamente lo ho superato non con la volontà della forza bensì con la consacrazione di una scrittura mai dalle foglie volanti.
Ciò che in Berto era stato individuato come tempo del neorealismo, in una temperie non più neorealista, non era altro che un tempo di esistere oltre il divisibile della parola. Le emozioni sono frazioni di un tempo piccolo o greve tra quelle maglie che intrappolano le solitudini dell'uomo.
In Berto non c'è la misura del realismo. Il romantico, d'altronde, non ha, e non può e non deve averla, la conta e la cerca della realità. Berto si è sostanzialmente contrapposto alle regole del morale - reale perché, in fondo, i suoi personaggi non sembrano avere una fisicità.
I personaggi sono atmosfere sguardi emozioni atteggiamenti amore dolore commedia e morte. Sembrano visioni. Sono una visione.
Giancarlo Vigorelli dirà: "Il neorealismo di Berto non era un'obbedienza alla moda corrente dei neorealisti tesserati. Eterno goliardi, Berto non si vendeva, restava imprevedibile e inclassificabile, gregario neppure di sr stesso".
Dunque la consacrazione della scrittura definisce il mistero sconsacrato dello scrittore. Berto, uomo eretico e scrittore sconsacrato?
Non bisogna mai chiedere alla morale di farse realtà. Lo scrittore autentico non tira il filo alla ragnatela dell'equivoco. Piuttosto dell'assurdo. Berto con Camus e Ionesco continua a passeggiare lungo le acque del Mediterraneo.
Il realismo, in letteratura, è spesso la caduta della medaglia da una finestra chiusa. Non resta sempre tale. Ciò che è reale nel momento in cui lo si vive o lo si scrive non è il reale per sempre e a volte si è legato il reale stesso con il vero. Realtà e verità non sono un binomio, tanto meno in dialogante rapporto.
Il reale potrebbe fare i conti con uno specchio , mentre la verità non ha altra sostanza o elemento. Il reale è il fatto che è. In letteratura sia il reale che la verità si trovano di fronte il mistero e la finzione. La parola è sempre la sintesi.
La letteratura, in fondo, è una sintesi tra il detto e il volutamente taciuto. In una sfera dei saperi labirintici lo scrittore si inventa la propria vita tra lo spazio della circostanza e l' impareggiabile del sogno. Giuseppe Berto è stato un ramificatore che ha scoperto il realismo della parola, ma conoscendolo profondamente lo ho superato non con la volontà della forza bensì con la consacrazione di una scrittura mai dalle foglie volanti.
Ciò che in Berto era stato individuato come tempo del neorealismo, in una temperie non più neorealista, non era altro che un tempo di esistere oltre il divisibile della parola. Le emozioni sono frazioni di un tempo piccolo o greve tra quelle maglie che intrappolano le solitudini dell'uomo.
In Berto non c'è la misura del realismo. Il romantico, d'altronde, non ha, e non può e non deve averla, la conta e la cerca della realità. Berto si è sostanzialmente contrapposto alle regole del morale - reale perché, in fondo, i suoi personaggi non sembrano avere una fisicità.
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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